...:A place for my thoughts:...

Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.


...:Me:...

Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter


...:Amo:...

la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.


...:Odio:...

Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.


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"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.


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  martedì, 10 novembre 2009

Cronache di un compleanno.

Cosa direbbe tua madre se sapesse che sali in macchina con gente fatta di eroina?

Delirio, paura e realtà cruda

La notte a cavallo tra sabato e domenica è il momento in cui arrivò lui. Io ero in un locale con i miei amici per festeggiare la laurea di uno di questi. Tre long Island per festeggiare. A metà del mio terzo drink arriva lui. Occhi a mezz’asta, deambulazione rallentata e difficoltosa.

<Hey auguri!> dico io sorridendo, sabato era il suo compleanno.

Lui sorride forzatamente, e dice grazie abbracciandomi. So cos’hai fatto, e so perché sei qui.

Io mi scosto dai miei amici con lui e gli chiedo che ha, le solite e insignificanti frasi di routine. Lui mi abbraccia nuovamente e mi chiede se ho visto gli altri. No, non li ho visti ma so che il mio moroso deve arrivare a minuti.

Diluvia, come se il cielo volesse lavarci le nostre coscienze sporche in questa notte nera come pece. Arrivano gli altri, quelli che conosciamo entrambi. Il mio moroso mi schiocca un bacio mentre lui mi guarda, poi si sposta verso il bancone e ordina un cuba. Lo beve avidamente, come se dovesse saziare una sete orrenda che lo divora. poi finisce anche il mio cocktail.

Io voglio solo andare a casa. Ma desisto a questo egoistico pensiero e mi faccio trascinare dalla folla in direzione di altra meta. So benissimo che dovrei salite in macchina con il mio moroso e andare via, lontano da lui, lontano da quella situazione.

Lui irrompe e chiede: <Ma siete tutti con qualcuno?>

Io lo guardo e gli dico: <Se vuoi vengo io in macchina con te, ti va?>

Lui mugugna qualcosa di incomprensibile, al che lo prendo sotto braccio e sorridendo apro l’ombrello per accompagnarci alla macchina. Lui inserisce le chiavi nella serratura, e apre. Vorrei guidare al posto suo, gli esprimo il mio desiderio, ma lui mi dice di no, che è in grado.

Accende, la macchina prende vita e parte. La macchina sfreccia tra strade prima del centro poi di campagna, non riesce ad andare dritto, la macchina vorrebbe andare addosso a marciapiedi ed altre auto parcheggiate, lui sistema la traiettoria come se fosse casuale il suo gesto. Ho paura, ho davvero paura.

<Fermati, ti prego, fermati!> Lui esegue l’ordine.

<Che hai *****? Mi spieghi che cos’hai?> gli dico io con voce apparentemente calma.

<Tu hai paura, vero?> Mi interroga guardando prima negli occhi e poi distogliendo lo sguardo.

<No> Mento io, poi proseguo <Ma dimmi che è successo, che cos’hai?>

<E’ che sono un fallito, ecco cosa c’è. C’è che tra poco mi licenziano>

<Questo non lo sai per certo>

<No, lo so. Me l’hanno già detto. Io cazzo, non voglio fare l’operaio tutta la vita. Io me ne devo andare via da questa città di merda. Io se sto qui mi ammazzo!>

<*****, tu ora non sei in te. Tu sei una persona che vali, e non te ne rendi nemmeno conto!>

<Dimmi almeno una cosa positiva di me.>

Io lo guardo negli occhi, so di aver ragione, e lo sa anche lui: <Tu sei una persona creativa, più creativa di quanto io possa mai esserlo. Sei in gamba, sei curioso, hai voglia di metterti in gioco. Anche se a volte non ti sopporto perché sei troppo fisico, se non me ne fottesse un cazzo di te, non sarei qui ora a parlarti.>. La voce mi trema, il respiro diventa più affannoso. Fuori continua a piovere e i vetri si sono completamente appannati.

<Ti prego, non piangere!> dice lui.

<Non sto piangendo> rispondo io, ho solo freddo e mi dispiace per te.

Dopo qualche secondo di silenzio, lui dice: <Posso farti una domanda? Promettimi che non lo dirai agli altri…>

<Te lo giuro!>

<Che cos’ha il tuo ragazzo che io non ho?>

Lo guardo. La classica domanda che non vorresti mai che ti fosse fatta da una persona che tutto sommato in passato ti era anche interessata, e che ora passata la botta di benessere dell’eroina è andata giù.

Io lo guardo e gli dico: <*****, tu non hai nulla da invidiare a lui. Tu sei una persona fragile che sta male, basta.>

Lui mi fa’: <io sono un maniaco depressivo, tu li curi quelli come me. Curami. Se no, cazzo, io vado in comunità. Lì mi mettono a posto. Lo mettono a posto un fallito come me, così mi disintossico. Una ragazza come te non starebbe mai con me. Tu mi piaci, mi piaci.>

Al che respiro ed espiro per qualche secondo poi rispondo con tutta l’onesta che puoi usare quando sai che non vuoi ferire: <Se non stessi con il lui, probabilmente vorrei una persona come te al mio fianco. Senza l’eroina, ma vorrei una persona che caratterialmente sia esattamente come te. Io sto insieme a lui, ma fidati che ti ho sempre considerato una splendida persona. Io a te ci tengo, se no non sarei qui con te ora.>

L’unica cosa che non vorresti è essere dentro i pensieri deprimenti di una persona a cui vuoi bene quando l’eroina scende.

Gli dico di venire al mio posto. Guido io.

Arriviamo a destinazione. Gli altri gli danno del tossico di merda, lui riceve gli insulti senza curarsene troppo. Dopo di che si addormenta. Io appena vedo il mio ragazzo lo abbraccio, lo bacio, ma il pensiero è sempre lì. Non volevi essere nei pensieri di una persona che soffre, non si merita di stare male anche per te.

Dopo mezz’ora lo sveglio. <Ti porto a casa, guido io *****> gli dico.

Fuori piove ancora, le mie scarpe sono zuppe. Lui in macchina sta zitto, poi una volta sotto casa sua mi abbraccia e mi dice che è stato tutto il giorno solo, che voleva una persona vicina. Mi faccio dare il suo numero, <domani ti vengo a trovare e ci prendiamo un caffè, se no parliamo un po’ in macchina>, gli dico.

Il mio moroso è arrivato a prendermi. Gli bacio la guancia, lui dice che rimane lì un po’ a dormire.

Salgo in macchina del mio moroso che mi dice di lasciare perdere, che c’è passato prima lui, e che ci sto male e basta. Io non rispondo, continuo a guardare la pioggia che cade sul finestrino.

Il giorno dopo lo chiamo per vederci per parlare un po’. Mi dice che non può, è partito.

 

Kings of leon – Use Somebody

By IrisCatter
At: 20:19
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martedì, 27 ottobre 2009

Tempesta ed entropia

Sono qui in questa stanza, guardo il soffitto e non faccio altro che ripetermi che sono un’idiota. Perché in fondo quanto può essere minima la felicità, un godere momentaneo, rispetto a tutto quello che comporterebbe questa cosa?!
Siamo sicuri di voler aprire il vaso di Pandora come abbiamo fatto in passato?! Siamo davvero così contenti di riaprire vecchie cicatrici e di buttarci sopra sale su sale?! Di ripeterci nei nostri errori?! Non so. Ormai mi rifiuto di pensare. Ok, si lanciano i dadi per andare avanti. Vediamo se la dea Bendata mi fa sgambetti o altro.
Ma in fondo le dinamiche interne e esterne hanno raggiunto livelli di caos tali da far invidia ad un ingorgo stradale; l’anarchia delle macchine che vogliono passare è un buon esempio esplicativo, ma non abbastanza. Odio l’entropia della mia vita. Non lo do a vedere, tutto sembra calma piatta. La stessa tranquillità prima della tempesta. Ti ho trattato di merda lo so, la cosa peggiore è che non ho sensi di colpa; ma solo un senso di incompletezza che si apre. Mi manca qualcosa, come sempre.
Le vertigini aumentano – forse per l’influenza-, le voglia di avere una bacchetta magica anche. Ma in fondo il bello delle persone è questo: il fatto che siamo tante teste, e a volte tante teste di cazzo! Ora ci alziamo e andiamo a cercare un ottimo spigolo dove poter tirare testate. Perché forse sono un idiota brava con le parole, ma troppo, troppo spesso legata all’emotività.
Ora davvero vale la pena di essere felici per poco quando sai che la tua vita a sta andando puttane (non che ora non lo stai facendo…)?! Poi posso essere accusata come mi capita assai di frequente di avere tutto, e di continuare a lamentarmi.
Si, è vero ho tutto. Ma tutto non è abbastanza, tutto mi da un senso di incompletezza totale. La mancanza basilare. Quella che mi sento di avere dal giorno in cui sono nata. Io non so più che cosa pensare… tiriamo una moneta… io scelgo testa…
Scusate, ora mi assento per sbattere la testa contro il muro.
 
Ivan Aivazovsky - The Nine Wave

By IrisCatter
At: 12:33
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martedì, 13 ottobre 2009

Life is a crap...

Lei è bellissima, di una bellezza incontaminata. Bella come un quadro di Botticelli. Non saprei darle un età, è splendida e basta. Io ho il mio camice e sto fumando. So chi è lei, lo so. Parliamo spesso di te anche se non lo sai, so che cosa hai fatto e perché ti trovi qui. Tu attacchi bottone con me, parlandomi delle tue cose, delle tue aspirazioni e delle cose che stai progettando di fare. Io ti ascolto, è piacevole ascoltarti. Poi ti devo lasciare.

Ora sento chi ha da dire le proprie cose, sfoggiando conoscenza e consapevolezza.

La cosa che stavo pensando oggi è questa: è assurdo di quanta gente cerchi di morire, o muore davvero e la cosa più assurda è pensare a quante persone muoiono e hanno così voglia di vivere. Che sia un tumore, un incidente, una botta in testa, una rapina finita a male… è assurdo il valore che si da alla vita: totale o nullo.

E mentre penso a qull’uomo che conosco che ha perso la moglie di recente, penso quanto sia orribile la vita… Indipendentemente dal fatto che tu voglia vivere o meno. Che tu abbia un tumore, che tu abbia un malessere dentro, c’è quel senso di dissoluzione.

‘Fanculo, dovevo fare selezione del personale.

 

Pieter Brueghel the Elder - Il Trionfo della Morte

By IrisCatter
At: 16:43
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sabato, 03 ottobre 2009

Not I, not yet

Mi è venuta la tachicardia, un leggero senso di soffocamento, e la stanza che rimbomba. In chiesa, matrimonio. Un attacco di panico legato a situazioni specifiche? No, troppo leggero per essere un attacco di panico. Solo un po’ di angoscia da matrimonio. Soprattutto ti viene di più il magone, quando vedi il bouquet quella sposa che ti sta arrivando in mano e ti sposti di un paio di passi. Il vuoto intorno a te, ti ci hanno costretta ad alzarti e a fare questa cerimonia stupida.

“E’ tuo, raccoglilo. Ti sei spostata apposta, ti abbiamo visto!”. Quel vago senso di stordimento e di imbarazzo.

Non è mio, è caduto; ma solo perché l’ho voluto.

Raccolgo quello che remane di quelle povere rose bianche distrutte nello schianto, e lo porto alla sposa.

Rilancialo, non è per me. Io non voglio sposarmi mai. Non perché non abbia trovato la persona giusta, ma perché non ha senso dover fare una promessa davanti ad un dio a cui non credo, o ad uno stato che non rispetta la legge.

Io sono già sposata, io sono sposata con i miei ideali e i miei sogni. Tutto il resto è ancillare. Tutto cambia nel tempo, le persone soprattutto. Se amo qualcuno ora, non è detto che questo possa durare per sempre. Ne sono la prova vivente.

Ti amo, ma solo per il tempo che sarà. Poi i matrimoni mi danno il panico. Non io, non ancora.

E poi ripenso ad una persona che ho conosciuto ieri… che ha vissuto tutto ciò che doveva vivere e ora si perde con le sue nevrosi. Lui è me con 10 anni di più, stessi pensieri, stesse emozioni, stesso senso di smarrimento. Problemi adolescenziali che ti inseguono nell’età adulta. Un bel ragazzo che lavora e che è arrivato dove voleva arrivare. Non sono professionale a parlare di ciò, ma lasciate che venga affascinata dai miei pazienti senza farglielo notare. E lui che si prende licenze e libertà con una figura professionale, ma lasciaglielo fare. Non importa se ti dice “ciao” sorridendo come si farebbe alla propria sorella minore.

Io non riesco ad avere limiti, non ne voglio avere, a causa del costante senso di smarrimento, mentre tu ti perdi nei dubbi sui picchi e sulla correttezza dei sentimenti che rimangono incastrati in ideali.

Si, vero, inciampiamo tutti nelle ombre che ci lasciamo dietro. Ma nessuno può dirti davvero come si vive, nemmeno uno psicologo.

 

Phil Collins – True colors

By IrisCatter
At: 12:57
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mercoledì, 16 settembre 2009

working class...

Il sistema sanitario nazionale mi sta sfruttando. Non un soldo, ma in compenso mi alzo alle 6 per tornare a casa alle 9 di sera. Lavoro, ti raccontano che è dura, ma non pensi così tanto.

In tutto ciò penso ad un sacco di cose. Cose belle e cose meno belle.

Mi perdo in questo turbinio di pensieri, la chiamano impulsività cognitiva. Dormo poco la notte, ho troppe cose da fare, e troppe cose a cui badare. Persone da visitare, perfetti sconosciuti ricoverati in psichiatria ai quali devo fare colloqui diagnostici; e persone che mi conoscono da quando sono nata che soffrono.

In tutto ciò ci sono i soliti problemi che si accumulano, ed il solito pensiero di sottofondo: “ti odio, per me sei morto”. E anche se mi perseguiti, non ne voglio più sapere davvero di te. Sono cambiata, mi piacciono cose diverse e ora il mio treno ha cambiato rotta. Lascio ad altre cagne il compito di pisciare su un albero obeso, con un principio – già ben avviato- di calvizia, stitico di slanci passionali e dall’uccello piccolo.

Lui vuole andare a convivere, lui vuole creare qualcosa, lui vuole avere una vita con me. Ed io? Io non so nemmeno cosa farò domani, cosa succederà tra un’ora. In più c’è quella persona che giocherella con i miei pensieri, anche stamattina è venuto a bussare alla porta dei miei sogni. So che farò una minchiata, lo so. È nella mia indole fottermi da sola, andare a cercare le cose più corrotte ed infatuarmi di queste. Che sia un depresso cronico fedifrago con un disturbo narcisismo covert, uno stronzo  o un tossico che si è bruciato il cervello con il crack, il discorso non cambia mai. Stesso copione, attori differenti.

Stringi i denti, hai un articolo da scrivere, una pubblicazione imminente ed un convegno a luglio a Berlino. In compenso ora vedremo che sarà anche della mia vita sentimentale, quanto tempo mi servirà per finire giù in un baratro emotivo dettato da una insana curiosità da sanare. È orribile soffrire di infatuazioni transitorie a carico di fanciulli che sai benissimo essere non indicati, mentre l’unica persona che davvero meriterebbe tutti i tuoi pensieri, con cui dividi il letto è ormai diventato scontato. Sono solo una stronza.

By IrisCatter
At: 17:02
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martedì, 08 settembre 2009

The Same Black Hole

Giovedì mi laureo. Tutto ciò per cui ho lavorato, dovrebbe essere pronto per quella data troppo vicina. Sento l’ansia da prestazione che sale. Non ho del tutto la serenità nell’animo questa volta.

C’è una storia che mi turba, davvero davvero. Non è un amore finito in miseria o una cosa che è successa a me. Ma è una ragazza, con una storia toccante, con le guance tagliate, le vene aperte e le lacrime agli occhi.

Non mi interessa se la gente intorno a me va’ fuori di testa, ma lei si. Lei quando va’ fuori di testa sta male sul serio. Lo stesso buco nero che mi divora, la stessa rabbia incontrollata, la stessa incapacità di gestire le emozioni. L’unica differenza tra me e lei è che lei funziona peggio, che io so che cos’ha lei, che io non ho avuto una vita così difficile e una vita che scade tra qualche anno. Io capisco la sua fretta di vivere, la capisco in pieno. Se mi dovessero dire: “ a te rimangono tot anni, perché hai una malattia degenerativa” quando di anni ne hai 18 credo che darei davvero fuori di testa.

Tutti noi poi cerchiamo scuse, non dico di no. Tutti noi ci comportiamo in una maniera incongrua a quello che diciamo. Lei ha messo in atto una autodistruzione. È come quando hai troppa fretta e fai cadere le cose oppure ci inciampi. Lei fa’ lo stesso.

Io le voglio bene, nonostante i suoi mille difetti. Perché è piena di vita, dinamica, fragile, più umana di tante persone che si hanno intorno. Non so, sono ormai 8 mesi che la conosco, e lei ha sviscerato tutto ciò che doveva fare. Non dico che lei abbia ragione di fare tutto ciò che fa’, anche perché ci sta male lei dopo, ma mi verrebbe da dire che forse al posto suo anch’io sarei impulsiva nelle cose, distruggerei cose e cercherei di distruggere me stessa.

Io ho fatto la tesi sulle persone come lei e come me, io funziono abbastanza bene e non verrei diagnosticata, come fai a rimanere indifferente quando una persona accanto a te fa’ di tutto per stare bene, ma non riesce?

By IrisCatter
At: 10:36
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lunedì, 31 agosto 2009

Little Voice

A volte sento quella voce. Ma, si, quella voce fastidiosa. Quella che a volte non ti fa’ dormire, poi la zittisco e torna tutto a posto. Si chiama coscienza quella vocina, si chiama rimorso, si chiama colpa, si chiama rancore. Alla vocina dai tanti nomi. Ora la mia vocina ormai si dissolve come tenebra all’alba, come cenere al vento. I colori in realtà sono composti da cenere. Un quadro non è altro che un migliaio di pennellate, una statua un migliaio di scalpellati, un amore un migliaio di baci. Poco romantico, ma tutto si scompone. Eggià.

E quella vocina del cazzo non esiste più, l’ho uccisa, soffocata con il mio cuscino, o più semplicemente si è stufata di punzecchiarmi visto che non davo risposta. Non vivo di rimorsi, di colpe, di rancore e di coscienza. Si vive al momento, e se si è con me bene, altrimenti pace.

Mi sei saltata in mente cara vocina perché era da un po’ che non c’eri più, e come quando non senti più un suono continuo, quando cessa ti accorgi della sua mancanza. Bene a me sono serviti mesi per accorgermene. Bene, ora ti rispedisco da dove sei venuta, visto che tu non mi sei mancata per nulla.

Anzi, a volte le vocine sono meglio da soffocare piuttosto che lasciare loro spazio e l’opportunità che soffochino te.

 

David Hockney – A Bigger Splash

By IrisCatter
At: 17:15
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mercoledì, 26 agosto 2009

Borderline

Ho finito la tesi. Ho odiato abbastanza quello che amavo e pensavo di utilizzare come memento per la mia vita. Mi guardo in torno e ormai sono pronta ad etichettare persone con vari disturbi mentali. Istrionica, Borderline, Passivo-aggressivo, Narcisista, depressione bipolare di tipo due, ansia generalizzata, fobia specifica…

In tutto questo, tra le varie teorie psicologiche che hai dovuto disconfermare con 4 fantastici modelli - e quando uscirà l’articolo tante teste cadranno, eccome se cadranno,- ti sei ritrovata pure tu con i tuoi disturbi. Borderline, è la prima parola che ti viene in mente, e ormai una parte di te ne è convinta.

Ti ho cancellato, o meglio, ti sto cancellando a poco a poco. C’è il punto in cui dici che c’è stato un cambiamento. Come prima e dopo Cristo. Forse mi hai resa più fragile, forse perché ho tirato fuori una forza che non sapevo nemmeno di avere, ed ora mi sento più debole.

Poi ho scoperto in questi giorni di lontananza che sto bene senza te, che non soffro così tanto come pensavo, che sono innamorata della persona che condivide la vita con me.

Quindi io passo le mie notti a casa sua e con amici. Non so come sia ora la tua vita, spero che le cose vadano bene come desideri tu. Nonostante tutte le cose che hai detto, non voglio tornare ad un tira e molla. Non mi fa’ bene e non lo merito.

Forse borderline non ci nasci, ma ci diventi. Il mio anno 0, il mio picco di gioia, l’apice del martirio di me stessa. Con la mia vita dissoluta, la mia angoscia abbandonica, i miei repentini cambiamenti di umore, i tira e molla, la svalutazione e idealizzazione di me stessa e degli altri, e i miei pensieri “strani”. Questa sono io. Questa è la metamorfosi completa di un baco da seta diventato una farfalla deforme. Questa sono io.

 

Pierre-Auguste Renoir – By the Water

By IrisCatter
At: 09:22
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martedì, 14 luglio 2009

Il mio senso di vuoto

Ho la bocca dello stomaco che si chiude portando tutto ciò che c’è sotto questa ad essere aggrovigliato. Sono partita, ho dovuto farlo. Per sopravvivenza e per rilassarmi. Mi sono ubriacata, ho rivisto una mia carissima amica, ho preso il sole – anche se non si vede-, ho fatto sesso per tutti questi giorni con la persona che sta accompagnando la mia vita ormai da 7/8 mesi e sono felice che ci sia, ma quel sottofondo c’era. Forse perché è l’anniversario della morte di una persona cara, forse perché luglio è un mese che detesto. Forse perché ora devo scrivere la tesi, ma soprattutto perché mi sono imposta determinate cose. Sto cancellando, sputando sopra ciò che è stato della storia precedente. Niente più parole con te, anche se a volte mi sveglio che sono in lacrime, e la cosa più brutta è quando accade mentre lui mi abbraccia nel risveglio.

Lui mi racconta che sua zia si è suicidata quando era una bimba. Lui dice che non capisce il suicidio. Io guardo fuori dal finestrino di una macchina che mi riporta in Lomellina e dico: “io ci ho pensato. Non puoi sapere perché, ma i motivi possono essere tanti: una delusione d’amore, una malattia, un senso di vuoto costante, un modo di protesta. Io ci penso spesso, è l’ultimo atto che hai per prendere possesso di te stesso.”. Lui mi prende le mani e me le bacia: “non devi più pensarlo, mi fai troppo male”.

In tutto ciò penso che se davvero ho bisogno di attenzioni, tutto ciò che devo fare è morire.

Ma sono stupida lamentarmi, sono davvero stupida a farlo. Ho tutto, ho davvero tutto ciò che posso desiderare, tranne quella cosa. Quella fottutissima cosa che mi devasta e mi distrugge per la sua mancanza. Oltre al fatto che se davvero dovessi farla finita, farei male a molte, troppe persone. Poi per cosa? Per un mio capriccio? Per un mio inutile senso di vuoto e di inconsistenza. Secondo me ci nasci con quello, pochi cazzi. Ma anche con te c'era, non credere di essere così importante. Ci nasci ti ho detto, ci convivi. Ti rendi imprevedibile e ti fa' comportare in maniera strana. La gente non ti capisce, ma i tuoi sono movimenti apparenti. Ci convivi fino a quando non ti devasta.

 

Otto Ohm – Crepuscolaria

By IrisCatter
At: 10:49
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lunedì, 22 giugno 2009

22-06-09

Domani ho un esame. Merda! Non so nulla.

Il weekend è passato con il suo solito delirio, questa volta forse peggio.

“Allora?” chiese lui.

“allora…” Risposi io, riferendo ciò che venne fuori.

Un addio formale, freddo, senza lacrime e senza baci. Lui mi restituì l’anello che gli avevo ridato l’ultima volta. “E’ tuo, è un regalo che ho fatto a te, e voglio che ce l’abbia tu”.

Lui andò via alle nove di sera di ieri, e non passò per un ultimo straziante abbraccio.

Un freddo addio condensato in una aspettativa irrealistica avvenuto il giorno prima. Avrei voluto, già… Il Ticino ha una bella luce al tramonto, forse era destino. Già era destino che andasse così. Un sorriso malinconico, un abbraccio, trattenersi in un guscio perché l’emotività avrebbe distrutto questa idilliaca freddezza formale. La tua risata nervosa tradiva i tuoi sentimenti, ma forse non volevi incasinare la vita né a me né a te stesso.

Lui intanto delimita il territorio. Sapevo che sarebbe successo e nel mentre io mi chiedo se gli altri se ne rendono conto come capita a te, o se sono ignari di quando il loro comportamento possa essere prevedibile. Tu mi chiederai poi com’è andata, mi chiederai quante volte mi ha fatto avere un orgasmo, perché fondamentalmente una parte di me la vuoi ancora e ci sta male a sapere certe cose, ma le vuoi sapere. Io non nutrirò la tua curiosità. Sublimazione, o meglio pseudo-sublimazione la tua.

Perché tu stai male quando io sto male, e stai bene quando io sto bene?

Questo è illogico.

E mentre lui mi bacerà una dieci, cento volte, voglio solo che tu stia bene e di cancellarti dalla mia mente perché il pensiero della tua felicità per merito di un’altra persona, mi ucciderebbe.

E questi pensieri mi attanagliano e non mi fanno ragionare in modo coerente con i miei progetti..

 

Jan Brueghel Il Giovane – Il Paradiso

By IrisCatter
At: 08:22
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martedì, 16 giugno 2009

Odiami

[Attenzione: Malato]

Una reazione chimica comporta un cambiamento dallo stato 1 della materia ad uno stato 2.

Le reazioni possono essere irreversibili, in questo caso è impossibile tornare allo stato originale, cosa che invece può accadere talune volte (vedi l'acqua).

Credo che anche nelle scienze umane ci sia questo processo. In fondo siamo atomi di carbonio.

Punto di non ritorno.

Se non faccio parte della soluzione, farò parte del precipitato.

 

Odiami con tutta la rabbia di cui sei capace. Odiami perché sono passione, perché sono euforia fine a se stessa, perché sono impulsiva, perché sono ghiaccio, perché sono emotività pura. Odiami perché io sto odiando me stessa. Odiami perché sono cambiata. Odiami perché adoravo farmi fottere da te. Odiami perché io godevo di te. Odiami perché tutto l’amore che ti ho dato e che abbiamo fatto, non è stato abbastanza. Odiami perché tutti gli amanti che ho avuto amavano scoparmi. Odiami perché ti odio. Odiami perché io ti amo. Odiami perché domani scoppierò in lacrime. Odiami perché domani non sarò da abbracciare, ma da prendere a sberle. Odiami perché domani sarà l’ultima volta che saprai qualcosa di me. Odiami perché domani rimpiangerai di avermi conosciuta. Odiami perché non riesco a toglierti dalla testa. Odiami perché nonostante la civetteria che metto negli incontri, non sono interessata alle prede. Odiami perché non sono più quella puttana frivola. Odiami perchè per vendetta contro me stessa, vorrei farmi scopare da chiunque. Odiami perché non riesco a mettere in atto la mia vendetta, visto che la sola idea mi fa stare di merda. Odiami perché ho smesso di essere ciò che ero e che una volta mi faceva stare bene. Odiami perché sono capace di illudere la gente. Odiami perché l’unica persona che ho allontanato era l’unica a cui è davvero importata qualcosa di me. Odiami per l’unica persona a cui è davvero importato qualcosa sei riuscito ad allontanarla. Odiami perché il suono del tuo nome rimbomba nella bocca soffocandomi. Odiami perché nonostante l’orologio trattenga il respiro, ho bisogno di te. Odiami perché mi sembra di aver creduto in qualcosa di astratto.

Odiami perché il futuro che avrai domani, non è lo stesso che avevi ieri.

Io nel tuo futuro di domani non voglio esserci nonostante tutto. Sbaglio a buttare tutto nel cesso, ma odiami anche per questo. Farmi odiare, forse sarebbe un bene per entrambi… visto che la vigilia mi porta ad essere scissa, e sto odiando me stessa.

By IrisCatter
At: 23:47
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giovedì, 04 giugno 2009

Bianco

[E' un racconto, non è mai accaduto realmente]

Così decisi di recarmi in quella stanza dove soggiornava quello strano paziente. Uomo, 47 anni, vedovo. Diagnosi: psicosi acuta indotta da sostanze, forse anche qualche altra cosa che il medico del pronto soccorso non aveva evidenziato inizialmente.

Entrai nella stanza completamente bianca, l’infermiera mi seguì come se fosse la mia ombra e si chiuse la porta dietro di sé.

<Buon giorno> dissi io, poi continuai <io sono una laureanda in psicologia clinica, vorrei sapere il motivo del suo ricovero>.

Lui mi guardò con sguardo di ghiaccio <C’è tutto scritto nella cartella medica>.

<Preferirei saperlo da lei>

<Non ho intenzione di dirle nulla sui motivi, penso che lei sia già stata informata>.

<Vuole raccontarmi qualcosa in particolare?>

<Ha mai notato che l’espressione di una donna che ha un orgasmo, è molto simile a quando questa soffre? Piacere e sofferenza sono cose molto simili, cambia solo il segno “positivo” o “negativo” che si mette avanti all’emozione. Ma l’espressione è identica.>

Mi sentii gelare il sangue e la pelle d’oca nonostante i 30 gradi: <E’ molto interessante il suo punto di vista, mi spieghi meglio>

<Semplicemente dipende da come guardi le cose. Può essere visto in ogni modo. Ad esempio: io trovo queste pareti bianche estremamente asettiche e inquietanti. Non sono inquietanti queste pareti completamente bianche? Mi danno la sensazione di vuoto, come se ci dovessi annegare dentro. Anche le pareti a casa mia sono così: bianche, bianche e enormi. È per questo che mi sono tagliato e ho usato le mie braccia come pennello per dipingerle.>

<Quindi per lei quello non era un tentato suicidio?>

<No... o meglio si. Mi inquieta il bianco e stavo male.>

<Lei crede che questa cosa di possa verificare di nuovo qui?>

<Non so, mi hanno tolto tutto. Sono nudo come un verme sotto questa camicia da notte, non ho niente con me.>

Io lo guardai e annuii: <Capisco. Come si sente al riguardo?>

Lui sorrise: <Perso, con le pareti che mi divorano.>

Io gli chiesi poi mestamente: <Che colore sarebbe più indicato secondo lei?>

Lui disse come un sussurrò: <Azzurro, azzurro limpido andrebbe benissimo.>

Poi lui si guardò le fasciature e riprese: <Io ho cercato così tante volte di uccidere mentalmente una persona, ed ad un certo punto credevo di averlo fatto davvero. Poi la vidi, viva e vegeta, e capì che mi ero perso nelle mie fantasie. E più la immaginavo morta, mi immaginavo di ucciderla con le mie stesse mani, più questa ai miei occhi sembrava viva. Quindi ho pensato: se non posso uccidere questa nemmeno mentalmente, allora ucciderò me fisicamente. E così ho provato a dipingere la mia angoscia sulle pareti.>

Lo guardai, come se avesse rivelato la più grande delle verità. Gli chiesi: <Lei è qui perché è stato considerato bisognoso di cure, che in altre situazioni non avrebbe potuto ricevere.>

Lui mi guardò sorridendo e disse: <Lei crede che sia pazzo, vero?>

<No, non lo credo affatto… Credo che lei abbia bisogno di parlare, di essere seguito. Ma non la considero “Pazzo” come lei ha detto. Anzi, mi sembra una persona estremamente lucida. La ringrazio per il suo tempo, è stato molto gentile.>

Lo congedai e uscii dalla porta. Quell’uomo aveva capito tutto, quell’uomo sapeva tutto.

Quante volte hai ucciso mentalmente qualcuno? E tutte le volte che lo vedevi sentivi una domanda salire: “che cazzo ci fai tu ancora in giro?”. Quante volte si mischia realtà e fantasia, quante volte…

By IrisCatter
At: 15:40
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sabato, 30 maggio 2009

Aristofane

Si dicono tante cose. Molte sbagliate, molte che si credono sbagliate e poi si chiede scusa. Le parole fanno male, feriscono come coltelli nella schiena. Ci penso tutte le volte che davvero ragiono, ci penso sempre nei miei rari momenti di lucidità forzata. Risolviamola così: la vita, le cose, le situazioni, le persone cambiano. Bene o male che sia, questo è quanto. Per quanto tu stia bene, o male; per quanto i tuoi amici siano autentici o tu non ne abbia affatto e ti ritiri in conoscenze fittizie. Poco cambia. Chi è causa del suo male, pianga se stesso, no?

A questo punto si. Ci rido sopra, va bene così.

<Sai, credo di essermi innamorata di te, perché mi facevi sentire stupida.>

<Sei un idiota. Come ti esce una cosa del genere>

Al che pensai: “prima conferma ai miei pensieri”.

<Sai cosa, tu hai sempre saputo tante cose. È come se tu sapessi dirmi la cosa giusta nel momento giusto. Hai una cultura pazzesca, cosa di cui io sono sempre stata un po’ carente.>

<Non è così. Come io so tante cose in un ambito, tu ne sai tantissime in altri.>

<Io e te ci siamo sempre completati.>

<Si, ci siamo sempre completati. È per questo che ti voglio bene.>

Un abbraccio, i bambini nel parco giocano e uno di loro piange.

Io riprendo il discorso: <Temo di non amarti più comunque…>

Lui rimase in silenzio.

Io ripresi: <Il problema è questo: le cose sono cambiate, sono cambiate parecchio. Tu eri quello che ho sempre considerato la mia anima gemella. Io e te eravamo una cosa unica, un essere a due teste e quattro mani, quattro gambe…gli dei ci hanno divisi per invidia… forse non siamo mai stati perfetti però.>

Lui disse: <Simposio di Platone. Conosco molto bene quel mito raccontato da Aristofane.>

<Forse noi ci siamo forzati ad essere uniti. Forse sarebbe meglio se noi tutti nascessimo con tatuato il nome, cognome ed epoca della nostra metà. Questo risolverebbe gran parte della nostra sfortuna.>

<Davvero non mi ami più?>

<Io non so nemmeno chi sono io, come puoi pretendere che abbia una risposta anche per te. So per certo tutto ciò che ti ho dato, ma  non so nient’altro. So che non mi hai amato come meritavo e ora lo sono, ma c’è sempre quella mancanza, quel vuoto enorme che divora.>

Credo che sia l’incertezza, nonostante tutto, quello che ti massacra.

Lo abbracciai di nuovo, e misi nella sua tasca l’anello che mi fu regalato tempo fa’. Che senso ha tenere legati a se con un anello una persona che non è più tua, ma che è un’entità astratta e immortale in te? Ti amo, non ti amo. Vivo altro ora.

By IrisCatter
At: 14:49
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giovedì, 28 maggio 2009

Soliti scazzi..

Ho due vesciche sui talloni della stessa superficie di una pringles. Il che provoca parecchio dolore.

Al di là di questo, ultimamente tendo ad essere di pessimo umore, a rispondere male alla gente e ad essere più irritabile del solito. Che sia la pms o la solita disforia di base? Non sabe.

So solo che ultimamente il mio cervello continua a ripetere: “se Adamo ed Eva non sono riusciti ad andar d’accordo con Dio, perché dovrei farlo io con i comuni mortali?!”. Il che a mio avviso, non fa’ una piega. Non che sia cattiva o che stia litigando con qualcuno. Ma quando qualcuno si presenta da te al cambio dell’ora – mentre tu stai mettendo a posto il caos che hai lasciato sul banco- e ti dice con stucchevole voce appiccicosa: “Scusa, posso farti una domanda?” e ti porta a pensare senza dire: 1) “Ma io e te ci conosciamo, e soprattutto perché dovrei conoscerti?!” 2) “Ho scelta?!”; questo vuoi dire che il mio disprezzo nei confronti della gente sta aumentando. Potrei anche accusare il film di Luis Bunuel “L’angelo sterminatore”, perché dopo aver visto quel film – probabilmente il film più brutto della storia cinematografica con tanto di assunti di base Bioniani-, posso dire che la mia vita non è stata più la stessa. Intanto si aspetta la mossa spezza equilibri di domani, ed un weekend all’insegna dell’alcol. Tutto ciò con colonna sonora dei Ministri, dei Tre allegri ragazzi morti e degli After.

 

I Ministri – Tempi Bui.

Non si sente benissimo, consiglio di vedere il video originale... Ma la canzone è splendida. Ringrazio chi consiglio i soggetti.

By IrisCatter
At: 17:31
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mercoledì, 13 maggio 2009

L'edificio.

Ti sei mai sentito come de qualcuno ti rincorresse e l’ansia e talmente forte da non farti più ragionare? Ansia che ti assale, come belva feroce che cerca di aggredirti per farsi uno spuntino. Tu ti trovi in un vecchio capannone abbandonato e decadente. Fatiscente con il peso degli anni ’50 addosso. L’idea della rinascita si risveglia nel tempo di crisi. Senti i passi dietro di te, diventano sempre più veloci, più rapidi. Tu corri, il tuo fiato continua a farsi più rotto e avido di ossigeno. Corri, le gambe vanno. Senti il seno rimbalzare e comincia a fare male, le gambe ubbidiscono alla tua volontà e corrono come non hanno mai corso. Quei passi da lontani diventano sempre più vicini, sempre più vicini. Poi l’area finisce e rimangono le scale. Sali. Il tetto è lì che ti attende, nient’altro. Buio e il tetto. Notte e la luna piena spettatrice di questa corsa notturna. E poi corri, arrivi ed ecco. Fine della corsa. Anche il tetto finisce, e ora c’è solo il vuoto, l’oblio. Chi si ferma è perduto.

Voltati, c’è lì l’inseguitore. Guardalo bene in faccia. Studia il suo volto. Il respiro è sempre più faticoso. Lui non corre più, cammina e si avvicina sorridendo. Può sembrare strano, ma non c’è nulla di strano.

Ora che sono qui c’è solo questo: io, l’inseguitore e il vuoto.

Notte, apri le braccia, sto per scendere in te.

 

Peter Nicolai Arbo - Nott

By IrisCatter
At: 15:40
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