Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.
Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter
la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.
Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.
"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.
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martedì, 31 marzo 2009
Il pianoforte parla. La melodia si fa’ più forte, più limpida, più evocativa. Mi parla senza che ci siano parole, la mia amigdala impazzisce e il mio sistema simpatico ha un blocco. È Einaudi, è “Divenire”.
Ho la pelle d’oca, io riesco a capire quelle parole che non ci sono. Quell’interminabile spazio di tempo composto di silenzio e musica. Non è silenzio puro, non è silenzio assoluto. Quella canzone per noi contiene molte più frasi, molte più parole di quanto forse sia possibile dire.
So che cosa vorresti dire, lo so in realtà e un po' mi spaventa. Sai che ho paura di te in fondo.
Nella mente si agitano pensieri. No, sbagli. Sono presa, e non voglio ferire nessuno. Sono presa e tutte le tentazioni non valgono l’amore di qualcuno che ti vuole così bene. Un mese è un lungo periodo, ma partirò anch’io. Ho bisogno di partire per vivere, ho bisogno di stimoli per andare avanti.
Domenica pioveva forte, domenica era tutto sotto la plumbea pioggia che accompagnava l’uragano di pensieri. Mi è scesa una lacrima, lo ammetto. Ma non in aereoporto, ma in macchina; nella solitudine della carrozzeria e dei sedili, nascoste dal tergicristallo e lontane dal rumore del motore. Avevo messo musica strumentale, pianoforte e batteria. Avevo poi deciso di non pensare. Voi metteteci la melodia. Io non ci metto le parole, ci metto pensieri. La musica è più evocativa di una parola, la musica è più intuitiva di qualsiasi sillaba.
Ma quindi se riuscissi a farti sentire ora una musica, tu riusciresti a sentire il suono dei miei pensieri?
Orazio Gentileschi – La suonatrice di liuto.
By IrisCatter
At: 11:10
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pensieri, schegge di vita, me vs me, ermetismi fuori luogo
venerdì, 27 marzo 2009
Non voglio essere il motivo del tuo restare, voglio essere il motivo del tuo ritorno. Un mese è un tempo molto lungo.
Un mese. 30 giorni, troppe ore, un'infinità di minuti in cui tu sarai lontano da me. In cui non potrò essere tra le tue braccia a riceve baci e carezze.
Troppo tempo. Ma è giusto che tu parta. Sarei un egoista a non permettertelo, sarei terribile a dire: "Non ci sto, voglio che tu rimanga". Voglio che tu vada, è giusto che tu vada, e voglio che tu possa tornare per me.
Arrivederci, tu che hai soddisfatto i miei capricci di partire con me per Berlino, tu che mi hai dato tanto, che mi hai ridato la fiducia in me e che ci fosse qualcosa di buono anche in me. Tu che mi consideri la persona migliore e più bella del mondo, tu che non sai molto sul mio passato a causa della mia riservatezza, che non sai che razza di persona terribile io sia in realtà.
Ho l'abitudine di amare intensamente per poi dimenticare con la stessa prepotenza. Le emozioni mi passano addosso e non lasciano segni del loro passaggio. Tutti, tu no. Non potrei. Ti devo troppo per poterti dimenticare come tutte le altre mele marce nella mia vita.
Domenica in aereoporto sarà il giorno più brutto di tutti. Mi immagino le lacrime che scenderanno a fiumi, le mani che tremeranno. Doloroso come una freccia nel cuore, intenso come un ultimo orgasmo, crudele come un omicidio.
Arrivederci amore mio, l'aereo ti attende e io sarò lì per portarti a quei metri che ti separeranno da me per un mese. Partirai per un posto troppo lontano da raggiungere per un weekend, 4 ore di fuso differenti.
Stringi i denti e fatti valere. Io sarò qui a fare un tifo silenzioso per te.
Un mese è un tempo infinito, ma saprò aspettare...
Interpol - Obstacle 1
By IrisCatter
At: 16:55
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pensieri, comunicazioni di servizio, tso
mercoledì, 25 marzo 2009
Sulla banchina della metropolitana di San Babila, mentre le persone si accingevano ad andare per negozi e a fare una passeggiata mattutina e mondana, un piccione svolazzava a destra e a manca cercando di schivare persone e oggetti in movimento. Si, i piccioni fanno schifo, attaccano le malattie e fanno la cacca ovunque, ma pensate a cosa potrebbe pensare un piccione in metropolitana.
Non credo che qualcuno abbia l'intenzione alcuna di essere un piccione. Di solito se ti chiedono: "Hey, che uccello vorresti essere?", la maggior parte della gente direbbe: "una colomba, un'aquila, una civetta, un pappagallo, una poiana, un colibrì, un gabbiano (il water piccion)". Nessuno direbbe "Un piccione. Uno di quelli di città grigi e pieni di zecche che i turisti nipponici amano tanto fotografare metre li ingozzano con semini comprati da abusivi.". No, nessuno.
Ma provate a pensare a cosa poteva provare il pennuto essere in metropolitana. Una volta stavo guidando in autostrada ed un passerotto mi si è scaraventato contro il vetro anteriore dell'auto. Credo che sia morto. Non so che fine abbia fatto il piccione, ma non credo che possa fare una fine tanto diversa dal pennuto precedente.
Le porte della metropolitana in direzione sesto si chiusero, e il piccione non entrò nel verme sotterraneo metallico, ma continuò ad andare in giro disseminando il panico tra l'utenza dell'atm. Mi chiedo che cosa possa spingere un piccione ad andare in metropolitana, in quella caverna scura e senza cibo. Ma dopo attenta diflessione mi soggiunse un pensiero: Probabilmente c'è meno monossido di carbonio nella galleria della linea uno della metropolitana, rispetto che all'aria aperta - il che fornirebbe una buona motivazione-; o forse si stanno mettendo a studiare la nostra tecnologia per farci ripiombare in una sotra di medioevo in cui i piccioni conquisteranno il mondo.
E dopo questi apocalittici pensieri, arrivai a destinazione.
By IrisCatter
At: 14:36
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comunicazioni di servizio, schegge di vita
domenica, 22 marzo 2009
Con i nostri aerei rincoriamo orizzonti che continueranno a scappare, e nemmeno la macchina fotografica sarà in grado di catturarli. Troppo grande questo cielo, troppo immenso questo orizzonte per essere catturato da un flash. Stupido è chi crede di poter conoscere tutto, stupido è chi crede di sapere tutto.
Grazie per questi magici giorni.
Berlino è magica, Berlino ha una linfa che scorre nella vita di tutti i suoi abitanti e nelle vie della città.
Grazie.

By IrisCatter
At: 17:26
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comunicazioni di servizio, schegge di vita
mercoledì, 18 marzo 2009
Mi trascino a tento per le strade in direzione stazione. Nella mia testa si muovono ancora le note di “Somebody told me” e “Read my mind”. Ho sonno e sono stanca. In tutto ciò i dubbi sul futuro sempre più accentuati senza lasciare molto spazio alla speranza di ciò che farò e di ciò che in realtà voglio.
Venerdì parto per Berlino, venerdì si vedrà come andrà su un versante che sta andando bene. Sarà la proverbiale prova del nove.
Ora mi vengono rinfacciate cose differenti, che qualcuno crede che io abbia dovuto fare o non fare; cose che mi fanno male ma che non mi appartengono più. Male lanciato con rabbia e con angoscia di solitudine, male cagliato perché non si sa che altro fare. In un modo o nell’altro ho vinto una guerra perdendo diverse battaglie. Non sono felice, non lo sono affatto, – o meglio- non mi interessa più. Se dovessi gioire delle disgrazie altrui, sarei una poveretta, una mentecatta, una squallida stronza che vive sulle spalle di altri come un parassita. Io non sono un cazzo di parassita. E se ogni morte di uomo mi diminuisce, secondo voi come ci si sente nel sapere che una persona legata a te soffra nel vederti felice in una nuova vita, in una nuova identità? Male, fa’ sentire come il protagonista di “Io sono leggenda” quando uccide il fedele compagno. È così che ci si sente nel ferire chi per tanto tempo era il peso della bilancia della tua gioia e del tuo dolore. Questo è quanto, questo è il vero, reale e unico problema che fa’ male ora.
E se questa persona reagisce con rabbia, raccontando cose mescine e comportandosi in maniera meschina. Non mi incazzo, ma prendo quello che c’è: sei diverso da quello che l’amore che c’era mi mostrava allora. Rabbia? No. Frustrazione? Nemmeno. Credo più disillusione. Pura e semplice e crudele. Né più né meno di questo.
Oggi mi si prospetta un’altra telefonata di fuoco e fiamme, o di lacrime e tragedie. Vedremo.
The Killers – All these things I’ve done
By IrisCatter
At: 13:54
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comunicazioni di servizio, schegge di vita, ermetismi fuori luogo
lunedì, 16 marzo 2009
Venerdì sera Satana mi ha invitata ad una grigliata, mi sono presentata alle 5 del pomeriggio di domenica dopo aver pranzato a casa. Satana ha i denti lunghi e sottili, la faccia triangolare allungata, i capelli neri sparati in alto e gli occhi grandi grandi. È persino gentile e simpatico. La serata si concluse facendo una visita esterna ad una cascina utilizzata per messe nere; non credo che Satana abbia mai usato questo loco per i suoi loschi affari.
Ultimamente mi sto perdendo dietro ad ogni pensiero strano e bizzarro – non che prima non ne avessi-, ma ultimamente la cosa sta peggiorando.![]()
Provate a seguire il seguente ragionamento. Io ho una fobia specifica per i girasoli? Difficile da credere, vero? Ma è così. Provate a pensarci un attimo: i girasoli fondamentalmente sono dei cazzo di stalkers, tampinano il sole. Si, loro seguono, spiano il sole, come se fossero le sue ombre. Sareste felici di farvi seguire da qualcuno? Io no. Quindi provate ad immaginare un girasole con occhiali scuri, uno trench grigio, e un free press in mano che vi segue per i vicoli della città. È abbastanza inquietante come cosa non trovate?
Ok, mi può essere mossa l’obiezione che i girasoli non camminano e sono ancorati alla terra. Ma quello che mi spaventa, non è tanto il fiore giallo in se, quanto l’idea che il fiore giallo incarna. L’essenza, l’entità di qualcuno che ha uno spassionato bisogno di entrare in contatto con un soggetto, e per fare ciò lo segue - impossessandosi della sua vita, della sua privacy, della sua quotidianità-.
È questo il motivo che mi spinge ad avere una fobia specifica per i girasoli. Spero che la motivazione che ho offerti sia abbastanza convincente da aver messo in luce integralmente il mio punto di vista.
Si aspettano ancora scimmie con castagne…
Paul Gauguin - Van Gogh Painting Sunflowers
By IrisCatter
At: 18:13
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comunicazioni di servizio, tso , ermetismi fuori luogo
giovedì, 12 marzo 2009
Onestamente non so se hai fatto bene o male a lasciarmi, o meglio, a farti lasciare. So che se adesso tu soffri, è solo colpa tua. Te la sei cercata tu. E mentre io preparo le mie cose per uscire, per dimenticarmi di te; tu sei ancora a rincorrere un pensiero e a dargli un senso, come io ho fatto con queste nuvole in questa giornata di sole cercando di evadere dal lavoro.
Non sono incazzata. Ho tutto e non mi manca niente. Ho un ragazzo che mi vuole bene e che ricambio, ho spasimanti che non vorrei ma che fa piacere avere, ho libertà e ho energia. Ho poco tempo, l'unico mio cruccio.
La felicità è una buona birra, una sigaretta, amici e una persona con cui stare serenamenti. Niente frustrazioni, niente sbattimenti. Le storie frustranti e sofferte sono le più emotive, ma le più stressanti. Ne ho abbastanza onestamente. Niente complicazioni, niente emotivismi inutili. Io e basta. Già in mondo ha il desiderio opprimente di far sentire la sua fievole vocina per sentirsi importante, ma importante non è. La gente ha costantemente bisogno di sentirsi importante per qualcuno, la gente ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
Io metto le cuffie dell'i-pod e passo oltre. Si, sono egoista in sto periodo, e francamente non me ne può fottere di meno. Non mi interessa non mi tocca.
Dimenticami, perchè io l'ho fatto. Passa oltre perchè io ho già calpestato quello che avevamo seminato senza alcun rimorso e senza alcun senso di colpa.
Non sono un farmaco pronto all'uso da utilizzare quando stai male, non sono il tuo farmaco all'uso da ingoiare quando sei angosciato. Non sono la tua psicologa da chiamare quando non sai a chi dire che stai male con la tua attuale fiamma perchè lei non ti capisce quanto ti capisco io. E fare una cosa del genere è francamente da stronzo egoista senza un minimo di pudore e di tatto.
Hai perso la persona migliore che hai mai avuto, quella che ti spronava, quella che ti dava la carica, quella che ti sosteneva, quella che ti accettava per ogni difetto, quella che ti voleva così perchè eri magnifico nelle tue imperfezioni. Hai perso ciò che avevi, e ora ti lamenti di ciò che hai. Non è un mio problema, non sei più un mio problema.
Francamente non capisco perchè la mia felicità dovrebbe esserne un tuo...
By IrisCatter
At: 17:51
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comunicazioni di servizio, schegge di vita, acide riflessioni, sleri motivati
martedì, 10 marzo 2009
Ti ricordi quando mi hai regalato quel libro di Neruda? Il suo titolo è” Venti poesie d’amore e una canzone disperata.” Aveva già le pagine ingiallite quando me l’hai dato, la scusa era quella che avresti voluto sentirne recitare una visto che frequentavo una scuola di teatro. Avevo quattordici anni, era estate.
Non capivo ancora tutte quelle cose scritte lì dentro, ai tempi c’erano solo le canzoni degli Offspring e dei Nirvana. Ero troppo infantile per vedere la ricchezza nascosta dentro le pagine dorate, rovinate dal tempo. Tutti i nostri discorsi fatti sulla soluzione matematica dei problemi geometrici, e ogni volta ti stupivi quando trovavo un nuovo sistema diverso dal tuo; i giorni persi a vedere le rotte dei pianeti lungo la volta celeste, e a dirmi che avresti voluto fare l’astronomia all’università; la tua casa piena di libri vecchi, accatastati alla meno peggio sui mobili; i tuoi impegni a tenere congressi e conferenze in università sulla matematica e sulla fisica; il tuo gatto che immancabilmente si sedeva sulle mie gambe ogni volta che arrivavo. Passo spesso d’avanti a casa tua, ma da quando la tua partenza è sopraggiunta, hai lasciato un vuoto incolmabile che non è stato riempito dalla nuova famigliola che abita qui.
La prima volta che sono entrata a casa tua, ricordo che ero terrorizzata. Le pareti, i quadri, gli oggetti, erano lì a guardarmi, come se dovessi fare una buona impressione a tutto. Tu su tutto. Io in piedi come un soldato pronto a scattare con una molla sotto i piedi.
Dopo il tuo trasferimento, non so che cosa sia successo. Mi hanno detto che per lavoro Pavia è stata la scelta.
Di recente mi hanno detto ancora della tua scomparsa. Mi hanno detto dove risiedi ora. Credo che sia tempo di restituirti il libro, ora che ho capito cosa c’è nascosto dentro a quelle pagine ingiallite. Perché la poesia non è soggetta a leggi matematiche o fisiche. Ha altre leggi e altre regole, ora che ho imparato a capirle, ti devo molto anche in questo.
Arrivederci.
Henri Matisse – The conversation
By IrisCatter
At: 19:34
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comunicazioni di servizio, schegge di vita, ermetismi fuori luogo
sabato, 07 marzo 2009
Il vento ha soffiato tutto il giorno, tutto il giorno ci ha dato dentro.
Ieri ero ubriaca, ieri ero felice. Tra due ore partirò per il weekend e andrò nel posto bianco che tanto amo, ma che ormai si sta sciogliendo. Il vento porta polvere che fa' piangere gli occhi, il vento non è altro che la mia rabbia che si muove. La mia frustrazione che si muove e investe tutto.
In questo periodo sembra che il tempo atmosferico si adatti perfettamente alla mia vita e alle mie vicissitudini.
Voglio che questo vento mi porti via, voglio che porti via anche te e i ricordi che hai di me.
Io non ti appartengo più, ieri ho detto "ti amo" ad un'altra persona dopo essermi vista le sue lacrime insieme ad un "sei la cosa più bella che mi sia mai capitata". Quanto mi hai fatto sentire importante tu? Ora che mandi messaggi, che cerchi di avere un contatto. Ora no.
Troppo facile, troppo comodo, troppo tardi. Troppi errori. Io chiudo qui, senza tanti giri di parole. Sono stufa. Ora vola via con il vento, mentre io partirò per un posto migliore.
Puff.
Altro topic: odio la festa della donna. Ci vogliamo ricordare perchè viene festeggiata? Perchè in questa data delle operaie morirono tragicamente in una fabbrica di tessuti.
Dovrebbe essere una festa per i lavoratori, non per le donne. Avere una festa, non vuol dire essere bisognose di assistenza? Vedi festa del bambino, e dei nonni.
Il ricordo per le morti ci sta, non ci sta il marketing dietro. Sensibilizzare ma non celebrare, non questo. Sono forte, so difendermi, non sono vittima.
Se qualcuno mi regala una mimosa, giuro che gli ficco i pallini uno per uno dove non batte il sole.
Ketty Perry - Hot 'n Cold
By IrisCatter
At: 16:41
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comunicazioni di servizio, schegge di vita, acide riflessioni, ermetismi fuori luogo
giovedì, 05 marzo 2009
Nil sapientiae odiosius acumine nemio - Seneca
La macchina ruba pensieri esiste. È in casa di un pittore surrealista, ma nessuno a parte me sa il nome, e non posso dire di chi si tratta. Meno conosciuta è la seguente macchina… Esiste la macchina che ruba gli anni. Voi non lo sapete, ma la mattina dopo che vi siete alzati, un po’ di voi viene succhiato dalla macchina che ruba gli anni. Io lo so, io la vedo. Squarcia la vostra gola la notte e vi succhia l’aria dai polmoni, poi ricuce tutto senza destare sospetti.
C’è solo una cosa certa nella vita: nulla è certo. Camminiamo su strade di asfalto, che si potrebbero sciogliere da un momento all’altro. Verrai dilaniato da insetti pieni di amore e di speranza, che svolazzano in queste paludosi risaie che riflettono tutto come specchi. Verrai corroso da un sole che si nasconde ancora tra le nuvole grigie e bianche. Non è perdersi in paesaggi e in colori mediocri, ma annegare in cose che non hanno senso. È per questo che la macchina ruba anni è stata progettata. La macchina ruba anni tende a far finire le cose, se le cose non hanno senso. La macchina ruba anni tende a velocizzare le cose, se le cose vanno troppo bene (perché la macchina ruba anni è troppo invidiosa della felicità altrui). La macchina ruba anni si nutre di queste cose. Non c’è modo di sfidarla, non c’è modo ancora conosciuto per bloccarla quando la notte viene a sezionare le sue vittime come abile medico farebbe all’obitorio.
La sibilla sussurra all’orecchio di filo d’erba mentre i passanti pestano i ciotoli. Il vento si infila tra le molecole che percorrono il ruscello che porta al fiume. La macchina anni pensieri è nascosta proprio lì. Sotto i ciotoli del fiume, passato il greto di una vena anemica è lì che è depositata.
Un giorno mi schianterò contro la macchina ruba anni lanciandomi dal ponte nel fiume. La macchina è lì. Vedo che mi osserva quando in giornate di autunno la nebbia all’alba si alza dall’acqua, la vedo che mi osserva quando l’alba nasce dalle acque come Venere, la vedo che ride inghiottendo persone che si immergono nelle sue acque e si addormentano in una notte eterna.
Voglio che la mia macchina ruba anni, tempo, fatica e sentimenti venga distrutta.
[Habere non haberi – la macchina ruba anni dev’essere distrutta.]
Roy Lichtenstein – Drowing Girl
By IrisCatter
At: 16:20
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tso , me vs me, sleri motivati, ermetismi fuori luogo
martedì, 03 marzo 2009
Vorrei tornare a settembre, all’inizio di settembre dell’anno scorso. Le foglie non avevano ancora seppellito le strade, e la neve non aveva ancora inondato i tetti delle case. Vorrei tornare a settembre, dove stavo bene e dove non ero separata, non vivevo con il cuore a metà. Ora sono divisa tra ciò che ho e ciò che vorrei, e ciò che potenzialmente potrei avere.
Sono una cogliona a dire ciò o a volere altro quando sto bene. Ma quando rischi di perdere ciò che a settembre ti faceva stare così bene, ti abbassi a cercare una soluzione, anche la più infame, la più idiota.![]()
So che non devo pensarci, so che dovrei abbandonare. Abbiamo visto come è andata, forse dovrei cancellare tutto, come se il tutto fosse dato con un colpo di spugna. Perché ciò che hai avuto, per quanto doloroso, sembra più allettante di una felicità concreta. Forse ho bisogno di stare male per sentirmi felice, forse bisogna sanguinare per sentirsi vivi davvero, forse devi sbattere la testa contro il muro per sentire davvero che ci sei. Il bene è una realtà ovattata, che ti fa’ vivere in una situazione surreale. Non è il bene la vita, è troppo facile, troppo semplice. Ci deve essere di più, non può essere solo questo. Ci deve essere qualcosa di più sottile e perverso. Mi sento come un cadavere sezionato e smembrato.
Ora si vedrà Berlino, ora voglio chiudere gli occhi e tapparmi le orecchie. Lascio stare, svegliatemi quando la guerra sarà finita, svegliami quando mi avrai dimenticata. Non importa se perderai e perderò parte della identità che abbiamo costruito, è meglio lasciare tutto. È meglio forse se non ci fossimo mai conosciuti.
Thomas Eakins – The Gross Clinic
By IrisCatter
At: 11:41
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acide riflessioni, me vs me, sleri motivati
domenica, 01 marzo 2009
Andare a Milano nella speranza di mettere qualcosa sotto i denti all’alba delle 10 di sera, quando hai una fame incredibile. Problema: prenotazione fatta in un posto dove si mangia solo carne e tu la carne non la mangi affatto.
Speranze che appassiscono nonostante il sole di questi giorni, capendo che senza una guida sulle cose, la tua capacità di auto-determinazione è pari a quella di un poppante, questo almeno in quest’ambito – forse quello in cui non ho mai saputo giocare bene, o pulito-.
E in tanto qui in macchina con la mia borsa pesante e con le mie scarpe rovinate penso solo ad una cosa: non so perché, ma mi sei venuto in mente mentre sei qui di fianco. Mi stringi la mano, mi chiedi a che penso. Io rispondo che non penso a niente. Mento e sorrido.
Pelle come seta, morbide le braccia, come se tu avessi la pelle di un bambino.
Ipnotica al tatto, morbida alla vista.
A volte indosso un vestito di seta, e tutte quelle volte le persone mi abbracciano o semplicemente mi toccano per trattenere tra le dita la sensazione liscia e morbida; a volte si ha paura di perderla quella sensazione. Sono le piccole cose, i piccoli piaceri, il nostro luogo di ricovero e di cura per l’anima afflitta.
Guardo la strada, parlo e scherzo, poche persone per strada e tutte mi lasciano indifferente. Gli dei hanno dato questo potere anche agli uomini. Grazie dei.
Ho dei cd tra le mani e poca voglia di ascoltare altro dal flusso dei miei pensieri e dalla tua mano nella mia. Nonostante le vacanze ho la carnagione troppo chiara per sembrare una che è appena tornata dagli sci… credo che andrò presto a farmi una lampada anche se già ho un’esplosione di lentiggini sulla faccia.
Ora voglio pensare però solo a quelle cose che all’interno di una macchina con una fame paralizzante, sanno farmi sorridere, come il colore e alla morbidezza della tua pelle.
By IrisCatter
At: 14:06
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pensieri, schegge di vita
