...:A place for my thoughts:...

Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.


...:Me:...

Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter


...:Amo:...

la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.


...:Odio:...

Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.


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"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.


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  martedì, 27 ottobre 2009

Tempesta ed entropia

Sono qui in questa stanza, guardo il soffitto e non faccio altro che ripetermi che sono un’idiota. Perché in fondo quanto può essere minima la felicità, un godere momentaneo, rispetto a tutto quello che comporterebbe questa cosa?!
Siamo sicuri di voler aprire il vaso di Pandora come abbiamo fatto in passato?! Siamo davvero così contenti di riaprire vecchie cicatrici e di buttarci sopra sale su sale?! Di ripeterci nei nostri errori?! Non so. Ormai mi rifiuto di pensare. Ok, si lanciano i dadi per andare avanti. Vediamo se la dea Bendata mi fa sgambetti o altro.
Ma in fondo le dinamiche interne e esterne hanno raggiunto livelli di caos tali da far invidia ad un ingorgo stradale; l’anarchia delle macchine che vogliono passare è un buon esempio esplicativo, ma non abbastanza. Odio l’entropia della mia vita. Non lo do a vedere, tutto sembra calma piatta. La stessa tranquillità prima della tempesta. Ti ho trattato di merda lo so, la cosa peggiore è che non ho sensi di colpa; ma solo un senso di incompletezza che si apre. Mi manca qualcosa, come sempre.
Le vertigini aumentano – forse per l’influenza-, le voglia di avere una bacchetta magica anche. Ma in fondo il bello delle persone è questo: il fatto che siamo tante teste, e a volte tante teste di cazzo! Ora ci alziamo e andiamo a cercare un ottimo spigolo dove poter tirare testate. Perché forse sono un idiota brava con le parole, ma troppo, troppo spesso legata all’emotività.
Ora davvero vale la pena di essere felici per poco quando sai che la tua vita a sta andando puttane (non che ora non lo stai facendo…)?! Poi posso essere accusata come mi capita assai di frequente di avere tutto, e di continuare a lamentarmi.
Si, è vero ho tutto. Ma tutto non è abbastanza, tutto mi da un senso di incompletezza totale. La mancanza basilare. Quella che mi sento di avere dal giorno in cui sono nata. Io non so più che cosa pensare… tiriamo una moneta… io scelgo testa…
Scusate, ora mi assento per sbattere la testa contro il muro.
 
Ivan Aivazovsky - The Nine Wave

By IrisCatter
At: 12:33
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sabato, 10 ottobre 2009

10/10/09

Ti ho sognato stanotte.

3.30 di notte, lui mi riporta a casa dopo una serata moderatamente etilica. Lui era silenzioso, io ero lì che pensavo a quella strana reazione senza senso apparente di quel ragazzo che desiderava parlarmi con gli occhi lucidi e il cuore a pezzi. “Non capisco perché non mi parli mai. Mi accorgo di non esserti simpatico, ma io ci sto male.”.

Io allontano chi era lì a parlare con me, e anche lui si allontana. Lo seguo, gli spiego che secondo me era meglio parlarne da soli di certe cose. Detesto le scenate, detesto i gesti di slancio senza senso di fronte a qualcuno per sembrare più eroico o più patetico.

Poi casa, lui sa a cosa sto pensando. Sa che il mio pensiero è lì, fisso, come se fosse appuntato sul muro della memoria.

Io lo guardo e dico: “forse è meglio se per un po’ non ci vediamo più. Sarebbe meglio se ti trovassi una persona che pensa di meno alle cose e che sia più semplice”.

Un discorso che mi ha fatto una persona con cui sono cresciuta era molto simile: l’intelligenza è una condanna; gli uomini hanno bisogno di una partner stupida, così non hanno la mole di menate da parte della morosa e la si rigira. Chi vuole sentirsi le menate della propria morosa dopo il lavoro, l’università e gli amici?

Lui mi guardò e disse: “ma cosa stai dicendo?”

Io ripresi: “hai bisogno di una persona più semplice, fidati.”

Lui: “io so solo una cosa: ho bisogno di te.”

Un bacio, due, dieci, cento.

Notte, la notte dovrebbe portare consiglio. A me la notte porta solo confusione, e i sogni del mattino incutono più timore di tutto. Ti ho sognato stanotte. Hai inquinato i miei sogni con i tuoi incubi.

Si, sono in cerca di me stessa mentre mi perdo in altro, nonostante tutti questi mesi di litigate e di amore. E il peso dei pensieri continua ad inghiottirni nella sua vertigine.

 

Rise Against - Everchanging

By IrisCatter
At: 17:30
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sabato, 03 ottobre 2009

Not I, not yet

Mi è venuta la tachicardia, un leggero senso di soffocamento, e la stanza che rimbomba. In chiesa, matrimonio. Un attacco di panico legato a situazioni specifiche? No, troppo leggero per essere un attacco di panico. Solo un po’ di angoscia da matrimonio. Soprattutto ti viene di più il magone, quando vedi il bouquet quella sposa che ti sta arrivando in mano e ti sposti di un paio di passi. Il vuoto intorno a te, ti ci hanno costretta ad alzarti e a fare questa cerimonia stupida.

“E’ tuo, raccoglilo. Ti sei spostata apposta, ti abbiamo visto!”. Quel vago senso di stordimento e di imbarazzo.

Non è mio, è caduto; ma solo perché l’ho voluto.

Raccolgo quello che remane di quelle povere rose bianche distrutte nello schianto, e lo porto alla sposa.

Rilancialo, non è per me. Io non voglio sposarmi mai. Non perché non abbia trovato la persona giusta, ma perché non ha senso dover fare una promessa davanti ad un dio a cui non credo, o ad uno stato che non rispetta la legge.

Io sono già sposata, io sono sposata con i miei ideali e i miei sogni. Tutto il resto è ancillare. Tutto cambia nel tempo, le persone soprattutto. Se amo qualcuno ora, non è detto che questo possa durare per sempre. Ne sono la prova vivente.

Ti amo, ma solo per il tempo che sarà. Poi i matrimoni mi danno il panico. Non io, non ancora.

E poi ripenso ad una persona che ho conosciuto ieri… che ha vissuto tutto ciò che doveva vivere e ora si perde con le sue nevrosi. Lui è me con 10 anni di più, stessi pensieri, stesse emozioni, stesso senso di smarrimento. Problemi adolescenziali che ti inseguono nell’età adulta. Un bel ragazzo che lavora e che è arrivato dove voleva arrivare. Non sono professionale a parlare di ciò, ma lasciate che venga affascinata dai miei pazienti senza farglielo notare. E lui che si prende licenze e libertà con una figura professionale, ma lasciaglielo fare. Non importa se ti dice “ciao” sorridendo come si farebbe alla propria sorella minore.

Io non riesco ad avere limiti, non ne voglio avere, a causa del costante senso di smarrimento, mentre tu ti perdi nei dubbi sui picchi e sulla correttezza dei sentimenti che rimangono incastrati in ideali.

Si, vero, inciampiamo tutti nelle ombre che ci lasciamo dietro. Ma nessuno può dirti davvero come si vive, nemmeno uno psicologo.

 

Phil Collins – True colors

By IrisCatter
At: 12:57
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mercoledì, 16 settembre 2009

working class...

Il sistema sanitario nazionale mi sta sfruttando. Non un soldo, ma in compenso mi alzo alle 6 per tornare a casa alle 9 di sera. Lavoro, ti raccontano che è dura, ma non pensi così tanto.

In tutto ciò penso ad un sacco di cose. Cose belle e cose meno belle.

Mi perdo in questo turbinio di pensieri, la chiamano impulsività cognitiva. Dormo poco la notte, ho troppe cose da fare, e troppe cose a cui badare. Persone da visitare, perfetti sconosciuti ricoverati in psichiatria ai quali devo fare colloqui diagnostici; e persone che mi conoscono da quando sono nata che soffrono.

In tutto ciò ci sono i soliti problemi che si accumulano, ed il solito pensiero di sottofondo: “ti odio, per me sei morto”. E anche se mi perseguiti, non ne voglio più sapere davvero di te. Sono cambiata, mi piacciono cose diverse e ora il mio treno ha cambiato rotta. Lascio ad altre cagne il compito di pisciare su un albero obeso, con un principio – già ben avviato- di calvizia, stitico di slanci passionali e dall’uccello piccolo.

Lui vuole andare a convivere, lui vuole creare qualcosa, lui vuole avere una vita con me. Ed io? Io non so nemmeno cosa farò domani, cosa succederà tra un’ora. In più c’è quella persona che giocherella con i miei pensieri, anche stamattina è venuto a bussare alla porta dei miei sogni. So che farò una minchiata, lo so. È nella mia indole fottermi da sola, andare a cercare le cose più corrotte ed infatuarmi di queste. Che sia un depresso cronico fedifrago con un disturbo narcisismo covert, uno stronzo  o un tossico che si è bruciato il cervello con il crack, il discorso non cambia mai. Stesso copione, attori differenti.

Stringi i denti, hai un articolo da scrivere, una pubblicazione imminente ed un convegno a luglio a Berlino. In compenso ora vedremo che sarà anche della mia vita sentimentale, quanto tempo mi servirà per finire giù in un baratro emotivo dettato da una insana curiosità da sanare. È orribile soffrire di infatuazioni transitorie a carico di fanciulli che sai benissimo essere non indicati, mentre l’unica persona che davvero meriterebbe tutti i tuoi pensieri, con cui dividi il letto è ormai diventato scontato. Sono solo una stronza.

By IrisCatter
At: 17:02
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mercoledì, 26 agosto 2009

Borderline

Ho finito la tesi. Ho odiato abbastanza quello che amavo e pensavo di utilizzare come memento per la mia vita. Mi guardo in torno e ormai sono pronta ad etichettare persone con vari disturbi mentali. Istrionica, Borderline, Passivo-aggressivo, Narcisista, depressione bipolare di tipo due, ansia generalizzata, fobia specifica…

In tutto questo, tra le varie teorie psicologiche che hai dovuto disconfermare con 4 fantastici modelli - e quando uscirà l’articolo tante teste cadranno, eccome se cadranno,- ti sei ritrovata pure tu con i tuoi disturbi. Borderline, è la prima parola che ti viene in mente, e ormai una parte di te ne è convinta.

Ti ho cancellato, o meglio, ti sto cancellando a poco a poco. C’è il punto in cui dici che c’è stato un cambiamento. Come prima e dopo Cristo. Forse mi hai resa più fragile, forse perché ho tirato fuori una forza che non sapevo nemmeno di avere, ed ora mi sento più debole.

Poi ho scoperto in questi giorni di lontananza che sto bene senza te, che non soffro così tanto come pensavo, che sono innamorata della persona che condivide la vita con me.

Quindi io passo le mie notti a casa sua e con amici. Non so come sia ora la tua vita, spero che le cose vadano bene come desideri tu. Nonostante tutte le cose che hai detto, non voglio tornare ad un tira e molla. Non mi fa’ bene e non lo merito.

Forse borderline non ci nasci, ma ci diventi. Il mio anno 0, il mio picco di gioia, l’apice del martirio di me stessa. Con la mia vita dissoluta, la mia angoscia abbandonica, i miei repentini cambiamenti di umore, i tira e molla, la svalutazione e idealizzazione di me stessa e degli altri, e i miei pensieri “strani”. Questa sono io. Questa è la metamorfosi completa di un baco da seta diventato una farfalla deforme. Questa sono io.

 

Pierre-Auguste Renoir – By the Water

By IrisCatter
At: 09:22
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mercoledì, 05 agosto 2009

Lunedì mattina

Lunedì mattina, sono le 6. la sveglia suona.

“Amore, sono le 6. Ti porto a casa che alle 8 devo essere via.”

Lui si muove tra le lenzuola cercando di svegliarsi. Mi bacia, mi abbraccia. Facciamo l’amore.

Poi ci rivestiamo e andiamo.

Prendo la macchina, esco dal garage e vedo il cielo. Cielo plumbeo, alba arancione. La radio passa un pezzo di Rod Stewart: “the first cut is the deepest”. Io canticchio le differenti frasi, con voce bassa, la voce del sonno. I ricordi si intrecciano con il presente, si intrecciano in un groviglio di nodi che attanagliano i pensieri.

Casa sua, lui scende. Sua madre è fuori che innaffia le piante, mi saluta, io ripeto il suo gesto.

L’alba è ormai alta, e il sole prima arancio, ora si è nascosto tra le nuvole. Tra poco partiremo, io spengo il cervello. Di ciò che è stato, non mi è rimasto nulla. Sono serena ora. Dimentico il mondo e dal mondo sono dimenticata.

Tra poco si parte senza meta, ora la mia meta è il letto. Mi svesto e torno a letto. Tra poco mi sveglierò di nuovo, e dovrò far funzionare il cervello come un computer preciso, come farebbe un cecchino che deve prendere assolutamente la sua preda.

E continuerò a cantare quelle strofe, e continuerò a canticchiare quel motivetto.

Le lacrime sono andate, ora resta un sorriso e solo un pensiero. Ora so quello che ho, il resto non è così importante ora.

By IrisCatter
At: 11:48
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sabato, 25 luglio 2009

Cosa ne sarà poi?

Latito da parecchio, le idee migliori sono andate in vacanza e la mia voglia di scrivere pure. Io sono a casa a scrivere la tesi. Al di là di questo sto passando giorni sereni, giorni mondani, giorni di lavoro, uno scritto che prende forma e non è più una bozza sbiadita.

Sorridevo con il santo patrono dei fancazzisti, quando lui mi fece un commento: “Sarai una persona egocentrica, senza tatto e con l’assoluta incapacità di obiettività; ma comunque tra le persone che mi circondano sei la migliore.”

Io risposi: “è un particolare modo per dire che vedi lati buoni e negativi in me, o semplicemente un commento su quanto faccia schifo la tua vita?”

Sorrise: “Io tra una settimana parto, e questo weekend sono via. Non tornerò prima di sette mesi. E so già che un po’ mi mancherai”.

Io ripresi: “Dal letame nascono i fiori, ricordatelo. Anche non abbiamo stimoli, e ce li dobbiamo creare continuamente, credo che anche cose buone possano nascere dalla mediocrità. C’è chi si accontenta di questo e ci vive tranquillamente, e chi ha bisogno di stimoli. Comunque io non sono egocentrica.”

Lui sorrise: “Si, lo sei, e parecchio”.

Io chiusi il discorso: “comunque non ti preoccupare, ti verrò a trovare a Stoccolma.”

Io intanto penso a che cosa devo fare e a cosa farò. So solo che come al solito arrivo alla fine di luglio senza aver prenotato da nessuna parte e l’incapacità di progettare qualcosa. Una volta passato luglio, verrà agosto, poi settembre. Poi la laurea, il tirocinio e la disoccupazione. Bella prospettiva. Il futuro è davvero una trappola.

E mi viene spontaneo ora chiedermi se valga la pena rimanere qui, o evadere all’estero. E mi chiedo se mi fossi trasferita in una città ‘sì cara ai miei avi, che cosa sarebbe successo. Qualsiasi cosa sceglierai di fare, non hai la possibilità di vedere come sarebbe andata altrimenti. E non sarà uno sciocco programma televisivo a fare il punto della situazione nella tua vita. Intanto vai a feste, bevi, fai l’amore, leggi e scrivi, ma in tutto ciò la domanda è: che cosa ne sarà poi?

 

Charles-François Daubigny – Les Iles Vierges A Bezons

By IrisCatter
At: 18:30
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martedì, 21 luglio 2009

Fragile

Non sono un oggetto… e se fossi un oggetto sopra di me ci sarebbe una scritta rossa che recita: “fragile”.

Fa male essere trattati da oggetti, sei solo utile ad ultimare uno scopo, il resto non conta. Nessun feedback.

Mi sento usata, mi sento fragile. Ho pianto parecchio per questa storia, forse fra poche ore ci riderò su come una scema. In questo periodo sto andando fuori di testa.

Sto male quando cerco di dare o di fare qualcosa che possa far piacere, e non ricevere nessuna risposta, nessun commento. Anche un vaffanculo sarebbe accettato come risposta di dissenso.

Il silenzio distrugge, tu sei un oggetto. Piangi pure come una scema, sai che per quanto se ne possa dire certe persone non valgono, tu probabilmente per loro non vali nulla. Il sospetto ce l’hai sempre avuto, era sempre stato lì, ma poi c’è sempre la speranza che le persone possano cambiare, possano vedere qualcosa che tu sai di avere. Ma forse c’è davvero qualcosa di sbagliato, c’è davvero qualcosa di sbagliato in tutto questo. Che ti spezza. Per tanto così facciamo passare l’educazione in secondo piano, e sii mio nemico. Preferisco un nemico fidato, da guardare negli occhi e odiarlo ma con rispetto, piuttosto di avere amici di convenienza. Questo è quanto.

Grazie per la pugnalata alle spalle, almeno so che come si sente Cesare nel fare il padre. So chi ho di fronte a me.

By IrisCatter
At: 11:19
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sabato, 18 luglio 2009

Thinking on you...

Forse ho dato per scontato una persona per tutto questo tempo, non dandogli il giusto merito che in realtà meriterebbe e possiede. Quando sono stressata emotivamente, sto male, sto male davvero; le cose diventano insopportabili, pesanti, ed ho strane idee. Ieri ho deciso di staccare la spina emotiva da una certa cosa, ho capito davvero che non ne valeva la pena. E se oscillo tra il: “ti odio e ti amo”, il “ti voglio vedere morto, e senza di te non vivo”; ho smesso di oscillare, non ne vali la pena. Non vali il mio star male o il mio soffrire.

Ieri alle prime ore del mattino, dopo un insonnia che ormai mi accompagna da giorni interi, ho davvero capito la persona che possiedo ed il suo valore. Quale persona meravigliosa ho al mio fianco e io che sono stata così stupida a darla per scontata e a non valorizzarla come meritava. E lo capisco solo ora che sto meglio, ne vado orgogliosa. Mi sono svegliata e l’ho capito.

Se a volte sono pessima, se a volte penso ad altro e divento assolutamente incomprensibile, se a volte fingo di non interessarmi a te, in realtà lo capisco il valore che hai; il mio punto di equilibrio nel mio caos esistenziale. Se soffro ancora per cose passate che non si sono ancora concluse, la cosa più disarmante è che tu sei lì a sorreggermi e darmi solo il meglio.

Ti vedo, ti osservo, sorrido, grazie di esserci sempre per me. A volte non credo di meritarmi te, grazie.

 

Kazimir Malevich – Flower Girl

By IrisCatter
At: 11:03
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martedì, 14 luglio 2009

Il mio senso di vuoto

Ho la bocca dello stomaco che si chiude portando tutto ciò che c’è sotto questa ad essere aggrovigliato. Sono partita, ho dovuto farlo. Per sopravvivenza e per rilassarmi. Mi sono ubriacata, ho rivisto una mia carissima amica, ho preso il sole – anche se non si vede-, ho fatto sesso per tutti questi giorni con la persona che sta accompagnando la mia vita ormai da 7/8 mesi e sono felice che ci sia, ma quel sottofondo c’era. Forse perché è l’anniversario della morte di una persona cara, forse perché luglio è un mese che detesto. Forse perché ora devo scrivere la tesi, ma soprattutto perché mi sono imposta determinate cose. Sto cancellando, sputando sopra ciò che è stato della storia precedente. Niente più parole con te, anche se a volte mi sveglio che sono in lacrime, e la cosa più brutta è quando accade mentre lui mi abbraccia nel risveglio.

Lui mi racconta che sua zia si è suicidata quando era una bimba. Lui dice che non capisce il suicidio. Io guardo fuori dal finestrino di una macchina che mi riporta in Lomellina e dico: “io ci ho pensato. Non puoi sapere perché, ma i motivi possono essere tanti: una delusione d’amore, una malattia, un senso di vuoto costante, un modo di protesta. Io ci penso spesso, è l’ultimo atto che hai per prendere possesso di te stesso.”. Lui mi prende le mani e me le bacia: “non devi più pensarlo, mi fai troppo male”.

In tutto ciò penso che se davvero ho bisogno di attenzioni, tutto ciò che devo fare è morire.

Ma sono stupida lamentarmi, sono davvero stupida a farlo. Ho tutto, ho davvero tutto ciò che posso desiderare, tranne quella cosa. Quella fottutissima cosa che mi devasta e mi distrugge per la sua mancanza. Oltre al fatto che se davvero dovessi farla finita, farei male a molte, troppe persone. Poi per cosa? Per un mio capriccio? Per un mio inutile senso di vuoto e di inconsistenza. Secondo me ci nasci con quello, pochi cazzi. Ma anche con te c'era, non credere di essere così importante. Ci nasci ti ho detto, ci convivi. Ti rendi imprevedibile e ti fa' comportare in maniera strana. La gente non ti capisce, ma i tuoi sono movimenti apparenti. Ci convivi fino a quando non ti devasta.

 

Otto Ohm – Crepuscolaria

By IrisCatter
At: 10:49
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venerdì, 10 luglio 2009

The end

E' finito tutto...
Davvero tutto. Forse. Una lacrima. E' andata.
L'ultimo voto, l'ultima telefonata, l'ultimo e straziante addio a te. Ho chiuso una porta, oggi partirò per il mare per poi ritornare a Milano per lavorare sulla tesi.
Mi hai persa, io ho perso te.
Addio. L'ultimo grandioso voto e media del 29 e passa. L'ultima telefonata straziante.
Mi sento vuota oggi.
E il mio compleanno è stato due giorni fa'. Domani è l'anniversario della morte di mio nonno.
Ho sempre odiato luglio, mi ha sempre fatto strano il mese di luglio, e aprile a seguire.
Addio mio amato amore di mille anni fa'. Scompari come un soffio di vento, mentre il cuore piange.
E' passata la mia era, mi dimenticherai. Ci dimenticheremo l'un dell'altro. Lo so.
Io che avevo aperto questo posto per te, ora forse non ha nemmeno senso continuare...

Addio mio amato amore.

Silverchair - Miss You Love

 

By IrisCatter
At: 14:46
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domenica, 05 luglio 2009

La forza me l'hai fatta venire fuori tu.

MareCosa ci stavamo aspettando? Lui è qui nel mio letto. Sorrido, sono felice ma con quel sottofondo melanconico e di mood costantemente irrisolto che mi accompagna da molti mesi ormai. Penso, penso troppo. Pensare troppo fa’ male, fa male davvero. Non ho avuto nessuna risposta a quel messaggio, dopo quella sera del concerto del gruppo che ora amo tanto e che grazie a me hai conosciuto. Puff. Sparito.

E penso che tu sei stata la prima persona con cui ho dormito, con cui ho dormito davvero e non a passare la notte sveglia o a scappare da quella situazione di totale intimità. Forse perché con te non avevo vie di uscita o scappatoie. Non potevo fare altro.

Ora il partner è diverso, ormai rimane qui costantemente, e non devo inventarmi scuse o bugie. È di casa, piace per un tot di motivi, e si va in vacanza insieme.

Con te ho avuto mille difficoltà, mille bugie da inventarmi, mille discussioni da affrontare. Tu non eri nei canoni. Tu eri troppo stravagante, troppo diverso per una realtà della medio-alta borghesia con cui faccio i conti tutti i giorni. Io. Io che ultimamente spendo soldi solo in sigarette, libri e in Long Island. Che non ho più alcun interesse a prendere cose di marca, ma cose belle – che spesso non coincidono-. Tutti vorrebbero che i figli avessero il massimo, e ora che mi sento ancora alcune lontane critiche o battute, un po’ sorrido.

Forse arriverà il giorno in cui sclererò e dirò a lui: “stai zitto! Cosa vuoi saperne tu che non capisci nulla di queste cose” e lì mi vergognerò di me stessa come una ladra.

Forse un giorno mi trasformerò in quel mostro di superficialità che è mia madre. Quella con cui discutevi e che eri solito colpire con affermazioni affilate come coltelli.

Tu hai vissuto tutto quel periodo. Lui no. Forse lo voglio proteggere da queste cose, non le capirebbe davvero e ne soffrirebbe. Tu eri forte abbastanza da saperle, per incazzarti e ribattere, per vedermi piangere per questi motivi. E quando tu ancora oggi mi dici: “Tu sei sempre stata più forte di me”, a me vien da rispondere: “la forza me l’hai fatta venire fuori tu.”

Io aspetto il giorno in cui mi scambieranno con un mostro, forse il processo è già in atto. Intanto studio i meccanismi che sottendono la demenza e la depressione. Tutte le patologie alla fin della fiera sono organiche, le emozioni sono proteine.

Io ho bisogno di sapere che tu stai bene, o se soffri. Perché se abbiamo deciso di allontanarci, di farci le nostre vita, forse il mio orgoglio ha bisogno di sapere che io vivo ancora nella tua memoria. Ho paura della dimenticanza – della tua e della mia-, per questo non voglio diventare vecchia e demente come mia nonna e crepare in un ospizio con la capacità di un vegetale.

By IrisCatter
At: 11:37
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lunedì, 22 giugno 2009

22-06-09

Domani ho un esame. Merda! Non so nulla.

Il weekend è passato con il suo solito delirio, questa volta forse peggio.

“Allora?” chiese lui.

“allora…” Risposi io, riferendo ciò che venne fuori.

Un addio formale, freddo, senza lacrime e senza baci. Lui mi restituì l’anello che gli avevo ridato l’ultima volta. “E’ tuo, è un regalo che ho fatto a te, e voglio che ce l’abbia tu”.

Lui andò via alle nove di sera di ieri, e non passò per un ultimo straziante abbraccio.

Un freddo addio condensato in una aspettativa irrealistica avvenuto il giorno prima. Avrei voluto, già… Il Ticino ha una bella luce al tramonto, forse era destino. Già era destino che andasse così. Un sorriso malinconico, un abbraccio, trattenersi in un guscio perché l’emotività avrebbe distrutto questa idilliaca freddezza formale. La tua risata nervosa tradiva i tuoi sentimenti, ma forse non volevi incasinare la vita né a me né a te stesso.

Lui intanto delimita il territorio. Sapevo che sarebbe successo e nel mentre io mi chiedo se gli altri se ne rendono conto come capita a te, o se sono ignari di quando il loro comportamento possa essere prevedibile. Tu mi chiederai poi com’è andata, mi chiederai quante volte mi ha fatto avere un orgasmo, perché fondamentalmente una parte di me la vuoi ancora e ci sta male a sapere certe cose, ma le vuoi sapere. Io non nutrirò la tua curiosità. Sublimazione, o meglio pseudo-sublimazione la tua.

Perché tu stai male quando io sto male, e stai bene quando io sto bene?

Questo è illogico.

E mentre lui mi bacerà una dieci, cento volte, voglio solo che tu stia bene e di cancellarti dalla mia mente perché il pensiero della tua felicità per merito di un’altra persona, mi ucciderebbe.

E questi pensieri mi attanagliano e non mi fanno ragionare in modo coerente con i miei progetti..

 

Jan Brueghel Il Giovane – Il Paradiso

By IrisCatter
At: 08:22
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venerdì, 19 giugno 2009

Ignavia

Ritorna alla memoria un discorso che feci tempo addietro ad una persona. C’è chi vive alla grande e chi vorrebbe farlo, e si nasconde dietro le inerzie dei propri fallimenti e di qualcosa che potrebbe essergli rinfacciato, anche se del giudizio altri poco si interessa.

Al che ti ritrovai in questo discorso.

Il macchiavellico gioco di interessi parassitari che nasce dalla incapacità di vivere e di staccarsi – ciao cozza-. Perché un po’ ti ritrovo in questo, un po’ mi ci metto anch’io quando il mio livello di valori morali mi dice: “guarda che cazzo stai combinando!”. Il che mi porta a: 1) senso di colpa 2) frustrazione.

Ma il discorso su di te è molto più interessante, in quanto vivi da ignavo e non sai scegliere. Per un’impulsiva come me, la scelta non è mai difficile da prendere; forse è più difficile rimaner costante sulle mie decisioni a causa dei miei soliti dubbi. L’incertezza: questo è che ci fotte. Ma le relazioni umani generano di default incertezza, e quindi tra te che non sai scegliere e me, forse meglio scegliere. Tu scegli di non scegliere, o meglio sei più subdolo, mi dai pezzi del puzzle e mi dici: “completalo tu, poi dimmi”.

Si, ci vedremo. Si, non ti farò storie. Si, non ti farò sentire un verme – cosa per me non così facile-.

A questo punto sappi che poi ci sarà un definitivo, triste e inevitabile addio. Non avremo modo di vederci mai più, un taglio netto al cordone ombelicale e via.

Non cancellerò la memoria, in quanto comporta il cancellare anche parte della propria identità, ma ora io vivo un’altra vita senza te, e forse questa è davvero l’inevitabile fine di questi 3 anni insieme.

A dopo caro mio..

 

Paolo Uccello – La Principessa ed il Drago

By IrisCatter
At: 09:23
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martedì, 16 giugno 2009

Odiami

[Attenzione: Malato]

Una reazione chimica comporta un cambiamento dallo stato 1 della materia ad uno stato 2.

Le reazioni possono essere irreversibili, in questo caso è impossibile tornare allo stato originale, cosa che invece può accadere talune volte (vedi l'acqua).

Credo che anche nelle scienze umane ci sia questo processo. In fondo siamo atomi di carbonio.

Punto di non ritorno.

Se non faccio parte della soluzione, farò parte del precipitato.

 

Odiami con tutta la rabbia di cui sei capace. Odiami perché sono passione, perché sono euforia fine a se stessa, perché sono impulsiva, perché sono ghiaccio, perché sono emotività pura. Odiami perché io sto odiando me stessa. Odiami perché sono cambiata. Odiami perché adoravo farmi fottere da te. Odiami perché io godevo di te. Odiami perché tutto l’amore che ti ho dato e che abbiamo fatto, non è stato abbastanza. Odiami perché tutti gli amanti che ho avuto amavano scoparmi. Odiami perché ti odio. Odiami perché io ti amo. Odiami perché domani scoppierò in lacrime. Odiami perché domani non sarò da abbracciare, ma da prendere a sberle. Odiami perché domani sarà l’ultima volta che saprai qualcosa di me. Odiami perché domani rimpiangerai di avermi conosciuta. Odiami perché non riesco a toglierti dalla testa. Odiami perché nonostante la civetteria che metto negli incontri, non sono interessata alle prede. Odiami perché non sono più quella puttana frivola. Odiami perchè per vendetta contro me stessa, vorrei farmi scopare da chiunque. Odiami perché non riesco a mettere in atto la mia vendetta, visto che la sola idea mi fa stare di merda. Odiami perché ho smesso di essere ciò che ero e che una volta mi faceva stare bene. Odiami perché sono capace di illudere la gente. Odiami perché l’unica persona che ho allontanato era l’unica a cui è davvero importata qualcosa di me. Odiami per l’unica persona a cui è davvero importato qualcosa sei riuscito ad allontanarla. Odiami perché il suono del tuo nome rimbomba nella bocca soffocandomi. Odiami perché nonostante l’orologio trattenga il respiro, ho bisogno di te. Odiami perché mi sembra di aver creduto in qualcosa di astratto.

Odiami perché il futuro che avrai domani, non è lo stesso che avevi ieri.

Io nel tuo futuro di domani non voglio esserci nonostante tutto. Sbaglio a buttare tutto nel cesso, ma odiami anche per questo. Farmi odiare, forse sarebbe un bene per entrambi… visto che la vigilia mi porta ad essere scissa, e sto odiando me stessa.

By IrisCatter
At: 23:47
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