Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.
Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter
la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.
Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.
"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.
Ambigiutà
Bunny licious
Bunny Suicide!
Clinica dei pupazzi
Cultura Celtica
Dead Psychologists Society
Happy Tree Friends
Hieronymus Bosch
il bene!
Mark Ryden
Musica!
Progetto_Pompadour
Ray Ceasar
Van Gogh
*loading* persone che hanno perso tempo da queste parti.
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
acide riflessioni
comunicazioni di servizio
ermetismi fuori luogo
me vs me
pensieri
schegge di vita
sleri motivati
tso
IrisCatter in Procrastinazione
utente anonimo in Procrastinazione
IrisCatter in Procrastinazione
utente anonimo in Procrastinazione
sangervasio in Tempesta ed entropia
LunaNeraFoKeTTa in Tempesta ed entropia
tempoedax in Tempesta ed entropia
Pusolottola in Tempesta ed entropia
TonyM in Tempesta ed entropia
Menestrello75 in Tempesta ed entropia
The Cure; Placebo; Brand New; Funeral For A Friend; Tacking Back Sunday; Feeder; Einaudi; Finch; Fiona Apple; Wombats; We Are Scientists; Alanis Morissette; Armor For Sleep; Death Cab for Cutie; The Doors; De Andrè; Garbage; Idlewind; Incubus; Kaiser Chiefs; Nine Inch Nails; Maximo Park; Modena City Ramblers; Banda Bardò; Rise Against; Marcy Playground; Muse; Panic! At The Disco; Relient K; Silverchair; Subsonica; Teatro degli Orrori; Afterhours; The Starting Line; The Used; The Strokes; Sigur Ros; Thrice; Tre Allegri Ragazzi Morti; Vinicio Capossela
Arancia Meccanica; Fight Club; Il Mago Di Oz; La Mia Vita A Garden State;L'Arte Del Sogno; L'Attimo Fuggente; The Libertine; American Psycho; Schindler's List; Eternal Sunshine Of The Spotless Mind; Lolita; Full Metal Jacket; Shining; Edward Mani Di Forbice; Alice Nel Paese Delle Meraviglie; Otello; Romeo+Juliette; Il Mercante Di Venezia; Paura E Delirio A Las Vegas; Trainspotting; Million Dollar Baby; Dieci Cose Che Odio Di Te; La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano; Il Favoloso Mondo Di Amélie; The Blues Brothers; Ed Wood; La 25a Ora; Come Te Nessuno Mai; Blow; Buon Compleanno Mrs Grape; Il Giardino Delle Vergini Suicide; Le Fate Ignoranti; Romanzo Criminale; Saturno Contro; Zodiac; Traffic; Donnie Darko; Memento; The Elephant Man; Io sono Leggenda; Santa Maradona; Juno... Altri...
Layout&Template by Arkvallish
Image: Ray Caesar
Host by Splinder
venerdì, 30 maggio 2008
[Credo che chi legga il mio blog, pensi che sia una depressa cronica. In realtà no, ma scrivo cose strane. In realtà sono in un periodo euforico, ed è strano che scriva solo cose tristi. Ma non è importante.]
“E’ bello sapere che se nel caso volessi attenzione, dovrei morire. Vero?” – Persona Saggia che conobbi.
Ho sempre amato il teatro. Posso dire che è stato il mio primo e grande amore. Sul palco sei diverso rispetto ad un film. Sul palco ci sei tu con te stesso, e con centinaia di persone che ti scrutano. Non ci può essere voce tremante, non ci può essere ansia, non ci può essere cambiamenti di scena, non ci sono seconde possibilità ad una rappresentazione teatrale. I colori sono forti e significativi. Il trucco è pesante, perché anche dal loggione si devono vedere le tue emozioni veicolate attraverso una maschera di cerone, una matita pesante intorno agli occhi e un rossetto color passione.
I film sono molto più facili da realizzare, se ti va male la prima c’è sempre la seconda. Se hai qualcosa da dire al riguardo delle scene te la giochi con il registra. In teatro no, tutto è molto più religioso, fatto quasi con devozione e misticismo. Ogni gesto, anche il più insignificante acquista un senso quasi dogmatico. A volte il teatro è più vero della vita reale, a volte sai che ci sono così tante similitudini da stordirti, a volte ci sono più soddisfazioni a salire sul palco e recitare una parte. Il trucco è cercare una faccia rassicurante tra la folla, e recitare solo per lei. Ho amato quella faccia sconosciuta tra la folla mentre salivo sui palchi, piangevo per quella faccia, ridevo e sussurravo per quella, sforzandomi di usare il diaframma; per quella faccia ogni sera diversa, ma con qualcosa di quella precedente.
Ora, che sono qua in un palco a parlare con voce bassa e ascoltare musica dal mio lettore mp3, mentre cammino per strada e inseguo un metrò per la mancanza del tempo. Ora, in questo momento, sto cercando la mia faccia rassicurante. Bah, vedo solo facce da schiaffi… Ho bisogno di un teatro diverso, ho bisogno di un pubblico con una faccia come quella che desidero.
"Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è altro che un'ombra che cammina; un mediocre attore che si pavoneggia e si dimena sul palcoscenico per il tempo della sua parte e poi non si ode più oltre. E' una favola narrata da un idiota, piena di trepito e furia e senza significato alcuno" Da Macbeth di Shakespeare
By IrisCatter
At: 06:47
commenti (8) + + +
tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
mercoledì, 28 maggio 2008
[Sdolcinato, abbastanza]
Insegnami ad essere eclisse, a camuffarmi nell’oscurità usando manto di tenebra bianca per coprirmi. Insegnami ad avere una casa. Sono sempre stata una zingara in questo senso. Qualche mio amico del mare mi chiama gipsy per il mio abbigliamento hippy e perché cammino sulla passeggiata sul lungo mare a piedi nudi la notte. Qualche amico del mare mi chiama gipsy, per il mio modo girovago di essere sia nei movimenti che nei sentimenti. Se le cose non vanno cambio radicalmente, scappo via. Ma la vera cosa da cui dovrei scappare sono io. Perché non ho ancora imparato a gestirmi.
Sono corsa per i continenti senza curarmi di chi conoscevo, mi facevo vedere per poi sparire come cometa. Ho avuto più amanti che anni, e sono sempre fuggita perché la noia mi divorava. Ora che è tutta la vita che corro e che scappo, voglio trovare casa. Ho trovato qualche posto che mi piace in giro per il mondo, ma da nessuna parte mi sentivo bene come tra le sue braccia. Non so perché.
I fogli di carta e le cartoline sono dei confidenti scadenti. Loro prendono ciò che hai da dare, storie, pensieri, sentimenti, e non ti restituiscono nulla in cambio. Vorrei un consiglio da quei pezzi di carta, da quelle cartoline e da quelle lettere che non ho mai spedito. Ho una pessima calligrafia, e questo non aiuta di certo; ma preferisco una stilografica ad un computer, preferisco una vecchia macchina da scrivere ad una mail asettica. Vorrei che i fogli di carta sui quali scrivo fossero un prete che mi confessa: “recita 2 decine e tre padre nostro.”. Mi sentirei il cuore in pace, mi sentirei di non dover più niente a nessuno, mi sentirei che forse non è tutto perso. Ma non c’è nessuno che può aiutarti meglio di te stessa, quindi basta parlare di confidenti, confessionali e assoluzioni.
Insegnami ad essere eclisse, perché anche se durerò solo qualche minuto, so che in quei secondi mi nasconderò tra le tue braccia e aspetterò che la forza a cui siamo sottoposti ci trascini via. Se io sono meteorite che passa veloce accanto alla terra, tu sei cometa che ciclicamente torna per ammaliare chi curioso guarda il cielo.
Ho scritto su carta bianca di quaderno una lettera al futuro, ho scritto tutto ciò che dovevo scrivere su un pazzo di cellulosa. Ho preso quella carta e l’ho strappata fino a farne tanti coriandoli, poi li ho gettati dal finestrino di una macchina in corsa. Questa è una lettera al futuro, che forse qualche paziente personaggio cercherà di metterne insieme i pezzi per ricomporne i pensieri.
Elope with me on June, ‘cause I can’t stand to be alone in one of my travel. I’ll learn to float without you, but I’ll drown. Now I drink black coffee and I’m waiting for your came. Wake me when you are ready to swing me in your arms with an hug. Nothing really care, but you.
Super B – Amore Disperato
By IrisCatter
At: 15:15
commenti (8) + + +
pensieri, me vs me, ermetismi fuori luogo
lunedì, 26 maggio 2008
Lo so che ho vinto nonostante tutto e nonostante le apparenze. La macchina ruba pensieri è nascosta a casa di un pazzo pittore surrealista, io so benissimo chi è, ma non posso entrargli in casa per sfasciarla. Ma questa è tutta un’altra storia che forse non finirò di raccontare mai…
Ho come l’impressione a volte che le mie frecce, siano più lente dei miei pensieri; la balestra lancia la freccia che cerca di colpire il sole. I pensieri vanno - aiutate dalle parole- a colpire il bersaglio, i fatti spesso e volentieri al di là di qualche livido non lasciano altro. Il mio linguaggio è autistico, è autoreferenziale, non serve ad un gran chè per chi mi ascolta o per chi legge. Io racconto le cose come le vedo, non mi aspetto che qualcuno le capisca, anzi… spesso e volentieri sono contenta quando non si capisce nulla. In fondo io capisco i miei pensieri, la macchina ruba pensieri ha smesso di funzionare. Il meccanismo si è inceppato, un meccanismo ha deciso di non funzionare più. Ed ecco, la libertà di pensiero è stata ripristinata. Aspetto camionette che vengano a sequestrarmi per l’iniezione letale senza giusto processo. Aspetto di essere messa faccia al muro in attesa di un proiettile in testa. Aspetto. Nel frattempo mi godo le frecce altrui che cercano di colpire il sole, fallendo miseramente. Posso solo mettermi gli occhiali e guardare lo spettacolo ridacchiando sommessamente.
Capirai mai davvero ciò che dico? Ne dubito, ma poco male. La linea di confine non deve essere superata da tutti, solo qualcuno riesce ad entrare in terra nemica senza che le sentinelle se ne possano accorgere. A queste persone tanto di cappello, ma non credo che possano arrivare al core del nemico.
Riusciresti mai a conoscere davvero una persona? Mi stupisco come sia capace di finire le frasi altrui, ma nessuno è in grado di finire le mie. Riusciresti mai a conoscere davvero che ti trovi di fronte? Non so. Con me è difficile o quasi impossibile. Se provi ad entrare in una testa di uno che vive autisticamente nel suo mondo, tanto di cappello, ma sei sicuro di riuscire poi ad uscirne? Riusciresti a vedere ciò che vede un altro? Il sole si frantuma in mille pezzi, ma sei sicuro di poterlo vedere anche tu?
Chiudi gli occhi per non vedere. Non è detto che ciò che potresti vedere, possa farti piacere.
Non vedo. Non sento. Non parlo.
Adolph Gottlieb – Man looking at Woman
By IrisCatter
At: 12:18
commenti (5) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio, tso , ermetismi fuori luogo
sabato, 24 maggio 2008
“The image man has of himself is his limit”.
Saint Exupery
Mi perdo nel mare di vanità di uno specchio di un ascensore.
La sigaretta cade per terra dalla mia mano per cadere giù dal balcone di un locale, la guardo mentre si spegne piano piano sul cemento. Guardo tutte quelle ragazzine omologate sul marciapiede e provo un po’ di disgusto. A volte basta un trucco, basta essere dei prestigiatori per attirare l’attenzione. Non è un rossetto vermiglio o un bianco coniglio a rendere la persona migliore di quella che è in realtà, non è un mascara o un fazzoletto sparito a renderti speciale. La cosa che mi fa sorridere è che il trucco ha lo stesso effetto di una cosa che luccica per una gazza ladra. Attira l’attenzione. Lo specchio non mente quando ti lavi la faccia, lo specchio sa davvero che volto hai quando torni a casa la sera e non ti riconosci in quel viso con il trucco che cola.
Non mi trucco mai molto, non sono in grado di fare la magia. So ballare, ma non so truccarmi. Il corpo mente meno della faccia.
Lui guida forte e in maniera distratta, mentre sullo specchietto che ha in macchina stende polvere magica. Metà gli finisce sul sedile, metà riesce a spargerla tra le sue cellule e farle sentire vive. Gli altri in auto ridono, io rimango indifferente con un leggero senso di fastidio. Non amo queste cose e tutto ciò è paradossale dal mio punto di vista. La città è piena di pattuglie della polizia e dei carabinieri. “Fermaci, fermaci”, questo è il mio pensiero mentre li superiamo ad un semaforo, ma la macchina si allontana sempre di più dallo specchietto retrovisore. Lo specchietto retrovisore inghiotte tutto piano piano, divorando i chilometri di strada che si sono fatti stasera.
Cammino instabile aspettando l’alba. Fumo l’ultima sigaretta e prendo l’ascensore.
Mi perdo nel mare di vanità di uno specchio di un ascensore. So che gli specchi potrebbero inghiottirmi un giorno o l’altro, so che finirà dentro uno specchio per non tornare più nel mondo reale.
Alexandre Cabanel - Echo
By IrisCatter
At: 11:12
commenti (13) + + +
tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
giovedì, 22 maggio 2008
Il paradosso di una persona euforica e con tante idee, è che non riesce a realizzarne nemmeno una. È il paradosso di chi avrebbe molte cose da dire, stare in silenzio. È il paradosso di colui che ama troppo, uccidere la persona che ama.
Tendiamo ad uccidere ciò che ci è più caro, sempre e comunque. Molte volte del tutto inconsapevolmente, perché non ci accorgiamo mai di ciò che facciamo davvero, fino a quando l’incantesimo di spezza. Le macchine rubano a noi un sacco di cose, anche le monetine per il caffè; anche la salute quando i gas di scarico vengono rilasciati nell’aria. La macchina peggiore è la macchina ruba pensieri.
La macchina che ruba i pensieri continua a lavorare instancabilmente, togliendo la logicità a tutto. La macchina ruba pensieri lavora in questo modo: tu non lo sai, ma ti svegli la mattina con la testa vuota e un angoscia crescente. La macchina ruba anche la tua cultura, la tua intelligenza, la macchina di solito viene da un pianeta e gli alieni hanno questo potere. Riusciresti a vivere senza pensieri? No, a meno che tu non sia lobotomizzato o un vegetale, o entrambe le cose. L’unica cosa che puoi fare per fermare il sequestro di pensieri è spaccare la macchina. Distruggere la macchina però non è una cosa facile. Devi scoprire prima dov’è prima di partire con il luddismo.
Nel momento in qui fermi il blocco dei pensieri, potrai continuare a ragionare e a riprenderti in mano la tua vita. Peccato che il delirio sia parte integrante della schizofrenia, la quale si può curare, ma dalla quale non si può guarire… Un po’ come l’aids, un po’ come il lupus, un po’ come la demenza...
Credo che passerò il resto della giornata a parlare con la presa della corrente e a chiederle se ha visto la macchina ruba pensieri. L’apparato fonatorio manderà algorimi per chiedere ad una macchina se può ascoltarlo e esaudire I desideri. Forse unire percorsi che non si sarebbero mai incontrati davvero, smuovendo le parti più intime del nostro cervello, quelle che a volte lobotomizzeresti davvero.
Intanto la pioggia continua a cadere e i pioppini hanno smesso di scendere su di me per uccidermi. Ho bisogno di estate, ho bisogno di staccare seriamente la spina. Tuch. Si, sono pazza.
On-off-stand by.
Tarciso Merati – Macchinetta Trombetta
By IrisCatter
At: 13:12
commenti (11) + + +
comunicazioni di servizio, tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
martedì, 20 maggio 2008
If I only could Make a deal With Gods
Se solo noi potessimo fare un patto con gli Dei Per stroncare questo vuoto e questo devasto...
La miseria dell'uomo è enorme, tanto grande da distruggere.
Il cielo piombo di oggi rilascia proiettili che colpiscono la faccia e il cuore. Il grilletto spara e colpisce. Un giorno come oggi la natura risuona con te per le miserie dell'umanità. Se solo noi potessimo fare un pattò con gli Dei, se solo noi potessimo sentirci meno piccoli, meno impotenti, meno inutili a volte. Non so che cosa fare per farti stare meglio. Ma in fondo certe cose spaccano la mente e il corpo. Ora il cielo risuona a condoglianze. La pioggia fa da sinfonia a un giorno terribile. Sa meno di presa per il culo.
Non so che dire, mi sento inutile e impotente.
Vuoto e silenzio. Mi spiace. Davvero tanto.
Placebo - Run Up that Hill
By IrisCatter
At: 13:29
commenti (5) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio, acide riflessioni
lunedì, 19 maggio 2008
Proprio qui, proprio qui tra luci blu e rosse, tra zanzare coraggiose e voci strazianti, in una campagna annacquata e fredda il cielo plumbeo lascia cadere la sua maledizione.
Non per i soldi, non per il successo, non per il potere e non per gli dei. C’è altro, o si. C’è sempre stato altro. Se la legalità fosse estesa a tutto, tutto perderebbe importanza. So che ci sei quando busso la porta del tuo cervello, so che mi senti quando sto in silenzio. Questo è sconvolgente, ma da un lato è terrificante.
Auguro continuamente di morire e in modo aperto a diverse persone, ho sempre trovato inutile nasconderti sotto falsi buonismi che non portano a nulla. Se una persona deve essere punita, è giusto che venga sculacciata; se una persona non merita la vita, è giusto che muoia. Come fai a dire che è giusto dare la pena di morte e con che diritto? Beh, di sicuro eviterei di lanciare una moneta.
Le cose non si fanno per soldi, per successo o per gli dei. Non sacrificherei mai mio figlio, le cose si dovrebbero fare per amore. Se non sei in grado di farle per questo motivo, sei destinato a fallire.
Io so che se anche fallisco nella pratica, ho vinto sempre in tutto il resto. Mi sono sempre dimostrata la persona migliore che tu mai abbia incontrato, questo perché sono una delle migliori persone che tu possa mai incontrare. Non è presunzione, so i miei enormi limiti e i miei invalicabili difetti, ma so anche le mie risorse e le mie capacità. Quindi anche se il san bernardo ti sbava addosso, e piscia su di te per delimitare il territorio, so esattamente cosa pensi e perché lo pensi.
Ho sempre avuto ragione, su tutto. Ho sempre vinto io le battaglie, e tu mi hai sempre chiesto aiuto nelle tue strategie. So che faccio paura a volte per la quantità di pensieri che ho, che metto le persone in soggezione dissacrandole umiliandole nella loro ignoranza. Sarei curiosa di vederti tra 10 anni. Di vedere quanto è andata in merda la tua vita, di vedere quanti dei tuoi vecchi amici ti sono rimasti fedeli. Vorrei vedere quando sarai solo contro te stesso, a sopportare il devastante peso dei giorni che passano e la monotonia di una testa vuota che ti devasta.
Perché ora ti sembrerò lontana e distante parlandoti, mentre raccolgo ciliege che mi rubi. Sai cosa penso, lo hai sempre saputo. Di fatti non ti parlerò di ciò che penso, sarebbe ridondante. Anche quando non ti parlo per mesi sai. Io so, tu sai che so. Ti auguro il meglio, ma sai che hai perso il tuo picco. Il auguro che il nocciolo ti vada di traverso e che tu possa soffocare. Ora c’è solo l’accontentarsi.
Ruba un’altra ciliegia, tanto ciò che ti rimane è marcio.
Chen Hongshou – Drinking Wine in a Garden.
By IrisCatter
At: 08:17
commenti (2) + + +
tso , schegge di vita, me vs me, sleri motivati
sabato, 17 maggio 2008
[Non sono ottimista, ma comunque…]
Ok, a livello cognitivo ci sono. Ok, è lì, è facile, è semplice, è questione di volontà. Anche perché in fondo tante cose sono cambiate, gli appetiti di tutti cambiano e il bisogno di cose diverse c’è. Per sopravvivenza, non per cattiveria. Cambiano i sogni, gli hobbies, i bisogni, i desideri, le esigenze, le novità, le persone che ti circondano. Già, inevitabilmente è difficile, ma se non se ne viene a capo, preferisco mettermi un cappio al collo e ciondolare nel vuoto (se intanto qualcuno vuole cercare di indovinare la parola, faccia pure).
Che senso ha rimanere comunque legati a qualcosa di impalpabile? Potrei dire allora di essere sposata con il mare che il discorso non cambierebbe. Già, non cambierebbe affatto.
Comunque volevo essere una di quelle ragazze finite nei riformatori americani prima degli anni ’60: sterilizzazione per un atteggiamento border e antisociale. Con me dovevano farlo, si, decisamente. Mi sarei tolta parecchi dubbi, e problemi. Con me hanno sempre sbagliato tutti, dovevano tenermi chiusa in una cella di isolamento. Non per cattiveria, ma essendo io la peggior nemica di me stessa, avrei avuto bisogno di una lobotomia. Chiodi, martelletto, lobo frontotemporale, e il gioco è fatto.
Ora, circa 85% delle miei idee per giungere ad un fine di qualcosa o sono illegali, o sono irrealistiche. Il che mi porterebbe ad un tot di strade: 1) la galera 2) reparto psichiatrico 3) il nulla (puoi immaginare il nulla? Beh, io si…) 4) un opg.
Ok, più o meno ci sono: sono una specie di Cassandra, e come tale finisce sempre. I piccoli troiani camminano ignari del pericolo che stanno correndo. È una cosa imbarazzante sapere di conoscere come finirà, la gratificazione di sapere che le supposizioni di base sono fondate, non è così ampia come si credeva.
È come scoprire che le cose cadono a terra, è come scoprire che il telefono che cercavi spasmodicamente era nella tasca dei pantaloni, è come scoprire l’acqua calda. Ovvio, lampante, chiaro come il giorno, pungente come freddo. Ma non c’è tutta questa gioia nella scoprire di aver ragione su tutta la linea. No, affatto.
Lo sai, cazzo se lo sai. Continuiamo a sbattere la testa contro il muro comunque, perché sono arrivata all’ultimo stadio della rabbia repressa.
Tra poco scoppio, e farò boom.
Comunque l’acqua sotto i ponti che è passata, è tanta, ma non sufficiente. Quindi? Quindi si aspetta che la prossima onda possa pulire la mia memoria, le mie emozioni, le mie idee. O davvero farò boom.
Mi guardavo ieri negli occhi del cantante del gruppo di ieri mentre sua moglie vestita da Marilyn stava al banchetto, i suoi occhi erano pozzi e io ci sino caduta dentro. Splash.
Antoine Vestire – Retratto di Dama con Libro
By IrisCatter
At: 10:44
commenti (3) + + +
tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
mercoledì, 14 maggio 2008
Campagna. Un albero si specchia nelle risaie, mente il sole sta morendo tingendo con il suo sangue gli specchi d’acqua di un colore incantevole. Il verde è all’orizzonte, tinte più calde appena sopra.
Sto correndo e ascoltando una canzone dei Wombats. Sono stanca, avrò corso per cinque chilometri e li sento. Mi fermo a guardare intorno a me. Sono sola. Non c’è nessuno. In questo momento, mi sembra di essere come il primo uomo che ha scoperto il fuoco. Incanto e stupore.
Cammino avvicinandomi ad un campo arato. Guardo giù, e noto un piccolo leprotto bianco e marroncino. È immobile, sembra che non sia particolarmente interessato al mio fissarlo. Continua a fare le sue cose. Continua a “leprottare”. Sarei tentata di scendere dalla strada e andare nel campo a prenderlo, ma sono sicura che scapperebbe mostrandomi anche la coda batuffolosa. Lo fisso a lungo mentre annusa i ciuffi d’erba che sono rimasti dall’ultima aratura.
Si sente poi in lontananza un ringhio, e l’abbaiare rabbioso. Corre, corre sempre più veloce un cane nero magro e asciutto. Si avvicina nella mia direzione, poi sterza e corre nel campo. Vuole il leprotto. Quest’ultimo comincia a correre più forte che può, ma senza successo. Dopo pochi secondi il cane gli è sopra e lo tiene tra i denti e comincia a scuoterlo con forza. Il coniglio sembra squittire, poi dalla bocca del cane scende del sangue che innaffia il campo. Il cane lo tiene ancora in bocca muovendola sempre più velocemente da destra a sinistra, come se fosse uno shaker per i cocktail.
Alla fine arriva il padrone del cane. Un signore in bici, in carne con un orologio d’oro sul polso e le maniche della camicia a righe tirate su fino al gomito.
<Hey, il suo cane è pericoloso. Dovrebbe tenerlo al guinzaglio! Ha appena ammazzato un coniglio>
<Beh, lei non si è fatta nulla, no?>
<Si, ma se io fossi venuta qui con un cane, e il suo è aggressivo, senza guinzaglio e lo avesse azzannato, l’avrei denunciata>
<Beh, non è successo.>
<Anche sua madre doveva prenderla a bastonate da bambino, ma non è successo e lei è un coglione.>
Lui dice qualcosa, poi richiama il cane e gli mette il guinzaglio. Io corro come prima nella sua direzione e dico a voce bassa, ma alta abbastanza da farmi sentire la seguente frase: <La madre degli imbecilli è sempre incinta…>. Poi lo supero e continuo a correre. Il cadavere del coniglio giace nel campo completamente dilagato dai morsi.
Poi dicono che la città sia un posto violento e pericoloso. Anche nel paesaggio bucolico può deluderti…
Credo che non andrò più a correre in campagna.
By IrisCatter
At: 15:43
commenti (5) + + +
schegge di vita, acide riflessioni
lunedì, 12 maggio 2008
Poi lei scende dalla collinetta, bella nella sua maglietta grigia e nei suoi stivali neri. Balla, saltella, scende giù e si mischia alla gente. I ragazzi ancora in grado saper intendere e volere, la fissano come se fosse venuta da un altro pianeta. Lei balla con una ragazza, poi la bacia. Qualche ragazzo vorrebbe evirarsi, qualche altro bettersi dentro. La ragazza poi si muove nella mia direzione. Balla con me. Io sono consapevole di tutto, cerco di allontanarmi, e lei capisce che non sono interessata all’articolo. Credo di essermi sentita alquanto invidiata in quel momento. Ma l’amore saffico per quanto bella sia stata la fanciulla, non è una cosa che fa’ per me.
I ragazzi di una annoiata provincia, non avendo molto da fare, organizzano rave party.
Ovviamente nei rave ci sono più sottoni che ragazzi tranquilli, c’è un costante odore di marijuana, gente ubriaca o impasticcata che si schianta contro gli altri. La musica elettronica fa da sottofondo, intanto il proiettore manda le immagini di “gola profonda”.
Essere sobri e in piena consapevolezza di se stessi ad un rave party – causa sbronza sera prima, e visto che guidi tu- ti fa sentire un pesce fuor d’acqua. È davvero imbarazzante vedere da un altro punto di vista cosa succede.
Ieri prima in moto poi in macchina, perdendoci tra strade dell’entroterra ligure, mi perdevo nei miei pensieri. Nel sottofondo dei miei pensieri suonava Paolo Conte, che con le onde sonore muoveva il verde delle fronde degli alberi. Dormire sulla spiaggia aspettando che il temporale ci cacci dalla spiaggia per poi rifugiarsi a bere vino in un bar. Guardare poi la tempesta che colpisce il mare ferendolo e poi mostrando le nuvole che rapidamente si muovono sopra le nostre teste.
Adoro perdermi nei miei viaggi mentali guardando il cielo, mentre qualcuno guida e mi porta a destinazione. Sedermi, e vedere tutto che cambia, dal passaggio al cielo che cambia sfumature e vedere a cosa possono assomigliare le nuvole che si muovono più veloci della macchina che mi riporta a casa.
Amo i weekend così. Devo dormire, devo dormire parecchio…
Paul Delaroche – Young Christian Marytr
By IrisCatter
At: 10:25
commenti (9) + + +
comunicazioni di servizio, schegge di vita
sabato, 10 maggio 2008
Ti guardo, mentre ubriaca cammino in un cuore di bottiglie. Poi mi fermo e mi fotografi. Un uomo alle 4 di notte suona ancora la chitarra, accompagnando con melodia sconnessa i viandanti. Beviamo l'ultima bottiglia di birra fino a quando tu mi riaccompagni fino a casa, e passerò la mattinata ad invecchiare di qualche ora in un letto non mio aspettando che il mio corpo si decomponga a poco a poco.
Ho mal di testa, e il soffitto è troppo bianco. Sembra di essere stata ipnotizzata, la stanza gira e non si ferma. Mi sembra di essere nella mia canzone preferita, mi sembra di essere Robert Smith mentre pratica una fellatio con una giappa.
Forse perchè siamo i nostri ricordi, o noi siamo ciò che viviamo dei nostri ricordi. Non saprei dirti, so anche che a volte non ho bisogno di ascoltarti per capirti, che per te ho litigato più di una volta con il bian coniglio, perchè tu completavi le mie frasi, cosa che lui non è riuscito a fare in tre anni.
Perchè ora mi guardo nella vetrata di una casa che non conosco, dove sono invecchiata di una notte in un letto non mio, e ripenso ai piani che non ho, hai progetti che non si degnano di arrivare ad un fine, alle relazioni che non portano a nulla. In tutto questo, ciò non mi spiace affatto. Forse perchè troppo spesso abbiamo ingoiato esperienze amare, e anche quelle positive; come se ci dovessimo ingozzare di vita e crescere il più velocemente possibile. Non mi sento cresciuta, mi sento invecchiata. Non mi sento migliore nè peggiore rispetto alla notte precedente, rispetto all'anno scorso, rispetto agli anni del liceo.
Non ho progetti nè disegni per il futuro, cose al solito mi lascio trasportare dall'improvvisazione, visto che non ne ho mai avuti visto che non ho mai avuto il tempo di farne, ma ero solo curiosa di provare il maggior numero di cose possibili.
Noi siamo i nostri ricordi, e il modo in cui li viviamo. Da un lato penso che sarei dovuta fermarmi a riflettere prima di agite, ma l'impulsività è una mia caratteristica di tratto. Sarei capace di odiarmi se qualcosa di me cambiasse, perchè al di là sei i tuoi ricordi, ma anche le tue esperienze e le tue caratteristiche di base. Ho la stessa età mentale di quando mi hai conosciuta.
Hercules Segers - Landscape
By IrisCatter
At: 11:19
commenti (7) + + +
pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita
mercoledì, 07 maggio 2008
Potrei prendere un gessetto e disegnare la sagoma del mio corpo sul pavimento.
Tutto bene?
Le solite cose. ‘Fanculo.
Anche l’oroscopo del City dice che sono irritabile oggi…
“Quanto fa male la delicatezza che ci usiamo per non farci del male”.
Ho sempre pensato che la sincerità fosse una cosa scontata. Io gioco a carte scoperte a scopa quando so che l’avversario tentenna. Non importa se perderò, non mi sono mai piaciuti i giochetti strani, e per far imparare a qualcuno le cose sono trasparente. Niente scopa d’assi, chi gioca a scopa d’assi in realtà non sa giocare. Troppo facile giocare un asse quando non sai fare altre mosse. Ma tu hai mentito, sapevi giocare e ti sei approfittato di questo.
Io ho sempre detto la verità nelle relazioni: almeno sai con chi hai a che fare. Questa sono io. Questa è la mia testa, questo è il mio corpo, queste sono le cose che faccio, queste sono le mie attitudini, questi sono i miei difetti.
Ho giocato d’azzardo, ho messo in gioco una posta troppo alta. Ho sempre sottovalutato i rischi delle azioni, sapevo che non avrei ricevuto ciò che davo. Inevitabilmente fa gola vedere le carte scoperte di chi ti precede quando giochi a scopa, sai se puoi fare punto, vedere se ha il sette bello, e se riesci a fare gli ori.
Rido, perché ho perso, ma almeno ho giocato pulito. Rido perché non rimpiango nulla.
Tu che hai vinto una vittoria facile, cosa puoi dire? Cosa altro ti è rimasto da vincere? Contento di un trofeo di carta pesta, di una scopa facile che non ti lascia nulla? Contento del fatto che abbiamo capito tutti come giochi e che io non ho più voglia di giocare con te?
Complimenti campione. Hai giocato sporco, quando io sono stata corretta nel migliore dei modi. Mi sono presa la responsabilità delle mie azioni, dei miei errori, se giocavo una carta non avevo paura di perdere. Ero serena, cosa che tu non sei mai riuscito a fare. E anche ora sei capace di lamentarti e basta.
Il patto che abbiamo fatto mesi fa’ è sciolto, l’8 maggio sarà una giornata come un’altra. Tu per me sei un’altra tacca sul muro, un'altra foto sfuocata che ho scattato nella frazione di un secondo quando mi stavo perdendo uno spettacolo migliore da un’altra parte. Dissolviti mentre abbandono il tavolo.
Io non gioco più, mio caro gambler. Io con i bari non gioco.
Taking Back Sunday – Make Damn Sure
Visto che sono una piccola ragazzina emo. Visto che a te fa cagare questo tipo di musica. Ma in fin dei conti la canzone rispecchia abbastanza… E il video mi piace.
By IrisCatter
At: 13:58
commenti (12) + + +
me vs me, sleri motivati, ermetismi fuori luogo
lunedì, 05 maggio 2008
Sono dell’opinione che la maggior parte della gente preferisce stare in mezzo ai problemi, perché il cambiamento costa fatica e perché si ha qualcosa di cui lamentarsi. In realtà i problemi sono fottutamente autoprodotti… Siamo dei piccoli fabbricanti di guai e di fango nel quale ci piace sguazzare.
So esattamente come funziono, e come rispondo alle provocazioni, alle sfide e alle critiche. Tutto ciò che amo, tendo poi ad odiarlo con un’intensità tale da distruggerlo. Non è colpa mia. Gli psicoanalisti lo chiamano funzionamento borderline, secondo me, è un meccanismo adolescenziale che si protrae ancora dal dì che fu, e che essendoci una dilatazione di questa, mi comporto ancora da divinità indiana. A me gli psicoanalisti non sono mai andati molto a genio… Preferisco altri tipi di scuole terapeutiche, per questo non mi convincono molto le loro classificazioni.
Quattro peli sul petto non fanno un uomo, il menarca e due tette non fanno una donna. Si deve andare a fondo nelle cose, anche alle considerazioni. Le notizie fanno sempre gola, soprattutto a chi non ha nulla da fare nella vita. Ho scoperto di recente che molte più persone di quanto sospettassi, sanno che mi hanno pubblicato dei racconti; il che ti fa capire qual è il potere del passaparola tra finti studenti e finti lavoratori di provincia.
Due anni fa’ al posto di uscire con un ragazzo che mi ha aspettata per mezz’ora, mi ero fermata a farmi leggere la scrittura da un grafologo ad una fiera che avevano organizzato. Non credo a queste cose, era solo per ridere. Mi ha detto che avrei dovuto cambiare città, che sono una di quelle persone con costante bisogno di stimoli, e a detto che in Italia siamo troppo legati ad una cultura viziata e ad una ipocrisia di fondo che ci fa vivere il lato superficiale delle cose.
La cosa più inquietante è che è vero, che al di là di qualche parola di circostanza, non si siamo detti nulla. Lui non sa quanto ho viaggiato, di quanto a volte soffochi nella mancanza di stimoli interessanti, e di quanto odii la noia e la banalità.
Ero la sua ultima cliente. Mi ha dato anche un libro e la sua mail per scrivergli. Non ha voluto soldi né per la lettura della scrittura, né per il libro.
Bizzarro come un desiderio che mi insegue ormai da tre settimane, mi sia stato detto da una persona qualunque anni fa’. Non riesco a essere felice solo con le funzioni fisiologiche base, voglio altro.
Ho amato così tanto, da essere in grado di distruggere tutto con l’odio più cattivo.
Devo cercarmi un appartamento a Londra o a Dublino dopo la laurea. Manca un anno ancora, ma comincio solo ad augurarmi che il resto si fotta.
Èdouard Vuillard – Le Salon de Madame Aron
By IrisCatter
At: 09:06
commenti (16) + + +
pensieri, schegge di vita
sabato, 03 maggio 2008
[Blocchiamo la sintesi proteica]
Fottuti ricordi! Vi ricordo che voi non siete altro che delle proteine che latitano all’interno della mia testa. Dovrebbero eliminare la parte emotiva delle cose: dovrebbero partire con degli esperimenti di neurochirurgia. Prima sezionare la corteccia del cingolo, solo la parte ventrale; poi l’amigdala, quella è da bombardare a nastro.
Io sto ancora aspettando la pillola che blocchi la sintesi proteica, e spero che qualcuno si muovi in fretta.
Il sapere se alcune volte è la cosa più preziosa che puoi avere, altre volte è la condanna più atroce che il caso può infliggerci. Il sapere, legato alle emozioni, è la spada nel costato che fa rovesciare quello che rimane di noi.
Questo è quanto.
Mi spiace, si, mi spiace per entrambi. Per me principalmente.
Vorrei fare un patto con gli Dei, dichiarare loro che sono disposta a fare qualsiasi cosa, in cambio dell’oblio. Ma il condizionamento è ancora troppo forte. Ho smesso di sbavare, ma diciamo che quando sento il campanello rimango sempre frastornata e mi guardo in giro.
Vorrei fare un patto con gli Dei, me ne infischio dell’etica, della morale, e della legalità; credo che a volte si arrivi al punto di non ritorno. Una volta passata la linea o si combatte, o si muore. Ora sono ad un passo da quella linea. Una volta che entri nel cerchio puoi solo lottare. Una specie di fight-club. Mi sto allenando. Mi sto allenando, non ti credere.
Ora la pillola sanno che cosa dovrebbe fare. Sui topi funziona, io non avrei alcun problema a prestarmi per fare da cavia. O questo, o si sorpassa la linea. La neurochirurgia fa troppo fantascienza, e personalmente non mi andrebbe molto di farmi trapanare la testa.
Sono arrivata a questo pensiero ieri sera dopo due long island fatti male. In entrambi i casi, ci sarà o vittoria o morte, vediamo che cosa potrebbe portarmi il caso. Intanto ascolto Marcy Playground e do fuoco a vecchi appunti e a vecchie poesie sperando di annullare un pezzo di cervello.
Francis Bacon – Portrait of Michel Leris
By IrisCatter
At: 10:26
commenti (8) + + +
tso , acide riflessioni, me vs me
giovedì, 01 maggio 2008
No, non riesco, è più forte di me.
Arrivi in un momento in cui dici: se prima lo facevo con uno scopo, ora lo scopo è cambiato. Sono cambiati i motivi, sono cambiate le idee che sottendono le mie azioni. Passata la rabbia, ma non passata la amarezza.
Mi spiace per te, davvero. Sei peggiorato, ci hai smenato tu. Ci hai perso tu sul serio, e ho paura che tu possa non accorgertene. Ho paura che se te lo dicessi, mi prenderesti per pazza, per stronza, e ancora peggio per invidiosa. Non potrei mai essere invidiosa di nessun’altro, ma forse questo tu l’hai dimenticato troppo tempo fa.
Ma d’altra parte posso dire solo una cosa “sono solo cazzi tuoi…”. Poi oblio.
Comunque ho scoperto che il paradiso è fatto più o meno così: una casotta a Ticino, una birra ghiacciata in mano, qualcuno che ti offre continuamente sigarette, bei ragazzi senza maglietta che giocano a calcio e tu su una sedia che ammiri le loro schiene perfettamente disegnate (tra cui due tuoi ex).
Si, il paradiso è questo.
Unica differenza da oggi sono le seguenti cose: in paradiso non ci sono zanzare, non c’è quella rompicoglioni della sorella di un tuo amico alla quale caveresti gli occhi, non c’è una selezione musicale orrida, e soprattutto con ci sono i tuoi amici stonati che cantano come se fossero ad un karaoke.
Questo è quanto. Le canzoni gettonate erano tutte anni ’80: da Donatella Rettore, alla canzone della storia infinita. Dalla sigla di Colpo grosso, ai Gazebo.
Per rimanere in tema di cose orride, ho deciso di rendervi partecipe di una canzone molto gettonata oggi, di cui forse molti di voi si sono dimenticati.
Sabrina Salerno – Boys (summertime love)
Tutti ci ricordiamo di lei per gli occhi ovviamente… C’è da dire che questa canzone mette tanta voglia di estate, oltre che tanta tristezza.
By IrisCatter
At: 17:14
commenti (10) + + +
comunicazioni di servizio, schegge di vita, me vs me
