Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.
Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter
la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.
Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.
"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.
Ambigiutà
Bunny licious
Bunny Suicide!
Clinica dei pupazzi
Cultura Celtica
Dead Psychologists Society
Happy Tree Friends
Hieronymus Bosch
il bene!
Mark Ryden
Musica!
Progetto_Pompadour
Ray Ceasar
Van Gogh
*loading* persone che hanno perso tempo da queste parti.
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
acide riflessioni
comunicazioni di servizio
ermetismi fuori luogo
me vs me
pensieri
schegge di vita
sleri motivati
tso
IrisCatter in Procrastinazione
utente anonimo in Procrastinazione
IrisCatter in Procrastinazione
utente anonimo in Procrastinazione
sangervasio in Tempesta ed entropia
LunaNeraFoKeTTa in Tempesta ed entropia
tempoedax in Tempesta ed entropia
Pusolottola in Tempesta ed entropia
TonyM in Tempesta ed entropia
Menestrello75 in Tempesta ed entropia
The Cure; Placebo; Brand New; Funeral For A Friend; Tacking Back Sunday; Feeder; Einaudi; Finch; Fiona Apple; Wombats; We Are Scientists; Alanis Morissette; Armor For Sleep; Death Cab for Cutie; The Doors; De Andrè; Garbage; Idlewind; Incubus; Kaiser Chiefs; Nine Inch Nails; Maximo Park; Modena City Ramblers; Banda Bardò; Rise Against; Marcy Playground; Muse; Panic! At The Disco; Relient K; Silverchair; Subsonica; Teatro degli Orrori; Afterhours; The Starting Line; The Used; The Strokes; Sigur Ros; Thrice; Tre Allegri Ragazzi Morti; Vinicio Capossela
Arancia Meccanica; Fight Club; Il Mago Di Oz; La Mia Vita A Garden State;L'Arte Del Sogno; L'Attimo Fuggente; The Libertine; American Psycho; Schindler's List; Eternal Sunshine Of The Spotless Mind; Lolita; Full Metal Jacket; Shining; Edward Mani Di Forbice; Alice Nel Paese Delle Meraviglie; Otello; Romeo+Juliette; Il Mercante Di Venezia; Paura E Delirio A Las Vegas; Trainspotting; Million Dollar Baby; Dieci Cose Che Odio Di Te; La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano; Il Favoloso Mondo Di Amélie; The Blues Brothers; Ed Wood; La 25a Ora; Come Te Nessuno Mai; Blow; Buon Compleanno Mrs Grape; Il Giardino Delle Vergini Suicide; Le Fate Ignoranti; Romanzo Criminale; Saturno Contro; Zodiac; Traffic; Donnie Darko; Memento; The Elephant Man; Io sono Leggenda; Santa Maradona; Juno... Altri...
Layout&Template by Arkvallish
Image: Ray Caesar
Host by Splinder
giovedì, 31 luglio 2008
[No comment, please. Soprattutto se inutili o non inerenti al contesto]
Il nervosismo si taglia come se fosse una zanzariera. La senti la calma prima della tempesta. Quella sensazione in cui lo sbattere delle ali di una farfalla potrebbe provocare un uragano. Odio queste situazioni, quando sei un abitante di una tranquilla città e tutto il cielo si annerisce. Quando lei trattiene le lacrime a stento, fa quella smorfia sul volto, e poi trattiene tutto cercando una vittima da incolpare o un capro espiatorio.
Ti insegnano da bambino ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. L'educazione che hai da bambino te la porti fino alla tomba. Non ho mai avuto un educazione rigida, anzi. Si, i miei schiaffi e le sgridate le ho prese anch'io da bambina. Ero pestifera e troppo curiosa, ero irrequieta e attratta da tutto. Troppo agitata per farmi legare i riccioli da elastici di gomma dalle suore, e troppo buona per non sentirmi in colpa dopo i miei capricci. Ero come tante altre bambine, un po' più maschiaccio. Ho imparato che quando succedono cose grosse è meglio non parlarne, è meglio tacere e tenerle per te. Poi d'improvviso le cose grosse esplodono come una bomba in un mercato affollato. Lì sono cazzi, lì davvero sai che le cose grosse non si possono trattenere.
Sembrerà sciocco ed ipocrita -forse da parte mia- dire che non mi stupirò mai abbastanza che dopo l'esplosione si risolva tutto con un sorriso finto, come per dire: "hey, in realtà non è successo nulla. Tutto va nel migliore dei modi possibili".
Sono sempre passata sopra ad una infinità di cose. I rospi da ingoiare mi sono sembrati centinaia. Il tizio con cui sono stata per 3 anni, dando a lui tutto ciò che potevo dare, e che nemmeno mi saluta per strada; la tizia che per una critica giusta e sincera, ha bisogno di sputtanarti alle spalle (cosa che tu vieni a sapere, visto che le persone con cui ti sputtana sono le stesse che ti sono amiche e che ti vengono a dire le cose - posso sempre contare su un buon numero di persone, grazie a Dio-); la tizia che non è in grado di accettare consigli e fa cazzate su cazzate, mettendo di mezzo anche te; il tizio del computer che ha ancora in mano il tuo portatile e che ti vuole far comperare un nuovo pc. Fossero questi i rospi da ingoiare, probabilmente mangerei volentieri anfibi per tutta la vita. Scivolano, scivolano addosso come acqua fredda.
Poi pensi ad altre cose. A chi ha reagito in situazioni ben peggiori, e ti senti una schiappa nel vedere ciò che ti circonda, per quando quei grandi sorrisi dopo le esplosioni ti possano far male più di qualsiasi altra cosa al mondo. Più del tizio, più della tizia. Più di qualsiasi altra cosa.
A volte vorrei essere quella bambina autistica e con un importante ritardo mentale alla quale a volte faccio da babysitter senza compenso. Lei urla quando vuole qualcosa, digrigna i denti, si tira le sberle, e a volte le tira anche a me. Non è in grado di tollerare la frustrazione, e perde il controllo. La smorfia, non piange lei. lei si fa male ed aspetta, cercando di ottenere ciò che vuole. Si picchia sulla mano per sentire il suo male, come una cassa di risonanza a corde emotive mute. A volte mi sento lei. Io comunico con parole normali e con espressioni, lei no. A volte mi sento lei. A volte vorrei essere lei per avere una scusa, o per lo meno avere un attenuante. Io guardo, registro e annoto tutto. L'emotività è il mio punto di forza e la mia più grande dannazione. Si cerca un rimedio per rompere l'ipotalamo senza lesionare altro materiale molliccio dentro la testa. Perchè non è ciò che è all'esterno delle mura a ristruggere la Fortezza, ma ciò che sta dentro, chi ci vive.
[Mi scuso per il francesismo, ma... Che gran periodo di merda]
By IrisCatter
At: 21:01
commenti (6) + + +
schegge di vita, acide riflessioni, me vs me, sleri motivati
martedì, 29 luglio 2008
Stordita da questi giorni. Abbastanza orgogliosa da dire di essere sopravvissuta a strade ed autostrade. È l’odore dei ricordi che ti frega, è il desiderio che ti rende schiavo. Perché in fondo passeresti tutto il mattino a dormire in un letto, sperando che per osmosi i tuoi sogni vengano uniti a quelli di qualcuno. Farsi rubare i sogni, e lasciarseli rubare. Dormire e lasciare che gli altri possano dormire, anche se sei irrequieta, anche se sei confusa, anche se sei stordita da tutto. Non ho ancora capito cos’è successo, ma so che qualcosa è successo.
I gabbiani ridevano planando in questo cielo sopra questo mare, esplosioni in un posto notoriamente tranquillo. Forse i litigi rendono più forti i rapporti, forse le discussioni li rendono più soliti. Anche se il segno rimane, il balsamo mitiga ogni cosa. Controverso.
Forse tutto ciò che dovrei fare è lasciare che tutto scivoli via, come l’acqua che si ritrae tra le rocce. In fondo la melodia è rimasta uguale, solo che ora il pianista ha spostato la melodia abbassandola di diversi toni. Una suonata in chiave di basso. Il pianista non riusciva ad arrivare a cantare con la chiave di violino, troppo alta per la sua voce. Eppure a chi ha orecchio distratto sembrerà che nulla sia cambiato. In realtà si. In realtà per quanto possa essere preferibile l’esecuzione in scala armonica di violino, ora le cose sono un poco cambiate. Se le ascolti e non cogli la differenza posso capirlo, perché la melodia in fin dei conti è la stessa. Ma ho difficoltà quando tu suoni due pezzi totalmente diversi in una idiosincrasia di suoni e di immagini. Forse è questa idiosincrasia che mi porta a non riuscire a distinguere in maniera certa le note e le melodie che vengono composte.
Ma sperando di abbandonarmi ai sensi, l’unico modo che ho attualmente di scoprire com’è la realtà, voglio dirti solo che mi tufferò da queste scogliere. Voglio solo credere ai sensi, voglio credere a ciò che ho sentito mentre il pianista eseguiva la sua ballata su questo mare calmo.
Fredric Leighton – The music lesson
By IrisCatter
At: 11:13
commenti (5) + + +
schegge di vita, me vs me, ermetismi fuori luogo
giovedì, 24 luglio 2008
Guardo il mondo sul fondo di una piscina, non ho ben chiaro quanto tempo ho passato qui sotto. Le figure sfuocate che si muovono tra l’azzurro delle pareti, sembrano più lenti dei pensieri di un ubriaco. A questo punto mi chiedo che cosa sia davvero vero. A volte vogliamo vedere cose che in realtà non ci sono, altre volte le minimizziamo. Le sagome sembrano così finte, quando nuoti e quando non hai su le lenti a contatto. Troppe volte cerchiamo un luccichio sul fondo di una piscina, sperando che sia oro, ma è solo un riflesso di qualcosa che in verità non esiste. È come guardare attraverso degli occhiali che non sono propri, è come guardare attraverso il vetro del bicchiere del tuo secondo long island e non sentirlo affatto, è come rimanere immobili nel proprio posto in metropolitana tra il via vai di Cadorna.
Sono cambiata, lo noto. 
Come stai? Questa è la domanda a cui non aspetta una facile risposta. Ma ci muoviamo nella frenesia di quella fermata, sul fondo di una piscina come dei piccoli pesci rossi cercando di stare lontani dagli squali. Non ascolto il rumore, è solo rumore. Mi manchi. Posso fissare le cose, appuntandole con delle puntine al muro. Ti ho fissato per così tanto tempo, che l’immagine della superficie ormai sembra essere l’unica reale immagine che ho di te. Perché in fondo tutto è in movimento in superficie, ma sembra così statico in acqua. Tutto sembra pace, tutto sembra casa. Ma l’anima affoga senza speranze, nel fondo di una piscina, nel fondo di un’altra birra, nel fondo di noi stessi.
Quanto è reale di ciò che vediamo? Quanto è reale di ciò che ci aspetta dal futuro? Quanto è reale di ciò che sentiamo e pensiamo? Mentiamo così tanto a noi stessi, tanto da credere che il nostro fake ego sia qualcosa di assimilabile a noi stessi. Un serpente marino che ingoia le sue vittime.
Tutte le luci sembrano stelle, tutti gli aerei sembrano pianeti, tutte le parole sembrano reali. Ma le stelle in fondo di giorno non sono visibili. Posso giurare che brillino per qualcuno, ma non sono l’elfo e non sono la creatura fatata delle operette morali.
Tutti i pensieri si smuovono nel silenzio surreale del fondo di una piscina, le parole sono alterate dal mezzo. Per tutti i cuori spezzati, per tutte le promesse non mantenute, per tutte le volte che i desideri superano davvero la forza della logica. Perché il mio segreto, il mio punto di forza è la logica ferrea delle cose. Per questo nel mezzo del maremoto starò sul fondo della piscina in tranquillità. Aspetto che le acque si fermino per risalire in superficie. Risalgo. Fine dell’apnea.
Che cosa hai visto tu allora in superficie?
Caravaggio - Narciso
By IrisCatter
At: 20:45
commenti (1) + + +
pensieri, tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
mercoledì, 23 luglio 2008
La notte serve a scrivere romanzi
È l’una di notte passata. Il sonno arriva, piano piano. Ma la notte non è abbastanza per lunga per fare troppe cose insieme. La notte deve essere usata per scrivere. In notti come queste, lo spirito creativo prende vita e ti investe con la sua scarica adrenalinica. Una specie di spirito in un rituale tribale che si impossessa del tuo corpo. Tra poco si partirà per le vacanze. Notti inutili di fine luglio sono fatte per scrivere: l’università è lontana, le cose le fai al pomeriggio tra piscina e commissioni varie ti caricano e ti stancano. La sera, quando torni dopo una birra in compagnia, non si ha molta voglia di chiudersi a riccio abbracciati alle comode braccia di Morfeo.
Si scrive. Scrivi le cose che ti vengono in mente, un flusso di pensieri continuo, senza interruzioni, senza pause, solo la creatività che è lasciata libera come un cane in aperta campagna. Non parlo molto dei miei progetti di scrittrice, perché in fondo credo che sia un’eresia dire di essere soddisfatti dei propri lavori. Poi “io” e “scrittrice” sono due termini che male si accompagnano. Credo che chiunque scriva – per piacere o per professione-, non sia mai totalmente soddisfatto di quello che produce. È come l’aver studiato tutto per un esame, ma avere sempre quella sensazione di non sapere il particolare, un particolare che poi viene amplificato all’interno delle fantasie. Dire di aver fatto un buon lavoro, è come dire di avere la conoscenza assoluta. Chi può avere cotal presunzione? Io non voglio, anche perché ciò vorrebbe dire mentire. Non tendo alla menzogna, piuttosto non parlo. Saranno le vicende personali che bene o male si ripercuotono, sarà che è da un bel po’ che non prendo in mano i vecchi lavori incominciati tempo addietro; ma in questo periodo ho davvero un flusso continuo di intuizioni, di idee, complice il fatto di essere libera da zavorre, di vedere le cose in maniera cinica e distaccata. L’ultima volta che mi sono sentita così, ho scritto una delle cose più belle di tutta la mia vita. Da mettere a posto e revisionare ovviamente, ma geniale da un tot di punti di vista.
Ora quella bomba è ancora dentro di me, fatta di aggressività distruttiva ed onirica e di impulsi quasi sessuali. Questa è la forza che mi fa scrivere. Distacco e energia canalizzata ad uno scopo.
Wassily Kandinsky – Composizione VIII
By IrisCatter
At: 10:28
commenti (2) + + +
comunicazioni di servizio, schegge di vita, ermetismi fuori luogo
lunedì, 21 luglio 2008
Snocciola parole lisce farcite di roboante maestria. Si protrae verso il popolo, con sfarzosa dignità di chi è forte di ciò che possiede e non di ciò che è; cammina come se in realtà tutto il resto non esistesse davvero, se non lui. Ma nelle tasche non c’è altro che polvere, che il pungo raccoglie e che le labbra estranee gli soffiano in faccia. Verrà unto come un appestato, aspettando che la rivolta sia pronta da servire come una pietanza colma di veleno. La mia impudenza è presa con arroganza se frusto la lingua per parlare e sciocca una parola poco gentile ma senza essere fellona, ma il verbo rimbomba per l’aere diffuse dal un povero diavolo buffo quale sono.
Sognai notti fa’, che mi venne regalata una spada. Attendo la spada per il mio duello all’arma bianca da colui che mi insegno tempo fa a duellare, aspettando di combattere sopra di un prato verde inglese con un nemico nuovo, mentre il mio allenatore mi consiglierà ancora. Forse perderò contro di te, in tal caso diffondi il verbo affinché vengano a pregare sulle mie reliquie.
Posso sfidarti, oh nemico, tu che ti riempi la bocca come un affamato farebbe con il cibo; perché la smania ed il bisogno di essere pieno divora, quando l’incertezza è totale. Vuoto dell’anima, pieno della voce. Mischiati con le barbare richieste di un popolo corrotto, di cui tu hai bisogno il sostegno di ali fragili di farfalle. Io ho ali di pennuto e forza di verità. Badi bene a me, colui che defrauda la verità e le parole della loro dignità, perché la spada nutrirà la mia vendetta, che nutrirà vermi nati dall’arroganza che ti ha tenuto in vita. Perché le parole scagliate, tolte dalla loro culla, non possono nulla di fronte alla persona che si inginocchia alle sacre mani della verità dichiarando il vero.
Se vuoi appoggia il coltello nel petto trafiggendolo con rabbia, quando sto dormendo. Perché quando dormo non sono presente, e quando dormo non posso difendermi. Allora ricordati che la lusinga più suadente, che sussurri mentre le ore passano e che soffi all’orecchio ingenuo dei viandanti, è portatrice di inganni e dissapori. Ingannevole tu nella tua verità corrotta.
Ti aspetterò con la spada lunga ed elegante che ancora deve giungere alle mie mani, poi il tuo cuore corrotto sarà mio, mio soltanto. Che tu possa saldare il conto nella maniera onorevole, oh animo corrotto, voglio la tua vita. Solo questo e nulla più.
Jacques-Louis David – Giuramento degli Orazi
By IrisCatter
At: 09:28
commenti (2) + + +
tso , sleri motivati, ermetismi fuori luogo
domenica, 20 luglio 2008
[Attenzione: Menata]
Non so se mi pensi ancora. Non lo so. Fatto sta che certe ferite non si sono cicatrizzate bene; pensieri, frasi, o semplici sussurri da voci di altri, le riaprono per buttarci su veleno per fare in modo che ci possa essere un’infezione.
Non so se mi pensi ancora. Io lo faccio, spesso. Stasera ho mostrato la tua foto a qualche amico. Sorridevo, volevo condividerti. Certe cose non cambiano, certe altre cambiano troppo in fretta.
Ti ho amato, sinceramente. Non per l’estetica. L’estetica non è mai stata una prerogativa importante, per quanto possa essere osannata. Le cose belle invecchiano, si rovinano, diventano scialbe. Ti ho amato per la testa, quella non può rovinarsi col tempo, o non a breve. Sei una delle poche persone che conosce davvero il modo in cui prendermi. Non c’è altro da dire. Mi inchinavo di fronte alla tua intelligenza viva, brillante e curiosa, di fronte ai tuoi scritti, di fronte alle cose che facevi con una semplicità surreale. Molti avrebbero sbagliato, molti si sarebbero arresi. Hai lo stesso sorriso di un bambino, con una risata sincera e poco contenuta quando facevo o dicevo qualcosa di stupido.
È passato parecchio tempo e mi manchi. A volte credo che sia possibile dimenticarsi le persone, è una cosa che faccio spesso. La cosa peggiore è quando queste persone si ricordano di te, e tu cominci a dimenticare i loro nomi, i loro odori, il suono della loro voce, i vari difetti di pronuncia, e poi dimentichi i volti. Quello è il vero problema.
Sarà che certi pensieri sono più nocivi del cloro, soprattutto quando galleggiano in acque mosse dai bagnanti; ma comunque ho il timore che tu possa fare con me ciò che io ho fatto con la maggior parte di quelli che sono venuti prima di te. Soprattutto quando il sospetto che chi sia venuto prima di me, sia stato così incisivo da portare a paragoni. Non sono mai stata competitiva. Troppe cose non si fanno per paura di un insuccesso, e forse anche il non chiarire con se stessi è fatto per questo motivo.
Il fatto di esserci allontanati, ha mutilato gran parte di me. Sono sopravvissuta. Superstite di qualcosa di inevitabile per chi ha un animo frenetico come il mio, e una instabilità di fondo tale da creare terremoti relazionali. Mi manchi. Non con rabbia o con rancore, solo un po’ di malinconia. Per tutti i posti in cui ti avrei voluto portare e che non vedremo mai insieme. Per le cose che vorrei dirti, ma che non posso. Per tutte le volte che ti vorrei abbracciare, ma che mi risulta impossibile. Perché ho avuto più esperienze con te che con chiunque altro, perché mi hai cambiata. Si, mi hai cambiata davvero tanto.
A volte mi chiedo se mi pensi ancora, se vivo ancora nel tuo presente… tu nel mio, si.
“You are the smell before rain, you are the blood in my veins. Call me a safe bet. I’m betting I’m not. Glad that you can forgive. I’m only hoping as time gone, you can’t forget...”.
By IrisCatter
At: 00:47
commenti (4) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita, me vs me
venerdì, 18 luglio 2008
Cerco un libero approccio ad un libero attracco.
È finita ieri. È decisamente finita. Sapere che in fondo sbattersi per gli esami, vale qualcosa, che in fondo non sono solo notazioni inutili (alcune si, quelle che verranno rimosse subito dopo la fine) che vanno poi a confluire in un voto finale. È finita, ora sono in vacanza. Ho realizzato solo oggi davvero com’è. È una situazione strana. Libertà e spossatezza. Bere una birra fresca al bar dell’università con un amico e dire tra te e te: respira. Perché non avere pensieri è la vera libertà, decidere di non avere pensieri è l’unica utopia. L’unico pensiero ora è: decidere come passare le vacanze. L’idea è questa. Nessuna prenotazione, solo un viaggio da scrivere giorno dopo giorno decidendo di improvvisare con una tenda, e pochi soldi in tasca.
Per una che non è mai stata a Roma, per una che è stata in tutto il mondo e mai nella propria terra, doveva essere arrivato il momento di muoversi. Tutto questo fantastico piano, è stato rovinato dalla mancanza di soldi da parte di chi doveva venire. Perchè comunque anche la libertà costa. Ciò ha portato a questa domanda: “oh cazzo, che faccio quest’estate?”. A questo punto si accettano proposte, e si vagliano offerte. Quella della saggia donna è piaciuta parecchio. Anche perché l’idea di stare tutta l’estate in un unico posto, con le stesse persone che conosco da anni a prendere il sole in spiaggia o andare a fare passeggiate in montagna, non è una cosa che mi emoziona particolarmente. Ho bisogno di qualcosa da fare anche d’estate, e viaggiare è una di quelle cose che sono fatte per l’estate, per muoversi.
Intanto qui si canta “radio estensioni” dei Subsonica, si beve birra e si aspetta che il tizio che canta al karaoke possa soffocare con una zanzara. Non amo la movida per locali quando sono sobria, riesco a vedere tutto il peggio della gente. C’è da dire che non essendoci molto altro da fare ora, si fa quel che si può. Ci sono troppe distorsioni di colonne sonore che si ripetono senza lasciarti nulla di importante.
Subsonica – Radio estensioni
Il video è stato girato nel palazzotto dello sport di Courmayeur, è un bel posto , mi è sempre piaciuto. Sembra una chiesa, per le immense vetrate, l’unica pecca è la musica tamarra che mettono quando è aperta al pubblico. Questa è una delle mie canzoni preferite, per una serie di fattori che non statò qua a spiegare.
Quando i Samuel e soci erano ancora pischelli.
By IrisCatter
At: 09:58
commenti (6) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita
martedì, 15 luglio 2008
Si discuteva tempo fa’ con una persona di una cosa. Costei mi accusò di manipolare le cose, di scrivere cose non reali e di enfatizzare troppo. Cito: <Non ho mai detto questa cosa>.
Io ascoltai. Per rendere un poco più frizzante il suo monologo, finii lo spriz tra un “ah-a” di consenso e un ascolto più di cortesia che reale.
Risposi: <Si, ma ora sei troppo nervosa ed incazzata. Poi hai sempre avuto il problema di un filtro selettivo della memoria distorto, ovviamente, per me. Due pesi, due misure…>
Il discorso che vorrei tirare in ballo ora, è molto diverso rispetto alla mia vita privata. Il patto narrativo.
Credo che non si possa essere davvero obiettivi mentre si scrive qualcosa riguardante se stessi, non si può adottare il metodo scientifico anche nella vita reale, anche se si cerca la regolarità. Non credo che riuscirei a vedere la vita in un insieme di algoritmi… no, sarebbe come avere già la risposta di domande che nemmeno ti sei mai posta. Comunque, nel momento in cui una persona scrive e qualcun altro legge, i due inconsapevolmente fanno un patto: forse non tutto ciò che viene scritto è reale, una parte delle cose che uno scrive e che l’altro legge sono finzioni: uno lo sa, l’altro fa finta che siano reali. In realtà, non si può mai sapere che cosa sia davvero reale di ciò che viene scritto, quanti e quali cose corrispondono alla realtà e soprattutto alla realtà di chi. Non sono una persona così pragmatica da scrivere ciò che succede davvero, in ogni inutile e futile dettaglio. Ad un certo punto alcune cose sono troppo personali o troppo noiose, e l’idea di far toccare loro una tastiera del pc, mi lascerebbe asciutta; perché certe cose non vanno messe ad uso, consumo ed abuso di chiunque.
Quindi, oh lettore, non arrabbiarti se ora ti costringo a mettere in dubbio tutto ciò che leggi. La domanda più corretta da fare sarebbe: “ma ti interessa davvero che queste cose siano reali?”. In fondo riuscirai a dormire, mangiare, incontrare i tuoi amici nonostante le cose che leggerai, siano queste tristi o allegre. In fondo la tua vita non è cambiata drasticamente da una frase frettolosa e mal posta appositamente.
Questo è il mio attuale pensiero… Scrivere per liberarsi di sangue sporco che nutrirà i vampiri, scrivere che porta al lasciare cadere zavorra mentre la mongolfiera si alza al cielo. Ma forse gli scrittori sono vampiri, nutrendosi della curiosità altrui…
Comunque sto sclerando sui metodi di ricerca scientifici. Tra analisi della varianza, e altre fregnacce del genere.
Franz von Stuck - Salomè
By IrisCatter
At: 13:48
commenti (4) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio
domenica, 13 luglio 2008
Si vuole ringraziare per venerdì sera chi c’era e chi c’è stato. Mi sono svegliata con una cannuccia tra i capelli, lividi non meglio identificati sulle gambe, e scritte su tutto il corpo. Gran serata. Complice l’alcol, euforia e altre cose, si vuole ringraziare chi era lì come amico, come compagno di università, come conoscente, come sconosciuto beccato e conosciuto la sera stessa, o gente a caso che mi ha firmato un braccio o la schiena (dopo l’indelebile la cosa è continuata con una penna). Frammenti di una serata senza capo ne coda, ma veramente intensa. (Come disse una saggia donna) “Colonne caput mundi”.
Cambiando discorso - ritrovandoci nel post-ubriachezza molesta e cercando di riprendersi dai postumi di un mal di testa che uccide- , vorrei dire una cosa: diffidate, oh uomini, di una donna che gioca a poker, perché vi può ridurre tranquillamente in mutande. Non è una combinazione cromosomica della ventitreesima coppia, che determina l’essere bravi a giocare a poker alla texana, dipende da altri fattori. Comunque, è bello rovinare 2 uomini su 4, giocando al loro stesso gioco; facendo scivolare tutta la notte tra rum, gelato al cioccolato e sigari toscani. Diffidate delle giocate blande, di chi ti trascina poi in una mano troppo alta, soprattutto quando ho in mano colore.
Amo il gioco d’azzardo, non è solo per il fatto dell’eccitazione data dalla mancanza di certezza, dai meccanismi di ricompensa quando vinci. Il motivo è semplice: il poker alla texana ha il potere di essere come la vita. Non sai fino all’ultima carta che verrà girata se hai colore oppure se non hai nulla, se è il momento di bluffare e tirare la corda oppure tagliarla. Perché tutti ci siamo trovati con una mano fortunata, le chips che aumentano; e forse presi dall’entusiasmo, dalla spacconaggine, dalle lusinghe, ci ritroviamo con il culo per terra e nessun creditore
Ma forse qualche volta è meglio perdere, piuttosto che vincere sempre. L’illusione di vincere sempre non porta da nessuna parte, e perdere una mano troppo inutile al momento a volte va bene.
A volte fa bene perdere, soprattutto se guardi il contenuto misero e asettico del piatto. Tu sei la giocata che ho perso, e forse non mi dispiace nemmeno tanto. Altro giro?
C. M. Coolidge – His Station and 4 Aces
By IrisCatter
At: 13:36
commenti (13) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita
venerdì, 11 luglio 2008
Sinceramente uno dei personaggi meglio riusciti di Shakespeare è l’ebreo del Mercante di Venezia. Lui e Mercuzio sono tra i miei preferiti. Il punto è che sono umani, diversi dalle eterne parole signorili che riecheggiano roboanti negli altisonanti palati. No, sono fatti di carne e sangue, con i loro difetti. Ogni difetto, ogni desiderio, ogni imperfezione, ogni insicurezza, e ogni bisogno li rende sempre più umani.
Guardalo l’ebreo, gabbato troppe volte dal fato. Perse la sua dignità di uomo, perse sua figlia, perse il suo denaro, perse la sua vendetta, perse la sua religione costretto ad abiurare. Meccanicamente aveva architettato la sua vendetta per colmare la rabbia che aveva, tanta e affamata. La giustizia che desiderava, non gli è stata data a causa della burocrazia, attaccata a una postilla contrattuale. Gli hanno dato del cane, e lui da cane ha cominciato a ringhiare chiuso nel suo ghetto con la saliva degli sputi lanciati dai cristiani a bagnare la sua barba. Chi tra gli umani non prova desiderio di vendetta messo in tal situazione?
Perché forse che ci è nato sotto una stella diversa, non è in grado di sanguinare, di ridere, di avere freddo o caldo sotto il dominio delle stagioni, di aver fame, sete, sonno, di non provare stessi desideri e avere stessi sogni? Quindi, non me ne vogliate se un cane, un reietto in una commedia, sia il mio personaggio preferito. Più umano tra gli umani, mentre tutte le parole assordanti e roboanti di promesse d’amore eterno, di amicizia incondizionata (la qual cosa dopo l’aperitivo di ieri mi fa ridere parecchio “Best friend means friends forever” – e riecheggiano come cornacchie le frasi nella memoria, se non sbaglio recitavano mutilazioni al mio comando-), di alti ideali da non violare assolutamente. Ma il punto è questo… Si certo bravi, divertente, clap clap… Ma siamo uomini. Ok gli alti ideali, ok le promesse che poi non siamo in grado di mantenere (Nel mercante di Venezia vedi i novelli sposi con gli anelli), ok le aspettative e le speranze. Ma in fondo per un Dio, cristiano o pagano che sia, siamo uomini, che vivono nella vita reale, mossi dalla carne oltre che dagli alti ideali.
In tutto ciò, ringraziamo il Compagno Di Sbronze, che ieri è stato di grande conforto. Le persone che non ci sono mai, quando hai davvero bisogno, ci sono sempre. Le cornacchie hanno un suono diverso nella mia testa oggi. Se la decisione era stata presa prima, ora non c’è altro da fare che combattere. Che io deceda se recedo.
[Aka: Stavolta, non ci sono cazzi per nessuno. La partita a scacchi è giocata su due piani differenti, e chi non sa giocare alle regole giuste, avrà la peggio. Questo è un avvertimento, non una minaccia.]
Maurycy Gottlieb – Shylock e Jessica
By IrisCatter
At: 09:13
commenti (2) + + +
comunicazioni di servizio, schegge di vita, acide riflessioni, me vs me
mercoledì, 09 luglio 2008
Se mi portano in un posto nuovo, con tante persone e tante cose colorate, mi comporto esattamente come una bambina: rubo un palloncino, vado in giro con un sorriso a 32 denti, cammino velocemente in direzione di ciò che attira la mia attenzione senza rendermi conto delle persone nei dintorni. Tutto ciò viene meglio se sono brilla, soprattutto se la tua caipirinha è puro alcol imbevibile, soprattutto se l’aperitivo è incominciato con 2 americani. Amo le cose improvvisate bevendo un aperitivo e poi partire senza nemmeno cenare.
Si, sono felice della serata di ieri. In questo periodo mi sento assolutamente leggera e spensierata. Questa è la cosa che ti fanno pesare quando in realtà non dovresti esserlo. Ma chi mi ama davvero non mi vuole correggere; di conseguenza posso continuare a camminare per il festival latino americano, e pestare i piedi agli sconosciuti che mi trascinano in pista a ballare contro la mia volontà. Le telefonate strappalacrime il giorno del mio compleanno, non mi toccano più. A ventitre anni si diventa molto più disillusi e più risoluti nel gestirsi le situazioni problematiche.
La serata si conclude cantando a squarciagola in macchina, per poi finire in un locale. Non c’è molta vita il martedì sera: i baristi offrono da bere tranquillamente, e si mettono a parlare con te dei differenti tipi di rum. Ignoro tutto ciò, io bevo e basta. Uno dei baristi ride e dopo aver pulito il bancone offre una birra, e la conversazione si sposta nel parcheggio.
Si, direi che è andata davvero bene ieri. Il rasoio di Occam in fondo ha sempre il suo perché, e anche la tizia che nel bagno del filaforum si stava facendo i peli delle gambe. Le cose più semplici, sono inevitabilmente preferibili alle cose complicate. Niente di particolare, ma speciale nella sua semplicità.
Intanto è stata presa la decisione di partire all’avventura per terra ignora finiti gli esami, e viaggiare cercando concerti su concerti. In tutto questo: perché nessuno mi ha avvisata che il 13 ci sono i Sigur Ros a Milano?
Paul Gauguin – La donna dei manghi
By IrisCatter
At: 13:35
commenti (3) + + +
comunicazioni di servizio, schegge di vita
lunedì, 07 luglio 2008
Suppongo di avere qualche problema con l’alcol…
Mi sveglio con la cannuccia del gin lemon tra i capelli. Ho preso la macchina sia venerdì che sabato, non bevo mai quando guido. Né al concerto di Ligabue sabato sera, né alle varie feste in giro per la lomellina. Ieri no, ieri era diverso. Tutto si rifletteva nel ghiaccio sciolto: le facce, i discorsi sulla linguistica, i soliti problemi di cuore che affliggono chi non riesce a farsi una ragione per come sono andate le cose. Perché essere un pezzo di ghiaccio in un bicchiere e sentire i discorsi con freddezza ovattata è sempre una grande cosa. È come essere un pesce rosso in un acquario mentre tutto intorno si muove. Domani sarà il mio compleanno. Odio il mio compleanno, davvero. Per due motivi ben precisi.
Quello di sempre è che il giorno del mio compleanno tiro sempre le somme di cosa è successo l’anno precedente. Un po’ come succede a capodanno. Infatti quelle sono le due serate all’anno, in cui tendo all’autodistruzione. Penso che si chiuderà il ventitreesimo anni di vita, che non ho fatto nulla per cambiare il mondo. Si, dovrei essere contenta per diverse cose, per come stanno andando le cose, in realtà do tutto per scontato, perché in fondo era giusto ed era normale che io facessi certe cose. Il karma mi ha odiato per un pel pezzo di storia, ora ha cominciato a girare bene. I racconti pubblicati, la tesi triennale che finirà su un libro, ma in realtà non mi interessa. Non ho cambiato nulla, il mondo non si è fermato e tutto continua a girare. Sono sempre io, tutti si aspettano da me le cose migliori ed è normale che io sia sempre in grado di fare. Ma in realtà non ho cambiato nulla. L’ennesimo anno a crescere ed invecchiare in un letto, mentre la macchina ruba pensieri si da da fare. Io invecchio, i capelli si allungano e le situazioni si complicano.
Nonostante tutti gli schiaffi morali su altri versanti, nonostante tutte le grida e le incazzature per un motivo o per l’altro, nonostante l’incoerenza delle cose. Tutto scivola, tutto continua ad andare avanti. Come se gli eventi fossero gocce di acqua fredda, del ghiaccio nel mio bicchiere.
Sono con il secondo gin lemon in mano, in un locale sul fiume. Poca gente, poche cose interessanti. Tutto si scioglie come un’aspirina nel bicchiere. Tornare a casa alle 3 del mattino e capire di non aver capito. Tutto scorre su una notte come se fosse un piccolo teatrino, perché alla vigilia del ventitreesimo anno di vita ti sei accorto di quando tempo hai buttato nel cesso per un motivo o per l’altro, e di quanto in fondo non ci sia un cazzo da festeggiare… Che in fondo per tutto ciò che fai, ci sarà sempre una porzione di insoddisfazione per causa tua negli altri e te la faranno pesare. Perché a 23 anni non solo non sei stata in grado di fare cose così importanti per te, ma non sei stata nemmeno capace di capire che cosa le persone che ti stanno vicine volessero. Ironicamente nel momento in cui dici: “A me non interessa più essere ciò che tu vuoi che io sia”, le cose si complicano e i ricatti morali diventano il pane quotidiano servito in pasto a chi guarda dall’esterno uno show patetico. Detesto le bombe emotive lanciate addosso, perché se le schivo ci sarebbe sempre qualcuno a dirmi che è politicamente scorretto.
Squilibrio = Situazione in cui le capacità e le aspettative del soggetto, non coincidono con le richieste e le risorse dell’ambiente.
Domani la disillusione sarà al suo apice: Happy birthday.
L'altro motivo che risale a 2 anni fa', non verrà dissacrato in questo loco.
Eugène Delacroix – Le Massacre de Scio
By IrisCatter
At: 12:01
commenti (12) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita, me vs me
sabato, 05 luglio 2008
Viaggiare apre la mente. Si, può essere presa come la solita frase scontata, come la solita: “non esistono più le mezze stagione”. Ma inevitabilmente te ne rendi conto quando interagisci con soggetti “rurali” vs soggetti “metropolitani”. L’approccio di comportamenti, di atteggiamenti cambia radicalmente.
I soggetti rurali, quando parlano di una loro esperienza, la ritraggono come se fosse la cosa più fantasmagorica dell’universo, farcendola di dettagli inutili e che fanno perdere solo tempo, di cose ridondanti, l’azione ripetuta e protratta nel tempo per un numero tendente ad infinito di volte, distruggendo anche quella piccola scintilla di interesse che poteva suscitare. Interagiscono con le persone in maniera “one on one”, e quando si trovano ad aver a che fare con un gruppo non tendono a unire parti esterne e parti interne.
I soggetti metropolitani raccontano con molta naturalezza della loro vita, delle loro situazioni, sono molto approccianti. Non si fanno problemi a invitarti a casa loro o a voler organizzare la tua festa di compleanno nel loro appartamento. Di solito tendono a collegare persone diverse formando un rapporto dinamico tra le parti, le quali a poco a poco cominciano ad interagire. Sono meno gelosi e possessivi delle loro cose e da un lato non hanno questa paura che l’elemento esterno possa andare a corrompere l’equilibrio. Considerando che la tensione è una cosa necessaria e indispensabile all’interno di un sistema – la quale è data dall’interazione di forze e di spinte che tendono al cambiamento-, il voler evitare manipolazioni dovute a fattori esterni è un enorme blocco.
Vedi la fanciulla che ha vissuto per 6 mesi a New York, lavorando come lavapiatti di notte e studentessa di danza di giorno, per poi essere assunta in uno spettacolo su una nave da crociera nei carabi per 3 anni. Vedi il tizio che ha vissuto a Londra e ha la morosa negli State. Vedi il tizio che ha grosse difficoltà a capire il nostro concetto di vita e integrazione considerata alla sua (venendo dalla Francia).
Tutto questo pensiero è nato dalla sera incominciata con una festa in piscina, continuata con una festa ad un lago, e terminata con uno squallido locale sul fiume… Il mio amico dark (il quale non vedevo da secoli) si è fatto riconoscere gridando in mezzo alla folla: “ma che posto di merda è questo?!”, rischiando il successivo pestaggio da parte dei buttafuori. Guardando il locale, la gente, la musica, il gusto dei cocktail, non potevo che dargli ragione. Inevitabilmente le vedi in faccia le persone che nella vita reale, non se la sanno cavare; che hanno bisogno del calore rassicurante di rapporti basati sull’apparenza, sull’uscire e sul fingersi di divertirsi godendo di un locale di fighetti. Ti diverti di meno nei posti in cui sei obbligato a divertirti…
Non sono sociopatica né misantropa, amo semplicemente l’educazione e le cose formali all’inizio. In compenso ho racimolato un paio di interessanti proposte, richieste e inviti per cene e viaggi – il che non mi dispiace affatto considerando la stima che ho per queste persone-.
Si, si ricollega con un post precedente, e allora? Devo cambiare città…
By IrisCatter
At: 09:57
commenti (5) + + +
schegge di vita, acide riflessioni, sleri motivati
mercoledì, 02 luglio 2008
Il traumatico risveglio avviene alle 3.30 del mattino. Uno dei gatti cerca di trovare conforto dal temporale sotto le lenzuola non curandosi che le zampe possano graffiare.
Gli alberi rimbalzano fa una parte all’altra, come se fossero canne di bamboo, come se in realtà fossero fatte di carta e tenute in piedi grazie ad un fil di ferro dalla dubbia tenuta. Il sonno non arriva più, i pensieri, le ansie pre-esame arrivano alla mente torturandomi per il resto della notte. Così passai tutta la notte in bianco, a fissare le stelline sul soffitto, ad accarezzare il gatto e a pensare al fatto che cercare di preparare due esami in una settimana, non è esattamente l’idea più brillante che tu abbia avuto.
Aspetto due ore, poi mi alzo e vado a prepararmi. Sarà una lunga giornata, incominciata sotto il più funesto degli auspici. Al mattino i mercanti sono già in piedi a mettere in mostra la merce, spostando i rami e le foglie che la tempesta di ieri ha lasciato come ricordo del suo passaggio.
Le nuvole scompaiono lasciando di nuovo l’aria pesante ed afosa. La vecchia seduta vicino a me sul treno, non fa altro che parlare e parlare. Parlare di nulla alle 7 del mattino fa male per chi ascolta
Non ho mai avuto grandi successi scolastici, sono sempre stata una di quelle persone che studiava poco e si arrampicava molto sugli specchi. Sono uscita dal liceo con un calcio nel sedere, e ora la situazione è cambiata. Non sono così intelligente come la gente pensa sul serio, non sono così interessata alle cose da continuare a persistere nell’ottenimento di un risultato. Non sono il vulcano di idee che tutti pensano, non sono la tipica persona che ha voglia di sbattersi più del dovuto. Il mal di testa mi sta uccidendo, e l’idea di un insuccesso mi irrita.
Il caffè mi aiuta a riprendermi, il compito va. Fuori c’è il confronto sulle domande. Cannate due di fisso, le altre in forse. Stringo i denti, va bene così.
<29, accetta?>.
<Si, si>
<Ha sbagliato questa e quest’altra>
<Si, mi sto mangiando le mani…>
<Va beh che siamo all’ora di pranzo, ma lasci stare, è stata brava.> Dice lui sorridendo.
<Non si preoccupi, non sono ancora arrivata al cannibalismo> Rispondo io.
Lui sorride e firma il libretto, io lo statino.
È andata, salto il pranzo. Venerdì si ripete. La mia vita sta cominciando a farmi schifo… Voglio ubriacarmi e voglio andare in vacanza. E soprattutto ora come ora ho bisogno di dormire.
Ivan Aivazovsky – The Ninth Wave
By IrisCatter
At: 14:15
commenti (5) + + +
schegge di vita, me vs me
