...:A place for my thoughts:...

Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.


...:Me:...

Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter


...:Amo:...

la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.


...:Odio:...

Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.


...:Ipse Dixit:...

"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.


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  mercoledì, 18 novembre 2009

Changing times...

Sono tornata da Firenze con più certezze che punti interrogativi. Viaggiare stimola la mente ed il cuore, accresce la fantasia e l'iniziativa. Ma non in questo momento, non ora. Il balsamo per tutti i mali sembra del tutto inefficace, sembra perdere il suo effetto.
Non credo che sia il caso di continuare a perdere tempo, quando hai già una decisione in mente, e sai già che questa non è la strada giusta per nessuno. Sai già che quella non è la tua strada, perchè di linee da tracciare e di traiettorie da seguire ce ne sono ancora parecchie.
Non sono mai stata una di quelle tipiche ragazze che si annullano al cospetto di cupido, non seguo come un segugio ogni piccolo passo per gioire degli ossi. Non lo sono. Ho sempre coltivato la mia individualità più di qualsiasi altra cosa. Chiamatelo egoismo, io lo chiamo bisogno di trovarsi. Non è il rispecchiarsi completamente in un'altra persona, che ti renderà più apprezzato agli occhi di questa. Non è il sentirsi costantemente con il fiato sul collo che rende felici. Tutt'altro.
Oltre ad un mio enorme problema a sopportare la noia, la monotonia, la routine. E se la fuga da questa non esiste nemmeno viaggiando, vuol dire che c'è qualcosa che non va'. Il vero lusso sarebbe viaggiare non muovendosi di un centimetro, come essere su una poltrona con i pop-corn in mano. Ma questo non è possibile per definizione. Tutto cambia, pure le persone. I miei gusti potrebbero magicamente cambiare e non apprezzare più i film di un certo tipo. Per un'incostante come me è la norma, non l'eccezione.
In tutto ciò devo rivedere parecchie cose, perchè così non si va' da nessuna parte. Una fotografia sarà bella in eterno, ma è statica. il bello delle cose è il loro cambiamento, come mutano e come evolvono. Io evolvo troppo in fretta probabilmente, così in fretta che nemmeno ciò che ieri reputavo grandioso oggi apprezzo.

Questa è una critica lucida.

By IrisCatter
At: 13:19
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martedì, 27 ottobre 2009

Tempesta ed entropia

Sono qui in questa stanza, guardo il soffitto e non faccio altro che ripetermi che sono un’idiota. Perché in fondo quanto può essere minima la felicità, un godere momentaneo, rispetto a tutto quello che comporterebbe questa cosa?!
Siamo sicuri di voler aprire il vaso di Pandora come abbiamo fatto in passato?! Siamo davvero così contenti di riaprire vecchie cicatrici e di buttarci sopra sale su sale?! Di ripeterci nei nostri errori?! Non so. Ormai mi rifiuto di pensare. Ok, si lanciano i dadi per andare avanti. Vediamo se la dea Bendata mi fa sgambetti o altro.
Ma in fondo le dinamiche interne e esterne hanno raggiunto livelli di caos tali da far invidia ad un ingorgo stradale; l’anarchia delle macchine che vogliono passare è un buon esempio esplicativo, ma non abbastanza. Odio l’entropia della mia vita. Non lo do a vedere, tutto sembra calma piatta. La stessa tranquillità prima della tempesta. Ti ho trattato di merda lo so, la cosa peggiore è che non ho sensi di colpa; ma solo un senso di incompletezza che si apre. Mi manca qualcosa, come sempre.
Le vertigini aumentano – forse per l’influenza-, le voglia di avere una bacchetta magica anche. Ma in fondo il bello delle persone è questo: il fatto che siamo tante teste, e a volte tante teste di cazzo! Ora ci alziamo e andiamo a cercare un ottimo spigolo dove poter tirare testate. Perché forse sono un idiota brava con le parole, ma troppo, troppo spesso legata all’emotività.
Ora davvero vale la pena di essere felici per poco quando sai che la tua vita a sta andando puttane (non che ora non lo stai facendo…)?! Poi posso essere accusata come mi capita assai di frequente di avere tutto, e di continuare a lamentarmi.
Si, è vero ho tutto. Ma tutto non è abbastanza, tutto mi da un senso di incompletezza totale. La mancanza basilare. Quella che mi sento di avere dal giorno in cui sono nata. Io non so più che cosa pensare… tiriamo una moneta… io scelgo testa…
Scusate, ora mi assento per sbattere la testa contro il muro.
 
Ivan Aivazovsky - The Nine Wave

By IrisCatter
At: 12:33
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lunedì, 05 ottobre 2009

Gestante di idee morte

Come sappiamo tutti la vita è un infinito rumore. Un suono che segue l’altro, in una sinfonia di caos inquietante. Nulla è davvero melodico.
Tu sei stato stonato per tutto questo tempo, andando fuori tempo e sbattendo con rabbia nelle pareti del mio ricordo. È vero ciò che si dice: non ci può essere distacco reale in quanto esiste il ricordo.
Brutto affare, vecchio topic. E ora che leggo ciò che scrivi, le banalità che le tue mani fanno uscire schiacciando oziosamente i tasti del computer, mi accorgo dell’errore.
Ma consolati mio amato amore di tanto tempo fa’. A questo proposito ieri avevo avuto una idea per un racconto, l’ennesimo inconcludente abbozzo geniale di qualcosa che non vedrà mai luce o che verrà partorito già morto. Sono una gestante di idee morte, trite e ritrite. E quando qualcosa è troppo innovativo, studio, mi informo, leggo sull’argomento per poi perderne completamente interesse.
Ieri prima di uscire con quello che ti ha sostituito, colui che ore calza meglio panni che a te erano stretti, immaginavo un mondo completamente avvolto da ombrelli. Una specie di ozonosfera tutta composta di ombrelli colorati. Sai che l’ombrello è uno degli oggetti a me più cari, tu sei uno dei pochi che conosce il mio amore spassionato per gli ombrelli, per il concetto di “ombrello”.
Pensa ad un mondo completamente avvolto da ombrelli. Metterebbe il sorriso in una giornata di pioggia qualsiasi, quando il mondo si tinge di grigio piombo. Ma per il sole? Oppure per la candida e dolce neve? Saresti in grado di rinunciare a questi? No, non avrebbe alcun senso e non avrebbe alcuna attenuante per la comodità delle rade intemperie. Poi si curerebbe soltanto un fattore marginale di ciò che provoca catastrofi a livello mondiale. Pensa solo a quello che accade all’interno della terra.
Rinunceresti alle cose negative ed insieme a quelle positive? Io no.
E per la cronaca, non sono più il tuo ombrello. Non voglio essere quell’entità che ti protegge e da usare a tuo uso e consumo. Quindi smettila di pensare a me, di scrivere di me, di vivere sulle miserie altrui e di inondarmi di parole che non hanno più alcun senso alle mie orecchie le rade volte che ci si sente. I tuoi problemi, non sono miei problemi. Se sei un fallito, sei destinato a fallire da solo e non di portarmi giù a picco con te. Tu per me non sei più niente, e avrei fatto meglio ad ascoltare consigli dati da qualcuno che sapeva già. Avrei dovuto farlo davvero. Io ho vissuto senza ombrello, ma non me ne pento. Ho il rammarico solo di ciò che ti ho dato senza avere nulla in cambio, ma tu puoi continuare a rimproverarti di molte che non sei stato in grado di dare per egoismo e per avarizia d’animo.

Edvard Munch - Dead of Marat I

By IrisCatter
At: 10:27
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mercoledì, 30 settembre 2009

Pensieri a cavallo di questa notte...

Hai avuto tutto il tempo del mondo, hai pensato e hai avuto le tue botte di vita. Senza chiederle, sono capitate. Che si tratti di un orgasmo oppure di uno schianto in macchina con tanto di esplosione da parte dell’airbag. Ho visto così tante nuvole mentre passeggiavo per la strada con lo sguardo all’insù, e ogni volta davo un significato. Siamo portati naturalmente a dare un significato alle cose che non riusciamo a definire con un bianco o un nero. Nulla. Sensazioni sospinte sulla superficie della pelle attraverso un senso.

L’incanto di un attimo che ti lascia senza fiato, sperando di averne un altro ancora. Ingordigia di emozioni e sensazioni. Rimango nel letto cercando il tepore di un bacio che la notte si è portata via. Insegno inglese, insegno un modo di ragionare, ma in fondo non posso insegnare emozioni. In fondo ci sono così poche cose che ti danno quel tuffo al cuore in grado di bloccare il respiro come imprigionare l’aria nella gola senza farla nè uscire né entrare.

Sappia comunque colui che dice che le sensazioni, i sentimenti e le emozioni che se sono volontarie, ha un grosso problema di ragionamento. Non è come mettere la moneta nella slot machine, sciocco. La mia volontà va a farsi fottere nelle emozioni e nei sentimenti. Sarebbe bello poter decidere, sarebbe bello e semplice. Non è così e tu sei un povero sciocco che si riempie la bocca e si sporca le mano di fregnacce idiote.

 

Wassily Kandinsky - Fugue

By IrisCatter
At: 23:30
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lunedì, 28 settembre 2009

Muro Bianco

Il pensiero di fondo è questo: noia.
La felicità da noia, la routine da noia. Siamo persone strane, abbiamo bisogno di viverci i nostri costanti drammi quotidiani, di perderci nella perversione di un momento che contamina con il suo essere marcio tutto il resto.
Una volta mi misi a discutere con un invasato religioso mentre bevevo una birra in colonne. Lui sosteneva che tutti sono peccatori: dal pedofilo che poi uccide le sue vittime al Dalai Lama, perchè commettere azioni disumane e essere di un'altra religione, sono uguali agli occhi di un Dio.
Abbiamo bisogno di perderci in sciocchi ed inutili dettagli per riuscire a fuggire da ciò che invece viene considerato bello, piacevole o giusto. Ma le cose positive annoiano, come dissi qualche post fa', la felicità non lascia cicatrici.
E nonostante la bruttezza dell'umanità in situazioni particolari come fiere di paese, giostre, compleanni con troppo alcol e altre serate etiliche; c'è quella cosa bella, innocente ed immacolata che ti risolleva. C'è solo un piccolo problema a questo punto: come fai a trovare la cosa bella in questo mare di merda?
Una mosca bianca è rara, ma se viene soffocata dalle altre non la noti.
In tutto questo, in una realtà contaminata da costante bisogno di drammi, egoismi e egocentrismo esasperato, mi viene da dire solo una cosa: sono nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Perchè in fondo anche i drammi annoiano. Sono esausta di gente che è racchisa dentro ad un nucleo di egocentrismo vittimistico. Ma poi, per cosa? Per dimostrare cosa?
Non cercare empatia, se sei il primo a non darla. Non cercare di sapere della vita di chi ti cerca, se sei tu il primo a non volerla sapere.
Mi viene in mente quel film vecchissimo dove dei mocciosi albini leggono nella mente della gente. Penserò anch'io al muro bianco. Tu intanto puoi anche morire che ora me ne sbatto altamente.

Torseten Jovinge - Kvarteret Bergsund

By IrisCatter
At: 10:33
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mercoledì, 23 settembre 2009

Riflessioni numeriche

Dissero che il comunismo è una teoria vincente, per quanto ne so io non è così.

Se un americano obeso mangia tre polli, ed un bambino denutrito africano non ne mangia nemmeno uno, la media sarà 1.5. Ora, mi sta bene che a tutti bisogna dare qualcosa, ma in fondo ci sono persone che meritano di più e non gli viene dato nulla. Ci sono persone che dimostrano di più, e non gli viene dato ciò che si meritano. Che questo sia un premio oppure una punizione. A questo punto, provate a immaginare di aver dato 100 e gli viene restituito 50, sarebbe corretto?

Il punto è che il sistema, qualsiasi sistema dovrebbe essere basato sulla meritocrazia, e non sulla presunzione di merito. Ma al di là di questo, l’esperienza insegna e ora fottiamocene.

Se un ciccione obeso e pure pedofilo ha voglia di mangiarsi tre polli, faglieli pure mangiare, ma intanto augurati che uno degli ossicini gli vada di traverso e che possa morire soffocato. Almeno così il povero ed affamato bambino africano che non ha mai fatto male ad una mosca, possa mangiare almeno uno o due polli rimanenti.

P.s. Ora la Russia se non sbaglio è uno fascio unico. Da un estremo all’altro…

 

Editors - Smokers Outside The Hospital Doors

 

By IrisCatter
At: 16:49
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giovedì, 17 settembre 2009

Tartaruga

Ultimamente non sono una persona credibile, lo so. Una settimana fa’ mi laureavo. Tu mi hai regalato un braccialetto di platino con un grazioso pendaglio a forma di tartaruga. Oggi dopo la pioggia ero fuori dal reparto di psichiatria e guardavo la tartarughina nel laghetto artificiale sola insieme agli altri pesci. Capita che i pazienti abbandonino qui esseri viventi: pesci, tartarughe, parenti, amici; rientra tutto nella normalità. Quella sera ti sei sentito così misero quando mi è arrivato il braccialetto regalatomi da un amico, un braccialetto di Tiffany.

Quella sera ti sei sentito misero, io ti ho ripetuto che non lo eri affatto. Non amo le cose pacchiane e vistose come sai, ho apprezzato molto di più il biglietto che mi hai scritto. Il “Ti amo” finale. Indipendentemente da tutto ho bisogno di te, sono felice con te. Non sono credibile nel dire queste cose, lo so. Ma per ogni piccola cosa che fai, ti devo tantissimo, ed è vero.

Prendo le mie sbandate, credo che sia normale. Non sono mai stata costante, ho gusti troppo mutevoli e cangianti, e la maggior parte delle volte ho bisogno di crearmi problemi da sola. Ma tu sei la mia costante.

È vero quello che si dice in giro, anche se non mi crederai: la felicità, non lascia cicatrici. Non vuol dire che se non ho mai pianto, urlato, fatto a pezzi la mia vita per te, ciò significhi che non hai senso per me. In realtà non ce n’è mai stato il bisogno. Tu non mi lasci cicatrici perché mi lasci carezze.

In ogni cosa, in ogni respiro, in ogni dettaglio. È per questo che oggi, dopo la lezione di danza, sono passata da te. È per questo che scrivo queste cose che tu non leggerai. Avevo necessità di una carezza, di un bacio e sento la necessità di esternare pensieri e sensazioni. Sto imparando molto, e molto mi devi ancora insegnare.

Grazie.

 

Gustav Klimt – Il Bacio

By IrisCatter
At: 23:32
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lunedì, 31 agosto 2009

Little Voice

A volte sento quella voce. Ma, si, quella voce fastidiosa. Quella che a volte non ti fa’ dormire, poi la zittisco e torna tutto a posto. Si chiama coscienza quella vocina, si chiama rimorso, si chiama colpa, si chiama rancore. Alla vocina dai tanti nomi. Ora la mia vocina ormai si dissolve come tenebra all’alba, come cenere al vento. I colori in realtà sono composti da cenere. Un quadro non è altro che un migliaio di pennellate, una statua un migliaio di scalpellati, un amore un migliaio di baci. Poco romantico, ma tutto si scompone. Eggià.

E quella vocina del cazzo non esiste più, l’ho uccisa, soffocata con il mio cuscino, o più semplicemente si è stufata di punzecchiarmi visto che non davo risposta. Non vivo di rimorsi, di colpe, di rancore e di coscienza. Si vive al momento, e se si è con me bene, altrimenti pace.

Mi sei saltata in mente cara vocina perché era da un po’ che non c’eri più, e come quando non senti più un suono continuo, quando cessa ti accorgi della sua mancanza. Bene a me sono serviti mesi per accorgermene. Bene, ora ti rispedisco da dove sei venuta, visto che tu non mi sei mancata per nulla.

Anzi, a volte le vocine sono meglio da soffocare piuttosto che lasciare loro spazio e l’opportunità che soffochino te.

 

David Hockney – A Bigger Splash

By IrisCatter
At: 17:15
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mercoledì, 26 agosto 2009

Borderline

Ho finito la tesi. Ho odiato abbastanza quello che amavo e pensavo di utilizzare come memento per la mia vita. Mi guardo in torno e ormai sono pronta ad etichettare persone con vari disturbi mentali. Istrionica, Borderline, Passivo-aggressivo, Narcisista, depressione bipolare di tipo due, ansia generalizzata, fobia specifica…

In tutto questo, tra le varie teorie psicologiche che hai dovuto disconfermare con 4 fantastici modelli - e quando uscirà l’articolo tante teste cadranno, eccome se cadranno,- ti sei ritrovata pure tu con i tuoi disturbi. Borderline, è la prima parola che ti viene in mente, e ormai una parte di te ne è convinta.

Ti ho cancellato, o meglio, ti sto cancellando a poco a poco. C’è il punto in cui dici che c’è stato un cambiamento. Come prima e dopo Cristo. Forse mi hai resa più fragile, forse perché ho tirato fuori una forza che non sapevo nemmeno di avere, ed ora mi sento più debole.

Poi ho scoperto in questi giorni di lontananza che sto bene senza te, che non soffro così tanto come pensavo, che sono innamorata della persona che condivide la vita con me.

Quindi io passo le mie notti a casa sua e con amici. Non so come sia ora la tua vita, spero che le cose vadano bene come desideri tu. Nonostante tutte le cose che hai detto, non voglio tornare ad un tira e molla. Non mi fa’ bene e non lo merito.

Forse borderline non ci nasci, ma ci diventi. Il mio anno 0, il mio picco di gioia, l’apice del martirio di me stessa. Con la mia vita dissoluta, la mia angoscia abbandonica, i miei repentini cambiamenti di umore, i tira e molla, la svalutazione e idealizzazione di me stessa e degli altri, e i miei pensieri “strani”. Questa sono io. Questa è la metamorfosi completa di un baco da seta diventato una farfalla deforme. Questa sono io.

 

Pierre-Auguste Renoir – By the Water

By IrisCatter
At: 09:22
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domenica, 16 agosto 2009

Stendhal

L’ultimo verso della canzone dice: “e non sarai mai un’emozione da poco”. A volte non ti credo, è nella mia indole non credere a parole dette sulla frenesia del momento, tu invece me lo ripeti ormai come un mantra.

Nei riflessi di questo mare turchese di Croazia mi sono innamorata di tutto, non mi sono innamorata di nulla. La sindrome di Stendhal è quando vedi una cosa talmente bella da paralizzarti, da svenire, da avere le vertigini, da avere tremori, da avere il batticuore, da avere un infarto. Questa è la cosa terribile delle cose sublimi.Croazia... Rovinj

Noi siamo irrimediabilmente attratti da ciò che può parlare di noi, da ciò che ci riguarda. Non si esprime la propria essenza solo attraverso l’espressione del volto o attraverso il tono di voce. La camminata, i gesti, il vestiario, non sono che cliché del proprio modo di essere. Qualcuno disse che le stelle brillano, senza che nessuno glielo chieda, che le persone ti amano senza che glielo venga richiesto. Ma noi alla fine brilliamo, ci innamoriamo, siamo attratti, proviamo emozioni per qualcosa che ci avvicina a noi stessi.

Gli artisti non fanno altro che portare alla luce nuovi ritratti di loro stessi, anche quando dipingono un altro volto, anche quando ritraggono un paesaggio. Questo è quanto. Anche le persone “normali”, quelle che trovano superfluo l’aggettivo “artista” tengono a ricercare sempre se stessi nelle cose che amano, nelle cose che fotografano, nelle cose che scrivono. Che queste siano le cicatrici di una felice vacanza, o la loro tesi di laurea quinquennale. Cerchiamo sempre noi stessi, anche quando non lo facciamo di proposito. Si cerca sempre di aggiungere un frammento di puzzle a quella metà mancante di mela. Che sia un uomo, che sia una casa, cerchiamo di completarci, di ritrovarci ancora una volta.

E quando al mattino mi svegli con un: “buon giorno, ti amo.”; forse è un altro sciocco modo per ritrovare se stessi riflettendosi nei tuoi occhi verdi e vedere le perle che si schiudono in una collana di sorrisi.

E nonostante la felicità, a volte i pensieri arrivano. Quelli non li puoi fermare, quelli sono la vera persona. Ti rifletti in quello che ami, trovi te stesso in quello che ami, ma a volte quello che hai non basta per conoscere davvero se stessi. È per questo che nonostante la felicità il cuore sussulta quando deve sussultare, sai che quella canzone è dedicata a te. Perché alla fine ciò che sei non lo dimentichi, non puoi dimenticare ciò che una parte di te in fondo in fondo ama ancora.

By IrisCatter
At: 12:18
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martedì, 21 luglio 2009

Fragile

Non sono un oggetto… e se fossi un oggetto sopra di me ci sarebbe una scritta rossa che recita: “fragile”.

Fa male essere trattati da oggetti, sei solo utile ad ultimare uno scopo, il resto non conta. Nessun feedback.

Mi sento usata, mi sento fragile. Ho pianto parecchio per questa storia, forse fra poche ore ci riderò su come una scema. In questo periodo sto andando fuori di testa.

Sto male quando cerco di dare o di fare qualcosa che possa far piacere, e non ricevere nessuna risposta, nessun commento. Anche un vaffanculo sarebbe accettato come risposta di dissenso.

Il silenzio distrugge, tu sei un oggetto. Piangi pure come una scema, sai che per quanto se ne possa dire certe persone non valgono, tu probabilmente per loro non vali nulla. Il sospetto ce l’hai sempre avuto, era sempre stato lì, ma poi c’è sempre la speranza che le persone possano cambiare, possano vedere qualcosa che tu sai di avere. Ma forse c’è davvero qualcosa di sbagliato, c’è davvero qualcosa di sbagliato in tutto questo. Che ti spezza. Per tanto così facciamo passare l’educazione in secondo piano, e sii mio nemico. Preferisco un nemico fidato, da guardare negli occhi e odiarlo ma con rispetto, piuttosto di avere amici di convenienza. Questo è quanto.

Grazie per la pugnalata alle spalle, almeno so che come si sente Cesare nel fare il padre. So chi ho di fronte a me.

By IrisCatter
At: 11:19
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sabato, 18 luglio 2009

Thinking on you...

Forse ho dato per scontato una persona per tutto questo tempo, non dandogli il giusto merito che in realtà meriterebbe e possiede. Quando sono stressata emotivamente, sto male, sto male davvero; le cose diventano insopportabili, pesanti, ed ho strane idee. Ieri ho deciso di staccare la spina emotiva da una certa cosa, ho capito davvero che non ne valeva la pena. E se oscillo tra il: “ti odio e ti amo”, il “ti voglio vedere morto, e senza di te non vivo”; ho smesso di oscillare, non ne vali la pena. Non vali il mio star male o il mio soffrire.

Ieri alle prime ore del mattino, dopo un insonnia che ormai mi accompagna da giorni interi, ho davvero capito la persona che possiedo ed il suo valore. Quale persona meravigliosa ho al mio fianco e io che sono stata così stupida a darla per scontata e a non valorizzarla come meritava. E lo capisco solo ora che sto meglio, ne vado orgogliosa. Mi sono svegliata e l’ho capito.

Se a volte sono pessima, se a volte penso ad altro e divento assolutamente incomprensibile, se a volte fingo di non interessarmi a te, in realtà lo capisco il valore che hai; il mio punto di equilibrio nel mio caos esistenziale. Se soffro ancora per cose passate che non si sono ancora concluse, la cosa più disarmante è che tu sei lì a sorreggermi e darmi solo il meglio.

Ti vedo, ti osservo, sorrido, grazie di esserci sempre per me. A volte non credo di meritarmi te, grazie.

 

Kazimir Malevich – Flower Girl

By IrisCatter
At: 11:03
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giovedì, 16 luglio 2009

Colpevoli e succubi

Ho sempre sospettato che il nemico naturale di un gatto domestico, fosse l’aspirapolvere. Come se questo possa aspirarlo dentro di se. Effettivamente non sarebbe divertente essere aspirato da un oggetto rumoroso che fa’ lo stesso rumore – amplificato - di quando un gatto soffia ad un altro gatto.

Sono giorni di silenzio per me.

Mi sveglio alle sei del mattino per poi andare a letto a mezza notte. Dormo poco, penso troppo, la gente si aspetta troppo. Dobbiamo essere sempre competitivi, organizzati, carini e coccolosi. Io intanto ho il solito sottofondo che mi segue come la mia ombra, il mio buco nero personale.

Tempo fa’ scrissi un racconto prendendo spunto da un fatto realmente accaduto. Volevo fare una antologia di racconti sul suicidio, ma non credo che nessuna casa editrice abbia voglia di pubblicarmelo. Dobbiamo essere sempre belli, prestanti e pronti ad ogni occasione. Composti sia nell’euforia che nel dolore.

A volte credo che non ci siano più emozioni vere, reali e sentite. Ma che è tutta una patina di ciò che è rassomigliante ad una sbiadita situazione. Ci si confonde tra la folla in metropolitana. I vecchietti fanno finta di non aver bisogno di sedersi, si aggrappano alle sbarre scivolose di metallo per non cadere, con le loro braccia sottili e ormai fragili, e vengono sballottati come palline del flipper. Uomini di vetro che si fingono ancora uomini di acciaio. Poi vedi gente della tua età che non gli concede il posto, per maleducazione o per ignoranza. Tutti facciamo parte di questa grande bugia collettiva. Ne siamo tutti colpevoli e ne siamo tutti succubi.

 

John Everett Millais – The Vale of Rest

 

By IrisCatter
At: 11:08
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mercoledì, 01 luglio 2009

Telefono senza fili

Quando c’è qualche cosa che non va, le persone se la prendono a) con gli altri b) con loro stessi c) si nascondono e cercano di aggirare gli ostacoli. La maggior parte delle volte con gli altri perchè non sanno capire che la colpa da qualche parte è anche loro.

Scivolo sull’asfalto con i miei pattini, sono mesi che non pattino più. L’ultima volta è stato l’anno scorso sul ghiaccio, il risultato è stato di due bambini falciati e una botta sui reni che si è protratta per una settimana.

C’è chi ha bisogno di fare lo slalom tra le macchine che passano a grande velocità e di cercare di rimanere in piedi quando il tuo equilibrio si ribalta. Forse sentirti in una certa sensazione morale, cerca un corrispettivo fisico. Voglio volare ora.

Rifletto su diverse cose. Ci sono periodi che non funzionano: non è l’astrologo che ti dice quand’è, ma tutto sommato ci sono periodi in cui devi rimettere in discussione qualcosa al fine di tagliare i rami secchi.

Se il mondo è una continuazione circolare di rimandi gestuali, si ha una sorta di telefono senza fili in quanto il significato originale si perde… Si passa da “Gianni guarda Maria mangiare una mela” a “Gianni mangia Maria guardando una mela” o “la mela mangia Gianni e Maria che la guardano”.

Ufficialmente guardiamo le situazioni sia a caldo che a mente fredda, le cose cambiano e Gianni è un cannibale! Ma di recente sono venuta a conoscenza di bizzarri esperimenti (spero ora solo concettuali) che affermano che sia possibile compiere azioni senza provare emozioni. Appena ho sentito codesta cosa ho pensato: “Oh Mio Dio! Devo propormi come cavia!”; ma poi pensando anche al semplice condizionamento, questo verrebbe a meno.

Poi, vivresti davvero le esperienze e gli errori senza provare emozioni? Toglieresti davvero quelle stupende e quelle terribili, che ti fanno passare giorni sul cesso a vomitare? No. Le emozioni ci rendono fragili esseri umani, dotati anche di libero arbitrio. Senza emozioni saremmo solo dei pezzi di metallo con la possibilità di usare altri pezzi di metallo.

A volte quando qualcosa non va, prima di prendersela, dovremmo chiederci il perché…

 

Meglio ridere di se stessi, prima che lo faccia qualcun altro.

 

Pieter Van Laer - Paesaggio con giocatori di mora.

By IrisCatter
At: 12:50
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lunedì, 22 giugno 2009

22-06-09

Domani ho un esame. Merda! Non so nulla.

Il weekend è passato con il suo solito delirio, questa volta forse peggio.

“Allora?” chiese lui.

“allora…” Risposi io, riferendo ciò che venne fuori.

Un addio formale, freddo, senza lacrime e senza baci. Lui mi restituì l’anello che gli avevo ridato l’ultima volta. “E’ tuo, è un regalo che ho fatto a te, e voglio che ce l’abbia tu”.

Lui andò via alle nove di sera di ieri, e non passò per un ultimo straziante abbraccio.

Un freddo addio condensato in una aspettativa irrealistica avvenuto il giorno prima. Avrei voluto, già… Il Ticino ha una bella luce al tramonto, forse era destino. Già era destino che andasse così. Un sorriso malinconico, un abbraccio, trattenersi in un guscio perché l’emotività avrebbe distrutto questa idilliaca freddezza formale. La tua risata nervosa tradiva i tuoi sentimenti, ma forse non volevi incasinare la vita né a me né a te stesso.

Lui intanto delimita il territorio. Sapevo che sarebbe successo e nel mentre io mi chiedo se gli altri se ne rendono conto come capita a te, o se sono ignari di quando il loro comportamento possa essere prevedibile. Tu mi chiederai poi com’è andata, mi chiederai quante volte mi ha fatto avere un orgasmo, perché fondamentalmente una parte di me la vuoi ancora e ci sta male a sapere certe cose, ma le vuoi sapere. Io non nutrirò la tua curiosità. Sublimazione, o meglio pseudo-sublimazione la tua.

Perché tu stai male quando io sto male, e stai bene quando io sto bene?

Questo è illogico.

E mentre lui mi bacerà una dieci, cento volte, voglio solo che tu stia bene e di cancellarti dalla mia mente perché il pensiero della tua felicità per merito di un’altra persona, mi ucciderebbe.

E questi pensieri mi attanagliano e non mi fanno ragionare in modo coerente con i miei progetti..

 

Jan Brueghel Il Giovane – Il Paradiso

By IrisCatter
At: 08:22
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