...:A place for my thoughts:...

Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.


...:Me:...

Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter


...:Amo:...

la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.


...:Odio:...

Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.


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"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.


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  sabato, 29 novembre 2008

Swallow my pride... Spew out myself

<Mi dispiace, sei una delle persone migliori che conosca. Sei una su un milione. Comunque stai tranquilla, non sei una che rimane sola per molto tempo.>
<Non è paura della solitudine, non mi sto così tanto sul cazzo da sola. Poi ora devo pensare solo alla mia autodistruzione. Forse appunto per questo... devo stare un po' da sola.>
<Si, forse devi solo guarire. Se vuoi dopo ci sposiamo io e te?>
<Valuto la proposta, ti farò sapere... Ma per ora preferisco stare sola e pensare nuovi modi per distruggermi: dall'alcol alla sperimentazione di nuove cose.>
<Non starci male, davvero, e non fare cazzate. Forse non era destino, se è andata così è perchè non poteva andare diversamente.>
<Forse avrei dovuto essere un po' diversa, forse avrei dovuto idealizzare un po' di meno, forse avrei dovuto resistere ancora di più alla frustrazione. Ho fallito>
<Non hai fallito, è che non era destino.>
<Si, forse hai ragione. Quando ci sposiamo allora io e te?>
E la serata finì con tre mojito ed una birra.
La sera prima era finita con la sottoscritta che abbracciava la tazza del cesso mentre vedeva ciò che aveva mangiato scendere giù tra le pareti di porcellana. Alcol mista a tutta la mia frustrazione che mi tiene sveglia da giorni. E' iniziato il percorso... distruggere la parte migliore di se stessi perchè tanto non c'è più e riempire quel vuoto che strazia. Ti senti una merda, ma almeno ti senti qualcosa.

Sunrise Avenue - Fairytale Gone Bad
Ci sono testi che rappresentano in pieno la tua situazioni. Canzoni che dici: avrei potuto e voluto scrivere io. Dalle memorie dei sogni di gloria di una rockstar fallita. Poi il cantante è parecchio carino.

By IrisCatter
At: 11:48
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mercoledì, 26 novembre 2008

Non dormo la notte...

Mi sveglio ad ore improponibili al mattino. Dormo circa 4 ore a notte. Vado a letto tardi e mi sveglio troppo presto, dicono che i depressi si svegliano presto al mattino. C’è un unico problema: non sono depressa, affatto. Forse più distimia. Dicono tante cose sul sonno. È da parecchio che non ho più una fase REM, e forse questo è l’unico punto a favore.

Ripeto come un mantra, come una preghiera, come un ritornello: “va tutto bene”. In realtà non è così, ma chiudiamo un occhio – anzi due- e riproviamo a dormire. Ho troppi pensieri per la testa. Troppi. È come si ci fosse qualcosa ai piedi del letto e mi tenesse sveglia quando un sole freddo comincia a sorgere.

In quel turbinio di pensieri confusi, si aggiunge un gorgoglio di sottofondo, come un rantolo soffocato. Una corda di violino che strangola i miei sogni del mattino. Non saprei darmi una risposta.

Le idee si susseguono come flash confusi nel buio di una stanza, come i ricordi di ciò che ho avuto di ciò che ho fatto fossero echi lontani migliaia di miglia. Inutile dire che certe cose si allontanano sempre di più, inutile star qui a rimanere appesi a speranze lontane come costellazioni, che sbiadiscono con le luci di un nuovo giorno. Io non sono nulla. Sono solo un sogno. Sono la cosa più lontana che ci possa essere.

Scegliamo sempre di attaccarci a qualcosa, a qualsiasi cosa. Ma siamo sicuri che queste cose possano andare a buon fine? Ci nutriamo di speranze su qualcuno o qualcosa, sperando che le cose possano cambiare da un momento all’altro. Ma inevitabilmente si frantuma tutto come un bicchiere di vetro dopo l’ennesima bronza. Perché molte volte le cose che vengono dette, sono solo cortesie; perché molto spesso tendiamo a scansare ciò che ci potrebbe rendere davvero felici, perché siamo nati fatti male. Siamo nati difettosi, con una grande mancanza dalla nascita. Cerchiamo di avere qualcosa di bello, di buono e di sano; ma inevitabilmente inciampiamo sempre nelle mancanze di chi vorresti perfetto, ti chi ti ferisce inconsapevolmente. Già, perché alla fine non tutti vorrebbero ciò che sei, ciò che hai da dare. Perché c’è un grande errore di base. E sei tu.

Per quante altre persone ti possano trovare bella, interessante, intelligente, dinamica e spiritosa, c’è sempre quell’enorme problema di base: tradirai le aspettative di chi non vorresti tradire. Perché sei imperfetta, perché hai qualcosa che non va’.

Ma a questa mancanza non c’è rimedio. E accontentarsi di altro sarebbe impossibile a volte.

Scusate per questo disilluso sfogo melanconico...

By IrisCatter
At: 07:46
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lunedì, 24 novembre 2008

A Clumsy Archer

La freccia scocca e scivola lungo l'aria. Si allontana appena dal corpo colpendo il terreno. Secondo tentativo fallisce anche quello, ma si avvicina. Se avessi i capelli un poco più corti mi sentirei un cupido impacciato. Ma forse a volte non è la maestria a colpire, forse a volte è più la goffaggine ad aprirti il cuore.
Il bersaglio è ancora lì che mi sfida con il suo sorriso tondo. I bambini da riporto tentano la morte per andare a recuperare le frecce, sembrano dei segugi un po' più impulsivi e mal addestrati. Tu prendi l'arco e riesci a colpire il bersaglio, riesci a ferirlo.
A volte ci sono quelle piccole cose cheti aprono il cuore. Che siano esse dei nomi dimenticati, che siano esse dei bersagli mancati, che siano delle perline verdi intorno ad un filo sottile per il tuo collo, che sia un bacio prima di partire insieme ad un foglietto con un'opera d'arte che tengo gelosamente tra le pagine di un libro.
Il sole si nasconde dietro questa pianura, cangiando il cielo da azzurro, ad arancio fino al lilla. Poi si fa' notte. Bella giornata passata in modo sereno. Sono felice di aver fatto quella strada, sono felice di averti visto, sono felice di tutto e mi sento fortunata.
Forse sono io che sono costantemente in debito con te, e non il contrario. Perchè anche se mi trovo spesso in situazioni disastrose, con persone che sorpassano quella sottile linea tra l'idiozia e la realtà, tra santi patroni di masturbatori, di prostitute, di spacciatori e di blandi alcolisti; tu sei quell'equilibrio che mi da tranquillità. Sei come la musica nella macchina: non sei palpabile, ma sei presente. Un pensiero costante, una idea dominante. Uno spettacolo come queste montagne lontane ma che si possono vedere nitidamente dalla pianura. Sei questo, sei molto di più. Ma che senso avrebbe dire altro?
Buona neve a tutti comunque.

 

Kenneth Noland - Beginning

By IrisCatter
At: 16:18
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venerdì, 21 novembre 2008

Io sono...

Benchè non mi possa lamentare di nulla, c’è quel profondo, costante e instancabile sentimento di vuoto.

Mi tocco il fianco destro. Il solo toccarlo ti riporta alla realtà, cose se una sensazione ovattata di nulla si levasse, come togliersi i vestiti bagnati ed asciugarsi, come entrare in macchina quando la nebbia entra nelle ossa. Non c’era affatto la volontà di fermarsi a riflettere, ma è avvenuto. Io sono altra cosa da me stessa. Io sono altra cosa da me. Io sono altra…

Ho buoni mezzi per autodistruggermi, potrei scrivere manuali sull’argomento. Potrei scrive tante d quelle fregnacce da riempire il mondo. Una idiota, una alcolizzata, una cogliona, l’ultima dei pirla. Alzo la mano e dico “Presente. Si, ci sono”. L’orologio ticchetta insistentemente. Sono stanca, ubriaca e di pessimo umore. Ho passato una serata carina, ma c’è quell’enorme vuoto che l’alcol non riempie.

“Sei felice nella tua attuale situazione?” dice la voce dai capelli castani lucidi e lisci.

“No, affatto. Mi sta parecchio sul culo” risponde la voce dai capelli rossi e ricci.

Avrei voglia di mandare a fare in culo in mondo, di scattare come una molla in uno slancio di ira.

Perché nel momento in cui dovessi chiudere gli occhi e aprendoli non trovarti più, che farò io? Non è normale che una persona pensi a queste cose. Non è normale che io pensi a queste cose. Io, scanzonata, costantemente in fase maniacale, costantemente iperattiva, costantemente sboccata e con la battuta pronta. Io che rido a voce fortissima, io che rido e basta. Io. Io un cazzo.

Perché una volta che fai quattro piani di scale e chiudi la porta di legno, la magia finisce e quel senso di vuoto continua a bussare alle pareti del tuo stomaco, come se l’anima richiedesse qualcosa che le spetta.

Io – il transfert – e il controtransfert. Non è l’obiettività che fa le cose, ma la soggettività. E se dovessi essere felice domani mattina, sarà per un motivo che forse non ricordo; in fondo il momento peggiore in cui gli incubi arrivano e prima di andare a letto, quando il torpore ti stringe in una morsa.

(A domani, spero…)

 

Richard Pousette-Dart – Symphony No 1; The Trascendental

By IrisCatter
At: 08:40
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mercoledì, 19 novembre 2008

Scusate se sono una malata di mente.

Potrei benissimo raccontare cosa è successo ieri, di quali inquietanti figure da cioccolataia ho fatto e dalle risate nel momento in cui me ne sono accorta. Potrei benissimo raccontare cosa è successo ieri, di quanto alcol ho bevuto. Potrei anche benissimo raccontare delle risate, tante risate fino alle lacrime. Potrei anche raccontare dello strano tizio in colonne con tanto di strumento strano, degli evangelici che distribuivano fogliettini e minacciavano la gente che se non avrebbero creduto in loro, sarebbero bruciati all'inferno.
Ma non dirò nulla di tutto ciò. Non parlerò affatto di questo. Ho un mal di testa allucinante post sbronza e devo leggere un paio di articoli in inglese. Gli articoli sono su cose difficili di statistica avanzata, di cui davvero capisco poco.
Quindi vado.
Scusatemi se sono una malata di mente... :)

Funeral for a Friend - Juneau
Con mio rammarico credo di non poter andare a questo concerto venerdì prossimo. QUesto è grave, questo è molto grave.

 

By IrisCatter
At: 12:29
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lunedì, 17 novembre 2008

Strapparsi l'Anima

[Raccontino di ieri sera]

Lui riprende fiato dopo averlo perso. Sussurra a voce bassissima, guardando fisso il tesoro risiedente nei suoi piedi. Le lacrime scesero sulle punte delle dita e poi da lì scivolarono per terra. I piedi crebbero a dismisura, come se fossero radici di un albero e poi ritornarono normali.

<Vorrei che tu morissi>

<Perché?>

<Per tutto il tempo che non hai passato con me, per tutti quei momenti che non hai condiviso con me. Perché tu sei andata via, perché tu hai preso la tua indipendenza, e io sono stato un effetto collaterale dei tuoi vissuti.>

<No, non è vero. Tu sei sempre stato con me.>

<Allora perché non eri presente quando avevo bisogno di te, quando avevo bisogno di un abbraccio, di una carezza. Quando ti ho cercata, ma tu non c’eri. Assente, assente come se non te ne fottesse un cazzo. Assente come se io fossi un’ombra e tu dovessi correre verso il giorno. Io senza di te non sono niente.>

<Smettila di riempire la bocca di infamanti accuse, come un affamato si riempie la bocca di cibo. Smettila di vomitare come una ragazza bulimica tutta la rabbia ed il rancore che covi per me. Tu sei pieno di nulla, sei pieno di un vuoto che cerchi di colmare con me.>

<Smettila di urlare ora>. Le lacrime cadono più insistenti, come se fossero violenti gocce di un temporale. La bocca si apre di nuovo e ne uscirono vespe: <Che cosa vuoi che faccia? Ora sono pieno di te, tu che sei entrata nelle mie vene irrompendo con una violenza disarmante. Distruggendo lo spazio e il tempo, senza lasciarmi più la possibilità di capire tra passato e presente. Senza farmi capire la differenza tra te e me, tra me e gli altri. In una sensazione che violenta la logica, in un modo che mi devasta alle viscere e mi fa’ vomitare l’anima. Tu che me l’hai riempita, tu che me la vuoi togliere, tu che me la vuoi strappare con rabbia da petto, con la rabbia di un sorriso.

Ecco perché vorrei che tu morissi. Se tu morissi saprei darmi un senso se la mia anima venisse strappata via. Così no, così no affatto. È giusto che tu muoia, per me e per te.>

<E se io non morissi?> lo guarda lei con stizza, paura e un po’ di disgusto.

<Ti ucciderei io.>

Lei si gira e si allontana di qualche passo.

Lui urla: <Ferma! Stai ferma per Dio!>

Lei, lei si allontana seguendo i suoi passi, alza il braccio e gli mostra il medio.

Lui si avventa su di lei correndo con rabbia e le mise le mani intorno al collo. Lei cerca di difendersi disperatamente. Ma non riesce a districarsi dalla sua presa. Dopo qualche qualche decina di secondi lei cade a terra.

Tutto finisce così. Lui si reca in bagno, si lava la faccia. Si guarda allo specchio e non si riconosce, tira una testata. Lo specchio si frantuma, gocce di sangue cominciano ad uscire dalla sua fronte. Prende uno dei frammenti di specchio e si incide le braccia, fino ad arrivare ai tendini. Aspetta di morire così.

 

Mary Cassatt - Lydia Leaning on Her Arms

By IrisCatter
At: 15:52
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sabato, 15 novembre 2008

Love in noise.

Se anche ti senti tutti gli occhi puntati addosso, ciò non ha alcuna importanza. Sei in torto marcio, ma da un lato non ne puoi fare a meno. Se guardi bene, da un certo punto di vista i supermercati non sono altro che enormi cimireti. Ti senti gli occhi appiccicati addosso. Non importa, non ha alcuna importanza adesso.
Ho solo necessità di qualcosa di diverso.
Ho studiato a lungo il genere umano, tanto da aver deciso che è il momento di farci esperimenti seri, sulle persone e non solo registrare dei comportamenti.
Presente le relazioni lunghe? Spesso è la donna a lasciare, l'uomo non lascia quasi mai. Anche se le cose stanno andando a rotoli, è la donna che lascia. La motivazione di lui non si sa mai. La motivazione di lei è l'esaurimento, la stanchezza di una relazione logorante.
Piccoli esseri umani, vorrei legarvi con cinghie e mettervi elettrodi nella testa.
Non sono esattamente la persona più serena e più tranquilla. Stavolta mi sono rotta davvero le scatole. Stavolta si cambia sul serio.
Gli occhi puntati e i segni di disprezzo, mi importano davvero poco. Ora basta, ora si cambia registro, ora vivo come ho sempre dovuto vivere.

Verve - Love is Noise.
Perchè è forse una delle poche canzoni dei Verve che mi piacciono davvero. Anche se gli Oasis sono decisamente meglio... Love is noise, love is pain... si, il testo è davvero incantevole.

By IrisCatter
At: 16:44
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giovedì, 13 novembre 2008

Get away

Ci poniamo spesso di fronte a quesiti più grandi di noi. Il vero problema è scegliere tra le cose certe che hai, i sogni, i desideri e le aspettative che cerchi di realizzare.

La corsa in ostello. Tutto perfetto, tutto meraviglioso. Nemmeno un film avrebbe reso l’immagine, nemmeno il migliore dei registi. Indelebile come un graffito sul muro nella parte povera di una città.

Doveva essere nulla, doveva essere cenere, come la piuma che si muove nel vento e poi cade sul cemento. Nulla, solo questo. Ora ci si compensa tra desiderio di stare e il desiderio di partire, tra la voglia di serenità data dalle cose certe e la necessità di partire all’avventura. Un’altra vita, da un’altra parte, in un altro paese, con una nuova curiosità. Ci si barcamena su queste oscillazioni continue, divisi tra voglia di serenità e necessità di cambiare.

Sospiro, fumo l’ennesima sigaretta, mi apro una birra e medito. Che cosa puoi fare, che cosa si può fare. Perché cambiare vuol dire buttare via tutto, restare, vuol dire non sapere mai se…

Sono elettrica, sono euforica, sono agitazione motoria senza un bersaglio. Bah…

Perché anche qui, l’Italia è un paese che va a pezzi, puoi stare e sperare fin che vuoi, ma sai per certche le cose non funzioneranno. Le varie profezie che mi vogliono ricca sfondata e con il mio lavoro soft, le vedo alquato lontane qui. Perché l’istruzione va a pezzi, perché i politici non fanno altro che fare ciò che meglio ritengono per loro stessi. Allora che cosa serve rimanere qui?

Sarebbe stato decisamente più facile essere stata di un paese anglofono, o avere una istruzione diversa, o forse avere aspettative diverse. Una casa, una famiglia, un lavoro, un animaletto domestico, e cazzate del genere. No grazie, non io, non ora e non qui.

Per chi domani andrà a farsi prendere a manganellate per parlare di cultura, di politica e di libertà.

 

Fredrerick Goodall – le tempete

By IrisCatter
At: 17:13
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lunedì, 10 novembre 2008

Rabbia

[Prendere con le pinze. Si scrive dopo simpatici racconti a lezione –ciò non è reale-]

Riaffiora alla memoria come i resti di una nave che si è schiantata sugli scogli.

Male, male, troppo male. E’ come sentirsi aperti in due la pancia e avere un sei metri di stomaco estratti dal corpo. Mi viene da vomitare. Senti ancora quella rabbia, quel panico, quelle lacrime che scendono, l’eco della tua voce che rimbomba in una giornata di sole di fronte al mare ricco di salsedine. Ho odiato quella spiaggia, poi ho dimenticato. Poi tutto è stato sommerso per anni, a volte riaffiorano e ti fanno morire. Senti le corde che ti legano ancora i polsi e le gambe, le senti stringere, mentre cerchi di attirare l’attenzione, mentre qualcuno ride.

Ora senti quella cosa come un taglio. Senti quella cosa che ti fa’ uscire il sangue dalle vene. Senti il peggio di te che esce in un momento, che ti attanaglia, che ti investe, che non riesci a respingere.

Ti guardi con circospezione, sperando che nessuno possa leggere i tuoi pensieri. Ma la gente non capisce, la gente continua ad ignorare. Questa è una gran cosa. A volte pensi che sia solo un sogno, altre volte sai che quell’incubo è accaduto davvero.

Lei parla in maniera ironica, quella stessa modalità che ti fa’ sorridere e te l’ha fatta piacere. Parla di argomenti forti. Il controtransfert si aggrappa alla testa e non ti lascia scampo.

La rabbia è sempre stata lì. Motore e benzina che ti ha mandata avanti per tutti questi anni. Desiderio di vendetta e impotenza imbarazzante. Dopo anni è tornato a galla quel ricordo. Nudo, crudo e cattivo come lo è. Non capivi prima, come potevi capire? Ora sai, ora puoi sapere. Non è stata la prima volta. Ci sono persone destinate ad essere vittime, altre che vogliono essere carnefici. Ma la rabbia non è solo un sentimento, la rabbia è anche una malattia.

Ci sono cose che non racconti. Mi è capitato di dire ciò che è successo solo ad una persona, e non ho avuto ciò che mi sarei aspettata di aver. Poi quel ricordo è ripiombato nel dimenticatoio per riaffiorare adesso.

Ed ora che è qui, che cazzo me ne faccio? Che cazzo ci fai con questa cosa? Nulla, assolutamente nulla.

Puoi solo sperare che ripiombi dall’inferno da cui è tornato, ha dato un tassello in più al puzzle che hai cercato di ricostruire per arrivare alla ricerca di te stessa. Non ci fai nulla, ma capisci perché sei arrivata a fare cose che non avrei mai pensato. Perché a volte hai bisogno di qualcosa che ti svegli, che ti faccia ritornare dall’apnea soffocante in cui sei ripiombata. Perché anche se qualcosa dura relativamente poco, per te sarà sempre troppo. Perché se qualcosa viene riportato alla memoria dopo così tanto tempo, vuol dire che forse non l’hai superato davvero. Le vittime non fanno mai una bella fine. C’è chi se la cava meglio e chi peggio. C’è chi se la cava. Punto.

Anche se in fondo a volte speri che certe persone possano morire in un modo doloroso, da un lato ti chiedi continuamente: perché io? E nonostante tutte le fregnacce che ti puoi trovare per razionalizzare la situazione, per darti delle spiegazioni e delle giustificazioni… ti accorgi che a volte non ce ne sono, non ce ne possono essere.

 

Paul Cézanne – L’Estaque mit roten Dacherm

By IrisCatter
At: 17:37
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domenica, 09 novembre 2008

Inchiostro (poco) simpatico.

<Ho un problema…>Rene Magritte - La Therapeute

<Solo uno?!>

<Shhht! Ti odio!>

<Sono l’altra voce nella tua mente!>

<Sei solo un insieme di fogli bianchi che continuano ad essere scritti con l’inchiostro simpatico>

<Diciamo che sono i sottotitoli in lingua originale di un film in lingua straniera che tu non capisci affatto.>

<E questa cosa dovrebbe tranquillizzarmi?>

<No, affatto. Ma è così che funziona>

<’Fanculo!>

<Gentile…>

<Uffa! Non capisci che devi levarti da qui?!>

<Guarda che credo che avere voci dialoganti nella testa, non sia il massimo della normalità>

<Posso dare colpa alla stanchezza?>

<Se ti può piacere, ma fidati che la scusa non regge molto.>

<Forse hai ragione. Ma sai che mi farebbe davvero piacere capire perché le cose succedono? Almeno avrei un motivo per credere, almeno me ne farei una ragione, ci sarebbe qualcosa di concreto da analizzare seriamente. Così non mi torna nulla. E’ come continuare a camminare in torno perché ci si trova in una terra sconosciuta senza una mappa.>

<Se le cose succedono è perché c’è un motivo.>

<E’ il karma che mi vuole ancora vedere strisciare come un verme?>

<Nah, non credo affatto che ti stia andando male in fondo.>

<Io sono serena, ma a volte… Puff! Succede qualcosa che scuote il mio mondo. Un terremoto di 6 grado sulla scala Richter, e i miei palazzi di vetro crollano come se fossero presi a martellate da un folle.>

<Tu ti senti folle?>

<A volte. Mi sento gli occhi puntati addosso, le gambe che fanno giacomo giacomo, la bocca senza saliva e quella frenesia invadente che dilaga.>

<Ti manca qualcosa?>

<Mi manca sempre qualcosa... Almeno so che questa cosa ha un nome. E chiamarla cosa mi fa’ solo ridere. La vita ha un modo davvero ironico di farsi notare. Mi sento presa per il culo. E rido. Che altro dovrei fare?>

<Se le cose succedono è perché un motivo c’è…>

<No, è solo una gran presa universale per il culo. E sappiamo che certe cose non servono a nulla se non a mettere in difficoltà e a farti perdere l’equilibrio>

<Già, e forse io sono davvero un insieme di fogli bianchi scritti con l’inchiostro simpatico. E tu non hai modo di leggermi. Haha!>

<’Fanculo 2!>

Per la cronaca: si ringrazia per ieri e declino ogni responsabilità su ciò che ho detto/fatto. Ho dei buchi di memoria inquietanti...

 

Rene Magritte - Le Therapeute

By IrisCatter
At: 12:59
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venerdì, 07 novembre 2008

Nessun Dorma

[E’ una cosa che avevo scritto un po’ di tempo fa’. Ma ora mi sembra molto attuale. Mi spiace piccola.]

L’amore forse è un correlate neurale. Gli uccelli canticchiano in cielo, allietando gli dei che camminano sulla terra, io cammino senza una vera meta. Arrivai in quella casa in soprappensiero; conosco questo pavimento, ho già varcato questa soglia, ora hai imparato a vivere da sola nonostante tutto. Lei è in cucina a preparare il pranzo, mi sedetti su quella sedia in cui sono solita sedermi attorno all’enorme tavolo rettangolare. Senza pensarci mi tagliai una ciocca di capelli che cadde per terra. Non ho mai pensato a certe cose se non prima di un avvenimento serio, non ho mai pensato al futuro prima di innamorarmi davvero. Ora che sono qui, lei mi abbraccia così forte da togliermi il respiro, scoppia a piangere e chiede “Perché”, ma in fondo non si può dare senso a tutto…

“Sono passati due anni, sono passati due anni. Si apre il terzo”, gracchia la voce nella mia testa, mentre l’omino nella mia bocca farfuglia qualcosa senza senso. Mi sento un uovo dentro un guscio che si sta crepando, odio l’emotività altrui perché non so gestirmela. L’uomo risuona come un diapason se vengono toccate certe corde. Non siamo altro che strumenti musicali che suonano in un orchestra con pezzi interscambiabili. Se perdi un violino, arriverà un altro a suonarlo, se il pezzo più inutile si perde, puoi sempre alzare le spalle e fare un audizione. Ma come puoi rimpiazzare uno dei pezzi nucleari della tua orchesta. No, per quello non c’è una soluzione ben precisa. E non sarà il tempo, lo spostamento nei luoghi, non sarà la dimenticanza a subentrare e ad interrompere un flusso di pensieri che continuano come una cascata a scivolare sul tuo guscio che si sta frantumando. Le cose vanno così. Mi ricordo ancora quel giorno in cui non riuscivo a guidare, che sono scesa e ho bestemmiato di fronte alla cappella con un prete che mi ha guardato malissimo e io che l’ho mandato al diavolo. Ho ancora in casa decine di cartelli che sono stati staccati, ho ancora in casa le foto, ho ancora in testa la voce, le frasi fatte, gli aneddoti raccontati. Perché la vigilia di ogni ricorrenza capitano quelle cose strane che ti fanno trasalire il sangue, perché forse le anime migrano da un corpo all’altro, perché forse tu ci speri anche in questa cosa… Morale della favola: possiamo dire pensare che certe cose accadano per un motivo: come quando il mio ex ragazzo ha pensato di mollarmi il giorno del mio compleanno quando la mia vita stava andando a puttane, due anni fa’. Le cose sono cambiate, in meglio. Le cose stupide come uno stronzo che ti lascia in un periodo di merda, fanno bene a farti vedere quelle cose in maniera più cinica e distaccata, a farti capire che quella persona non merita un cazzo dalla vita e soprattutto che in fondo sei stata fortunata a perderlo in favore di altro. Ma sensazione di perdita rimane in quel frangente di vita, congelata in un pezzo di carne che forse nemmeno il caldo luglio riesce a risvegliare. Perché sono difficile da capire, e ancora più difficile da prendere in questo periodo dell’anno.

Quando stasera mi ubriacherò, penserò ad ogni tiro mancino, ridendo di tutto e ubriaca manderò al diavolo il mondo.

Nessun dorma stanotte, nessun dorma… A parte tu.

By IrisCatter
At: 14:55
commenti (4) + + + tso , acide riflessioni, me vs me, ermetismi fuori luogo






mercoledì, 05 novembre 2008

All'edicola

La cosa che mi imbarazza ancora è sentire le richieste delle persone all'edicola. Non perchè sia un problema leggere certe cose, ma è un problema leggere SOLO certe cose. Poi onestamente trovarsi in situazioni del genere con la lingua da tenere a freno e un diffuso senso di disgusto non è piacevole. Non è come trovarsi al supermercato e spulciare volontariamente nei carrelli altrui, queste cose hanno il gusto di essere delle violazioni del proprio benessere.
Questo è il serio problema.
Si trattasse di pornografia, signori miei, capirei. Siamo fatti di carne e sangue e i bassi istinti ci sono. La carta igenica la dobbiamo per forza comprare al supermercato. Con la fisicità ci facciamo i conti tutti i giorni (o quasi) se non sbaglio. Ma anche lì potrei dire che il confine tra pornografia ed erotismo è sottile come una corda di violino e ti può strangolare con la stessa facilità.
Comunque il cattivo gusto non è salvabile, nemmeno in corner. Vedi anche i vari "Novella", "eva", "Tv sorrisi e canzoni" e poi coronare il tutto con un bel "Harmony". Io sto male. Io davvero sto male. E' come dire che il cibo (se così si può chiamare) del MC è migliore di un ristorante con tre stelle sulla Guida Michelin. E' come dire una bestemmia in chiesa, è come far esplodere un petardo al Louvre.
D'ora in poi le ricariche per il telefono le prenderò in tabaccheria.
Ma non è importante... Almeno oggi non piove più.
Si accettano scommesse su sabato pomeriggio in cui comunque per questioni di forza maggiore sarò costretta ad andare a far visita a malinconici adulti, idioti a tutti gli effetti, e giovani antisociali in via di sviluppo. Ci sarà da ridere, o da piangere, o entrambe. Bah.
Ripeterò mentalmente: "Andrà tutto bene, andrà tutto bene". Esattamente come si farebbe con un mantra. Ora tanto il problema nella mia mente è ancora lontano.

Maurice Utrillo - Il giardino di Renoir

By IrisCatter
At: 13:10
commenti (7) + + + comunicazioni di servizio, acide riflessioni, sleri motivati






lunedì, 03 novembre 2008

Smog

Abbiamo seppellito i nostri avi, i nostri amanti ed i nostri sogni. Il weekend serve a questo. L'anno scorso ero al mare col sole, ora sono in pianura al freddo con piogge e nebbie. Abbiamo aspettato nell’ombra per così tanto tempo, ed ora siamo solo in grado di vedere al buio. Abbiamo cercato di fermare il tempo, e l’unica cosa che abbiamo fatto è distruggere con una pallottola i nostri orologi.

Ho realizzato che sto vivendo in una canzone degli oasis. Il sole lentamente si sta allontanando dagli occhi, lasciando che la nebbia subentri creando l’atmosfera giusta.

Lui parla lentamente, le parole si perdono in un posto divertente e io mi perdono lentamente in me stessa. Cado tra tutte le cose che dice, cado nella sua bocca mentre parla, mentre le parole si susseguono. Mi sento una foglia, mi sento come euforica richiesta. Ho solo voglia di ridere, ho solo voglia di muovermi di danzare e di dormire in un letto di rose bianche e di foglie rosse. Sono io, sono sempre io quella che si disegna una stellina nera sull’occhio sinistro, sono io quella che sparisce dagli occhi per poi apparire con l’illuminazione. Sono io che mi muovo euforica mentre tutti sembrano avere il rallentatore. Tutti rallentano, tutti sono più lenti, tutti sono differenti. Quando sono in fase maniacale e sedata è l’unico modo che ho per mettere giù i miei pensieri e le mie parole. Le pie parole di solito cadono giù dalla mia bocca. Non vengono espresse. Quando si trovano sulle labbra, altre parole escono dai denti e quelle di prima vengono ricacciate in corpo. A volte mi capita di avere troppe idee e di non riuscire a dirle affatto. Riscaldami in questa serata fredda e mettimi nella tua sigaretta. Il fumo sale e si mischia alla nebbia. Smog lo chiamano. Non farmi cadere come il tabacco in eccesso. Amo le persone fuori di testa, amo quando succedono queste cose, quando mi sento su di giri per nulla, quando tutto si muove con una frenesia statica, quando non c'è nè vuoto nè noia, quando quei momenti che fino a poco tempo fa' erano considerati insopportabili ora non lo sono più. Fai delle magi magie con le monete e falle apparire. E dopo… puff! Io sparirò.

By IrisCatter
At: 17:54
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sabato, 01 novembre 2008

Untore.

Mi sveglio con un mal di testa capace di uccidere. Tutto sommato ieri è stata una serata divertente e carina. Niente di che, ma decisamente apprezzata.
Ieri pomeriggio stavo pensando a te, mentre il negozio della mia amica veniva taccheggiato, mentre qualcuno si preparava per la serata decidendo che cosa mettersi, mentre io tornavo a casa dall'università, mentre la pioggia battente continuava ad esplodere sui tetti e sulle cose.
Quante cose non si sanno, quante cose non ci sono date sapere. Vuoi per il peso che diamo a queste, vuoi perchè distorciamo le cose. A volte il flusso dei pensieri si intoppa, e il pensiero comincia a formare un vortice, una spirale che cerca di inghiottere tutto e tutti. Si va sopra a tutte le altre cose, il flusso dei pensieri continua, imperterrito, a girare su se stesso. Se tu, se noi, se lei, se tu... Uff.. I pensieri e i sentimenti di un altro mi portano a capire ciò che penso davvero. Divertente come certe cose passino da una persona all'altra, come se fosse una malattia. Mi sento a volte l'untore di turno. Mi sento a volte il monatta di turno. Sarà perchè il cielo è grigio e il sole malato ha lasciato posto ad un freddo violento, ma in questo periodo sono apatica con punte di malinconia unite a fasi di mania transitorie.
Anche ieri passavo con uno dei miei drink in giro per il locale e mi fermavano persone che avevo conosciuto di vista per scambiare due parole e magari la speranza di qualcosa di più. Targiversavo, mi muovenvo zigzagando satellando per la folla, inventandomi scuse stupide quando vedevo che la situazione diventava claustrofobica. In tutto questo, io onestamente non riesco ancora a capire perchè non può essere tutto facile nella mia testa, nel mio comportamento e nel mio vissuto emotivo.
Il santo patrono dei libertini con sentimento, uno dei miei migliori amici, sostiene la teoria che il karma a volte gira in un modo, altre in verso opposto. La teoria non è nemmeno così scema in fin dei conti: Prendi ciò che ti capita e sbattitene altamente del resto. Ciò vorrebbe dire regredire nella mia scala di valori, ormai limito molto l'acting out, e il buttarsi a pesce in situazioni del genere non è il massimo. Sono una untrice, diffondo malattie. Ma non ne sono comsapevole, non metto sostanze su maniglie volutamente. Capisco ora gli ossessivi compulsivi con idee di contaminazione.
In tutto ciò, io continuo a sentirmi come il personaggio protagonista di un film di Michel Gondry... e continuare a bere drink e prendere aspirine per far passare il mal di testa.

David Stoupakis - Untitle

By IrisCatter
At: 12:09
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