...:A place for my thoughts:...

Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.


...:Me:...

Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter


...:Amo:...

la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.


...:Odio:...

Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.


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"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.


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  martedì, 10 novembre 2009

Cronache di un compleanno.

Cosa direbbe tua madre se sapesse che sali in macchina con gente fatta di eroina?

Delirio, paura e realtà cruda

La notte a cavallo tra sabato e domenica è il momento in cui arrivò lui. Io ero in un locale con i miei amici per festeggiare la laurea di uno di questi. Tre long Island per festeggiare. A metà del mio terzo drink arriva lui. Occhi a mezz’asta, deambulazione rallentata e difficoltosa.

<Hey auguri!> dico io sorridendo, sabato era il suo compleanno.

Lui sorride forzatamente, e dice grazie abbracciandomi. So cos’hai fatto, e so perché sei qui.

Io mi scosto dai miei amici con lui e gli chiedo che ha, le solite e insignificanti frasi di routine. Lui mi abbraccia nuovamente e mi chiede se ho visto gli altri. No, non li ho visti ma so che il mio moroso deve arrivare a minuti.

Diluvia, come se il cielo volesse lavarci le nostre coscienze sporche in questa notte nera come pece. Arrivano gli altri, quelli che conosciamo entrambi. Il mio moroso mi schiocca un bacio mentre lui mi guarda, poi si sposta verso il bancone e ordina un cuba. Lo beve avidamente, come se dovesse saziare una sete orrenda che lo divora. poi finisce anche il mio cocktail.

Io voglio solo andare a casa. Ma desisto a questo egoistico pensiero e mi faccio trascinare dalla folla in direzione di altra meta. So benissimo che dovrei salite in macchina con il mio moroso e andare via, lontano da lui, lontano da quella situazione.

Lui irrompe e chiede: <Ma siete tutti con qualcuno?>

Io lo guardo e gli dico: <Se vuoi vengo io in macchina con te, ti va?>

Lui mugugna qualcosa di incomprensibile, al che lo prendo sotto braccio e sorridendo apro l’ombrello per accompagnarci alla macchina. Lui inserisce le chiavi nella serratura, e apre. Vorrei guidare al posto suo, gli esprimo il mio desiderio, ma lui mi dice di no, che è in grado.

Accende, la macchina prende vita e parte. La macchina sfreccia tra strade prima del centro poi di campagna, non riesce ad andare dritto, la macchina vorrebbe andare addosso a marciapiedi ed altre auto parcheggiate, lui sistema la traiettoria come se fosse casuale il suo gesto. Ho paura, ho davvero paura.

<Fermati, ti prego, fermati!> Lui esegue l’ordine.

<Che hai *****? Mi spieghi che cos’hai?> gli dico io con voce apparentemente calma.

<Tu hai paura, vero?> Mi interroga guardando prima negli occhi e poi distogliendo lo sguardo.

<No> Mento io, poi proseguo <Ma dimmi che è successo, che cos’hai?>

<E’ che sono un fallito, ecco cosa c’è. C’è che tra poco mi licenziano>

<Questo non lo sai per certo>

<No, lo so. Me l’hanno già detto. Io cazzo, non voglio fare l’operaio tutta la vita. Io me ne devo andare via da questa città di merda. Io se sto qui mi ammazzo!>

<*****, tu ora non sei in te. Tu sei una persona che vali, e non te ne rendi nemmeno conto!>

<Dimmi almeno una cosa positiva di me.>

Io lo guardo negli occhi, so di aver ragione, e lo sa anche lui: <Tu sei una persona creativa, più creativa di quanto io possa mai esserlo. Sei in gamba, sei curioso, hai voglia di metterti in gioco. Anche se a volte non ti sopporto perché sei troppo fisico, se non me ne fottesse un cazzo di te, non sarei qui ora a parlarti.>. La voce mi trema, il respiro diventa più affannoso. Fuori continua a piovere e i vetri si sono completamente appannati.

<Ti prego, non piangere!> dice lui.

<Non sto piangendo> rispondo io, ho solo freddo e mi dispiace per te.

Dopo qualche secondo di silenzio, lui dice: <Posso farti una domanda? Promettimi che non lo dirai agli altri…>

<Te lo giuro!>

<Che cos’ha il tuo ragazzo che io non ho?>

Lo guardo. La classica domanda che non vorresti mai che ti fosse fatta da una persona che tutto sommato in passato ti era anche interessata, e che ora passata la botta di benessere dell’eroina è andata giù.

Io lo guardo e gli dico: <*****, tu non hai nulla da invidiare a lui. Tu sei una persona fragile che sta male, basta.>

Lui mi fa’: <io sono un maniaco depressivo, tu li curi quelli come me. Curami. Se no, cazzo, io vado in comunità. Lì mi mettono a posto. Lo mettono a posto un fallito come me, così mi disintossico. Una ragazza come te non starebbe mai con me. Tu mi piaci, mi piaci.>

Al che respiro ed espiro per qualche secondo poi rispondo con tutta l’onesta che puoi usare quando sai che non vuoi ferire: <Se non stessi con il lui, probabilmente vorrei una persona come te al mio fianco. Senza l’eroina, ma vorrei una persona che caratterialmente sia esattamente come te. Io sto insieme a lui, ma fidati che ti ho sempre considerato una splendida persona. Io a te ci tengo, se no non sarei qui con te ora.>

L’unica cosa che non vorresti è essere dentro i pensieri deprimenti di una persona a cui vuoi bene quando l’eroina scende.

Gli dico di venire al mio posto. Guido io.

Arriviamo a destinazione. Gli altri gli danno del tossico di merda, lui riceve gli insulti senza curarsene troppo. Dopo di che si addormenta. Io appena vedo il mio ragazzo lo abbraccio, lo bacio, ma il pensiero è sempre lì. Non volevi essere nei pensieri di una persona che soffre, non si merita di stare male anche per te.

Dopo mezz’ora lo sveglio. <Ti porto a casa, guido io *****> gli dico.

Fuori piove ancora, le mie scarpe sono zuppe. Lui in macchina sta zitto, poi una volta sotto casa sua mi abbraccia e mi dice che è stato tutto il giorno solo, che voleva una persona vicina. Mi faccio dare il suo numero, <domani ti vengo a trovare e ci prendiamo un caffè, se no parliamo un po’ in macchina>, gli dico.

Il mio moroso è arrivato a prendermi. Gli bacio la guancia, lui dice che rimane lì un po’ a dormire.

Salgo in macchina del mio moroso che mi dice di lasciare perdere, che c’è passato prima lui, e che ci sto male e basta. Io non rispondo, continuo a guardare la pioggia che cade sul finestrino.

Il giorno dopo lo chiamo per vederci per parlare un po’. Mi dice che non può, è partito.

 

Kings of leon – Use Somebody

By IrisCatter
At: 20:19
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mercoledì, 04 novembre 2009

Procrastinazione

Sono stati giorni intensi, troppo pieni di vita da descrivere, sfuggenti alle parole.

Tra emozioni intense sia positive che negative, in balia di borderline al limite del tso e tra l’insubordinazione globale. Tra danze scatenate nel pogo violento del concerto dei rise against e l’inettitudine trasformata in frustrazione di gente che vuole avere la meglio su di te, ma si dimostra succube della sua arroganza mischiata a invidia. Non mi piace l’invidia, preferisco l’odio per tanto così.

In tutto ciò c’è una canzone che mi rimbomba in testa da ieri. Quella canzone che parla così tanto di noi, tanto da essere la nostra canzone. Ma la cosa più sconvolgente è che non mi ha fatto effetto, mentre il pubblico faceva gli auguri al cantante con la sua chitarra acustica in mano. Tu sei cenere, il passato che si dissolve come fumo nel vento di novembre. Novembre, il mese in cui si piangono i defunti e si fanno progetti per natale e capodanno. Le solite cose che ci fanno continuare a respirare, la procrastinazione di desideri e sensazioni. Il fare progetti senza portarne a termine nemmeno uno. Ho idee brillanti in questo periodo, ma nemmeno il tempo di appuntarle ad un foglio volante. Per questo che mi sono bloccata.

Tu non sai che ho dimenticato il tuo odore, il tuo sapore, il colore dei tuoi occhi. E per quanto tu mi possa sembrare patetico in questo momento, non rido di te. Perché in fondo non siamo mai stati così diversi, sempre portati alla lotta costantemente, a riempirci la voragine dei nostri incubi.

Tra due settimane avrò l’occasione di andare a Firenze, vado con lui. Tu che fingi che lui non esista, lui c’è. Mi sono persa, ma so esattamente la strada del ritorno. Ho sempre avuto un senso dell’orientamento impeccabile. Ti manca un ulteriore pezzo alla mia vita, ma questa pugnalata me la risparmio, tu non puoi sapere quanto ho amato chi non sai che esiste. Per questo presto farò un altro viaggio. Non alla ricerca di me stessa come spesso faccio, ma per cercare quelle emozioni perdute e quelle persone splendide che nei miei tour incontro.

Divertiti a rimanere in una vita piatta e comune. Questo non è il mio destino.

By IrisCatter
At: 16:08
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domenica, 25 ottobre 2009

Progetti e ricordi.

Se ti prendo il braccio e ti affondo dentro aghi, non preoccuparti che lo faccio per vendicarmi di tutto.
Sei una formalità, qualcosa di burocratico da sbrigare. Nemmeno la relazione delle interviste guidate per fare diagnosi le vedo come qualcosa di così asettico. Da amante sei diventato una questione burocratica.
E sai qual è la cosa più divertente? Nessuno mi chiede di te a differenza dei tuoi conoscenti su di me, visto che senza di te ho toccato il mio nirvana. Ma comunque… Per tutto il male che mi hai fatto, per lo stronzo che sei stato e per quella mediocre persona che non ha mai accettato il mio modo di essere.
Sto bene senza di te, ma il ferirti il giorno del tuo compleanno era uno sfizio che una parte di me voleva togliersi. Era una occasione che non volevo perdermi anche se mi sono trattenuta: non volevo chiamarti, poi ti ho chiamato per educazione, ma alla fine per me potresti anche morire come ti ho detto.
Ieri ho cenato con il mio uomo: pesce e vino bianco. La serata è proseguita nella letargia di queste strade e di questi locali di provincia. Sto bene quando sto con te. E oggi che ho l’influenza, che nulla di quello che mangio viene assorbito dalle pareti dell’esofago, avrei voluto averti qui a prenderti cura di me.
Nutro la mia mente, nutro i miei affetti. Intanto medito se entrare nell’arma o meno e di sbattermi per diventare criminologa. Si, ma di una cosa sono assolutamente sicura: appena smetto di essere sfruttata come tirocinante, quando comincerò a guadagnare qualcosa, si può pensare al futuro. Anche se sono una fobica dei rapporti seri, ti posso dire che mi sento pronta a pensare a qualcosa di vero e reale come tu vuoi.
 
Parmigianino – la schiava turca

By IrisCatter
At: 21:00
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martedì, 20 ottobre 2009

Inconsistenza di una voce.

Si stagliano nel cielo le stelle più luminose. Ora la macchina torna a casa, veloce, e niente. Si stava in silenzio ad ascoltare la radio dopo i pensieri di stasera. Tu vuoi un bimbo, vuoi una famiglia; io no. Non ora, non senza certezze e non senza la sicurezza di essere pronta davvero.

Una telefonata durante il ritorno. Rispondo. La voce piange, ha bisogno di aiuto. Si fa’ inversione e si ritorna indietro. Richiamo, la voce è lì che piange ancora. Lui mi da un bacio e mi dice di andare con quella voce poi in macchina.

Arriviamo, la voce è in strada, giù dalla macchina che urla e minaccia di chiamare i carabinieri. Poi la voce scatta come una molla e picchia il ragazzo che l’ha fatta soffrire. Poi uno schiaffo sulla guancia della voce. Lei si rintana in macchina e poi scatta, lui le chiude la portiera in faccia e le colpisce il volto. Il colpo della portiera fa’ sbattere la testa della voce contro la carrozzeria. Il labbro sopra è tagliato, la testa è colpita.

Mi butto in mezzo, non mi piace vedere certe scene. La voce riparte alla carica contro quel ragazzo, gli tira sberle, pugni. Ma una voce non può fare molto contro un uomo, se non muoversi per rabbia.

Io mi metto dentro e la difendo.

Poi lei chiama i carabinieri tra le lacrime: “ Buona sera, come faccio a denunciare una persona che mi ha picchiata?”

Il carabiniere le dice di andare in ospedale.

Alla fine la prendo e la porto in macchina. Mi offro di offrire, ma nonostante tutto vuole guidare lei. Guida nervosa e con rabbia, va sopra rotonde e taglia curve. Ho paura, piange. Poi arriviamo in ospedale.

La denuncia non è stata fatta.

By IrisCatter
At: 17:05
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sabato, 10 ottobre 2009

10/10/09

Ti ho sognato stanotte.

3.30 di notte, lui mi riporta a casa dopo una serata moderatamente etilica. Lui era silenzioso, io ero lì che pensavo a quella strana reazione senza senso apparente di quel ragazzo che desiderava parlarmi con gli occhi lucidi e il cuore a pezzi. “Non capisco perché non mi parli mai. Mi accorgo di non esserti simpatico, ma io ci sto male.”.

Io allontano chi era lì a parlare con me, e anche lui si allontana. Lo seguo, gli spiego che secondo me era meglio parlarne da soli di certe cose. Detesto le scenate, detesto i gesti di slancio senza senso di fronte a qualcuno per sembrare più eroico o più patetico.

Poi casa, lui sa a cosa sto pensando. Sa che il mio pensiero è lì, fisso, come se fosse appuntato sul muro della memoria.

Io lo guardo e dico: “forse è meglio se per un po’ non ci vediamo più. Sarebbe meglio se ti trovassi una persona che pensa di meno alle cose e che sia più semplice”.

Un discorso che mi ha fatto una persona con cui sono cresciuta era molto simile: l’intelligenza è una condanna; gli uomini hanno bisogno di una partner stupida, così non hanno la mole di menate da parte della morosa e la si rigira. Chi vuole sentirsi le menate della propria morosa dopo il lavoro, l’università e gli amici?

Lui mi guardò e disse: “ma cosa stai dicendo?”

Io ripresi: “hai bisogno di una persona più semplice, fidati.”

Lui: “io so solo una cosa: ho bisogno di te.”

Un bacio, due, dieci, cento.

Notte, la notte dovrebbe portare consiglio. A me la notte porta solo confusione, e i sogni del mattino incutono più timore di tutto. Ti ho sognato stanotte. Hai inquinato i miei sogni con i tuoi incubi.

Si, sono in cerca di me stessa mentre mi perdo in altro, nonostante tutti questi mesi di litigate e di amore. E il peso dei pensieri continua ad inghiottirni nella sua vertigine.

 

Rise Against - Everchanging

By IrisCatter
At: 17:30
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sabato, 03 ottobre 2009

Not I, not yet

Mi è venuta la tachicardia, un leggero senso di soffocamento, e la stanza che rimbomba. In chiesa, matrimonio. Un attacco di panico legato a situazioni specifiche? No, troppo leggero per essere un attacco di panico. Solo un po’ di angoscia da matrimonio. Soprattutto ti viene di più il magone, quando vedi il bouquet quella sposa che ti sta arrivando in mano e ti sposti di un paio di passi. Il vuoto intorno a te, ti ci hanno costretta ad alzarti e a fare questa cerimonia stupida.

“E’ tuo, raccoglilo. Ti sei spostata apposta, ti abbiamo visto!”. Quel vago senso di stordimento e di imbarazzo.

Non è mio, è caduto; ma solo perché l’ho voluto.

Raccolgo quello che remane di quelle povere rose bianche distrutte nello schianto, e lo porto alla sposa.

Rilancialo, non è per me. Io non voglio sposarmi mai. Non perché non abbia trovato la persona giusta, ma perché non ha senso dover fare una promessa davanti ad un dio a cui non credo, o ad uno stato che non rispetta la legge.

Io sono già sposata, io sono sposata con i miei ideali e i miei sogni. Tutto il resto è ancillare. Tutto cambia nel tempo, le persone soprattutto. Se amo qualcuno ora, non è detto che questo possa durare per sempre. Ne sono la prova vivente.

Ti amo, ma solo per il tempo che sarà. Poi i matrimoni mi danno il panico. Non io, non ancora.

E poi ripenso ad una persona che ho conosciuto ieri… che ha vissuto tutto ciò che doveva vivere e ora si perde con le sue nevrosi. Lui è me con 10 anni di più, stessi pensieri, stesse emozioni, stesso senso di smarrimento. Problemi adolescenziali che ti inseguono nell’età adulta. Un bel ragazzo che lavora e che è arrivato dove voleva arrivare. Non sono professionale a parlare di ciò, ma lasciate che venga affascinata dai miei pazienti senza farglielo notare. E lui che si prende licenze e libertà con una figura professionale, ma lasciaglielo fare. Non importa se ti dice “ciao” sorridendo come si farebbe alla propria sorella minore.

Io non riesco ad avere limiti, non ne voglio avere, a causa del costante senso di smarrimento, mentre tu ti perdi nei dubbi sui picchi e sulla correttezza dei sentimenti che rimangono incastrati in ideali.

Si, vero, inciampiamo tutti nelle ombre che ci lasciamo dietro. Ma nessuno può dirti davvero come si vive, nemmeno uno psicologo.

 

Phil Collins – True colors

By IrisCatter
At: 12:57
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giovedì, 17 settembre 2009

Tartaruga

Ultimamente non sono una persona credibile, lo so. Una settimana fa’ mi laureavo. Tu mi hai regalato un braccialetto di platino con un grazioso pendaglio a forma di tartaruga. Oggi dopo la pioggia ero fuori dal reparto di psichiatria e guardavo la tartarughina nel laghetto artificiale sola insieme agli altri pesci. Capita che i pazienti abbandonino qui esseri viventi: pesci, tartarughe, parenti, amici; rientra tutto nella normalità. Quella sera ti sei sentito così misero quando mi è arrivato il braccialetto regalatomi da un amico, un braccialetto di Tiffany.

Quella sera ti sei sentito misero, io ti ho ripetuto che non lo eri affatto. Non amo le cose pacchiane e vistose come sai, ho apprezzato molto di più il biglietto che mi hai scritto. Il “Ti amo” finale. Indipendentemente da tutto ho bisogno di te, sono felice con te. Non sono credibile nel dire queste cose, lo so. Ma per ogni piccola cosa che fai, ti devo tantissimo, ed è vero.

Prendo le mie sbandate, credo che sia normale. Non sono mai stata costante, ho gusti troppo mutevoli e cangianti, e la maggior parte delle volte ho bisogno di crearmi problemi da sola. Ma tu sei la mia costante.

È vero quello che si dice in giro, anche se non mi crederai: la felicità, non lascia cicatrici. Non vuol dire che se non ho mai pianto, urlato, fatto a pezzi la mia vita per te, ciò significhi che non hai senso per me. In realtà non ce n’è mai stato il bisogno. Tu non mi lasci cicatrici perché mi lasci carezze.

In ogni cosa, in ogni respiro, in ogni dettaglio. È per questo che oggi, dopo la lezione di danza, sono passata da te. È per questo che scrivo queste cose che tu non leggerai. Avevo necessità di una carezza, di un bacio e sento la necessità di esternare pensieri e sensazioni. Sto imparando molto, e molto mi devi ancora insegnare.

Grazie.

 

Gustav Klimt – Il Bacio

By IrisCatter
At: 23:32
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mercoledì, 16 settembre 2009

working class...

Il sistema sanitario nazionale mi sta sfruttando. Non un soldo, ma in compenso mi alzo alle 6 per tornare a casa alle 9 di sera. Lavoro, ti raccontano che è dura, ma non pensi così tanto.

In tutto ciò penso ad un sacco di cose. Cose belle e cose meno belle.

Mi perdo in questo turbinio di pensieri, la chiamano impulsività cognitiva. Dormo poco la notte, ho troppe cose da fare, e troppe cose a cui badare. Persone da visitare, perfetti sconosciuti ricoverati in psichiatria ai quali devo fare colloqui diagnostici; e persone che mi conoscono da quando sono nata che soffrono.

In tutto ciò ci sono i soliti problemi che si accumulano, ed il solito pensiero di sottofondo: “ti odio, per me sei morto”. E anche se mi perseguiti, non ne voglio più sapere davvero di te. Sono cambiata, mi piacciono cose diverse e ora il mio treno ha cambiato rotta. Lascio ad altre cagne il compito di pisciare su un albero obeso, con un principio – già ben avviato- di calvizia, stitico di slanci passionali e dall’uccello piccolo.

Lui vuole andare a convivere, lui vuole creare qualcosa, lui vuole avere una vita con me. Ed io? Io non so nemmeno cosa farò domani, cosa succederà tra un’ora. In più c’è quella persona che giocherella con i miei pensieri, anche stamattina è venuto a bussare alla porta dei miei sogni. So che farò una minchiata, lo so. È nella mia indole fottermi da sola, andare a cercare le cose più corrotte ed infatuarmi di queste. Che sia un depresso cronico fedifrago con un disturbo narcisismo covert, uno stronzo  o un tossico che si è bruciato il cervello con il crack, il discorso non cambia mai. Stesso copione, attori differenti.

Stringi i denti, hai un articolo da scrivere, una pubblicazione imminente ed un convegno a luglio a Berlino. In compenso ora vedremo che sarà anche della mia vita sentimentale, quanto tempo mi servirà per finire giù in un baratro emotivo dettato da una insana curiosità da sanare. È orribile soffrire di infatuazioni transitorie a carico di fanciulli che sai benissimo essere non indicati, mentre l’unica persona che davvero meriterebbe tutti i tuoi pensieri, con cui dividi il letto è ormai diventato scontato. Sono solo una stronza.

By IrisCatter
At: 17:02
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giovedì, 03 settembre 2009

Sparisci

So che mi pentirò di quanto sto per dire, ma è l’unica cosa che credo che sia giusto fare.

Se fossi in te, l’unica cosa che farei è starmi alla larga e lasciarmi in pace. Sto bene senza di te, sto bene davvero. Vivo nel mio equilibrio. Quando non ti sento sto bene, perché tanto non penso a te.

Se fossi una persona matura e se davvero ci tenessi a me, faresti solo una cosa: strisceresti per i chilometri che ci dividono e verresti qua chiedendomi perdono per tutto il male che mi hai fatto e per lo stronzo che sei stato. Perché onestamente non me ne frega un cazzo di sapere che tu sei vivo, che tu scopi con altre, se ti inculi galline o altro, se ti spruzzi in vena. Per me non esisti più, non voglio costruire più nulla con te. Sto bene senza di te, e non vedo perché devi cercarmi.

Non mi interessa se mi fai regali di compleanno, se mi scrivi messaggi o se scrivi sul tuo blog di me e per me. Se ci avessi davvero tenuto a me, ti saresti comportato in maniera differente, e se ora ci tieni ancora, non metteresti i tuoi egoismi davanti alle mie necessità. Se sto male e non voglio sentirti, tu lasciami in pace.

Senza di te sto meglio, se continuerai a non lasciarmi in pace ti considererò semplicemente morto.

Io di un ciccione con i capelli lunghi e con al fronte stempiata, maleducato e fallito non me ne faccio nulla. Ora sto meglio, ho una persona bella accanto a me, solare, che mi adora per la persona che sono e mi accetta per i miei limiti, che mi coccola e che mi capisce fin troppo bene.

Tu davvero credi di averci tenuto a me?

By IrisCatter
At: 08:49
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mercoledì, 26 agosto 2009

Borderline

Ho finito la tesi. Ho odiato abbastanza quello che amavo e pensavo di utilizzare come memento per la mia vita. Mi guardo in torno e ormai sono pronta ad etichettare persone con vari disturbi mentali. Istrionica, Borderline, Passivo-aggressivo, Narcisista, depressione bipolare di tipo due, ansia generalizzata, fobia specifica…

In tutto questo, tra le varie teorie psicologiche che hai dovuto disconfermare con 4 fantastici modelli - e quando uscirà l’articolo tante teste cadranno, eccome se cadranno,- ti sei ritrovata pure tu con i tuoi disturbi. Borderline, è la prima parola che ti viene in mente, e ormai una parte di te ne è convinta.

Ti ho cancellato, o meglio, ti sto cancellando a poco a poco. C’è il punto in cui dici che c’è stato un cambiamento. Come prima e dopo Cristo. Forse mi hai resa più fragile, forse perché ho tirato fuori una forza che non sapevo nemmeno di avere, ed ora mi sento più debole.

Poi ho scoperto in questi giorni di lontananza che sto bene senza te, che non soffro così tanto come pensavo, che sono innamorata della persona che condivide la vita con me.

Quindi io passo le mie notti a casa sua e con amici. Non so come sia ora la tua vita, spero che le cose vadano bene come desideri tu. Nonostante tutte le cose che hai detto, non voglio tornare ad un tira e molla. Non mi fa’ bene e non lo merito.

Forse borderline non ci nasci, ma ci diventi. Il mio anno 0, il mio picco di gioia, l’apice del martirio di me stessa. Con la mia vita dissoluta, la mia angoscia abbandonica, i miei repentini cambiamenti di umore, i tira e molla, la svalutazione e idealizzazione di me stessa e degli altri, e i miei pensieri “strani”. Questa sono io. Questa è la metamorfosi completa di un baco da seta diventato una farfalla deforme. Questa sono io.

 

Pierre-Auguste Renoir – By the Water

By IrisCatter
At: 09:22
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domenica, 16 agosto 2009

Stendhal

L’ultimo verso della canzone dice: “e non sarai mai un’emozione da poco”. A volte non ti credo, è nella mia indole non credere a parole dette sulla frenesia del momento, tu invece me lo ripeti ormai come un mantra.

Nei riflessi di questo mare turchese di Croazia mi sono innamorata di tutto, non mi sono innamorata di nulla. La sindrome di Stendhal è quando vedi una cosa talmente bella da paralizzarti, da svenire, da avere le vertigini, da avere tremori, da avere il batticuore, da avere un infarto. Questa è la cosa terribile delle cose sublimi.Croazia... Rovinj

Noi siamo irrimediabilmente attratti da ciò che può parlare di noi, da ciò che ci riguarda. Non si esprime la propria essenza solo attraverso l’espressione del volto o attraverso il tono di voce. La camminata, i gesti, il vestiario, non sono che cliché del proprio modo di essere. Qualcuno disse che le stelle brillano, senza che nessuno glielo chieda, che le persone ti amano senza che glielo venga richiesto. Ma noi alla fine brilliamo, ci innamoriamo, siamo attratti, proviamo emozioni per qualcosa che ci avvicina a noi stessi.

Gli artisti non fanno altro che portare alla luce nuovi ritratti di loro stessi, anche quando dipingono un altro volto, anche quando ritraggono un paesaggio. Questo è quanto. Anche le persone “normali”, quelle che trovano superfluo l’aggettivo “artista” tengono a ricercare sempre se stessi nelle cose che amano, nelle cose che fotografano, nelle cose che scrivono. Che queste siano le cicatrici di una felice vacanza, o la loro tesi di laurea quinquennale. Cerchiamo sempre noi stessi, anche quando non lo facciamo di proposito. Si cerca sempre di aggiungere un frammento di puzzle a quella metà mancante di mela. Che sia un uomo, che sia una casa, cerchiamo di completarci, di ritrovarci ancora una volta.

E quando al mattino mi svegli con un: “buon giorno, ti amo.”; forse è un altro sciocco modo per ritrovare se stessi riflettendosi nei tuoi occhi verdi e vedere le perle che si schiudono in una collana di sorrisi.

E nonostante la felicità, a volte i pensieri arrivano. Quelli non li puoi fermare, quelli sono la vera persona. Ti rifletti in quello che ami, trovi te stesso in quello che ami, ma a volte quello che hai non basta per conoscere davvero se stessi. È per questo che nonostante la felicità il cuore sussulta quando deve sussultare, sai che quella canzone è dedicata a te. Perché alla fine ciò che sei non lo dimentichi, non puoi dimenticare ciò che una parte di te in fondo in fondo ama ancora.

By IrisCatter
At: 12:18
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mercoledì, 05 agosto 2009

Lunedì mattina

Lunedì mattina, sono le 6. la sveglia suona.

“Amore, sono le 6. Ti porto a casa che alle 8 devo essere via.”

Lui si muove tra le lenzuola cercando di svegliarsi. Mi bacia, mi abbraccia. Facciamo l’amore.

Poi ci rivestiamo e andiamo.

Prendo la macchina, esco dal garage e vedo il cielo. Cielo plumbeo, alba arancione. La radio passa un pezzo di Rod Stewart: “the first cut is the deepest”. Io canticchio le differenti frasi, con voce bassa, la voce del sonno. I ricordi si intrecciano con il presente, si intrecciano in un groviglio di nodi che attanagliano i pensieri.

Casa sua, lui scende. Sua madre è fuori che innaffia le piante, mi saluta, io ripeto il suo gesto.

L’alba è ormai alta, e il sole prima arancio, ora si è nascosto tra le nuvole. Tra poco partiremo, io spengo il cervello. Di ciò che è stato, non mi è rimasto nulla. Sono serena ora. Dimentico il mondo e dal mondo sono dimenticata.

Tra poco si parte senza meta, ora la mia meta è il letto. Mi svesto e torno a letto. Tra poco mi sveglierò di nuovo, e dovrò far funzionare il cervello come un computer preciso, come farebbe un cecchino che deve prendere assolutamente la sua preda.

E continuerò a cantare quelle strofe, e continuerò a canticchiare quel motivetto.

Le lacrime sono andate, ora resta un sorriso e solo un pensiero. Ora so quello che ho, il resto non è così importante ora.

By IrisCatter
At: 11:48
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sabato, 25 luglio 2009

Cosa ne sarà poi?

Latito da parecchio, le idee migliori sono andate in vacanza e la mia voglia di scrivere pure. Io sono a casa a scrivere la tesi. Al di là di questo sto passando giorni sereni, giorni mondani, giorni di lavoro, uno scritto che prende forma e non è più una bozza sbiadita.

Sorridevo con il santo patrono dei fancazzisti, quando lui mi fece un commento: “Sarai una persona egocentrica, senza tatto e con l’assoluta incapacità di obiettività; ma comunque tra le persone che mi circondano sei la migliore.”

Io risposi: “è un particolare modo per dire che vedi lati buoni e negativi in me, o semplicemente un commento su quanto faccia schifo la tua vita?”

Sorrise: “Io tra una settimana parto, e questo weekend sono via. Non tornerò prima di sette mesi. E so già che un po’ mi mancherai”.

Io ripresi: “Dal letame nascono i fiori, ricordatelo. Anche non abbiamo stimoli, e ce li dobbiamo creare continuamente, credo che anche cose buone possano nascere dalla mediocrità. C’è chi si accontenta di questo e ci vive tranquillamente, e chi ha bisogno di stimoli. Comunque io non sono egocentrica.”

Lui sorrise: “Si, lo sei, e parecchio”.

Io chiusi il discorso: “comunque non ti preoccupare, ti verrò a trovare a Stoccolma.”

Io intanto penso a che cosa devo fare e a cosa farò. So solo che come al solito arrivo alla fine di luglio senza aver prenotato da nessuna parte e l’incapacità di progettare qualcosa. Una volta passato luglio, verrà agosto, poi settembre. Poi la laurea, il tirocinio e la disoccupazione. Bella prospettiva. Il futuro è davvero una trappola.

E mi viene spontaneo ora chiedermi se valga la pena rimanere qui, o evadere all’estero. E mi chiedo se mi fossi trasferita in una città ‘sì cara ai miei avi, che cosa sarebbe successo. Qualsiasi cosa sceglierai di fare, non hai la possibilità di vedere come sarebbe andata altrimenti. E non sarà uno sciocco programma televisivo a fare il punto della situazione nella tua vita. Intanto vai a feste, bevi, fai l’amore, leggi e scrivi, ma in tutto ciò la domanda è: che cosa ne sarà poi?

 

Charles-François Daubigny – Les Iles Vierges A Bezons

By IrisCatter
At: 18:30
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sabato, 18 luglio 2009

Thinking on you...

Forse ho dato per scontato una persona per tutto questo tempo, non dandogli il giusto merito che in realtà meriterebbe e possiede. Quando sono stressata emotivamente, sto male, sto male davvero; le cose diventano insopportabili, pesanti, ed ho strane idee. Ieri ho deciso di staccare la spina emotiva da una certa cosa, ho capito davvero che non ne valeva la pena. E se oscillo tra il: “ti odio e ti amo”, il “ti voglio vedere morto, e senza di te non vivo”; ho smesso di oscillare, non ne vali la pena. Non vali il mio star male o il mio soffrire.

Ieri alle prime ore del mattino, dopo un insonnia che ormai mi accompagna da giorni interi, ho davvero capito la persona che possiedo ed il suo valore. Quale persona meravigliosa ho al mio fianco e io che sono stata così stupida a darla per scontata e a non valorizzarla come meritava. E lo capisco solo ora che sto meglio, ne vado orgogliosa. Mi sono svegliata e l’ho capito.

Se a volte sono pessima, se a volte penso ad altro e divento assolutamente incomprensibile, se a volte fingo di non interessarmi a te, in realtà lo capisco il valore che hai; il mio punto di equilibrio nel mio caos esistenziale. Se soffro ancora per cose passate che non si sono ancora concluse, la cosa più disarmante è che tu sei lì a sorreggermi e darmi solo il meglio.

Ti vedo, ti osservo, sorrido, grazie di esserci sempre per me. A volte non credo di meritarmi te, grazie.

 

Kazimir Malevich – Flower Girl

By IrisCatter
At: 11:03
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giovedì, 16 luglio 2009

Colpevoli e succubi

Ho sempre sospettato che il nemico naturale di un gatto domestico, fosse l’aspirapolvere. Come se questo possa aspirarlo dentro di se. Effettivamente non sarebbe divertente essere aspirato da un oggetto rumoroso che fa’ lo stesso rumore – amplificato - di quando un gatto soffia ad un altro gatto.

Sono giorni di silenzio per me.

Mi sveglio alle sei del mattino per poi andare a letto a mezza notte. Dormo poco, penso troppo, la gente si aspetta troppo. Dobbiamo essere sempre competitivi, organizzati, carini e coccolosi. Io intanto ho il solito sottofondo che mi segue come la mia ombra, il mio buco nero personale.

Tempo fa’ scrissi un racconto prendendo spunto da un fatto realmente accaduto. Volevo fare una antologia di racconti sul suicidio, ma non credo che nessuna casa editrice abbia voglia di pubblicarmelo. Dobbiamo essere sempre belli, prestanti e pronti ad ogni occasione. Composti sia nell’euforia che nel dolore.

A volte credo che non ci siano più emozioni vere, reali e sentite. Ma che è tutta una patina di ciò che è rassomigliante ad una sbiadita situazione. Ci si confonde tra la folla in metropolitana. I vecchietti fanno finta di non aver bisogno di sedersi, si aggrappano alle sbarre scivolose di metallo per non cadere, con le loro braccia sottili e ormai fragili, e vengono sballottati come palline del flipper. Uomini di vetro che si fingono ancora uomini di acciaio. Poi vedi gente della tua età che non gli concede il posto, per maleducazione o per ignoranza. Tutti facciamo parte di questa grande bugia collettiva. Ne siamo tutti colpevoli e ne siamo tutti succubi.

 

John Everett Millais – The Vale of Rest

 

By IrisCatter
At: 11:08
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