Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.
Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter
la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.
Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.
"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.
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martedì, 29 aprile 2008
La domanda più importante
non è “chi?”, né “cosa?”, e nemmeno “quando?”.
La domanda fondamentale è “Perché?”. La scienza studia fenomeno ripetibili in un determinato tempo, in un determinato spazio, per vedere se ci sono regole che sottendono una determinata legge o un determinato avvenimento.
C’è da dire una cosa però: la scienza studia fenomeni che possono accadere a tutti. Quindi la vita di ciascuno non credo che sia ascrivibile a queste cose. Per quanto sarebbe istruttivo, non si può prendere un bambino e farlo vivere in un laboratorio, non è il “Truman Show”. Non posso considerare le cose come se fossero ascrivibili in una funzione matematica (anche se sarebbe meglio a volte).
Il punto è questo: nella vita a volte capitano delle cose strane, delle cose che ti mettono in soggezione, delle cose che ti fanno incazzare, e delle cose che ti fanno piacere da impazzire.
Non è determinismo, non è grazia di Dio, è una sorta di caos molecolare che si abbatte sulla tua esistenza. C’è un motore non comprensibile secondo i classici metodi, ma c’è.
La domanda principale è “Perché?”: non sai mai il perché dell’accadere delle cose. Non c’è una legge. La scienza fallisce in questo. Ci piace la sicurezza delle cose, la certezza che il giorno sia comandabile, che la nostra vita vada in una direzione piuttosto che nell’altra, che il lavoro andrà sempre bene, che la persona amata continuerà a provare quel sentimento reciproco fino alla morte. Ma non c’è questa certezza, non c’è un cartomante che può dirci che sarà così, nessun logico che ci dirà che la dedizione è giusta, nessun scienziato che ci dirà che le sue provette possono darci la soluzione estrema.
La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, sull’universo e tutto il resto sarà anche 42; ma io non ne sono così convinta. Per me la domanda fondamentale è “Perché?”.
Perché succede la determinata cosa? Perché c’è questa causalità? Perché non può essere casualità?
Sorrido pensando a 16. Perché io, perché là, perché? Perché?
Perché anche se 100 è più grande, ma 1 può essere anche più importante di 100.
Tutto è relativo, persino 16 Persino 42, persino 100, persino 8 (che per me è un numero fantastico)… e l’importanza che si da alla potenza di base 2 di qualcosa? Perché?
Il rasoio di Ockham non mi basta più…
[Sto peggiorando: ieri ho chiuso in giardino la tipa delle conversazioni di inglese… Non ho scuse]
Leonardo Da Vinci – Dama con Ermellino
By IrisCatter
At: 13:16
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tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
domenica, 27 aprile 2008
La surreale situazione di un cimitero di sigarette spente.
Siedo fuori da un bar, il martini dry condisce il tavolo con la sua presenza. Scrivo, cazzeggio, fumo. Fumo tanto. Fumo troppo. Chissà che cosa potrebbero dirsi i mozziconi di sigaretta. Se io fossi una sigaretta dentro un pacchetto, mi sentirei come un pollo che sa che deve finire allo spiedo. Le fiamme ci sono sempre, in entrambi i casi. Le sigarette lo sanno come finiscono, i polli forse no. Che anche
fumare sia una forma di omicidio?
La montagna di cenere viene scalata dal nocciolo dell’oliva e dallo stuzzicadenti. Niente bandiere ad indicare il proprietario. Chiamo il cameriere e ne ordino un altro. Oggi va così.
Il nocciolo dell’oliva deve cercare di assestarsi su quella montagna di cenere, mentre tutte le sigarette ormai morte guardano quello sprofondare soffice.
Il proprietario del bar che conosco mi porta un bicchiere di vino greco: <Questo lo offro io!>
Arrivano anche coloro che chiamo semplicemente “amici”. Nascondo il mio quaderno rosso sangue, e faccio finta di nulla. La finzione non è il mio forte. Si siedono. Io sono abbastanza alticcia. Rido. Rido come una bambina con un bicchiere di vino bianco fruttato. Sono nel mio personale nirvana. Sto bene. Il più ho riscoperto un lato di me che temevo assopito. In realtà c’è.
La fantasia è stuzzicata da pensieri che non è bello rivelare, soprattutto se il soggetto assomiglia a Peter Griffin… ma quello è un dettaglio. Non mi sono mai piaciuti i ragazzi belli, ho sempre preferito quelli particolari. Ho sempre preferito quelli che avevano qualcosa da dire rispetto ad un bel viso da mostrare. Mi hanno sempre colpito di più quelli che si vestivano in modo sciatto, rispetto a quelli fighetti. Ho sempre preferito i centri sociali alle discoteche. Anche se il destino ha giocato con me, e mi è andata bene.
Io vivo come un animale notturno, e a volte credo di esserlo. Un mio amico si avvicina all’orecchio e sussurra cose che preferirei non dire. Sono sola. Sono allegra. Sono stanca di fare da cagnolino a qualcuno. C’è un tabù che mi lascio il privilegio di avere. Sono contenta delle mie personali vittorie, sono felice di vincere sulla guerra e non in una insignificante battaglia. Che ne sarà delle nostre vite, lo scopriremo solo vivendo.
Alla fine io sono una sigaretta: voglio bruciare. Tanto la carta che ricopre il tabacco potrebbe biodegradarsi con il tempo. Per tanto così è meglio bruciarsi subito, Cassandra balla felice sulle ceneri di Troia. Ho vinto io.
Bruno Di Maio – The Last Victory
By IrisCatter
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pensieri, tso , schegge di vita, ermetismi fuori luogo
venerdì, 25 aprile 2008
La mente umana per semplicità e per economia, divide tutto in poli opposti. Nord-Sud, destra-sinistra, chiaro-scuro, buono-cattivo, uomo-donna, naif-cinico, chiuso-aperto, estroverso-introverso, statico-dinamico, umile-arrogante, semplice-complesso, facile-difficile, sadico-masochista… ecc…
La cosa che mi lascia sempre perplessa è la seguente dicotomia: esibizionista e voyeurista.
L’esibizionista è colui che prova piacere (sessuale) nel farsi vedere mentre mostra le parti più intime. Spesso anche chi è istrionico è esibizionista, ma fondamentalmente non va in giro con le sue “vergogne” di fuori; idem un narcisista. Io uso in questo caso la parola nel modo più “politicamente corretto”: esibizione è mettere in mostra se stessi, per un puro piacere e reward. La natura in questo senso è esibizione di se stessa: nessuno chiede a questa di mostrarsi, di rendere noi partecipi di uno spettacolo.
Voyeurismo è un termine per indicare colui che prova piacere sessuale nel vedere l’esibizione inconsapevole di una vittima, senza arrivare ad un atto carnale con questa. Lui guarda, registra e si masturba. Da un lato anche noi lo siamo, quando ci guardiamo intorno. Non ci masturbiamo e magari non c’è nemmeno quella scossa che sale su dal basso ventre, ma inevitabilmente se una cosa colpisce la nostra fantasia, curiosità, o semplicemente si toglie dalla monotonia, fissiamo quell’oggetto, persona, spettacolo inconsapevole.
Uno è complementare dell’altro. Uno è l’opposto dell’altro, ma così vicini quasi da toccarsi da un lato.
C’è una persona che incarna esattamente queste due dicotomie così vicine: l’artista.
L’artista prima di tutto osserva la realtà, dopo mette a nudo se stesso mostrandola. Lui è voyeurista prima ed esibizionista dopo. Non tutti gli artisti lo sono. No, affatto. C’è chi tira fuori solo qualcosa che ha visto, registrando come se fosse una asettica registrazione audio-video. C’è chi invece mette solo qualcosa del suo, senza rifarsi alla realtà, quasi un esplosione astratta di emozioni fini a loro stesse.
Questo è l’artista: due emisferi freddi e soli che si abbracciano. Due emisferi soli e freddi che abbracciandosi creano fuoco sotto le placche terrestri. Se vi suona meglio fuoco e polvere da sparo. Se vi piace di più un granello di sabbia che riesce a ferire un gigante. Questa è la forza degli opposti e delle dicotomie.
Al di là delle economie che la mente umana fa per dire a se stessa di riuscire a tenere sotto controllo tutto.
Puoi tu quindi dirmi che uno psicologo, uno psicoterapeuta, uno psicodiagnosta, uno psico e qualcosa, non lo sia?
Lui prende la realtà e la diluisce in modo da renderla comprensibile, la mastica per chi non ha i denti per farlo, la rende popolare. Un Andy Warhol dei tempi moderni, per far vedere l’ovvietà di cui l’uomo moderno non si rende conto in prima battuta. L’arte è lì, la verità è lì, la natura è lì, ma non riesci a vederla.
Anche Dante ha avuto bisogno di Virgilio all’inferno e al purgatorio…
[Non sono pazza, ma adoro i miei viaggi mentali e i miei flussi di pensiero]
Theodore Gericault – Evening: Landscape with an Aqueduct
By IrisCatter
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pensieri, comunicazioni di servizio, ermetismi fuori luogo
martedì, 22 aprile 2008
Ti vedo, è inutile che cerchi di nasconderti. So che ti muovi sul pavimento con le tue piccole zampette. So che cerchi di scappare tra gli altri esseri. So che ti nascondi tra la folla e rimani fermo, ma l’evitamento passivo non è il massimo quando ti trovi ad aver a che fare con una buona osservatrice.
C’è l’omino con la sindrome buffa che scrive sulla mia mano, c’è la ragazzina del liceo che mastica aritmicamente la cicca, c’è il vecchietto che sfoglia rumorosamente un vecchio libro di storia con le pagine ingiallite e raggrinzite come la pelle delle sue mani.
Più ci sei tu, tu che impazzisci intrappolato tra sbarre di numeri, tra pallini di carta che i liceali si mandano, tra la tua amica che continua a lanciarmi occhiatacce quando passa di fronte alla stanza dove sono io.
Rido, so che non esisti, è tutto frutto della mia mente, sei solo un essere piccolo piccolo che si muove sul parquet facendo un rumore fastidioso. Spero che tu possa affondare in quel parquet, come se il legno diventasse sabbie mobili. Tu non esisti, sei solo frutto della mia mente.
Il gusto di un fiotto di sangue si mischia all’odore di caffè della macchinetta. Il sangue ha sempre un gusto particolare, il sangue ha sempre per gusto che mi da la nausea. Sputo nel lavandino bianco. Sangue. Il piccolo insetto entra, i piccoli insetti si nutrono di qualsiasi cosa, siano essi emozioni o molecole di vita. Apro il rubinetto e l’acqua porta mia con se la macchia rossa.
Non avrai più il mio sangue piccolo insetto. No, non lo avrai più.
<Ciao, tutto bene?>
<Si si, tutto bene. Scappo, ciao>
Il piccolo insetto rimane nel cesso a svolazzare sugli escrementi di qualcun altro.
È tutto finito. È tutto finito.
Quando hai finito di svolazzare sugli escrementi, cammina di nuovo sul parquet e torna nella tua tana, come la tua amica che mi odia che potrà darti tutto il veleno che non è in grado di iniettare nelle mie vene.
[ è una allucinazione visiva nella quale il paziente vede animali. Può verificarsi a causa di astinenza in crisi di alcolismo cronico]
Travis Louie - Norman & Jenkins
By IrisCatter
At: 14:21
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tso , schegge di vita, ermetismi fuori luogo
domenica, 20 aprile 2008
Fiera del mobile. Adoro sentir parlare in lingue diverse, la torre di Babele che si è sgretolata, ma al posto di creare disordine e incomprensione, ti fa ubriacare di culture e di bellezze provenienti da così lontano. Mi sono ubriacata di stili diversi, di colori di capelli così cangianti tanto da far sembrare il resto noia. Amo la diversità, la varietà. Adoro chi riesce a combinare stili diversi, utilizzando una ricetta originale e ingredienti che non ti aspetti affatto. Non posso rendere giustizia alla gente che ieri si aggirava per le vie di Milano, no. Qualsiasi parola sarebbe inutile. Certi spettacoli raccontati perdono valore, dovrebbero essere visti e vissuti. L’unico problema di una notte così, è che sai che dovrà finire, che dovrai tornare a casa, che non durerà per sempre. Come tutte le cose belle, ha già insita dentro di se il seme della corruzione che porterà alla loro rovina. Così anche la settimana del salone del mobile di Milano è finita. Tornando a casa, ci fermiamo a prendere una coca-cola nel locale più “Fiko” della mia città. L’omologazione regna sovrana sia per gli uomini che per le donne. Guardo chi era con me e sorrido, poi le dico: <Bella merda. Perché siamo finite tra shampiste e operai vestiti a festa e con l’arroganza di credersi dei vip?!>. Sono tutti uguali: stessi pantaloni, stesse scarpe, stesso modello di camicia, stesso tacco, stessa lunghezza della minigonna, stessi capelli biondi, stessi denti per sorridere… Una cosa abbastanza imbarazzante. E scadendo nel trash più totale la serata si concluse con una coca-cola, tra persone fatte di nulla in un posto più vuoto del niente. Tra un mese si occupa l’appartamento dell’Omino Dall’Impermeabile Giallo. Milano va vissuta come un onda che ti travolge mentre la aspetti su uno scoglio, non come una pioggia che ti coglie impreparata quando cammini. Caspar David Friedrich – Viandante sul Mare di Nebbia
Presente quella sensazione di camminare sul lungomare, di essere sovrapensiero, e poi arriva l’onda. Quando l’acqua salata arriva, inebria, fa sorridere, sveglia dal sonno letargico e dal torpore che rallenta i pensieri e le azioni. Stessa cosa provocano in me i bagni di folla.
By IrisCatter
At: 09:29
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comunicazioni di servizio, schegge di vita, acide riflessioni
venerdì, 18 aprile 2008
Chiudi gli occhi e respira. Lascia che l’aria ti possa riempire i polmoni. Lascia che questa giornata possa inebriare con i suoi raggi di pioggia, con le sue molecole di vita, con tutto ciò che ti è più caro.
Ci sono giorni speciali, e giorni che lo sono un po’ meno. Ogni giornata è bella a modo suo, ogni giornata ha quella scintilla che ti accende, che ti carica e una musica dolce suona. Una musica distanza di terre bellissime e immense, un carillon dei desideri, dei sogni, di tutto ciò in cui puoi credere e aspettare con trepidazione. Una vigilia al preludio al paradiso, adrenalina che scorre inebriando e dandoti la scossa.
Un orgasmo di note e di inchiostro inonda la mia vita, quindi ora lasciami cantare delle cose del mondo, di giò che accade. Sono fuoco, e allora lasciami bruciare fino a quando la cenere non sarà tutto ciò che rimane di me.
Sono una portatrice non sana di sogni, sono corrotta da questi fino alle ossa. I sogni mi uccideranno, lo so; intanto saltello in giro, lasciando sogni e desideri a chi vorrebbe averne, lascio sogni come se fossero volantini lasciati distrattamente, coriandoli abbandonati da un triste carnevale e ripresi dalla materna primavera.
Solo leggera come aria, sono tornata alla purezza splendente di uno specchio lucido, sono sicura che le cose si stanno muovendo strisciando nel sottosuolo in un modo non calcolato. È strano pensare a quando possa far stare bene, quanto il caso abbia giocato a biliardo con me bevendo una birra e scherzando.
Le scintille si accendono negli occhi, i sogni hanno bisogno di calore, i sogni hanno bisogno di luce, i sogni hanno bisogno di un corpo caldo da abbracciare. Perché un sorriso rimane invisibile se non lo puoi vedere, anche se c’è, ma come puoi dire che sia presente? Fiducia, puoi basarti solo su quello. Io ho fiducia, l’ho sempre avuta. Ho dato la mia fede a religioni sbagliate, ma ora molte cose sono cambiate. Ho nuovamente l’indipendenza di prima e la voglia di fare di sempre.
Lasciami danzare in un orgasmo multiplo di colori mentre pure e caste figure si muovono non lasciando segno. Guardoni di vita, gente che ruba spicchi di sole per tingersi una macchina fotografica. Ti manderò queste foto sfuocate e distratte.
Lasciami soffocare ora in questo orgasmo di odori, questo è l’odore che conosco: caffè caldo la mattina e l’odore della pioggia quando sta per comparire.
Sono una portatrice non sana di sogni, che altro dovrei fare se non questo? Passo la giornata a fare bolle di sapone con il naso per aria, spero che le bolle possano arrivare al di là di questa terra e scoppiare dolcemente tra le dita di chi le merita. Questo è quanto. Il mio messaggio di pace in una giornata come tante, speciale nella sua imbarazzante semplicità.
Soffierò sui sogni per farli arrivare al di là del visibile.
Odilon Redon - Andromède
By IrisCatter
At: 06:27
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pensieri, tso , ermetismi fuori luogo
mercoledì, 16 aprile 2008
Il compasso finisce il giro...
Sono per l’acting out. Sempre e comunque. Faccio le cose senza pensarci, uso parole come coltelli scagliati contro la deliziosa ragazza legata sulla ruota che gira. Il problema è che dico cose vere.
Preferisco agire avventatamente, piuttosto che passare tutta la mia vita a rimpiangere un’occasione perduta. Per questo mi trovo sempre in situazioni surreali e potenzialmente dannose per me e per gli altri. Non sono capace di sopportare la frustrazione. Per questo ti odio ora.
Mi fai sentire vuota a volte, anche se so di avere perfettamente ragione. Perché litigare per
te, mettermi in crisi con me stessa e con chi vive con me, non è bello. Mi fai sentire vuota, è questo l’effetto che fai.
Non dovevo sentirti, non dovevo chiamarti. Ho provato ad essere la persona migliore di questo mondo, cercando di negare a me stessa la libertà che ho sempre cercato. Non ho mai dovuto rendere conto a nessuno delle mie scelte, nemmeno ai miei genitori. Eppure da quando ti ho conosciuto, ho sempre avuto questo obbligo di doverti dire le cose; come una peccatrice che si confessa al proprio prete, stringendo un patto religioso con la sua pietas e sperando in un amore disinteressato.
Nessuno ha mai saputo chi ero davvero, e che cosa facevo nella mia vita: dalle compagnie che frequentavo, alle materie che stavo studiando; da come e dove passavo le serate, al mio passato. Anche se di acqua sotto i ponti ne è passata, a volte mi sembra troppo poca.
Non è vero che il tempo guarisce ogni ferita. Non l’ha fatto quando ho perso una persona cara e non lo sta facendo ora. Il tempo incanala tutta la nostra vita, tutta la nostra forza, tutta la nostra emotività. Il tempo è possessività. Non è vero che le cose passano, le cose rimangono in un lato della tua mente corrompendo gli organi interni. Non sono arrabbiata, ma a volte ci penso.
La cosa che mi spiace di più è che anche se ho ripreso la mia vita in mano (e anche alla grande), inevitabilmente il compasso gira e il punto di inizio coincide con la fine. Ogni mio pensiero, ogni mia avventura, ogni mio viaggio, inevitabilmente mi riporta a casa. Un’atmosfera di disincanto che intacca dall’interno il presente delle cose esterne, corrompendo la bellezza di queste nel mio mondo interno.
Sono per l’acting out. Sempre e comunque. Faccio le cose senza pensarci, perché penso a troppe cose. Ma è la notte il vero problema, quando tutti i pensieri sono lì in fila ad osservarti, come se fossero i mostri dentro l’armadio pronti ad aggredire la bambina rintanata sotto le coperte.
Questo è per tutte le tue mancanze e per tutte le volte che il tuo egoismo ha prevalso sul mio “stare bene”.
I don’t need to feel the pain. There is nothing else in my dreams for you, for us. You decided to burn all in a fire whit a quick end, now we are just dust. Nothing more than this. I don’t care about us anymore.
Graeme Balchin - Ophelia
By IrisCatter
At: 16:15
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me vs me, sleri motivati
lunedì, 14 aprile 2008
Quando un’italiana arriva a Dublino, non può non accorgersi di quanto possa sentirsi una mosca bianca. Gli irlandesi hanno un sesto senso: riescono a riconoscere subito gli italiani, riescono a vederli lontani un chilometro. Quando cammini per strada con una cartina, ti chiedono subito dove devi andare, ti danno consigli sui posti, ti dicono che ci sarebbe il treno per andare a vedere le zone circostanti alla città. Sono gentili, amichevoli con chiunque, sono sempre sorridenti e ridono per una battuta anche se non è molto divertente.
La sera vedi squadroni di donne vestite in maniera oscena, tardone con minigonna e cellulite in bella vista. Queste valchirie alte 1.80 e obese, girano per la città ubriache e spesso ti vengono addosso o cadono dai trampoli che portano. Gli irlandesi sono caciari, si ubriacano tutte le sere, e non possono fare altro che andare a conoscere persone nuove. Amano gli italiani, il loro gesticolare, la loro mimica, la loro vitalità anche e la curiosità.
Spesso durante questo weekend surreale mi hanno scambiata per spagnola, per francese, mai per italiana. Forse perché gli italiani di solito non sanno l’inglese. Forse perché gli italiani all’estero sono più esplosivi al limite del rozzo. Forse perché gli italiani sono visti all’estero come le classiche ragazze mediterranee e non con i riccioli rossi, la carnagione chiara e una costellazione di lentiggini sulla faccia. Forse è per questo che nessuno sospettava della mia provenienza.
Metà delle persone che abitano e vivono a Dublino provengono in realtà da altre nazioni. Sono lì per passaggio, o sono rimasti folgorati dalla poesia che si trova in una città piovosa e a tratti malinconica, dove le persone sono accoglienti e si lasciano andare come niente. La cosa che mi ha colpito di più in questo viaggio è questo: quando gli europei possano affascinare persone di altri continenti e che fondamentalmente qui in Italia siamo vittime dell’estetica. Loro non hanno lo stesso amore per il vestire bene, per il loro corpo, per la buona tavola e per la casa. Ma da un lato vivono meglio di noi. Noi se abbiamo qualche chilo in più stressiamo gli altri, ricorriamo a diete sadiche e ad esercizi fisici devastanti.
Loro sono più naif sotto questo punto di vista, si vivono meglio il proprio corpo… La mia autostima in questo weekend ha raggiunto comunque dei livelli stellari.
Giorni surreali e magici, tornare in ostello alle 9 del mattino dopo aver passato tutta la notte fuori. Dublino ha il potere di lavarti il cuore con la sua pioggia e di scaldartelo.
Grazie a te, che hai reso magico il mio soggiorno.
Dublino vista dalla fabbrica della Guinness e Temple bar
By IrisCatter
At: 12:04
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pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita
giovedì, 10 aprile 2008
Presente quella strana sensazione che si muove prima di un avvenimento importante? Quello strano mal di pancia e quello stordimento non meglio definito? Ecco, oggi è così.
Domani succederanno due cose importanti.
Il caso, la sorte ha uno strano potere su di me. Più di quanto si possa credere.
Domani sarò un fascio emotivo. Domani farò conto di essere ubriaca in un pub. Domani... Domani si vedrà. Maledetto domani, maledetto domani che sembra così distante.
Oggi è la vigilia di domani. Vorrei sussurrarlo, vorrei dirlo con la poca tenerezza che mi è rimasta.
Sei stato un amante qualche volta, ma sei sempre stato mio amico. E anche se a volte ti ho odiato, vorrei solo dirti che tutto sommato la rabbia, il dispiacere, il senso di vuoto passano. Passano le sensazioni spiacevoli, passano. Il tempo è una puttana. Avrei voluto farlo anch’io con le ultime rivelazioni. Essere una cazzo di cagna in calore, ma in realtà mi hai cambiata: ho imparato a volere bene e a rispettare le persone, anche attraverso le mie azioni impulsive che ora sono più ragionate.
Ho chiesto alla sorte di fare in modo che tu potessi odiarmi, sono sparita ma sei riuscito a recuperarmi. Mi sono nascosta, ma la luce mostrava le ferite attirando i predatori.
Domani sarà la sera dei conti prima della partenza. Un grido per incoraggiarmi prima di lanciarmi dallo scoglio più alto di tutto il litorale. Domani, domani, domani. Questo è domani.
Ti dedico questa canzone carinissima… Barry Louis Polisar – All I Want Is You
Tienimi tra le tue braccia, fino a quando non dovrò scappare.
By IrisCatter
At: 17:37
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comunicazioni di servizio, schegge di vita
martedì, 08 aprile 2008
Non amo gli psicoanalisti, anzi…
comunque uno che ha detto una cosa giusta c’è – o meglio, una cosa che a me garba parecchio-. Fu Semi: la metafora della clessidra (la quale è stata rivista e rivisitata da me per l’occasione di oggi… anche se è già da giorni che mi girava in testa questa idea.).
Ok, provate a far passare per il foro un macigno non ancora sgretolato, cosa succede? O non passa nulla, o se la pressione è troppa, si spacca il vetro rovesciando tutto il contenuto. Già, perché a certe cose è più facile farle entrare nel culo che in testa.
Presente poi quando la base della clessidra è troppo piccola e ingombra di altre cose – tipo acari, altra sabbia che non centra nulla, palme, anche acqua- ? Bene, la sabbia arriva fino ad un certo punto, poi si stoppa. Già, bisogna tenere presente a) la capienza della base inferiore b) le dimensioni del foro e la velocità con cui la sabbia passa. Se non si fa questo il tempo passa, ma la clessidra non lo segna.
Sfortunatamente non ho tenuto in considerazioni queste cose. Ho peccato di ottimismo, di eccessiva fiducia.
Pensate anche alla seguente cosa: alla fine fa comodo far passare attraverso il foro della clessidra granelli di sabbia e piccole bestiole. In fondo possiamo riempire la base inferiore di queste cose: tanto fanno volume. Aka: posso avere uno scambio verbale, dicendo cose inutili. Ma quelle cose inutili fanno volume, ma fino ad un certo punto. Si evita lo scontro, poi lo scontro c’è per forza. Soprattutto se si tergiversa su determinate questioni definite tabù, che sfortunatamente riempiono lo spazio e terrorizzano come un fantasma in un castello scozzese. Perché si sa un pezzo di verità, ma non tutto. Perché si sa soltanto ciò che si vuole capire. Perché… Perché prendere in considerazione i punti di vista altrui? O anche il motivo per il quale vengono dette certe cose? Un cerino acceso in un barile di polvere da sparo.
Inevitabilmente chi non si prende le proprie responsabilità, poi scarica la colpa sugli altri. Cerca di far tirare fuori questioni di terzi che non sono nemmeno stati nominati, ma che si presuppone che ci siano – lenzuoli di chi vuole attirare una clientela interessata a fenomeni paranormali inesistenti, o di cui non si hanno prova-.
Il punto è questo: non si tirano fuori terzi. Ma non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere, e se in più la sabbia offusca la vista… Beh, lì non posso farci niente.
Per il resto la clessidra si infrange lasciando cadere il contenuto. Ora basta. I cocci verranno lasciati sul pavimento ferendo chi osa toccarla.
Spiacente, ma non amo le sceneggiate gratuite e le manie di protagonismo fini a loro stesse. Non amo chi pretende di avere sempre ragione, senza nemmeno capire il perché vengono portare certe motivazioni.
Visto che mi conosci così bene, immagino che tu abbia consultato la sfera di cristallo anche stavolta, arrivando a spiegazioni completamente assurde dell’evento e soprattutto che non mi corrispondono per nulla.
Posso ridere ora?
P.s. Cinema: 5.50 € per vedere “Juno”. Film delizioso. Semplice, divertente, e la fine non è scontata. Bello, bello davvero. Perché tutte le cose che ho intorno stanno partorendo?!
Catherine Alexandre - Le Temps
By IrisCatter
At: 21:59
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acide riflessioni, sleri motivati, ermetismi fuori luogo
lunedì, 07 aprile 2008
Per questo motivo votare alle elezioni per me è sempre un problema...
Scegliere destra o sinistra?
Comunque, pensandoci bene io venerdì sarò in Irlanda, e tornerò domenica...
E' molto più figo dire: "vado a bere una birra a Dublino", piuttosto che andare nel pub sottocasa o nel bar in centro. Ho esattamente una settimana per pensarci, per poi mettere una "X" a caso.... Una settimana. Potrei anche tagliare la testa al toro, chiedendo se posso ritardare di un giorno il ritorno, il che risolverebbe qualche problema. In fondo l'astenersi è il modo più facile per non prendersi le proprie responsabilità. Il punto è che poi si si lamenta sempre di come vanno le cose, di quali decisioni vengono prese...
Ho smesso di scannarmi sull'argomento "politica" con chi conosco, e ho smesso di pensare a quale sia il male minore. Tutte le sigle hanno un bizzarro modo di essere interpretare nella mia testa, in particolare PD e PDL... La mia testa le interpreta come 2 bertemmie.
Era meglio un regime dittatoriale, e tutti gli altri a zappare la terra.
[Giochino preso da Sleepyhead]
By IrisCatter
At: 09:56
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comunicazioni di servizio
domenica, 06 aprile 2008
Credo che l’inferno sia come un locale di musica elettronica, quando sei fatta di acidi. Credo che l’inferno sia un locale di musica house, pieno di fighette quando sei completamente sobria e vestita in modo scazzato (si, forse più questa). Credo che all’inferno ci sia un Minotauro, il quale dispensa tartine con su salmone sopra ad una crema di ricotta e asparagi. Credo che all’inferno ci sia il mio amico dark, che intanto riprende la scena per uno dei suoi cortometraggi. Credo che all’inferno ci sia il Bian Coniglio che cerca di farmi parlare -come ieri sera, dall’alto di un trono di pelle marrone-, cercando di farsi raccontare qualcosa sulla mia vita relazionale. Credo che all’inferno ci sia Peter Griffin, che viene rosolato sul fuoco. Credo che all’inferno ci sia un nano da giardino parlante, che intanto istiga alla violenza. Credo che all’inferno ci sia una persona (ognuno ha la propria), che lo butta tra le fiamme infuocate per poi ripescarlo con un amo infilzato nel palato.
Luci rosse intervallate da luci blu, mentre una massa informe si agita. La vita dei locali notturni è composta prevalentemente da chi non ha un cazzo da fare ed ha voglia di farsi vedere. Sono stufa di spacciarmi per inglese quando vado nei locali, cercando di evitare il più possibile di farmi abbordare. Rasento i muri mentre giovani e vecchie donne fanno mostra della merce che madre natura ha dato loro, mettendo in atto lo spettacolo della carne. Vedi poi queste signore/ine dietro i banchi dell’esselunga e del gs durante la settimana, metre tagliano pezzi di formaggi o mettono a posto la verdura. Ninfe e ninfette perse nel mondo che non si accorgono di dove si trovano davvero, ma che si intristiscono a comando sentendo una voce maschile triste e malinconica.
La vipera ha fatto ciò che doveva fare, il suo veleno ormai è in corpo e all’inferno ci sono giunta. Ora bazzico tra i diversi gironi, cercando di saltellare da uno all’altro senza rimanere stabile in uno. In tutto questo mi chiedo: ma Orfeo, quando arriva?
La curiosità e la diffidenza sono le due cose che rovinano il mondo. Ogni cosa che perdi deve essere lasciata alle spalle, e quando stai per riottenerla devi muoverti con cautela, cercando di eseguire tutte le indicazioni del caso. Gli esseri umani non hanno il libretto delle istruzioni, ma ci sono informazioni utili che ti aiutano a far funzionare bene le cose. Gli ordini superiori sono sempre utili.
Ora: io sono all’inferno e mi va bene. Nel momento e nell’ipotesi in cui Orfeo arriverà, so che continuerà a girarsi per vedere se io ci sono davvero. So già che a quel punto io mi dissolverò per sparire davvero.
Con questa considerazione senza senso, voglio dire una cosa e una cosa soltanto: se tu dovessi arrivare ora, io sparirei per sempre. Se tu non dovessi più farti vivo, io rimango nell’inferno (e fin qui…). Se supero le 2 settimane è fatta, altrimenti la dipendenza continuerebbe (mi immagino già il bambino che gattona sul soffitto e che gira la testa).
Promemoria: vedere di andare in giro con l’antidoto per il veleno di vipera. In caso di morso, ci sarà sempre una via d’uscita. Nel mio caso: il cinismo.
Nicolas Poussin - Paesaggio con Orfeo e Euridice
By IrisCatter
At: 02:09
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tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
giovedì, 03 aprile 2008
Il vento è il mio elemento atmosferico preferito. Ha il potere di fare qualsiasi cosa.
Dal far volare foglie, sacchetti di plastica, vestiti, capelli; fino a spazzare via nuvole e rendere la notte stellata. Il vento ha il potere di portare via i cattivi pensieri, di pulire l’aria spazzando via la polvere, creare onde alte, al alzare le fiamme, far sentire le persone petali di vita e portarli in alto. Il vento ha questa forza, il vento è inferno e paradiso insieme. Il vento è aria che entra a far vivere e la forza che ti butta per terra. Il vento è questo.
Potresti mai dire che non ti piace il vento? Non fa paura come i temporali e non è placido come una inutile giornata di sole, spesa sull’erba nell’ozio più totale. Il vento è spinta a muoverti, il vento è come un buon bicchiere di prosecco, inebria con le sue molecole facendoti sentire leggera. Il vento è una foto in bianco e nero di tutte quelle cose che possono sembrare insignificanti, ma che il vecchio malinconico seduto sulla panchina trova importanti.
Quando passa il vento, facendoti muovere i capelli come serpi di Medusa, facendoti strada con maestria in una città troppo presa da semafori, ti senti libera. Ti senti di sorridere senza motivo. Ti senti elettrica. Ti senti aria. Ti senti come se stessi facendo l’amore con ogni singola folata di vento, che ti travolge come un onda, come una slavina, come una scarica di anfetamina, come amante in preda ad una tempesta ormonale. Questo è il vento per me.
Ho fatto pulizia nei miei vecchi scritti, quelli che tengo gelosamente nel computer. Ne ho cancellati più della metà. Ho tenuto i più significativi, i più belli, quelli che nessuno ha mai letto e che forse nessuno mai leggerà. Il vento che porta via le cose mi ha ordinato di farlo, e io ho eseguito.
Leggera, nonostante la pesantezza delle cose. Ma non ci penso. Se da un lato senti te stessa come una micromachine, ripetutamente sbattuta contro il muro da un bambino capriccioso. Dall’altro, non puoi non godere di quelle piccole cose così insignificanti, a vederle da un occhio superficiale. Ma quell’occhio non sa, non sente. È come un sole troppo tronfio per accorgersi di ciò che sotto accade. È come una luna troppo vanitosa dalla sua bellezza, mentre le stelle attorno si muovono a sua insaputa.
Io sono vento. Passo tra le persone e le cose. Combino casini. Faccio piccoli gesti. A volte catastrofici. A volte impercettibili. Passo. Porto con me alcune cose. Altre cose le lascio indietro. Questa è la mia natura. Leggera e leggerezza. Passo. Punto.
Kokoschka – La Sposa del Vento
By IrisCatter
At: 22:11
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pensieri, ermetismi fuori luogo
mercoledì, 02 aprile 2008
[Sono tornata... Già]
Sogno palle da basket che cantano. La mia palla da basket mi segue lungo il centro commerciale, in un negozio di intimo enorme. Chissà perché sogno sempre negozi di intimo…
La palla rotola per terra, continua a sorridere. Ad un certo punto rimbalza da sola e cade a terra immobile, come se la volesse abbracciarla. Poi dice: <Tu cara terra sei come me. Io sono parte di te…>.
Lo la balla euforica continua a rimbalzare, continuando ad entrare in cesti di paglia cantando una canzone di Elvis. Lei canta: <Little less conversation, and give more action….>. La palla continua a sorridere, io non capisco.
Mi sveglio causa urla perché non sono ancora sotto la doccia. Mi sveglio e credo che sia sabato mattina, ore 10.05. Si, c’è qualcosa che non mi torna, ormai sto perdendo la dimensione spazio temporale.
Ho un problema con i miei sogni, e forse con il mio inconscio, forse con la mia testa.
Mi sveglio. Sono viva. Si, respiro, ho un battito cardiaco regolare. Ora si riprende a scrivere polpettoni emotivi insignificanti.
Ci sono anche persone che mi salutano per strada, in stazione, mentre passano in macchina. Io non me le ricordo. È brutto essere me, non ti ricordi chi sono quelle persone che sembra conoscerti così bene, che ti dicono che ti hanno vista in montagna, che ti hanno conosciuta in un locale, che è stato un altro tizio che conoscete a presentarvi. Il punto è questo: ma a me? Nel senso… Non è che mi freghi molto delle persone che conosco, è che non ricordo davvero di conoscerle o meno. Questo è un enorme problema. Come l’enorme egoismo e vittimismo globale che da giorni sembra circondare le persone di cui mi ricordo e che vorrei dimenticare.
Oggi un grande uomo disse una cosa: “I ricordi sono fatti da sintesi proteiche. I ricordi non sono che proteine, un giorno inventeranno una pillola per cancellarli selettivamente”. Il che suona come “Eternal Sunshine Of The Spotless Mind”, che è come dire: “vediamo di non farci troppo del male, cancellando le persone”, il che equivale a “se non ti ricordi, non esisti”.
Bene: perché riesco a dimenticarmi le persone inutili ma carine fin che vuoi, e a non dimenticare quelle che fanno male?! La risposta è semplice ciò che ti colpisce viene ricordato, viene buttato dentro l’amigdala (fottuta puttana di una parte celebrale). Questo è quanto.
Ben Weasel – Got My Number
La canzone è il classico pezzo brufolo punk alla “last than Jake” o alla “lagwegon”… Ma il video rende l’idea di un tot di cose. Sto peggiorando? Si, decisamente.
By IrisCatter
At: 15:15
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comunicazioni di servizio, tso , me vs me, sleri motivati
