...:A place for my thoughts:...

Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.


...:Me:...

Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter


...:Amo:...

la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.


...:Odio:...

Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.


...:Ipse Dixit:...

"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.


...:Links:...

Ambigiutà
Bunny licious
Bunny Suicide!
Clinica dei pupazzi
Cultura Celtica
Dead Psychologists Society
Happy Tree Friends
Hieronymus Bosch
il bene!
Mark Ryden
Musica!
Progetto_Pompadour
Ray Ceasar
Van Gogh


*loading* persone che hanno perso tempo da queste parti.


...:Archive:...

oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007


...:Categorie:...

acide riflessioni
comunicazioni di servizio
ermetismi fuori luogo
me vs me
pensieri
schegge di vita
sleri motivati
tso


...:Dissero:..

IrisCatter in Procrastinazione
utente anonimo in Procrastinazione
IrisCatter in Procrastinazione
utente anonimo in Procrastinazione
sangervasio in Tempesta ed entropia
LunaNeraFoKeTTa in Tempesta ed entropia
tempoedax in Tempesta ed entropia
Pusolottola in Tempesta ed entropia
TonyM in Tempesta ed entropia
Menestrello75 in Tempesta ed entropia


...:Musica:...

The Cure; Placebo; Brand New; Funeral For A Friend; Tacking Back Sunday; Feeder; Einaudi; Finch; Fiona Apple; Wombats; We Are Scientists; Alanis Morissette; Armor For Sleep; Death Cab for Cutie; The Doors; De Andrè; Garbage; Idlewind; Incubus; Kaiser Chiefs; Nine Inch Nails; Maximo Park; Modena City Ramblers; Banda Bardò; Rise Against; Marcy Playground; Muse; Panic! At The Disco; Relient K; Silverchair; Subsonica; Teatro degli Orrori; Afterhours; The Starting Line; The Used; The Strokes; Sigur Ros; Thrice; Tre Allegri Ragazzi Morti; Vinicio Capossela


...:Film:...

Arancia Meccanica; Fight Club; Il Mago Di Oz; La Mia Vita A Garden State;L'Arte Del Sogno; L'Attimo Fuggente; The Libertine; American Psycho; Schindler's List; Eternal Sunshine Of The Spotless Mind; Lolita; Full Metal Jacket; Shining; Edward Mani Di Forbice; Alice Nel Paese Delle Meraviglie; Otello; Romeo+Juliette; Il Mercante Di Venezia; Paura E Delirio A Las Vegas; Trainspotting; Million Dollar Baby; Dieci Cose Che Odio Di Te; La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano; Il Favoloso Mondo Di Amélie; The Blues Brothers; Ed Wood; La 25a Ora; Come Te Nessuno Mai; Blow; Buon Compleanno Mrs Grape; Il Giardino Delle Vergini Suicide; Le Fate Ignoranti; Romanzo Criminale; Saturno Contro; Zodiac; Traffic; Donnie Darko; Memento; The Elephant Man; Io sono Leggenda; Santa Maradona; Juno... Altri...


...:Time is running out:...


...:Ringraziamenti:...

Layout&Template by Arkvallish
Image: Ray Caesar
Host by Splinder


...:Cose Non Meglio Identificate:...


Heracleum blog & web tools


  martedì, 10 novembre 2009

Cronache di un compleanno.

Cosa direbbe tua madre se sapesse che sali in macchina con gente fatta di eroina?

Delirio, paura e realtà cruda

La notte a cavallo tra sabato e domenica è il momento in cui arrivò lui. Io ero in un locale con i miei amici per festeggiare la laurea di uno di questi. Tre long Island per festeggiare. A metà del mio terzo drink arriva lui. Occhi a mezz’asta, deambulazione rallentata e difficoltosa.

<Hey auguri!> dico io sorridendo, sabato era il suo compleanno.

Lui sorride forzatamente, e dice grazie abbracciandomi. So cos’hai fatto, e so perché sei qui.

Io mi scosto dai miei amici con lui e gli chiedo che ha, le solite e insignificanti frasi di routine. Lui mi abbraccia nuovamente e mi chiede se ho visto gli altri. No, non li ho visti ma so che il mio moroso deve arrivare a minuti.

Diluvia, come se il cielo volesse lavarci le nostre coscienze sporche in questa notte nera come pece. Arrivano gli altri, quelli che conosciamo entrambi. Il mio moroso mi schiocca un bacio mentre lui mi guarda, poi si sposta verso il bancone e ordina un cuba. Lo beve avidamente, come se dovesse saziare una sete orrenda che lo divora. poi finisce anche il mio cocktail.

Io voglio solo andare a casa. Ma desisto a questo egoistico pensiero e mi faccio trascinare dalla folla in direzione di altra meta. So benissimo che dovrei salite in macchina con il mio moroso e andare via, lontano da lui, lontano da quella situazione.

Lui irrompe e chiede: <Ma siete tutti con qualcuno?>

Io lo guardo e gli dico: <Se vuoi vengo io in macchina con te, ti va?>

Lui mugugna qualcosa di incomprensibile, al che lo prendo sotto braccio e sorridendo apro l’ombrello per accompagnarci alla macchina. Lui inserisce le chiavi nella serratura, e apre. Vorrei guidare al posto suo, gli esprimo il mio desiderio, ma lui mi dice di no, che è in grado.

Accende, la macchina prende vita e parte. La macchina sfreccia tra strade prima del centro poi di campagna, non riesce ad andare dritto, la macchina vorrebbe andare addosso a marciapiedi ed altre auto parcheggiate, lui sistema la traiettoria come se fosse casuale il suo gesto. Ho paura, ho davvero paura.

<Fermati, ti prego, fermati!> Lui esegue l’ordine.

<Che hai *****? Mi spieghi che cos’hai?> gli dico io con voce apparentemente calma.

<Tu hai paura, vero?> Mi interroga guardando prima negli occhi e poi distogliendo lo sguardo.

<No> Mento io, poi proseguo <Ma dimmi che è successo, che cos’hai?>

<E’ che sono un fallito, ecco cosa c’è. C’è che tra poco mi licenziano>

<Questo non lo sai per certo>

<No, lo so. Me l’hanno già detto. Io cazzo, non voglio fare l’operaio tutta la vita. Io me ne devo andare via da questa città di merda. Io se sto qui mi ammazzo!>

<*****, tu ora non sei in te. Tu sei una persona che vali, e non te ne rendi nemmeno conto!>

<Dimmi almeno una cosa positiva di me.>

Io lo guardo negli occhi, so di aver ragione, e lo sa anche lui: <Tu sei una persona creativa, più creativa di quanto io possa mai esserlo. Sei in gamba, sei curioso, hai voglia di metterti in gioco. Anche se a volte non ti sopporto perché sei troppo fisico, se non me ne fottesse un cazzo di te, non sarei qui ora a parlarti.>. La voce mi trema, il respiro diventa più affannoso. Fuori continua a piovere e i vetri si sono completamente appannati.

<Ti prego, non piangere!> dice lui.

<Non sto piangendo> rispondo io, ho solo freddo e mi dispiace per te.

Dopo qualche secondo di silenzio, lui dice: <Posso farti una domanda? Promettimi che non lo dirai agli altri…>

<Te lo giuro!>

<Che cos’ha il tuo ragazzo che io non ho?>

Lo guardo. La classica domanda che non vorresti mai che ti fosse fatta da una persona che tutto sommato in passato ti era anche interessata, e che ora passata la botta di benessere dell’eroina è andata giù.

Io lo guardo e gli dico: <*****, tu non hai nulla da invidiare a lui. Tu sei una persona fragile che sta male, basta.>

Lui mi fa’: <io sono un maniaco depressivo, tu li curi quelli come me. Curami. Se no, cazzo, io vado in comunità. Lì mi mettono a posto. Lo mettono a posto un fallito come me, così mi disintossico. Una ragazza come te non starebbe mai con me. Tu mi piaci, mi piaci.>

Al che respiro ed espiro per qualche secondo poi rispondo con tutta l’onesta che puoi usare quando sai che non vuoi ferire: <Se non stessi con il lui, probabilmente vorrei una persona come te al mio fianco. Senza l’eroina, ma vorrei una persona che caratterialmente sia esattamente come te. Io sto insieme a lui, ma fidati che ti ho sempre considerato una splendida persona. Io a te ci tengo, se no non sarei qui con te ora.>

L’unica cosa che non vorresti è essere dentro i pensieri deprimenti di una persona a cui vuoi bene quando l’eroina scende.

Gli dico di venire al mio posto. Guido io.

Arriviamo a destinazione. Gli altri gli danno del tossico di merda, lui riceve gli insulti senza curarsene troppo. Dopo di che si addormenta. Io appena vedo il mio ragazzo lo abbraccio, lo bacio, ma il pensiero è sempre lì. Non volevi essere nei pensieri di una persona che soffre, non si merita di stare male anche per te.

Dopo mezz’ora lo sveglio. <Ti porto a casa, guido io *****> gli dico.

Fuori piove ancora, le mie scarpe sono zuppe. Lui in macchina sta zitto, poi una volta sotto casa sua mi abbraccia e mi dice che è stato tutto il giorno solo, che voleva una persona vicina. Mi faccio dare il suo numero, <domani ti vengo a trovare e ci prendiamo un caffè, se no parliamo un po’ in macchina>, gli dico.

Il mio moroso è arrivato a prendermi. Gli bacio la guancia, lui dice che rimane lì un po’ a dormire.

Salgo in macchina del mio moroso che mi dice di lasciare perdere, che c’è passato prima lui, e che ci sto male e basta. Io non rispondo, continuo a guardare la pioggia che cade sul finestrino.

Il giorno dopo lo chiamo per vederci per parlare un po’. Mi dice che non può, è partito.

 

Kings of leon – Use Somebody

By IrisCatter
At: 20:19
commenti + + + comunicazioni di servizio, tso , schegge di vita






mercoledì, 04 novembre 2009

Procrastinazione

Sono stati giorni intensi, troppo pieni di vita da descrivere, sfuggenti alle parole.

Tra emozioni intense sia positive che negative, in balia di borderline al limite del tso e tra l’insubordinazione globale. Tra danze scatenate nel pogo violento del concerto dei rise against e l’inettitudine trasformata in frustrazione di gente che vuole avere la meglio su di te, ma si dimostra succube della sua arroganza mischiata a invidia. Non mi piace l’invidia, preferisco l’odio per tanto così.

In tutto ciò c’è una canzone che mi rimbomba in testa da ieri. Quella canzone che parla così tanto di noi, tanto da essere la nostra canzone. Ma la cosa più sconvolgente è che non mi ha fatto effetto, mentre il pubblico faceva gli auguri al cantante con la sua chitarra acustica in mano. Tu sei cenere, il passato che si dissolve come fumo nel vento di novembre. Novembre, il mese in cui si piangono i defunti e si fanno progetti per natale e capodanno. Le solite cose che ci fanno continuare a respirare, la procrastinazione di desideri e sensazioni. Il fare progetti senza portarne a termine nemmeno uno. Ho idee brillanti in questo periodo, ma nemmeno il tempo di appuntarle ad un foglio volante. Per questo che mi sono bloccata.

Tu non sai che ho dimenticato il tuo odore, il tuo sapore, il colore dei tuoi occhi. E per quanto tu mi possa sembrare patetico in questo momento, non rido di te. Perché in fondo non siamo mai stati così diversi, sempre portati alla lotta costantemente, a riempirci la voragine dei nostri incubi.

Tra due settimane avrò l’occasione di andare a Firenze, vado con lui. Tu che fingi che lui non esista, lui c’è. Mi sono persa, ma so esattamente la strada del ritorno. Ho sempre avuto un senso dell’orientamento impeccabile. Ti manca un ulteriore pezzo alla mia vita, ma questa pugnalata me la risparmio, tu non puoi sapere quanto ho amato chi non sai che esiste. Per questo presto farò un altro viaggio. Non alla ricerca di me stessa come spesso faccio, ma per cercare quelle emozioni perdute e quelle persone splendide che nei miei tour incontro.

Divertiti a rimanere in una vita piatta e comune. Questo non è il mio destino.

By IrisCatter
At: 16:08
commenti (4) + + + pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita






martedì, 20 ottobre 2009

Inconsistenza di una voce.

Si stagliano nel cielo le stelle più luminose. Ora la macchina torna a casa, veloce, e niente. Si stava in silenzio ad ascoltare la radio dopo i pensieri di stasera. Tu vuoi un bimbo, vuoi una famiglia; io no. Non ora, non senza certezze e non senza la sicurezza di essere pronta davvero.

Una telefonata durante il ritorno. Rispondo. La voce piange, ha bisogno di aiuto. Si fa’ inversione e si ritorna indietro. Richiamo, la voce è lì che piange ancora. Lui mi da un bacio e mi dice di andare con quella voce poi in macchina.

Arriviamo, la voce è in strada, giù dalla macchina che urla e minaccia di chiamare i carabinieri. Poi la voce scatta come una molla e picchia il ragazzo che l’ha fatta soffrire. Poi uno schiaffo sulla guancia della voce. Lei si rintana in macchina e poi scatta, lui le chiude la portiera in faccia e le colpisce il volto. Il colpo della portiera fa’ sbattere la testa della voce contro la carrozzeria. Il labbro sopra è tagliato, la testa è colpita.

Mi butto in mezzo, non mi piace vedere certe scene. La voce riparte alla carica contro quel ragazzo, gli tira sberle, pugni. Ma una voce non può fare molto contro un uomo, se non muoversi per rabbia.

Io mi metto dentro e la difendo.

Poi lei chiama i carabinieri tra le lacrime: “ Buona sera, come faccio a denunciare una persona che mi ha picchiata?”

Il carabiniere le dice di andare in ospedale.

Alla fine la prendo e la porto in macchina. Mi offro di offrire, ma nonostante tutto vuole guidare lei. Guida nervosa e con rabbia, va sopra rotonde e taglia curve. Ho paura, piange. Poi arriviamo in ospedale.

La denuncia non è stata fatta.

By IrisCatter
At: 17:05
commenti (1) + + + comunicazioni di servizio, schegge di vita, acide riflessioni






martedì, 13 ottobre 2009

Life is a crap...

Lei è bellissima, di una bellezza incontaminata. Bella come un quadro di Botticelli. Non saprei darle un età, è splendida e basta. Io ho il mio camice e sto fumando. So chi è lei, lo so. Parliamo spesso di te anche se non lo sai, so che cosa hai fatto e perché ti trovi qui. Tu attacchi bottone con me, parlandomi delle tue cose, delle tue aspirazioni e delle cose che stai progettando di fare. Io ti ascolto, è piacevole ascoltarti. Poi ti devo lasciare.

Ora sento chi ha da dire le proprie cose, sfoggiando conoscenza e consapevolezza.

La cosa che stavo pensando oggi è questa: è assurdo di quanta gente cerchi di morire, o muore davvero e la cosa più assurda è pensare a quante persone muoiono e hanno così voglia di vivere. Che sia un tumore, un incidente, una botta in testa, una rapina finita a male… è assurdo il valore che si da alla vita: totale o nullo.

E mentre penso a qull’uomo che conosco che ha perso la moglie di recente, penso quanto sia orribile la vita… Indipendentemente dal fatto che tu voglia vivere o meno. Che tu abbia un tumore, che tu abbia un malessere dentro, c’è quel senso di dissoluzione.

‘Fanculo, dovevo fare selezione del personale.

 

Pieter Brueghel the Elder - Il Trionfo della Morte

By IrisCatter
At: 16:43
commenti (2) + + + pensieri, comunicazioni di servizio, tso , acide riflessioni






sabato, 10 ottobre 2009

10/10/09

Ti ho sognato stanotte.

3.30 di notte, lui mi riporta a casa dopo una serata moderatamente etilica. Lui era silenzioso, io ero lì che pensavo a quella strana reazione senza senso apparente di quel ragazzo che desiderava parlarmi con gli occhi lucidi e il cuore a pezzi. “Non capisco perché non mi parli mai. Mi accorgo di non esserti simpatico, ma io ci sto male.”.

Io allontano chi era lì a parlare con me, e anche lui si allontana. Lo seguo, gli spiego che secondo me era meglio parlarne da soli di certe cose. Detesto le scenate, detesto i gesti di slancio senza senso di fronte a qualcuno per sembrare più eroico o più patetico.

Poi casa, lui sa a cosa sto pensando. Sa che il mio pensiero è lì, fisso, come se fosse appuntato sul muro della memoria.

Io lo guardo e dico: “forse è meglio se per un po’ non ci vediamo più. Sarebbe meglio se ti trovassi una persona che pensa di meno alle cose e che sia più semplice”.

Un discorso che mi ha fatto una persona con cui sono cresciuta era molto simile: l’intelligenza è una condanna; gli uomini hanno bisogno di una partner stupida, così non hanno la mole di menate da parte della morosa e la si rigira. Chi vuole sentirsi le menate della propria morosa dopo il lavoro, l’università e gli amici?

Lui mi guardò e disse: “ma cosa stai dicendo?”

Io ripresi: “hai bisogno di una persona più semplice, fidati.”

Lui: “io so solo una cosa: ho bisogno di te.”

Un bacio, due, dieci, cento.

Notte, la notte dovrebbe portare consiglio. A me la notte porta solo confusione, e i sogni del mattino incutono più timore di tutto. Ti ho sognato stanotte. Hai inquinato i miei sogni con i tuoi incubi.

Si, sono in cerca di me stessa mentre mi perdo in altro, nonostante tutti questi mesi di litigate e di amore. E il peso dei pensieri continua ad inghiottirni nella sua vertigine.

 

Rise Against - Everchanging

By IrisCatter
At: 17:30
commenti (3) + + + pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita, me vs me






lunedì, 05 ottobre 2009

Gestante di idee morte

Come sappiamo tutti la vita è un infinito rumore. Un suono che segue l’altro, in una sinfonia di caos inquietante. Nulla è davvero melodico.
Tu sei stato stonato per tutto questo tempo, andando fuori tempo e sbattendo con rabbia nelle pareti del mio ricordo. È vero ciò che si dice: non ci può essere distacco reale in quanto esiste il ricordo.
Brutto affare, vecchio topic. E ora che leggo ciò che scrivi, le banalità che le tue mani fanno uscire schiacciando oziosamente i tasti del computer, mi accorgo dell’errore.
Ma consolati mio amato amore di tanto tempo fa’. A questo proposito ieri avevo avuto una idea per un racconto, l’ennesimo inconcludente abbozzo geniale di qualcosa che non vedrà mai luce o che verrà partorito già morto. Sono una gestante di idee morte, trite e ritrite. E quando qualcosa è troppo innovativo, studio, mi informo, leggo sull’argomento per poi perderne completamente interesse.
Ieri prima di uscire con quello che ti ha sostituito, colui che ore calza meglio panni che a te erano stretti, immaginavo un mondo completamente avvolto da ombrelli. Una specie di ozonosfera tutta composta di ombrelli colorati. Sai che l’ombrello è uno degli oggetti a me più cari, tu sei uno dei pochi che conosce il mio amore spassionato per gli ombrelli, per il concetto di “ombrello”.
Pensa ad un mondo completamente avvolto da ombrelli. Metterebbe il sorriso in una giornata di pioggia qualsiasi, quando il mondo si tinge di grigio piombo. Ma per il sole? Oppure per la candida e dolce neve? Saresti in grado di rinunciare a questi? No, non avrebbe alcun senso e non avrebbe alcuna attenuante per la comodità delle rade intemperie. Poi si curerebbe soltanto un fattore marginale di ciò che provoca catastrofi a livello mondiale. Pensa solo a quello che accade all’interno della terra.
Rinunceresti alle cose negative ed insieme a quelle positive? Io no.
E per la cronaca, non sono più il tuo ombrello. Non voglio essere quell’entità che ti protegge e da usare a tuo uso e consumo. Quindi smettila di pensare a me, di scrivere di me, di vivere sulle miserie altrui e di inondarmi di parole che non hanno più alcun senso alle mie orecchie le rade volte che ci si sente. I tuoi problemi, non sono miei problemi. Se sei un fallito, sei destinato a fallire da solo e non di portarmi giù a picco con te. Tu per me non sei più niente, e avrei fatto meglio ad ascoltare consigli dati da qualcuno che sapeva già. Avrei dovuto farlo davvero. Io ho vissuto senza ombrello, ma non me ne pento. Ho il rammarico solo di ciò che ti ho dato senza avere nulla in cambio, ma tu puoi continuare a rimproverarti di molte che non sei stato in grado di dare per egoismo e per avarizia d’animo.

Edvard Munch - Dead of Marat I

By IrisCatter
At: 10:27
commenti (4) + + + comunicazioni di servizio, acide riflessioni, sleri motivati, ermetismi fuori luogo






sabato, 03 ottobre 2009

Not I, not yet

Mi è venuta la tachicardia, un leggero senso di soffocamento, e la stanza che rimbomba. In chiesa, matrimonio. Un attacco di panico legato a situazioni specifiche? No, troppo leggero per essere un attacco di panico. Solo un po’ di angoscia da matrimonio. Soprattutto ti viene di più il magone, quando vedi il bouquet quella sposa che ti sta arrivando in mano e ti sposti di un paio di passi. Il vuoto intorno a te, ti ci hanno costretta ad alzarti e a fare questa cerimonia stupida.

“E’ tuo, raccoglilo. Ti sei spostata apposta, ti abbiamo visto!”. Quel vago senso di stordimento e di imbarazzo.

Non è mio, è caduto; ma solo perché l’ho voluto.

Raccolgo quello che remane di quelle povere rose bianche distrutte nello schianto, e lo porto alla sposa.

Rilancialo, non è per me. Io non voglio sposarmi mai. Non perché non abbia trovato la persona giusta, ma perché non ha senso dover fare una promessa davanti ad un dio a cui non credo, o ad uno stato che non rispetta la legge.

Io sono già sposata, io sono sposata con i miei ideali e i miei sogni. Tutto il resto è ancillare. Tutto cambia nel tempo, le persone soprattutto. Se amo qualcuno ora, non è detto che questo possa durare per sempre. Ne sono la prova vivente.

Ti amo, ma solo per il tempo che sarà. Poi i matrimoni mi danno il panico. Non io, non ancora.

E poi ripenso ad una persona che ho conosciuto ieri… che ha vissuto tutto ciò che doveva vivere e ora si perde con le sue nevrosi. Lui è me con 10 anni di più, stessi pensieri, stesse emozioni, stesso senso di smarrimento. Problemi adolescenziali che ti inseguono nell’età adulta. Un bel ragazzo che lavora e che è arrivato dove voleva arrivare. Non sono professionale a parlare di ciò, ma lasciate che venga affascinata dai miei pazienti senza farglielo notare. E lui che si prende licenze e libertà con una figura professionale, ma lasciaglielo fare. Non importa se ti dice “ciao” sorridendo come si farebbe alla propria sorella minore.

Io non riesco ad avere limiti, non ne voglio avere, a causa del costante senso di smarrimento, mentre tu ti perdi nei dubbi sui picchi e sulla correttezza dei sentimenti che rimangono incastrati in ideali.

Si, vero, inciampiamo tutti nelle ombre che ci lasciamo dietro. Ma nessuno può dirti davvero come si vive, nemmeno uno psicologo.

 

Phil Collins – True colors

By IrisCatter
At: 12:57
commenti (4) + + + comunicazioni di servizio, tso , schegge di vita, me vs me






mercoledì, 30 settembre 2009

Pensieri a cavallo di questa notte...

Hai avuto tutto il tempo del mondo, hai pensato e hai avuto le tue botte di vita. Senza chiederle, sono capitate. Che si tratti di un orgasmo oppure di uno schianto in macchina con tanto di esplosione da parte dell’airbag. Ho visto così tante nuvole mentre passeggiavo per la strada con lo sguardo all’insù, e ogni volta davo un significato. Siamo portati naturalmente a dare un significato alle cose che non riusciamo a definire con un bianco o un nero. Nulla. Sensazioni sospinte sulla superficie della pelle attraverso un senso.

L’incanto di un attimo che ti lascia senza fiato, sperando di averne un altro ancora. Ingordigia di emozioni e sensazioni. Rimango nel letto cercando il tepore di un bacio che la notte si è portata via. Insegno inglese, insegno un modo di ragionare, ma in fondo non posso insegnare emozioni. In fondo ci sono così poche cose che ti danno quel tuffo al cuore in grado di bloccare il respiro come imprigionare l’aria nella gola senza farla nè uscire né entrare.

Sappia comunque colui che dice che le sensazioni, i sentimenti e le emozioni che se sono volontarie, ha un grosso problema di ragionamento. Non è come mettere la moneta nella slot machine, sciocco. La mia volontà va a farsi fottere nelle emozioni e nei sentimenti. Sarebbe bello poter decidere, sarebbe bello e semplice. Non è così e tu sei un povero sciocco che si riempie la bocca e si sporca le mano di fregnacce idiote.

 

Wassily Kandinsky - Fugue

By IrisCatter
At: 23:30
commenti (1) + + + pensieri, comunicazioni di servizio, acide riflessioni, ermetismi fuori luogo






lunedì, 28 settembre 2009

Muro Bianco

Il pensiero di fondo è questo: noia.
La felicità da noia, la routine da noia. Siamo persone strane, abbiamo bisogno di viverci i nostri costanti drammi quotidiani, di perderci nella perversione di un momento che contamina con il suo essere marcio tutto il resto.
Una volta mi misi a discutere con un invasato religioso mentre bevevo una birra in colonne. Lui sosteneva che tutti sono peccatori: dal pedofilo che poi uccide le sue vittime al Dalai Lama, perchè commettere azioni disumane e essere di un'altra religione, sono uguali agli occhi di un Dio.
Abbiamo bisogno di perderci in sciocchi ed inutili dettagli per riuscire a fuggire da ciò che invece viene considerato bello, piacevole o giusto. Ma le cose positive annoiano, come dissi qualche post fa', la felicità non lascia cicatrici.
E nonostante la bruttezza dell'umanità in situazioni particolari come fiere di paese, giostre, compleanni con troppo alcol e altre serate etiliche; c'è quella cosa bella, innocente ed immacolata che ti risolleva. C'è solo un piccolo problema a questo punto: come fai a trovare la cosa bella in questo mare di merda?
Una mosca bianca è rara, ma se viene soffocata dalle altre non la noti.
In tutto questo, in una realtà contaminata da costante bisogno di drammi, egoismi e egocentrismo esasperato, mi viene da dire solo una cosa: sono nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Perchè in fondo anche i drammi annoiano. Sono esausta di gente che è racchisa dentro ad un nucleo di egocentrismo vittimistico. Ma poi, per cosa? Per dimostrare cosa?
Non cercare empatia, se sei il primo a non darla. Non cercare di sapere della vita di chi ti cerca, se sei tu il primo a non volerla sapere.
Mi viene in mente quel film vecchissimo dove dei mocciosi albini leggono nella mente della gente. Penserò anch'io al muro bianco. Tu intanto puoi anche morire che ora me ne sbatto altamente.

Torseten Jovinge - Kvarteret Bergsund

By IrisCatter
At: 10:33
commenti (3) + + + comunicazioni di servizio, acide riflessioni, sleri motivati, ermetismi fuori luogo






mercoledì, 23 settembre 2009

Riflessioni numeriche

Dissero che il comunismo è una teoria vincente, per quanto ne so io non è così.

Se un americano obeso mangia tre polli, ed un bambino denutrito africano non ne mangia nemmeno uno, la media sarà 1.5. Ora, mi sta bene che a tutti bisogna dare qualcosa, ma in fondo ci sono persone che meritano di più e non gli viene dato nulla. Ci sono persone che dimostrano di più, e non gli viene dato ciò che si meritano. Che questo sia un premio oppure una punizione. A questo punto, provate a immaginare di aver dato 100 e gli viene restituito 50, sarebbe corretto?

Il punto è che il sistema, qualsiasi sistema dovrebbe essere basato sulla meritocrazia, e non sulla presunzione di merito. Ma al di là di questo, l’esperienza insegna e ora fottiamocene.

Se un ciccione obeso e pure pedofilo ha voglia di mangiarsi tre polli, faglieli pure mangiare, ma intanto augurati che uno degli ossicini gli vada di traverso e che possa morire soffocato. Almeno così il povero ed affamato bambino africano che non ha mai fatto male ad una mosca, possa mangiare almeno uno o due polli rimanenti.

P.s. Ora la Russia se non sbaglio è uno fascio unico. Da un estremo all’altro…

 

Editors - Smokers Outside The Hospital Doors

 

By IrisCatter
At: 16:49
commenti (4) + + + comunicazioni di servizio, sleri motivati, ermetismi fuori luogo






lunedì, 31 agosto 2009

Little Voice

A volte sento quella voce. Ma, si, quella voce fastidiosa. Quella che a volte non ti fa’ dormire, poi la zittisco e torna tutto a posto. Si chiama coscienza quella vocina, si chiama rimorso, si chiama colpa, si chiama rancore. Alla vocina dai tanti nomi. Ora la mia vocina ormai si dissolve come tenebra all’alba, come cenere al vento. I colori in realtà sono composti da cenere. Un quadro non è altro che un migliaio di pennellate, una statua un migliaio di scalpellati, un amore un migliaio di baci. Poco romantico, ma tutto si scompone. Eggià.

E quella vocina del cazzo non esiste più, l’ho uccisa, soffocata con il mio cuscino, o più semplicemente si è stufata di punzecchiarmi visto che non davo risposta. Non vivo di rimorsi, di colpe, di rancore e di coscienza. Si vive al momento, e se si è con me bene, altrimenti pace.

Mi sei saltata in mente cara vocina perché era da un po’ che non c’eri più, e come quando non senti più un suono continuo, quando cessa ti accorgi della sua mancanza. Bene a me sono serviti mesi per accorgermene. Bene, ora ti rispedisco da dove sei venuta, visto che tu non mi sei mancata per nulla.

Anzi, a volte le vocine sono meglio da soffocare piuttosto che lasciare loro spazio e l’opportunità che soffochino te.

 

David Hockney – A Bigger Splash

By IrisCatter
At: 17:15
commenti (6) + + + comunicazioni di servizio, tso , acide riflessioni, ermetismi fuori luogo






domenica, 16 agosto 2009

Stendhal

L’ultimo verso della canzone dice: “e non sarai mai un’emozione da poco”. A volte non ti credo, è nella mia indole non credere a parole dette sulla frenesia del momento, tu invece me lo ripeti ormai come un mantra.

Nei riflessi di questo mare turchese di Croazia mi sono innamorata di tutto, non mi sono innamorata di nulla. La sindrome di Stendhal è quando vedi una cosa talmente bella da paralizzarti, da svenire, da avere le vertigini, da avere tremori, da avere il batticuore, da avere un infarto. Questa è la cosa terribile delle cose sublimi.Croazia... Rovinj

Noi siamo irrimediabilmente attratti da ciò che può parlare di noi, da ciò che ci riguarda. Non si esprime la propria essenza solo attraverso l’espressione del volto o attraverso il tono di voce. La camminata, i gesti, il vestiario, non sono che cliché del proprio modo di essere. Qualcuno disse che le stelle brillano, senza che nessuno glielo chieda, che le persone ti amano senza che glielo venga richiesto. Ma noi alla fine brilliamo, ci innamoriamo, siamo attratti, proviamo emozioni per qualcosa che ci avvicina a noi stessi.

Gli artisti non fanno altro che portare alla luce nuovi ritratti di loro stessi, anche quando dipingono un altro volto, anche quando ritraggono un paesaggio. Questo è quanto. Anche le persone “normali”, quelle che trovano superfluo l’aggettivo “artista” tengono a ricercare sempre se stessi nelle cose che amano, nelle cose che fotografano, nelle cose che scrivono. Che queste siano le cicatrici di una felice vacanza, o la loro tesi di laurea quinquennale. Cerchiamo sempre noi stessi, anche quando non lo facciamo di proposito. Si cerca sempre di aggiungere un frammento di puzzle a quella metà mancante di mela. Che sia un uomo, che sia una casa, cerchiamo di completarci, di ritrovarci ancora una volta.

E quando al mattino mi svegli con un: “buon giorno, ti amo.”; forse è un altro sciocco modo per ritrovare se stessi riflettendosi nei tuoi occhi verdi e vedere le perle che si schiudono in una collana di sorrisi.

E nonostante la felicità, a volte i pensieri arrivano. Quelli non li puoi fermare, quelli sono la vera persona. Ti rifletti in quello che ami, trovi te stesso in quello che ami, ma a volte quello che hai non basta per conoscere davvero se stessi. È per questo che nonostante la felicità il cuore sussulta quando deve sussultare, sai che quella canzone è dedicata a te. Perché alla fine ciò che sei non lo dimentichi, non puoi dimenticare ciò che una parte di te in fondo in fondo ama ancora.

By IrisCatter
At: 12:18
commenti + + + pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita, ermetismi fuori luogo






mercoledì, 05 agosto 2009

Lunedì mattina

Lunedì mattina, sono le 6. la sveglia suona.

“Amore, sono le 6. Ti porto a casa che alle 8 devo essere via.”

Lui si muove tra le lenzuola cercando di svegliarsi. Mi bacia, mi abbraccia. Facciamo l’amore.

Poi ci rivestiamo e andiamo.

Prendo la macchina, esco dal garage e vedo il cielo. Cielo plumbeo, alba arancione. La radio passa un pezzo di Rod Stewart: “the first cut is the deepest”. Io canticchio le differenti frasi, con voce bassa, la voce del sonno. I ricordi si intrecciano con il presente, si intrecciano in un groviglio di nodi che attanagliano i pensieri.

Casa sua, lui scende. Sua madre è fuori che innaffia le piante, mi saluta, io ripeto il suo gesto.

L’alba è ormai alta, e il sole prima arancio, ora si è nascosto tra le nuvole. Tra poco partiremo, io spengo il cervello. Di ciò che è stato, non mi è rimasto nulla. Sono serena ora. Dimentico il mondo e dal mondo sono dimenticata.

Tra poco si parte senza meta, ora la mia meta è il letto. Mi svesto e torno a letto. Tra poco mi sveglierò di nuovo, e dovrò far funzionare il cervello come un computer preciso, come farebbe un cecchino che deve prendere assolutamente la sua preda.

E continuerò a cantare quelle strofe, e continuerò a canticchiare quel motivetto.

Le lacrime sono andate, ora resta un sorriso e solo un pensiero. Ora so quello che ho, il resto non è così importante ora.

By IrisCatter
At: 11:48
commenti + + + pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita, me vs me






martedì, 21 luglio 2009

Fragile

Non sono un oggetto… e se fossi un oggetto sopra di me ci sarebbe una scritta rossa che recita: “fragile”.

Fa male essere trattati da oggetti, sei solo utile ad ultimare uno scopo, il resto non conta. Nessun feedback.

Mi sento usata, mi sento fragile. Ho pianto parecchio per questa storia, forse fra poche ore ci riderò su come una scema. In questo periodo sto andando fuori di testa.

Sto male quando cerco di dare o di fare qualcosa che possa far piacere, e non ricevere nessuna risposta, nessun commento. Anche un vaffanculo sarebbe accettato come risposta di dissenso.

Il silenzio distrugge, tu sei un oggetto. Piangi pure come una scema, sai che per quanto se ne possa dire certe persone non valgono, tu probabilmente per loro non vali nulla. Il sospetto ce l’hai sempre avuto, era sempre stato lì, ma poi c’è sempre la speranza che le persone possano cambiare, possano vedere qualcosa che tu sai di avere. Ma forse c’è davvero qualcosa di sbagliato, c’è davvero qualcosa di sbagliato in tutto questo. Che ti spezza. Per tanto così facciamo passare l’educazione in secondo piano, e sii mio nemico. Preferisco un nemico fidato, da guardare negli occhi e odiarlo ma con rispetto, piuttosto di avere amici di convenienza. Questo è quanto.

Grazie per la pugnalata alle spalle, almeno so che come si sente Cesare nel fare il padre. So chi ho di fronte a me.

By IrisCatter
At: 11:19
commenti (4) + + + comunicazioni di servizio, acide riflessioni, me vs me, sleri motivati, ermetismi fuori luogo






giovedì, 16 luglio 2009

Colpevoli e succubi

Ho sempre sospettato che il nemico naturale di un gatto domestico, fosse l’aspirapolvere. Come se questo possa aspirarlo dentro di se. Effettivamente non sarebbe divertente essere aspirato da un oggetto rumoroso che fa’ lo stesso rumore – amplificato - di quando un gatto soffia ad un altro gatto.

Sono giorni di silenzio per me.

Mi sveglio alle sei del mattino per poi andare a letto a mezza notte. Dormo poco, penso troppo, la gente si aspetta troppo. Dobbiamo essere sempre competitivi, organizzati, carini e coccolosi. Io intanto ho il solito sottofondo che mi segue come la mia ombra, il mio buco nero personale.

Tempo fa’ scrissi un racconto prendendo spunto da un fatto realmente accaduto. Volevo fare una antologia di racconti sul suicidio, ma non credo che nessuna casa editrice abbia voglia di pubblicarmelo. Dobbiamo essere sempre belli, prestanti e pronti ad ogni occasione. Composti sia nell’euforia che nel dolore.

A volte credo che non ci siano più emozioni vere, reali e sentite. Ma che è tutta una patina di ciò che è rassomigliante ad una sbiadita situazione. Ci si confonde tra la folla in metropolitana. I vecchietti fanno finta di non aver bisogno di sedersi, si aggrappano alle sbarre scivolose di metallo per non cadere, con le loro braccia sottili e ormai fragili, e vengono sballottati come palline del flipper. Uomini di vetro che si fingono ancora uomini di acciaio. Poi vedi gente della tua età che non gli concede il posto, per maleducazione o per ignoranza. Tutti facciamo parte di questa grande bugia collettiva. Ne siamo tutti colpevoli e ne siamo tutti succubi.

 

John Everett Millais – The Vale of Rest

 

By IrisCatter
At: 11:08
commenti (1) + + + comunicazioni di servizio, schegge di vita, acide riflessioni, ermetismi fuori luogo