Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.
Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter
la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.
Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.
"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.
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domenica, 29 novembre 2009
Ora che la mia vita si divede tra esseri stronziformi - con la pretesa di essere migliori di tutto il resto del globo – e gente proveniente dai peggiori bar della Lomellina, stiamo andando; non so bene dove, ma stiamo andando. Non si gioca più ora, si fa’ su serio.
Ora si tirano fuori le unghie ed i denti e si lavora sul serio. Sorrido pensando all’invidia altrui. Si, sorrido davvero amaramente e con un filo di disgusto. Alla fin della fiera non mi sento così bene, mi fa’ sorridere la gente che si incazza perché si rode il fegato per quello che ho. Ma non importa, non mi importa più davvero. Che si fottano. In fondo chi ha bisogno di criticare gli altri per sentirsi un poco meglio rispetto alla propria condizione di mediocrità, passerà il resto della sua vita a soffocare nella merda autoprodotta – una coprofagia non riconosciuta come tale-.
Nel frattempo potremmo dilungarci abbondantemente sulla differenza tra “scemo” e “stronzo”, sul perché le suore hanno i baffi, e pure sulla composizione chimica dei gas all’interno dell’universo, ma in fondo ultimamente gli esseri umani ragionano con l’istinto, la ragione è un lusso troppo elettivo da poter essere utilizzato. I sentimenti accartocciano le bozze di buone idee e le buttano via nel cestino della carta. Potrei protestare con me stessa della curiosità insita che mi porta a passare ultimamente ore ed ore a parlare con perfetti sconosciuti, e non solo per lavoro. L’aria e le sue molecole impazzite mi hanno conquistata con la forza di una delicata e gentile mano e on il nero fascino minato da argento. Per ora si hanno buone idee e li si accantona lì, ci sono prima altre cose da fare (vedi revisione articolo scientifico pro pubblicazione).
Il resto poi attende valutazioni differenti che prenderemo in considerazione con macchiavellica attenzione. Per il resto vivo, scrivo, penso e lascio vivere; il resto può fottersi.
Giovanni Domenico Ferretti – Arlecchino e Colombina
By IrisCatter
At: 14:01
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mercoledì, 18 novembre 2009
Sono tornata da Firenze con più certezze che punti interrogativi. Viaggiare stimola la mente ed il cuore, accresce la fantasia e l'iniziativa. Ma non in questo momento, non ora. Il balsamo per tutti i mali sembra del tutto inefficace, sembra perdere il suo effetto.
Non credo che sia il caso di continuare a perdere tempo, quando hai già una decisione in mente, e sai già che questa non è la strada giusta per nessuno. Sai già che quella non è la tua strada, perchè di linee da tracciare e di traiettorie da seguire ce ne sono ancora parecchie.
Non sono mai stata una di quelle tipiche ragazze che si annullano al cospetto di cupido, non seguo come un segugio ogni piccolo passo per gioire degli ossi. Non lo sono. Ho sempre coltivato la mia individualità più di qualsiasi altra cosa. Chiamatelo egoismo, io lo chiamo bisogno di trovarsi. Non è il rispecchiarsi completamente in un'altra persona, che ti renderà più apprezzato agli occhi di questa. Non è il sentirsi costantemente con il fiato sul collo che rende felici. Tutt'altro.
Oltre ad un mio enorme problema a sopportare la noia, la monotonia, la routine. E se la fuga da questa non esiste nemmeno viaggiando, vuol dire che c'è qualcosa che non va'. Il vero lusso sarebbe viaggiare non muovendosi di un centimetro, come essere su una poltrona con i pop-corn in mano. Ma questo non è possibile per definizione. Tutto cambia, pure le persone. I miei gusti potrebbero magicamente cambiare e non apprezzare più i film di un certo tipo. Per un'incostante come me è la norma, non l'eccezione.
In tutto ciò devo rivedere parecchie cose, perchè così non si va' da nessuna parte. Una fotografia sarà bella in eterno, ma è statica. il bello delle cose è il loro cambiamento, come mutano e come evolvono. Io evolvo troppo in fretta probabilmente, così in fretta che nemmeno ciò che ieri reputavo grandioso oggi apprezzo.
Questa è una critica lucida.
By IrisCatter
At: 13:19
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martedì, 10 novembre 2009
Cosa direbbe tua madre se sapesse che sali in macchina con gente fatta di eroina?
Delirio, paura e realtà cruda
La notte a cavallo tra sabato e domenica è il momento in cui arrivò lui. Io ero in un locale con i miei amici per festeggiare la laurea di uno di questi. Tre long Island per festeggiare. A metà del mio terzo drink arriva lui. Occhi a mezz’asta, deambulazione rallentata e difficoltosa.
<Hey auguri!> dico io sorridendo, sabato era il suo compleanno.
Lui sorride forzatamente, e dice grazie abbracciandomi. So cos’hai fatto, e so perché sei qui.
Io mi scosto dai miei amici con lui e gli chiedo che ha, le solite e insignificanti frasi di routine. Lui mi abbraccia nuovamente e mi chiede se ho visto gli altri. No, non li ho visti ma so che il mio moroso deve arrivare a minuti.
Diluvia, come se il cielo volesse lavarci le nostre coscienze sporche in questa notte nera come pece. Arrivano gli altri, quelli che conosciamo entrambi. Il mio moroso mi schiocca un bacio mentre lui mi guarda, poi si sposta verso il bancone e ordina un cuba. Lo beve avidamente, come se dovesse saziare una sete orrenda che lo divora. poi finisce anche il mio cocktail.
Io voglio solo andare a casa. Ma desisto a questo egoistico pensiero e mi faccio trascinare dalla folla in direzione di altra meta. So benissimo che dovrei salite in macchina con il mio moroso e andare via, lontano da lui, lontano da quella situazione.
Lui irrompe e chiede: <Ma siete tutti con qualcuno?>
Io lo guardo e gli dico: <Se vuoi vengo io in macchina con te, ti va?>
Lui mugugna qualcosa di incomprensibile, al che lo prendo sotto braccio e sorridendo apro l’ombrello per accompagnarci alla macchina. Lui inserisce le chiavi nella serratura, e apre. Vorrei guidare al posto suo, gli esprimo il mio desiderio, ma lui mi dice di no, che è in grado.
Accende, la macchina prende vita e parte. La macchina sfreccia tra strade prima del centro poi di campagna, non riesce ad andare dritto, la macchina vorrebbe andare addosso a marciapiedi ed altre auto parcheggiate, lui sistema la traiettoria come se fosse casuale il suo gesto. Ho paura, ho davvero paura.
<Fermati, ti prego, fermati!> Lui esegue l’ordine.
<Che hai *****? Mi spieghi che cos’hai?> gli dico io con voce apparentemente calma.
<Tu hai paura, vero?> Mi interroga guardando prima negli occhi e poi distogliendo lo sguardo.
<No> Mento io, poi proseguo <Ma dimmi che è successo, che cos’hai?>
<E’ che sono un fallito, ecco cosa c’è. C’è che tra poco mi licenziano>
<Questo non lo sai per certo>
<No, lo so. Me l’hanno già detto. Io cazzo, non voglio fare l’operaio tutta la vita. Io me ne devo andare via da questa città di merda. Io se sto qui mi ammazzo!>
<*****, tu ora non sei in te. Tu sei una persona che vali, e non te ne rendi nemmeno conto!>
<Dimmi almeno una cosa positiva di me.>
Io lo guardo negli occhi, so di aver ragione, e lo sa anche lui: <Tu sei una persona creativa, più creativa di quanto io possa mai esserlo. Sei in gamba, sei curioso, hai voglia di metterti in gioco. Anche se a volte non ti sopporto perché sei troppo fisico, se non me ne fottesse un cazzo di te, non sarei qui ora a parlarti.>. La voce mi trema, il respiro diventa più affannoso. Fuori continua a piovere e i vetri si sono completamente appannati.
<Ti prego, non piangere!> dice lui.
<Non sto piangendo> rispondo io, ho solo freddo e mi dispiace per te.
Dopo qualche secondo di silenzio, lui dice: <Posso farti una domanda? Promettimi che non lo dirai agli altri…>
<Te lo giuro!>
<Che cos’ha il tuo ragazzo che io non ho?>
Lo guardo. La classica domanda che non vorresti mai che ti fosse fatta da una persona che tutto sommato in passato ti era anche interessata, e che ora passata la botta di benessere dell’eroina è andata giù.
Io lo guardo e gli dico: <*****, tu non hai nulla da invidiare a lui. Tu sei una persona fragile che sta male, basta.>
Lui mi fa’: <io sono un maniaco depressivo, tu li curi quelli come me. Curami. Se no, cazzo, io vado in comunità. Lì mi mettono a posto. Lo mettono a posto un fallito come me, così mi disintossico. Una ragazza come te non starebbe mai con me. Tu mi piaci, mi piaci.>
Al che respiro ed espiro per qualche secondo poi rispondo con tutta l’onesta che puoi usare quando sai che non vuoi ferire: <Se non stessi con il lui, probabilmente vorrei una persona come te al mio fianco. Senza l’eroina, ma vorrei una persona che caratterialmente sia esattamente come te. Io sto insieme a lui, ma fidati che ti ho sempre considerato una splendida persona. Io a te ci tengo, se no non sarei qui con te ora.>
L’unica cosa che non vorresti è essere dentro i pensieri deprimenti di una persona a cui vuoi bene quando l’eroina scende.
Gli dico di venire al mio posto. Guido io.
Arriviamo a destinazione. Gli altri gli danno del tossico di merda, lui riceve gli insulti senza curarsene troppo. Dopo di che si addormenta. Io appena vedo il mio ragazzo lo abbraccio, lo bacio, ma il pensiero è sempre lì. Non volevi essere nei pensieri di una persona che soffre, non si merita di stare male anche per te.
Dopo mezz’ora lo sveglio. <Ti porto a casa, guido io *****> gli dico.
Fuori piove ancora, le mie scarpe sono zuppe. Lui in macchina sta zitto, poi una volta sotto casa sua mi abbraccia e mi dice che è stato tutto il giorno solo, che voleva una persona vicina. Mi faccio dare il suo numero, <domani ti vengo a trovare e ci prendiamo un caffè, se no parliamo un po’ in macchina>, gli dico.
Il mio moroso è arrivato a prendermi. Gli bacio la guancia, lui dice che rimane lì un po’ a dormire.
Salgo in macchina del mio moroso che mi dice di lasciare perdere, che c’è passato prima lui, e che ci sto male e basta. Io non rispondo, continuo a guardare la pioggia che cade sul finestrino.
Il giorno dopo lo chiamo per vederci per parlare un po’. Mi dice che non può, è partito.
Kings of leon – Use Somebody
By IrisCatter
At: 20:19
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comunicazioni di servizio, tso , schegge di vita
mercoledì, 04 novembre 2009
Sono stati giorni intensi, troppo pieni di vita da descrivere, sfuggenti alle parole.
Tra emozioni intense sia positive che negative, in balia di borderline al limite del tso e tra l’insubordinazione globale. Tra danze scatenate nel pogo violento del concerto dei rise against e l’inettitudine trasformata in frustrazione di gente che vuole avere la meglio su di te, ma si dimostra succube della sua arroganza mischiata a invidia. Non mi piace l’invidia, preferisco l’odio per tanto così.
In tutto ciò c’è una canzone che mi rimbomba in testa da ieri. Quella canzone che parla così tanto di noi, tanto da essere la nostra canzone. Ma la cosa più sconvolgente è che non mi ha fatto effetto, mentre il pubblico faceva gli auguri al cantante con la sua chitarra acustica in mano. Tu sei cenere, il passato che si dissolve come fumo nel vento di novembre. Novembre, il mese in cui si piangono i defunti e si fanno progetti per natale e capodanno. Le solite cose che ci fanno continuare a respirare, la procrastinazione di desideri e sensazioni. Il fare progetti senza portarne a termine nemmeno uno. Ho idee brillanti in questo periodo, ma nemmeno il tempo di appuntarle ad un foglio volante. Per questo che mi sono bloccata.
Tu non sai che ho dimenticato il tuo odore, il tuo sapore, il colore dei tuoi occhi. E per quanto tu mi possa sembrare patetico in questo momento, non rido di te. Perché in fondo non siamo mai stati così diversi, sempre portati alla lotta costantemente, a riempirci la voragine dei nostri incubi.
Tra due settimane avrò l’occasione di andare a Firenze, vado con lui. Tu che fingi che lui non esista, lui c’è. Mi sono persa, ma so esattamente la strada del ritorno. Ho sempre avuto un senso dell’orientamento impeccabile. Ti manca un ulteriore pezzo alla mia vita, ma questa pugnalata me la risparmio, tu non puoi sapere quanto ho amato chi non sai che esiste. Per questo presto farò un altro viaggio. Non alla ricerca di me stessa come spesso faccio, ma per cercare quelle emozioni perdute e quelle persone splendide che nei miei tour incontro.
Divertiti a rimanere in una vita piatta e comune. Questo non è il mio destino.
By IrisCatter
At: 16:08
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pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita
