Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.
Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter
la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.
Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.
"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.
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domenica, 30 marzo 2008
In cosa credi giovane uomo dalle mani calde?
Cosa vuoi che
ti dica mio giovane uomo dalle mani calde? Credi davvero in tutto?
Sarà per i 4 long island di venerdì notte, sarà perché da ubriaca il mio cervello funziona meglio anche se le frasi sbiascicano e i passi tentennano; ma stasera nella più completa sobrietà dei sensi, ti voglio chiedere una cosa: credi davvero che ci sia un unico Dio?
Quindi quando mi sveglierò domani mattina e andrò a correre –sperando di ottenere una fuga migliore-, chiederò alle mie ali di sorreggermi mentre spiccherò il volo verso quelle cose inutili che vogliamo ottenere. Perché non sono tanto quegli spugnosi desideri, quella curiosità congenita a farci muovere, quanto un senso di necessità. Gli esseri umani sono animali, né più, né meno. Hanno idee geniali, ma hanno anche una paura folle. Io questo l’ho sempre captato. Puoi nascondere con il profumo di sapone di Marsiglia i ferormoni, ma nasconderli vuol dire comunque averli. Io fiuto la paura, fiuto certe cose. L’olfatto è uno dei sensi che insieme al tatto non mi hanno mai tradita.
Quindi giovane uomo dalle mani calde, cosa vuoi dirmi ora? Che farai domani quanto tutti saranno correndo? Correrai anche tu? Ma forse è l’omologazione che distrugge un uomo. Si quella che tarpa le ali. Quindi credo che domani correrò ma tra parchi e in zone che pochi conoscono. Perché io ho mille Dei da venerare, mille paradisi in cui amo riposare e perdermi, mille peccati da espiare. Portati pure il peso dei giorni che le gambe hanno. Io sono serena in questo periodo.
Forse abbiamo entrambi le frecce del nostro arco rotte, smarrite tra i resti metallici di una macchina distrutta. Se ci si incontra nella vita credo che sia destino, credo che uno degli Dei abbia voluto così. Perché gli Dei hanno tenuto per fin troppo tempo al guinzaglio la nostra energia. Ma partiamo dall’assunto che siamo noi i veri Dei. Allora, in tal caso, cosa faresti giovane uomo dalle mani calde? Crederesti davvero in tutto o cominceresti a vivere come un Dio?
Umberto Boccioni –
By IrisCatter
At: 11:17
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pensieri, ermetismi fuori luogo
venerdì, 28 marzo 2008
Ho smesso di truccarmi perché tanto non so farlo. Non metto mai scarpe con il tacco perché non so camminare con quelli. Ho passato molto, forse troppo tempo ad aspettarmi che le persone capissero, cambiassero e che le cose potessero evolvere in maniera diversa.
Ho preso il biglietto per Dublino. Partire è il mio rimedio contro la noia, contro i pensieri, contro me stessa. L’autodistruzione è l’unica cosa che mi fa sentire ancora viva. Viva come quella bruciatura di sigaretta sulla mano sinistra che mi sono provocata per sbaglio giovedì della scorsa settimana. Ero troppo ubriaca, troppo ansiosa, troppo annoiata, troppo delusa, troppo triste, troppo arrabbiata, troppo superficiale per accorgermi di ciò che mi circondava. Ma io sono questa.
Sono la classica ragazza che ti fa ridere, ti fa riflettere, ti fa incazzare, ti fa sentire in colpa, ti fa eccitare, ti fa calmare, ti fa piangere, ti fa tradire, ti fa raccontare cose di te che mai al mondo avresti raccontato. Questa sono io. Quella che evita la matita sotto gli occhi. Quella che si mette le prime cose che le capitano sotto mano al mattino. Quella che si presenta in università con tue occhiaie che arrivano al mento e che ti chiede di prendere gli appunti al posto suo perché troppo sfatta dalla sera prima. Quella che per una serata elegante si presenta con le vans o le all stars. Quella che ride rumorosamente per le cazzate, per le parolacce genuine. Quella che quando si incazza sbraita e poi scoppia a piangere. Quella che non ti cerca per giorni perché si aspetta che sia tu a farti viva/o. Quella che ride delle proprie disgrazie, ma che si preoccupa per quelle degli altri. Quella che ama sbagliare, perché gli errori fanno sentire viva. Quella che magari sta in silenzio per tutto il giorno e poi la sera si butta in bagni di folla andando a conoscere chiunque. Quella che con un sorriso riesce a scroccare cappelli di paglia, drink, accendini, sigarette, spiccioli e a volte anche un cuore che verrà spezzato. Quella che ogni volta che fa una cazzata si sente in colpa e deve farne un’altra per correggere il tiro. Quella che spera ancora che due cose sbagliate possano farne una giusta. Quella che a volte ti ricordi per sempre. Quella che a volte maledici per tutta una vita. Quella che a volte ti sorprende positivamente per poi deluderti.
Io sono questa. Un crogiuolo si incongruenze. Un bagno di colori che alla fine danno un risultato non definito. Una nuvola a cui cerchi di dare una forma, ma che poi viene modificata dal vento.
Sono successe un tot di cose in questa ultima settimana. Ho capito che in fondo non tutto il male viene per nuocere, che l’entrare in una agenzia turistica e prendere un biglietto va bene, anche se non sai dove dormirai. Ho capito che ci sono persone che non valgono un’unghia di alcune persone che stimi. Che il bene non si misura con la pulsione sessuale che provi per una persona, ma da quanto ti senti di perderti per lei, da quanto saresti capace di annullarti.
Non mi sto innamorando, bada bene cara Iris. No, nulla di tutto ciò. Ho capito solo che sarei disposta a morire per un amico difendendolo a spada tratta. Ho capito che non è l’estetica che colpisce, ma qualcosa che va impattare su qualcosa di più profondo di più viscerale. Che una persona profondamente buona, vale più di una persona intelligente, colta, manipolatrice, bella, stronza, carismatica e passionale come la maggior parte dei ragazzi che ho avuto.
Ho capito questo in quest’ultima settimana.
Ora ho capito che scrivo queste cose per me, per me soltanto di un mercoledì sera all’una e venti di notte.
Che per quanti difetti abbia, in fondo mi piaccio così come sono. Scazzata, sbadata, costantemente in crisi per qualcosa, inevitabilmente innamorata di ciò che non posso avere, e maledettamente contraddittoria.
A me e a me soltanto è dedicato questo pezzo.
Da Ele a Iris. E da Iris a Ele.
[Ho intenzione di cambiare qualcosa in questo spazio virtuale del cazzo]
By IrisCatter
At: 16:58
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pensieri, me vs me
mercoledì, 26 marzo 2008
Cut Here Tutto ciò che si fa, è direttamente proporzionale a ciò che viene svolto da altre persone. Quindi: se mi cerchi, ti cercherò; se mi ignori, farò lo stesso. Fondamentalmente sono stufa di fare il cagnolino per tutte le persone che fanno parte della mia vita, di conseguenza si comincerà la potatura dei rami secchi. Non è essere senza cuore, è che sono stata fin troppo tempo senza spina dorsale per ignorare completamente il brusio di fondo che intaccava il filo dei miei pensieri. Quindi? Non so. Non rispondo. Credo che guarderò la situazione senza dire nulla, credo che continuerò a fare finta di niente, credo che il mio sistema limbico debba essere sedato, credo che una iniezione di alcol nell’amigdala ci starebbe bene. Creare una sorta di fase autistica. Tanto, personalmente, non è che ci perda molto a perdere chi non vuole essere cercato. Bieca sopravvivenza? Si. Ma se non siamo in grado di guardare al di là del nostro naso, se siamo chiusi ermeticamente dentro i nostri bisogni egoistici, se tutte le parole che riusciamo a dire sono solo un vuoto messaggio. Signori miei: tanti cari saluti e arrivederci. Mi sono stancata di sentire stronzate su stronzate. Se davvero avete voglia di dare fiato ai denti con inutili lezioni di vita o sentenze morali da quattro soldi, a “forum” o a “uomini e donne” o in un altro merdoso talkshow real-tv, c’è spazio per tutti. Anche per freak con giudizio morale sopra la media. Perché l’artista è colui che riesce a vedere le cose nelle sue sfumature, non un becero imbecille che ripete a pappagallo discorsi triti e ritriti. Non uno che passa sopra alle cose come un trattore, e non uno che sfida e poi si ritira. Andiamo, siamo tutti bravi a parlare, ma non a tirare fuori le cose vere. Già, quelle sfortunatamente mettono in mostra il fianco ferito da anni di mediocrità. Ma ora se non vuoi giocare, non giocare. Calcia il pallone e vediamo se è divertente. Jack Vetteriano – Yesterday’s dreams

By IrisCatter
At: 15:14
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acide riflessioni, sleri motivati
lunedì, 24 marzo 2008
Quando hai la malsana idea di fare con gli sci un fuori pista e ti ritrovi la neve fresca fino a metà coscia, lì capisci che la vita è fatica. Non pensi a nulla se non al freddo, se non a quanto l’odore dell’aria sia buono, se non al fatto che i Cold Play e i Sigur Ros, dovrebbero girare lì un video. Resusciti e scendi. Questo è quanto.
Ci sono fobie, paure, quelle cose che generano angoscia, che preferiresti morire piuttosto che sopportare il dolore che provocherebbe. Capisci che in fondo queste paure sono tutte dentro di te, capisci di essere sincero con te stesso solo nel momento in cui sei davvero solo con quella cosa. Scopri come sei fatto davvero.
Io sono la classica persona che piuttosto di cambiare, sarebbe capace di buttare se stessa nel fuoco. Ma a volte è inevitabile, a volte devi farlo per forza.
Sono una cazzo di quasi-ventitrenne, mi trovo a parlare nel cuore della notte con un ragazzo d’oro.
Nella situazione surreale di bianco lunare, sembra di essere in “30 giorni di buio”. Abbiamo tutti paura di qualcosa, abbiamo tutti un’anima fragile, il nucleo è più morbido rispetto alle ossa.
Ci sono angosce che sono solo nostre personali, altre che invece tutti (o la maggior parte) provano nella vita, sono tappe fondamentali. Ho sempre pensato alle mie paranoie esistenziali, a come far funzionare dei rapporti che non dovevano nemmeno avere un principio, senza preoccuparmi davvero di quelle cose importanti che ci sono. Do per scontato tutto, a volte pure me stessa.
Le guerre non hanno inizio, le guerre non hanno fine. Ci sono e basta.
I fatti gravi inevitabilmente curano le nevrosi.
Ma se nel cuore della notte ubriaca marcia di rum, gridi. Gridi per tutta la rabbia che hai, per l’angoscia, per la tristezza. Ma ti accorgi che è un grido muto. Perché un silenzio fa molto più rumore. Perché si parla per nervosismo si misura anche dal numero di parole inutili che dici.
L’amore non ha inizio, l’amore non ha fine. C’è e basta.
Ho paura, perché il fatto di trovarsi a tu per tu con ciò che più ti spezza, è devastante nello spirito e porta inevitabilmente al cambiamento.
Possiamo far finta che queste non esistano, dobbiamo pur preservarci. La neve scivola addosso, graffia il volto e sparisce. Il rum la notte scivola nelle vene dopo di che, ti perdi in te stesso. Lì sono cazzi. Perchè ti senti una sfigata quando ti lamenti delle piccole cose da mentecatta, non ti rendi conto di cose che capiteranno anche a te, tu non sarai pronta ad affrontarle.
Le cose scivolano addosso. Fino a quando non ci urtano talmente forte da frantumare il nucleo.
Grazie di tutto.
By IrisCatter
At: 22:32
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tso , schegge di vita, me vs me
venerdì, 21 marzo 2008
Ci sono giorni in cui la linea dei pensieri prende una direzione nord-nord-est. Rincorri le fila di un giorno che sta per finire, mentre il degrado ammazza la mediocrità di donna con gli occhi celesti troppo vicine e il sorriso ebete. Dio, perché non puoi morire?! Così legata ad una gelosia che cerchi ti tenermi nel tuo campo visivo, come farebbe un radar.
Gli sguardi neri si accasciano come colpiti a morte su di me, mischiati con un nettare color sangue e color oro, sulle rive di un fiume a me si caro. I ricordi si sciolgono come polvere di eroina nel cucchiaio, prima di essere aspirate dall’ago e poi scaraventate in vena. I sorrisi finto come quelli di un pagliaccio, inquietanti come le maschere veneziane, imbarazzanti come un petardo in chiesa.
Il silenzio non è solo una parola, non è solo un modo per comunicare. Il silenzio è anche uno stato d’animo. Avete presente lo stupore che prova un bambino vedendo la prima volta l’aspirina che si scioglie in un bicchiere d’acqua?! Ecco, uguale. Solo che non era un aspirina, e io non sono una bambina. Ho pregato che quell’etanolo fosse in realtà H2 SO4. Io sorrido,
Il genocidio di parole è uno scempio che si consuma di fronte ai miei occhi. Piccola mentecatta senza speranze, si accascia sulle sue labbra. Lui ricambia poi la allontana. Sorrido, che altro dovrei fare?
Dio, grazie per avermi dato un cervello!
Non avrò una casa, non avrò un cuore, non avrò un coraggio, ma ho un cervello. Se fossi nel regno di Oz, mi riterrei già fortunata così come sono.
Il nettare color sangue si scontra contro bianchi scogli, per poi attaccare le papille gustative, donando senso a ciò che vedo. Se occhi neri muoiono come se un cecchino li avesse colpiti, va bene. Sorrido.
Dovrebbe essere una serata carina; ma mi rendo conto che l’unica cosa che si può palpare, è lo squallore di uomini maturi e di donne mature che hanno bisogno di riviversi in ragazzini. Sono pessima, lo so. Ma sono onesta. Perché mentire. Tanto il silenzio parla, non è una parola e basta. Tanto i miei sorrisi di sufficienza che si sciolgono portando il vetro alla bocca, sono inequivocabili. Non mi va di mentire. Poi, quale sarebbe lo scopo?
Milgram sarebbe fiero di me ora. In genocidio di parole si sta concludendo. Cercherò rifugio in un locale con chi ha la mia stessa capacità di pensiero e che parla con la stessa specie e non con piante.
Perché se sei così tanto sicura di un amore, devi tenere sotto controllo chi ritieni fuori da questo?
Jan Vermeer – Il bicchiere di vino (Gentiluomo e ragazza che beve)
By IrisCatter
At: 09:54
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comunicazioni di servizio, tso , schegge di vita
mercoledì, 19 marzo 2008
Per non ripetere gli stessi errori...
Ci siamo così tanto indignati per l’olocausto, per la strage degli armeni, di tutti i genocidi che hanno invaso la storia moderna. Perché in fondo l’uomo è inviolabile, perché è assurdo non lasciare la libertà di pensiero e di religione, perché tutti gli uomini sono uguali dalla nascita indipendentemente da etnia, stato sociale e ideologie.
Ci siamo così tanto scandalizzati quando abbiamo visto i cadaveri nei campi di concentramento, nelle fosse comuni e le camere di tortura.
Complice l’olimpiade a Pechino, ora gli scontri, le sopraffazioni, le violenze e le morti commesse dal governo cinese stanno venendo fuori. L’occidente si scandalizza. Signori miei è da 50 anni che succede, e solo ora si scopre lo sporco sotto il tappeto della grande muraglia. La stampa cinese da la colpa al popolo tibetano, accusando il Dalai Lama di gettare benzina sul fuoco, cosa falsa, ma sfortunatamente non avendo altre fonti si prendono queste poche come vere. Ci rendiamo conto di questo? Che
Che dei morti durante gli scontri non si sa niente.
Ieri viaggiavo su youtube, in un filmato della cnn, si vedeva un cecchino che uno dopo l’altro sparava a chi cercava di superare i confini per andare in India, sembravano birilli. Un altro venivano torturati e picchiati a sangue. Un altro ancora che mostrava la protesta pacifica sulle montagne nella piccola comunità tibetana in India.
L’anno scorso, esattamente in questo periodo ero a Dharamsala, di fronte alla “casa” del Lama e mi chiedevo se sarebbe finito questo infinito sopruso verso un popolo che merita solo pace. Perché l’indignazione e l’impotenza invade le vene torturando la mente con immagini che in fondo non vorremmo mai più vedere.
Ora mi sembra così lontana questa pace. Senza speranza. Senza fine di un massacro. E una domanda riguardando le foto scattate nel museo tibetano continua a girarmi in testa: Perché?
Lascio un sito per chi può essere interessato: http://www.freetibet.org/
Silverchair – Pure Massacre
By IrisCatter
At: 15:32
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comunicazioni di servizio, acide riflessioni
lunedì, 17 marzo 2008
Innegabilmente una cosa del genere ti fa trasalire, stupisce e ti fa godere. La regola del contrappasso, vince sempre. Ironia della sorte. Chi l’avrebbe mai detto?
Il caso [70x7] è stato finalmente ascoltato dal tizio che fa girare tutto. Ora puoi fottere chi ti ha fottuto per troppo tempo, e questo potrebbe essere una delle cose più piacevoli del mondo. Sapevo che aspettare con pazienza sarebbe stata la cosa migliore.
Cosa dovrebbe fare una persona che ha il potere di distruggere chi se l’è sempre meritato? Sapere che hai il destino di un bastardo tra le mani, perché si è fatto manipolare e sai per filo e per segno in cosa, come e quando, cosa dovrei fare ora?
Dire che da un lato sono contenta è un eufemismo, dall’altro questo mi riporta in una situazione in cui capisco di aver in mano le sorti di due persone. Se da un lato potrei spiattellare la verità per il bieco gusto della vendetta, dall’altro se lo dicessi forse farei la fine di Cassandra. Presente Cassandra?!
A monte c’è una cosa fondamentale da vedere: dire o non dire?
Una persona qualsiasi potrebbe benissimo dirmi: “Ma fatti i cazzi tuoi!”. Dall’altro ti rendi conto che nonostante tutto sai che è giusto dirlo. Come quando un tuo amico sta facendo una cazzata, sai che devi fermarlo. Come quando hai una richiesta la fai. Come quando vuoi dire ad una persona tradita che cosa fa il partner.
Tra pochi giorni ci sarà la resa dei conti, sapere di avere in mano uno scarafaggio da schiacciare, è eccitante; ma una volta che lui sarà una chiazza informe, questo sentimento di euforia, potrebbe andarsene?!
Il punto di tutta questa situazione è il seguente: anche se una persona può aver fatto delle cose orribili, meritarsi di essere violentato, meritarsi la castrazione chimica e quant’altro; dall’altro pensi che comunque è una persona che per un certo periodo della tua vita è stato importante, che alla fine è meritevole di rispetto, e nel momento in cui chi osa prenderlo in giro, non ha nemmeno il coraggio delle proprie azioni, è giusto dirlo.
Beh, bel casino... Cercherò di bloccare i cani da guardia che mi porto dietro, visto che devo essere io a colpire, non un cane che deve tagliergli i brandelli di carne.
LA vendetta è un piatto che va gustato freddo... Ho fatto bene ad aspettare tutto questo tempo... Ora farà più male.
Glen Tarnowski - Elements of Life
By IrisCatter
At: 09:15
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tso , schegge di vita, me vs me
sabato, 15 marzo 2008
Leggera come l’aria. Corro verso il cancello bianco di casa in una serata conclusa alle 3.57.
Una di quelle serate in cui non fai nulla da che, ma ti ritrovi a sorridere mentre schiacci il bottone dell’ascensore. C’è troppa gente nel locale per fare chiusura, ma tra gli spintoni e pestando i piedi capisci che va bene così. Ti rendi conto che sei la classica persona che viene ricordata sempre e comunque. Nel bene e nel male. Perché l’essere particolare è l’arma per entrare nelle persone. E anche se a volte vorresti essere una persona “come tutte le altre”, dall’altra di accorgi che la particolarità è un pregio più grande di tutte le altre cose con cui puoi avere a che fare.
Quando lui mi chiede: <Cosa cerchi?>
Io rispondo: <serenità>
Lui si incuriosisce: <e dove la trovi?>
Io rido: <Nel fare tutto ciò che mi capita per la testa, senza pensare alle conseguenze. Per il resto non so altro>
Voglio essere leggera, spensierata; non mi interessa nulla di ciò che è passato, dei giudizi su di me sia positivi che negativi. I giudizi sono etichette che vanno a intaccare ciò che una persona è naturalmente.
È come quando corri alle 4 del mattino in giro per una città dormiente facendo una gara, sentirsi dire da chi corre con te: hai il viso da bambola, e hai carattere. Ciò pompa l’ego, ma dovrebbe venire naturalmente da te questa cosa. Altrimenti suona come un corso per l’autostima.
La vita è un voyeur, devi solo trovare il tuo buco della serratura.
Gli artisti sono dei voyeur, osservando e eccitandosi per ogni minimo dettaglio che riescono a percepire. E tu a tuo modo sei una realtà particolare, che suscita interesse.
Sono stata bene stasera, parlando di tutto e sviscerando quali sono i miei attuali bisogni, pensieri, desideri, esigenze. Non è facile sopportare le insignificanti lotte quotidiane, quando senti continue lamentele; capire che ciò che vuoi, non coincide con ciò che è possibile avere, e che in fondo non è così importante; che la legge di Murphy quando aspetti una persona è sempre vera; che l’arroganza di qualcuno lo porterà alla tomba. Visto che rischia la vita quotidianamente. Io non so cosa voglio. La confusione che ho in testa si ripercuote anche nella mia vita, ma va bene così. Tutto si sistemerà, tutto andrà bene. Va bene ascoltare come sottofondo un gruppo che ha lo stesso stampo dei Verdena, bevendo una aranciata e lasciarti andare conoscendo persone nuove. Poi piombare in un anonimato di giacche, cappotti e spintoni per passare, e poi tornare a galla ritrovando il proprio ruolo. Avere un buon amico è l’arma migliore per riuscire a trovare ciò che cerchi.
[Si, il mio ego e la mia autostima hanno raggiunto livelli incredibili. Si, sono da picchiare per la mia lunaticità e per il mio ego]
Edgar Degas – Trois Danseuses a
By IrisCatter
At: 10:32
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pensieri, comunicazioni di servizio, schegge di vita
giovedì, 13 marzo 2008
I pianeti diversamente dalle stelle, non pulsano. Stavo guardando il sole che ormai sorge alle 6 del mattino e che alle 7 è già accecante. Pulsa, come un cuore; oggi è uno di quei 5-6 giorni all’anno che odio, uno di quei giorni in cui i nervi sono a fior di pelle e sei pronto ad esplodere come una supernova.
In stazione dribblo il castoro biondo, canticchiando “Addio, addio, addio. Vi salutiamo e grazie per tutto il pesce”. Lo spray contro il raffreddore ha i suoi effetti collaterali. Raggiungo il mio piccolo Compagno Di Sbronze che una volta in treno sta per collassate sul sedile mentre guardiamo una vecchia signora con le caviglie dello stesso diametro di un cd. Si incontra sempre brutta gente in treno, e quella che non riesci ad evitare, fai finta che non esista per la “buona” sopravvivenza di tutti.
Io: <Hai progetti per domani?>
Lui buffunchia qualcosa di poco chiaro e poi dice: <C’è la mia bambina che ha bisogno di me, credo che andrò a trovarla>
Sorrido, è così che deve essere.
In fondo ci dobbiamo prendere le nostre responsabilità, ci sono troppe cose che non possiamo controllare, almeno su alcune ci deve essere questo potere. Il raffreddore dovuto a sbalzi di temperature/ polvere/ polline, mi sta spappolando il cervello, tanto che i classici flussi di informazione neuronale sembrano in sciopero.
Lui: <Tu come stai?>
Io: <Vuoi la risposta canonica o quella sincera?>
Lui: <Sincera>
Io: <Avrei voglia di spaccare la testa a un numero non meglio precisato di persone, di infilare spilli nella faccia di queste – visto che odio abbastanza da non farmi schifare dal sangue che schizza- e poi ucciderle calpestando le loro teste mentre annegano nella merda che hanno creato.>
Lui: <Sei la solita… Dovresti fare una cosa fondamentale, che a me ha salvato la vita: Fottertene. Se stai ad annegare nella tua stessa bile, non te la cavi più; e poi rischieresti il carcere…>
Io: <Io sono una piccola psicopatica in potenza, saprei benissimo aggirare il sistema giudiziario. Poi ora come ora è una barzelletta. Il delitto perfetto non esiste, ma uscire pulito si. Poi il “fottertene” ha sempre i suoi effetti collaterali, visto che sei sempre legato a qualcosa>.
Lui: <Stronza… Comunque so benissimo che un giorno tra i fatti di cronaca leggerò il tuo nome…>
Io: <Io, mio caro Compagno Di Sbronze, sono Zodiac. Ma nessuno lo sa a parte te.>
Poi con gli occhiali da sole affondo la testa nel libro…
Ci aspettiamo che le controindicazioni aumentino e che gli effetti collaterali possano peggiorare. Nella migliore delle ipotesi, potrei avere allucinazioni e atassia.
Tratto da “Giuda galattica per autostoppisti”, vi regalo questa chicca: Addio e grazie per tutto il pesce.
By IrisCatter
At: 14:23
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comunicazioni di servizio, tso , schegge di vita, sleri motivati
martedì, 11 marzo 2008
Io: <Fa male?>
Me:<No>
Io: <Sicura?>
Me: <Si, urlerei altrimenti.>
Ok, c’è qualcosa che non torna. No, decisamente no. È come l’agopuntura credo. Un ago quando entra nella carne, dovrebbe fare male. Ricordiamoci quando ci facevano cucire: l’ago finiva a pungere il pollice, sanguinando e gocciolando sulla stoffa bianca del puntocroce. Bene, una volta ti pungi, due, tre, poi ti fai furbo e metti il ditale. Già. L’agopuntura è diversa: si cerca di recuperare un’omeostasi persa e di recuperarla provocando una lieve pressione con l’ago che entra in profondità. Ho degli ematomi, ma quelli passano con il tempo. La situazione migliora con una cosa che potenzialmente potrebbe far male. Anche l’eroina uso un ago per essere messa in circolo, la differenza fondamentale è che sto cercando di evitare di utilizzare sostanze esogene, per cercare di recuperare un equilibrio precario. Cercare una sorta di anestesia iniettata dal cervello sul corpo.
Ricordiamoci tutte le volte che sono finita sotto i ferri e poi qualcuno mi ha ricucita pezzo per pezzo. Neanche fossi il mostro di Frankenstein, la piccola “Prometeo” che cerca di arrivare alla massima conoscenza, cercando di superare i propri limiti. In realtà il segreto è questo, e dopo anni ci sono arrivata: scollegare il cervello, non pensare. Stavo pensando questo guardando il castoro biondo, e ho capito che il modo migliore per sopravvivere è non pensare.
Non pensare che ci sia un ago nella mano che sta veicolando i flussi di energia, non pensare che il braccio potrebbe sanguinare, non pensare che se ti becca un nervo sei fottuta, non pensare che se l’ago non è sterilizzato puo prenderti l’epatite o HIV, non pensare che l’ago potrebbe essere una mannaia, non pensare, non… E lo dice una con la fobia per le pratiche mediche invasive. Tecnicamente il rilascio di sostanze può avvenire anche solo con il pensiero. Dovrei farcela ad arrivare al nirvana continuando così. Tentando di regolare il battito cardiaco e il flusso sanguigno e la respirazione.
Da un lato avevi ragione, davvero. Era una zanzara che forse mi toglieva qualcosa che era mio, ma il ciclo della vita continua.
Midge Ure – Breathe
Non so perché, ma questa canzone e le immagini riescono sempre a dare serenità. Potere della musica (credo).
By IrisCatter
At: 15:53
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tso , me vs me, ermetismi fuori luogo
domenica, 09 marzo 2008
I piccioni stanno a Venezia, come le vacche stanno a Nuova Delhi. Venezia è una di quelle città che ti lascia talmente stanca da vietarti di pensare a qualsiasi cosa negativa; ti lascia con il raffreddore, una caterba di fazzoletti portatori non sani di germi, ma il sorriso sulle labbra. Questa è Venezia.
Ogni angolo è magia, ogni ponte ha una sua storia, ogni passo un mistero. Questa è Venezia: il rispetto che si nasconde in ogni lapide che questa appartenga ad un fisico o ad un personaggio qualunque, il silenzio per il ricordo passando nel quartiere del ghetto. Ci sono pensieri che ti inseguono a casa, e qua qui formano una specie di sottofondo musicale. Ci sono, inevitabilmente, ma sotto la pioggia tra le calle assumono una malinconia dolciastra che si mescola al gusto di un buon vino e a quello di un liquore.
Questa è Venezia: non voglio turisti, non voglio le inflazionate zone che tanto piacciono ai grappa, gli acquisti obbligatori. No, niente di tutto questo. La vera Venezia è il perdersi in cunicoli minuscoli e non sapere dove finirai. Un labirinto con qualche Minotauro dietro che ti aspetta, ma quando ti prende sorridi. Perdersi nei baccari, dove i ragazzi del posto passano l’ora dell’aperitivo e il dopocena, ritrovarsi con una birra a chiacchierare sui minotauri. I lampioni rosa si illuminano, e questo regala la complicità di una vita insolita.
Pezzi di carta fluttuano sull’acqua nera come pece, solo così trovo la mia pace.
Venezia, ha sempre il suo fottutissimo perché!
[I “water piccions”, sono i gabbiani… definiti così da me]
By IrisCatter
At: 21:22
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schegge di vita
mercoledì, 05 marzo 2008
Goodbye Non è facile dirlo, no, affatto. È andata, un po’ per incoscienza un po’ per altro. Scusa è l’unica cosa che mi viene da dire. Per tutte quelle parole che adesso sembravo vuote e inutili, scusa. Per tutti i capricci, le lacrime versate senza una buona ragione, scusa. Per tutte le volte che mi sono arrabbiata e sentita abbandonare, scusa. Posso sembrare un’ipocrita, ma questo è quanto. Fa più male quando a dirti le cose è una persona a cui tieni davvero, e lo dice una che pensa al suicidio spesso e volentieri senza mai applicarlo. Forse sono incoerente, ma giuro che farei qualsiasi cosa per te. C’è quell’affetto che mi lega e che ci sarà sempre, una sorta di vincolo di sangue, una quasi catena genetica che unisce due che erano perfetti sconosciuti fino a renderli ciò che eravamo e ciò che siamo. Le cose cambiano, le cose evolvono. Sarebbe successo, prima o poi, sarebbe andata Non è un addio, affatto. È un arrivederci. Voglio che tu venga a trovarmi, non voglio che le cose si spacchino. Non riuscirei a sopportarlo. Spero che Venezia porti serenità, lo spero davvero. Uranie Colin-Libour – In Distress, Rising Tide

By IrisCatter
At: 09:59
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comunicazioni di servizio
lunedì, 03 marzo 2008
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Spero che il silenzio possa cancellare la memoria. Vorrei che aspettative, capacità e desideri potessero conciliarsi un giorno in qualcosa di positivo, di grande e bello. Se in questo morso di primavera, gli occhi fanno male, vorrei solo che gli alberi potessero riavere le vecchie foglie. La primavera sembra così lontana, tanto da ricordare i grandi ghiacci. La testa scoppia, la voglia latita. Non voglio parlare, non voglio parlare con nessuno, la febbre dovuta alla stanchezza mi devasta, non riesco a pensare a nulla di diverso. Nulla di diverso che quello.
Spero che il silenzio possa far guarire i graffi. Vorrei che le cicatrici potessero andarsene in modo da lasciare la pelle bianca e liscia come quella di un bambino. Perché ogni parola è uno sfregio, ogni parola è una pietra, perché ogni parola è una bestemmia. Se potessi sentire davvero i suoni dei miei silenzi, capiresti.
Togli i mille “bla bla” che nascondono come una tenda il mondo là fuori. Non ci sei solo tu, non c’è solo ciò che vedi. Forse la dovrei smettere con tutti questi “bla bla” inutili e dire davvero a chi deve sapere come stanno le cose. Ma il problema è sempre lo stesso: non cambierà un cazzo, anzi…
Spero che il silenzio possa aumentare le distanze. Ok, è impossibile non comunicare. Ma perché dovrei comunicare e dire cose stupide se queste non hanno potere. Le parole sono il grande dono e il grande supplizio. Non sono facili da usare, e creano più dispiaceri che gioie, più danni che benefici, più incomprensioni che altro. È troppo tempo, lo so. Se il silenzio dovesse spaccarsi, l’inverno prenderebbe vita. Partirei, andrei lontana, lo so, mi conosco. Scapperei come ho sempre fatto e come sono abituata a fare. Perché sono terribile, perché non sono responsabile, perché so che mi spaccherebbe lasciare il fianco scoperto, perché saprei di suicidarmi da un lato. Non l’hai mai capito, non l’hai mai preso in considerazione. Perché i “bla bla” sembrano migliori dei silenzi pieni di angosce, paure e incertezze. Perché è facile nascondersi dentro a certezze distorte e limitarsi a vedere ciò che fa piacere. Ma alla fine non posso biasimarti, ci sei solo tu e le tue sensazioni. Non ti odio, non potrei mai; e da un lato ti capisco in pieno.
Spero che il silenzio possa aiutarmi a capire. Perché nella confusione c’è bisogno di mentalizzare.
Scusa di tutto. Silenzi compresi.
Pieter Bruegel il Vecchio –
By IrisCatter
At: 18:21
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schegge di vita, me vs me, ermetismi fuori luogo
sabato, 01 marzo 2008
C’è quello strano senso di vuoto, dato probabilmente dall’isterica che urla in mezzo alla gente. La sua voce evapora, ufficialmente non me ne frega un cazzo. La figura della cafona la sta facendo lei. La gente guarda, io guardo lei, lei guarda me senza riuscire a fermarsi per respirare. Comunque c’è quella cosa più a monte, quella cosa che non tutti possono capire.
Quando una persona muore, diventa cibo per vermi. Buona o cattiva che sia, diventa mangime.
Ci penso spesso alla morte, al significato che ha in sé, al significato che ha per me, ma inevitabilmente lei passa, saluta e toglie il disturbo pescando dal laghetto un pesce a caso e lo mette nel suo sacchetto. Conosco alcuni dei suoi volti, ma non conosco come farà a pescare me. Forse un giorno le salterò in mano, forse un giorno lontano abboccherò anch’io all’amo.
È notte fonda, non amo le funzioni religiose, ma in fondo l’addio ci dev’essere. Ogni persona merita di essere ricordata, ogni persona merita di essere seppellita, ogni persona merita una buona parola. Non mi interessano tutte le cattiverie che sono state dette, la prole che si trova lì per caso forse. Ogni persona merita di essere voluta bene, anche solo per un istante. Anche lei.
Ogni morte fa sorgere il ricordo di una persona sempre più vicina. I cerchi concentrici di un sasso lanciato nell’acqua, che inevitabilmente si trasformano in maremoti una volta a riva.
Io e la morte ci siamo sempre guardate: la fissavo con rispetto dal fondo dell’acqua, e la osservavo.
Ha pescato oggi, e mi spiace. Ingrasserà il suo sacchetto di vite, e poi tornerà a riva per pranzare.
Non ho altro da dire, se non questo enorme senso di vuoto mentre la isterica urla dicendo che sono egoista perché mi sono sentita tradire da lei, perché mentre l’isterica ti rinfaccia di quanto sia difficile la sua vita, tu pensi solo a quella signora dai capelli castani che non c’è più. Quella signora con la voce rauca che ti offriva il thè con i biscotti fatti in casa; che voleva metterti insieme a suo figlio quando facevi il liceo; che quando sei diventata "grande", ti offriva un cognac nelle sere in montagna ed in città quando passavi a suonare il campanello la domenica parcheggiando lì chi era più fragile di te e che lo sarà sempre.
La guardo, sorrido.
C’è qualcosa che non mi torna.
Se avete colpe da dare a qualcuno, io sono il perfetto capro espiatorio… Accomodatevi.
Intanto... Addio.
By IrisCatter
At: 03:38
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pensieri, comunicazioni di servizio, acide riflessioni
