...:A place for my thoughts:...

Le piccole cose che qualcuno non dovrebbe sapere mai... e forse nemmeno chi le scrive.


...:Me:...

Si avvisa che questo blog tratterà argomenti personali. Se volete scrivere fregnacce, siete pregati di farlo altrove. All'agenzia delle idiozie, spiacente, ma ho io l'esclusiva... Non sono ben accetti adoratori di me stessa, mendicanti di attenzioni gratuite e ingiustificata, neppure gente che vorrebbe mettermi la faccia in una friggitrice per patatine fritte o buttarmi in mare con delle scarpette di cemento. Siamo per le persone che ragionano e con un minimo di senso critico. Vi ringrazio per la cortese attenzione. Iris Catter


...:Amo:...

la musica; leggere; scrivere; i gatti; la pioggia e i temporali estivi; i paesi anglosassoni; una conversazione stimolante; straiarmi su un prato senza parlare e ascoltare i rumori intorno; un buon bicchiere di vino; i cappelli e orecchini bizzarri; una sigaretta dopo il caffè; cantare a squarciagola mentre guido; una cioccolata calda in un bar, quando fuori nevica; l'avere sempre ragione; i bagni di folla; passare le giornate a letto e vivere di notte; le persone originali e non convenzionali; scopare; rimanere a parlare fino al mattino e avere più dubbi che certezze; l'ironia delle cose; testare le mie ipotesi; un bacio prima di partire.


...:Odio:...

Falsità; l'ansia; la domenica; gli arrivisti; la cattiveria; l'invidia; la superbia; la fatica; la noia; le lamentele inutili; la stupidità; i pregiudizi; le persone che non riescono a vedere al di là del proprio naso; chi mi da per scontata; la mancanza di empatia con gli altri; chi non ammette i propri errori e i propri limiti; i ragazzini rozzi e volgari che urlano nei luoghi pubblici e piccoli; una lista bella lunga di persone; le cose dette con superficialità; i cani; le cose che non conducono a nulla, nemmeno ad un momento di felicità; le routine; non avere i miei spazi; lo scorrere del tempo.


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"E' terribile scoprire che le stelle che stai guardando, in realtà sono aerei!" Io. "Non è chi è perfetto, ma chi è imperfetto ad avere bisogno di amore" Oscar Wilde. "Anche l'amore è un lusso" Albert Camus. "Se qualcosa può andare storto, lo farà!" Legge di Murphy.


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  mercoledì, 18 novembre 2009

Changing times...

Sono tornata da Firenze con più certezze che punti interrogativi. Viaggiare stimola la mente ed il cuore, accresce la fantasia e l'iniziativa. Ma non in questo momento, non ora. Il balsamo per tutti i mali sembra del tutto inefficace, sembra perdere il suo effetto.
Non credo che sia il caso di continuare a perdere tempo, quando hai già una decisione in mente, e sai già che questa non è la strada giusta per nessuno. Sai già che quella non è la tua strada, perchè di linee da tracciare e di traiettorie da seguire ce ne sono ancora parecchie.
Non sono mai stata una di quelle tipiche ragazze che si annullano al cospetto di cupido, non seguo come un segugio ogni piccolo passo per gioire degli ossi. Non lo sono. Ho sempre coltivato la mia individualità più di qualsiasi altra cosa. Chiamatelo egoismo, io lo chiamo bisogno di trovarsi. Non è il rispecchiarsi completamente in un'altra persona, che ti renderà più apprezzato agli occhi di questa. Non è il sentirsi costantemente con il fiato sul collo che rende felici. Tutt'altro.
Oltre ad un mio enorme problema a sopportare la noia, la monotonia, la routine. E se la fuga da questa non esiste nemmeno viaggiando, vuol dire che c'è qualcosa che non va'. Il vero lusso sarebbe viaggiare non muovendosi di un centimetro, come essere su una poltrona con i pop-corn in mano. Ma questo non è possibile per definizione. Tutto cambia, pure le persone. I miei gusti potrebbero magicamente cambiare e non apprezzare più i film di un certo tipo. Per un'incostante come me è la norma, non l'eccezione.
In tutto ciò devo rivedere parecchie cose, perchè così non si va' da nessuna parte. Una fotografia sarà bella in eterno, ma è statica. il bello delle cose è il loro cambiamento, come mutano e come evolvono. Io evolvo troppo in fretta probabilmente, così in fretta che nemmeno ciò che ieri reputavo grandioso oggi apprezzo.

Questa è una critica lucida.

By IrisCatter
At: 13:19
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martedì, 10 novembre 2009

Cronache di un compleanno.

Cosa direbbe tua madre se sapesse che sali in macchina con gente fatta di eroina?

Delirio, paura e realtà cruda

La notte a cavallo tra sabato e domenica è il momento in cui arrivò lui. Io ero in un locale con i miei amici per festeggiare la laurea di uno di questi. Tre long Island per festeggiare. A metà del mio terzo drink arriva lui. Occhi a mezz’asta, deambulazione rallentata e difficoltosa.

<Hey auguri!> dico io sorridendo, sabato era il suo compleanno.

Lui sorride forzatamente, e dice grazie abbracciandomi. So cos’hai fatto, e so perché sei qui.

Io mi scosto dai miei amici con lui e gli chiedo che ha, le solite e insignificanti frasi di routine. Lui mi abbraccia nuovamente e mi chiede se ho visto gli altri. No, non li ho visti ma so che il mio moroso deve arrivare a minuti.

Diluvia, come se il cielo volesse lavarci le nostre coscienze sporche in questa notte nera come pece. Arrivano gli altri, quelli che conosciamo entrambi. Il mio moroso mi schiocca un bacio mentre lui mi guarda, poi si sposta verso il bancone e ordina un cuba. Lo beve avidamente, come se dovesse saziare una sete orrenda che lo divora. poi finisce anche il mio cocktail.

Io voglio solo andare a casa. Ma desisto a questo egoistico pensiero e mi faccio trascinare dalla folla in direzione di altra meta. So benissimo che dovrei salite in macchina con il mio moroso e andare via, lontano da lui, lontano da quella situazione.

Lui irrompe e chiede: <Ma siete tutti con qualcuno?>

Io lo guardo e gli dico: <Se vuoi vengo io in macchina con te, ti va?>

Lui mugugna qualcosa di incomprensibile, al che lo prendo sotto braccio e sorridendo apro l’ombrello per accompagnarci alla macchina. Lui inserisce le chiavi nella serratura, e apre. Vorrei guidare al posto suo, gli esprimo il mio desiderio, ma lui mi dice di no, che è in grado.

Accende, la macchina prende vita e parte. La macchina sfreccia tra strade prima del centro poi di campagna, non riesce ad andare dritto, la macchina vorrebbe andare addosso a marciapiedi ed altre auto parcheggiate, lui sistema la traiettoria come se fosse casuale il suo gesto. Ho paura, ho davvero paura.

<Fermati, ti prego, fermati!> Lui esegue l’ordine.

<Che hai *****? Mi spieghi che cos’hai?> gli dico io con voce apparentemente calma.

<Tu hai paura, vero?> Mi interroga guardando prima negli occhi e poi distogliendo lo sguardo.

<No> Mento io, poi proseguo <Ma dimmi che è successo, che cos’hai?>

<E’ che sono un fallito, ecco cosa c’è. C’è che tra poco mi licenziano>

<Questo non lo sai per certo>

<No, lo so. Me l’hanno già detto. Io cazzo, non voglio fare l’operaio tutta la vita. Io me ne devo andare via da questa città di merda. Io se sto qui mi ammazzo!>

<*****, tu ora non sei in te. Tu sei una persona che vali, e non te ne rendi nemmeno conto!>

<Dimmi almeno una cosa positiva di me.>

Io lo guardo negli occhi, so di aver ragione, e lo sa anche lui: <Tu sei una persona creativa, più creativa di quanto io possa mai esserlo. Sei in gamba, sei curioso, hai voglia di metterti in gioco. Anche se a volte non ti sopporto perché sei troppo fisico, se non me ne fottesse un cazzo di te, non sarei qui ora a parlarti.>. La voce mi trema, il respiro diventa più affannoso. Fuori continua a piovere e i vetri si sono completamente appannati.

<Ti prego, non piangere!> dice lui.

<Non sto piangendo> rispondo io, ho solo freddo e mi dispiace per te.

Dopo qualche secondo di silenzio, lui dice: <Posso farti una domanda? Promettimi che non lo dirai agli altri…>

<Te lo giuro!>

<Che cos’ha il tuo ragazzo che io non ho?>

Lo guardo. La classica domanda che non vorresti mai che ti fosse fatta da una persona che tutto sommato in passato ti era anche interessata, e che ora passata la botta di benessere dell’eroina è andata giù.

Io lo guardo e gli dico: <*****, tu non hai nulla da invidiare a lui. Tu sei una persona fragile che sta male, basta.>

Lui mi fa’: <io sono un maniaco depressivo, tu li curi quelli come me. Curami. Se no, cazzo, io vado in comunità. Lì mi mettono a posto. Lo mettono a posto un fallito come me, così mi disintossico. Una ragazza come te non starebbe mai con me. Tu mi piaci, mi piaci.>

Al che respiro ed espiro per qualche secondo poi rispondo con tutta l’onesta che puoi usare quando sai che non vuoi ferire: <Se non stessi con il lui, probabilmente vorrei una persona come te al mio fianco. Senza l’eroina, ma vorrei una persona che caratterialmente sia esattamente come te. Io sto insieme a lui, ma fidati che ti ho sempre considerato una splendida persona. Io a te ci tengo, se no non sarei qui con te ora.>

L’unica cosa che non vorresti è essere dentro i pensieri deprimenti di una persona a cui vuoi bene quando l’eroina scende.

Gli dico di venire al mio posto. Guido io.

Arriviamo a destinazione. Gli altri gli danno del tossico di merda, lui riceve gli insulti senza curarsene troppo. Dopo di che si addormenta. Io appena vedo il mio ragazzo lo abbraccio, lo bacio, ma il pensiero è sempre lì. Non volevi essere nei pensieri di una persona che soffre, non si merita di stare male anche per te.

Dopo mezz’ora lo sveglio. <Ti porto a casa, guido io *****> gli dico.

Fuori piove ancora, le mie scarpe sono zuppe. Lui in macchina sta zitto, poi una volta sotto casa sua mi abbraccia e mi dice che è stato tutto il giorno solo, che voleva una persona vicina. Mi faccio dare il suo numero, <domani ti vengo a trovare e ci prendiamo un caffè, se no parliamo un po’ in macchina>, gli dico.

Il mio moroso è arrivato a prendermi. Gli bacio la guancia, lui dice che rimane lì un po’ a dormire.

Salgo in macchina del mio moroso che mi dice di lasciare perdere, che c’è passato prima lui, e che ci sto male e basta. Io non rispondo, continuo a guardare la pioggia che cade sul finestrino.

Il giorno dopo lo chiamo per vederci per parlare un po’. Mi dice che non può, è partito.

 

Kings of leon – Use Somebody

By IrisCatter
At: 20:19
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mercoledì, 04 novembre 2009

Procrastinazione

Sono stati giorni intensi, troppo pieni di vita da descrivere, sfuggenti alle parole.

Tra emozioni intense sia positive che negative, in balia di borderline al limite del tso e tra l’insubordinazione globale. Tra danze scatenate nel pogo violento del concerto dei rise against e l’inettitudine trasformata in frustrazione di gente che vuole avere la meglio su di te, ma si dimostra succube della sua arroganza mischiata a invidia. Non mi piace l’invidia, preferisco l’odio per tanto così.

In tutto ciò c’è una canzone che mi rimbomba in testa da ieri. Quella canzone che parla così tanto di noi, tanto da essere la nostra canzone. Ma la cosa più sconvolgente è che non mi ha fatto effetto, mentre il pubblico faceva gli auguri al cantante con la sua chitarra acustica in mano. Tu sei cenere, il passato che si dissolve come fumo nel vento di novembre. Novembre, il mese in cui si piangono i defunti e si fanno progetti per natale e capodanno. Le solite cose che ci fanno continuare a respirare, la procrastinazione di desideri e sensazioni. Il fare progetti senza portarne a termine nemmeno uno. Ho idee brillanti in questo periodo, ma nemmeno il tempo di appuntarle ad un foglio volante. Per questo che mi sono bloccata.

Tu non sai che ho dimenticato il tuo odore, il tuo sapore, il colore dei tuoi occhi. E per quanto tu mi possa sembrare patetico in questo momento, non rido di te. Perché in fondo non siamo mai stati così diversi, sempre portati alla lotta costantemente, a riempirci la voragine dei nostri incubi.

Tra due settimane avrò l’occasione di andare a Firenze, vado con lui. Tu che fingi che lui non esista, lui c’è. Mi sono persa, ma so esattamente la strada del ritorno. Ho sempre avuto un senso dell’orientamento impeccabile. Ti manca un ulteriore pezzo alla mia vita, ma questa pugnalata me la risparmio, tu non puoi sapere quanto ho amato chi non sai che esiste. Per questo presto farò un altro viaggio. Non alla ricerca di me stessa come spesso faccio, ma per cercare quelle emozioni perdute e quelle persone splendide che nei miei tour incontro.

Divertiti a rimanere in una vita piatta e comune. Questo non è il mio destino.

By IrisCatter
At: 16:08
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martedì, 27 ottobre 2009

Tempesta ed entropia

Sono qui in questa stanza, guardo il soffitto e non faccio altro che ripetermi che sono un’idiota. Perché in fondo quanto può essere minima la felicità, un godere momentaneo, rispetto a tutto quello che comporterebbe questa cosa?!
Siamo sicuri di voler aprire il vaso di Pandora come abbiamo fatto in passato?! Siamo davvero così contenti di riaprire vecchie cicatrici e di buttarci sopra sale su sale?! Di ripeterci nei nostri errori?! Non so. Ormai mi rifiuto di pensare. Ok, si lanciano i dadi per andare avanti. Vediamo se la dea Bendata mi fa sgambetti o altro.
Ma in fondo le dinamiche interne e esterne hanno raggiunto livelli di caos tali da far invidia ad un ingorgo stradale; l’anarchia delle macchine che vogliono passare è un buon esempio esplicativo, ma non abbastanza. Odio l’entropia della mia vita. Non lo do a vedere, tutto sembra calma piatta. La stessa tranquillità prima della tempesta. Ti ho trattato di merda lo so, la cosa peggiore è che non ho sensi di colpa; ma solo un senso di incompletezza che si apre. Mi manca qualcosa, come sempre.
Le vertigini aumentano – forse per l’influenza-, le voglia di avere una bacchetta magica anche. Ma in fondo il bello delle persone è questo: il fatto che siamo tante teste, e a volte tante teste di cazzo! Ora ci alziamo e andiamo a cercare un ottimo spigolo dove poter tirare testate. Perché forse sono un idiota brava con le parole, ma troppo, troppo spesso legata all’emotività.
Ora davvero vale la pena di essere felici per poco quando sai che la tua vita a sta andando puttane (non che ora non lo stai facendo…)?! Poi posso essere accusata come mi capita assai di frequente di avere tutto, e di continuare a lamentarmi.
Si, è vero ho tutto. Ma tutto non è abbastanza, tutto mi da un senso di incompletezza totale. La mancanza basilare. Quella che mi sento di avere dal giorno in cui sono nata. Io non so più che cosa pensare… tiriamo una moneta… io scelgo testa…
Scusate, ora mi assento per sbattere la testa contro il muro.
 
Ivan Aivazovsky - The Nine Wave

By IrisCatter
At: 12:33
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domenica, 25 ottobre 2009

Progetti e ricordi.

Se ti prendo il braccio e ti affondo dentro aghi, non preoccuparti che lo faccio per vendicarmi di tutto.
Sei una formalità, qualcosa di burocratico da sbrigare. Nemmeno la relazione delle interviste guidate per fare diagnosi le vedo come qualcosa di così asettico. Da amante sei diventato una questione burocratica.
E sai qual è la cosa più divertente? Nessuno mi chiede di te a differenza dei tuoi conoscenti su di me, visto che senza di te ho toccato il mio nirvana. Ma comunque… Per tutto il male che mi hai fatto, per lo stronzo che sei stato e per quella mediocre persona che non ha mai accettato il mio modo di essere.
Sto bene senza di te, ma il ferirti il giorno del tuo compleanno era uno sfizio che una parte di me voleva togliersi. Era una occasione che non volevo perdermi anche se mi sono trattenuta: non volevo chiamarti, poi ti ho chiamato per educazione, ma alla fine per me potresti anche morire come ti ho detto.
Ieri ho cenato con il mio uomo: pesce e vino bianco. La serata è proseguita nella letargia di queste strade e di questi locali di provincia. Sto bene quando sto con te. E oggi che ho l’influenza, che nulla di quello che mangio viene assorbito dalle pareti dell’esofago, avrei voluto averti qui a prenderti cura di me.
Nutro la mia mente, nutro i miei affetti. Intanto medito se entrare nell’arma o meno e di sbattermi per diventare criminologa. Si, ma di una cosa sono assolutamente sicura: appena smetto di essere sfruttata come tirocinante, quando comincerò a guadagnare qualcosa, si può pensare al futuro. Anche se sono una fobica dei rapporti seri, ti posso dire che mi sento pronta a pensare a qualcosa di vero e reale come tu vuoi.
 
Parmigianino – la schiava turca

By IrisCatter
At: 21:00
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martedì, 20 ottobre 2009

Inconsistenza di una voce.

Si stagliano nel cielo le stelle più luminose. Ora la macchina torna a casa, veloce, e niente. Si stava in silenzio ad ascoltare la radio dopo i pensieri di stasera. Tu vuoi un bimbo, vuoi una famiglia; io no. Non ora, non senza certezze e non senza la sicurezza di essere pronta davvero.

Una telefonata durante il ritorno. Rispondo. La voce piange, ha bisogno di aiuto. Si fa’ inversione e si ritorna indietro. Richiamo, la voce è lì che piange ancora. Lui mi da un bacio e mi dice di andare con quella voce poi in macchina.

Arriviamo, la voce è in strada, giù dalla macchina che urla e minaccia di chiamare i carabinieri. Poi la voce scatta come una molla e picchia il ragazzo che l’ha fatta soffrire. Poi uno schiaffo sulla guancia della voce. Lei si rintana in macchina e poi scatta, lui le chiude la portiera in faccia e le colpisce il volto. Il colpo della portiera fa’ sbattere la testa della voce contro la carrozzeria. Il labbro sopra è tagliato, la testa è colpita.

Mi butto in mezzo, non mi piace vedere certe scene. La voce riparte alla carica contro quel ragazzo, gli tira sberle, pugni. Ma una voce non può fare molto contro un uomo, se non muoversi per rabbia.

Io mi metto dentro e la difendo.

Poi lei chiama i carabinieri tra le lacrime: “ Buona sera, come faccio a denunciare una persona che mi ha picchiata?”

Il carabiniere le dice di andare in ospedale.

Alla fine la prendo e la porto in macchina. Mi offro di offrire, ma nonostante tutto vuole guidare lei. Guida nervosa e con rabbia, va sopra rotonde e taglia curve. Ho paura, piange. Poi arriviamo in ospedale.

La denuncia non è stata fatta.

By IrisCatter
At: 17:05
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martedì, 13 ottobre 2009

Life is a crap...

Lei è bellissima, di una bellezza incontaminata. Bella come un quadro di Botticelli. Non saprei darle un età, è splendida e basta. Io ho il mio camice e sto fumando. So chi è lei, lo so. Parliamo spesso di te anche se non lo sai, so che cosa hai fatto e perché ti trovi qui. Tu attacchi bottone con me, parlandomi delle tue cose, delle tue aspirazioni e delle cose che stai progettando di fare. Io ti ascolto, è piacevole ascoltarti. Poi ti devo lasciare.

Ora sento chi ha da dire le proprie cose, sfoggiando conoscenza e consapevolezza.

La cosa che stavo pensando oggi è questa: è assurdo di quanta gente cerchi di morire, o muore davvero e la cosa più assurda è pensare a quante persone muoiono e hanno così voglia di vivere. Che sia un tumore, un incidente, una botta in testa, una rapina finita a male… è assurdo il valore che si da alla vita: totale o nullo.

E mentre penso a qull’uomo che conosco che ha perso la moglie di recente, penso quanto sia orribile la vita… Indipendentemente dal fatto che tu voglia vivere o meno. Che tu abbia un tumore, che tu abbia un malessere dentro, c’è quel senso di dissoluzione.

‘Fanculo, dovevo fare selezione del personale.

 

Pieter Brueghel the Elder - Il Trionfo della Morte

By IrisCatter
At: 16:43
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sabato, 10 ottobre 2009

10/10/09

Ti ho sognato stanotte.

3.30 di notte, lui mi riporta a casa dopo una serata moderatamente etilica. Lui era silenzioso, io ero lì che pensavo a quella strana reazione senza senso apparente di quel ragazzo che desiderava parlarmi con gli occhi lucidi e il cuore a pezzi. “Non capisco perché non mi parli mai. Mi accorgo di non esserti simpatico, ma io ci sto male.”.

Io allontano chi era lì a parlare con me, e anche lui si allontana. Lo seguo, gli spiego che secondo me era meglio parlarne da soli di certe cose. Detesto le scenate, detesto i gesti di slancio senza senso di fronte a qualcuno per sembrare più eroico o più patetico.

Poi casa, lui sa a cosa sto pensando. Sa che il mio pensiero è lì, fisso, come se fosse appuntato sul muro della memoria.

Io lo guardo e dico: “forse è meglio se per un po’ non ci vediamo più. Sarebbe meglio se ti trovassi una persona che pensa di meno alle cose e che sia più semplice”.

Un discorso che mi ha fatto una persona con cui sono cresciuta era molto simile: l’intelligenza è una condanna; gli uomini hanno bisogno di una partner stupida, così non hanno la mole di menate da parte della morosa e la si rigira. Chi vuole sentirsi le menate della propria morosa dopo il lavoro, l’università e gli amici?

Lui mi guardò e disse: “ma cosa stai dicendo?”

Io ripresi: “hai bisogno di una persona più semplice, fidati.”

Lui: “io so solo una cosa: ho bisogno di te.”

Un bacio, due, dieci, cento.

Notte, la notte dovrebbe portare consiglio. A me la notte porta solo confusione, e i sogni del mattino incutono più timore di tutto. Ti ho sognato stanotte. Hai inquinato i miei sogni con i tuoi incubi.

Si, sono in cerca di me stessa mentre mi perdo in altro, nonostante tutti questi mesi di litigate e di amore. E il peso dei pensieri continua ad inghiottirni nella sua vertigine.

 

Rise Against - Everchanging

By IrisCatter
At: 17:30
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lunedì, 05 ottobre 2009

Gestante di idee morte

Come sappiamo tutti la vita è un infinito rumore. Un suono che segue l’altro, in una sinfonia di caos inquietante. Nulla è davvero melodico.
Tu sei stato stonato per tutto questo tempo, andando fuori tempo e sbattendo con rabbia nelle pareti del mio ricordo. È vero ciò che si dice: non ci può essere distacco reale in quanto esiste il ricordo.
Brutto affare, vecchio topic. E ora che leggo ciò che scrivi, le banalità che le tue mani fanno uscire schiacciando oziosamente i tasti del computer, mi accorgo dell’errore.
Ma consolati mio amato amore di tanto tempo fa’. A questo proposito ieri avevo avuto una idea per un racconto, l’ennesimo inconcludente abbozzo geniale di qualcosa che non vedrà mai luce o che verrà partorito già morto. Sono una gestante di idee morte, trite e ritrite. E quando qualcosa è troppo innovativo, studio, mi informo, leggo sull’argomento per poi perderne completamente interesse.
Ieri prima di uscire con quello che ti ha sostituito, colui che ore calza meglio panni che a te erano stretti, immaginavo un mondo completamente avvolto da ombrelli. Una specie di ozonosfera tutta composta di ombrelli colorati. Sai che l’ombrello è uno degli oggetti a me più cari, tu sei uno dei pochi che conosce il mio amore spassionato per gli ombrelli, per il concetto di “ombrello”.
Pensa ad un mondo completamente avvolto da ombrelli. Metterebbe il sorriso in una giornata di pioggia qualsiasi, quando il mondo si tinge di grigio piombo. Ma per il sole? Oppure per la candida e dolce neve? Saresti in grado di rinunciare a questi? No, non avrebbe alcun senso e non avrebbe alcuna attenuante per la comodità delle rade intemperie. Poi si curerebbe soltanto un fattore marginale di ciò che provoca catastrofi a livello mondiale. Pensa solo a quello che accade all’interno della terra.
Rinunceresti alle cose negative ed insieme a quelle positive? Io no.
E per la cronaca, non sono più il tuo ombrello. Non voglio essere quell’entità che ti protegge e da usare a tuo uso e consumo. Quindi smettila di pensare a me, di scrivere di me, di vivere sulle miserie altrui e di inondarmi di parole che non hanno più alcun senso alle mie orecchie le rade volte che ci si sente. I tuoi problemi, non sono miei problemi. Se sei un fallito, sei destinato a fallire da solo e non di portarmi giù a picco con te. Tu per me non sei più niente, e avrei fatto meglio ad ascoltare consigli dati da qualcuno che sapeva già. Avrei dovuto farlo davvero. Io ho vissuto senza ombrello, ma non me ne pento. Ho il rammarico solo di ciò che ti ho dato senza avere nulla in cambio, ma tu puoi continuare a rimproverarti di molte che non sei stato in grado di dare per egoismo e per avarizia d’animo.

Edvard Munch - Dead of Marat I

By IrisCatter
At: 10:27
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sabato, 03 ottobre 2009

Not I, not yet

Mi è venuta la tachicardia, un leggero senso di soffocamento, e la stanza che rimbomba. In chiesa, matrimonio. Un attacco di panico legato a situazioni specifiche? No, troppo leggero per essere un attacco di panico. Solo un po’ di angoscia da matrimonio. Soprattutto ti viene di più il magone, quando vedi il bouquet quella sposa che ti sta arrivando in mano e ti sposti di un paio di passi. Il vuoto intorno a te, ti ci hanno costretta ad alzarti e a fare questa cerimonia stupida.

“E’ tuo, raccoglilo. Ti sei spostata apposta, ti abbiamo visto!”. Quel vago senso di stordimento e di imbarazzo.

Non è mio, è caduto; ma solo perché l’ho voluto.

Raccolgo quello che remane di quelle povere rose bianche distrutte nello schianto, e lo porto alla sposa.

Rilancialo, non è per me. Io non voglio sposarmi mai. Non perché non abbia trovato la persona giusta, ma perché non ha senso dover fare una promessa davanti ad un dio a cui non credo, o ad uno stato che non rispetta la legge.

Io sono già sposata, io sono sposata con i miei ideali e i miei sogni. Tutto il resto è ancillare. Tutto cambia nel tempo, le persone soprattutto. Se amo qualcuno ora, non è detto che questo possa durare per sempre. Ne sono la prova vivente.

Ti amo, ma solo per il tempo che sarà. Poi i matrimoni mi danno il panico. Non io, non ancora.

E poi ripenso ad una persona che ho conosciuto ieri… che ha vissuto tutto ciò che doveva vivere e ora si perde con le sue nevrosi. Lui è me con 10 anni di più, stessi pensieri, stesse emozioni, stesso senso di smarrimento. Problemi adolescenziali che ti inseguono nell’età adulta. Un bel ragazzo che lavora e che è arrivato dove voleva arrivare. Non sono professionale a parlare di ciò, ma lasciate che venga affascinata dai miei pazienti senza farglielo notare. E lui che si prende licenze e libertà con una figura professionale, ma lasciaglielo fare. Non importa se ti dice “ciao” sorridendo come si farebbe alla propria sorella minore.

Io non riesco ad avere limiti, non ne voglio avere, a causa del costante senso di smarrimento, mentre tu ti perdi nei dubbi sui picchi e sulla correttezza dei sentimenti che rimangono incastrati in ideali.

Si, vero, inciampiamo tutti nelle ombre che ci lasciamo dietro. Ma nessuno può dirti davvero come si vive, nemmeno uno psicologo.

 

Phil Collins – True colors

By IrisCatter
At: 12:57
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mercoledì, 30 settembre 2009

Pensieri a cavallo di questa notte...

Hai avuto tutto il tempo del mondo, hai pensato e hai avuto le tue botte di vita. Senza chiederle, sono capitate. Che si tratti di un orgasmo oppure di uno schianto in macchina con tanto di esplosione da parte dell’airbag. Ho visto così tante nuvole mentre passeggiavo per la strada con lo sguardo all’insù, e ogni volta davo un significato. Siamo portati naturalmente a dare un significato alle cose che non riusciamo a definire con un bianco o un nero. Nulla. Sensazioni sospinte sulla superficie della pelle attraverso un senso.

L’incanto di un attimo che ti lascia senza fiato, sperando di averne un altro ancora. Ingordigia di emozioni e sensazioni. Rimango nel letto cercando il tepore di un bacio che la notte si è portata via. Insegno inglese, insegno un modo di ragionare, ma in fondo non posso insegnare emozioni. In fondo ci sono così poche cose che ti danno quel tuffo al cuore in grado di bloccare il respiro come imprigionare l’aria nella gola senza farla nè uscire né entrare.

Sappia comunque colui che dice che le sensazioni, i sentimenti e le emozioni che se sono volontarie, ha un grosso problema di ragionamento. Non è come mettere la moneta nella slot machine, sciocco. La mia volontà va a farsi fottere nelle emozioni e nei sentimenti. Sarebbe bello poter decidere, sarebbe bello e semplice. Non è così e tu sei un povero sciocco che si riempie la bocca e si sporca le mano di fregnacce idiote.

 

Wassily Kandinsky - Fugue

By IrisCatter
At: 23:30
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lunedì, 28 settembre 2009

Muro Bianco

Il pensiero di fondo è questo: noia.
La felicità da noia, la routine da noia. Siamo persone strane, abbiamo bisogno di viverci i nostri costanti drammi quotidiani, di perderci nella perversione di un momento che contamina con il suo essere marcio tutto il resto.
Una volta mi misi a discutere con un invasato religioso mentre bevevo una birra in colonne. Lui sosteneva che tutti sono peccatori: dal pedofilo che poi uccide le sue vittime al Dalai Lama, perchè commettere azioni disumane e essere di un'altra religione, sono uguali agli occhi di un Dio.
Abbiamo bisogno di perderci in sciocchi ed inutili dettagli per riuscire a fuggire da ciò che invece viene considerato bello, piacevole o giusto. Ma le cose positive annoiano, come dissi qualche post fa', la felicità non lascia cicatrici.
E nonostante la bruttezza dell'umanità in situazioni particolari come fiere di paese, giostre, compleanni con troppo alcol e altre serate etiliche; c'è quella cosa bella, innocente ed immacolata che ti risolleva. C'è solo un piccolo problema a questo punto: come fai a trovare la cosa bella in questo mare di merda?
Una mosca bianca è rara, ma se viene soffocata dalle altre non la noti.
In tutto questo, in una realtà contaminata da costante bisogno di drammi, egoismi e egocentrismo esasperato, mi viene da dire solo una cosa: sono nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Perchè in fondo anche i drammi annoiano. Sono esausta di gente che è racchisa dentro ad un nucleo di egocentrismo vittimistico. Ma poi, per cosa? Per dimostrare cosa?
Non cercare empatia, se sei il primo a non darla. Non cercare di sapere della vita di chi ti cerca, se sei tu il primo a non volerla sapere.
Mi viene in mente quel film vecchissimo dove dei mocciosi albini leggono nella mente della gente. Penserò anch'io al muro bianco. Tu intanto puoi anche morire che ora me ne sbatto altamente.

Torseten Jovinge - Kvarteret Bergsund

By IrisCatter
At: 10:33
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mercoledì, 23 settembre 2009

Riflessioni numeriche

Dissero che il comunismo è una teoria vincente, per quanto ne so io non è così.

Se un americano obeso mangia tre polli, ed un bambino denutrito africano non ne mangia nemmeno uno, la media sarà 1.5. Ora, mi sta bene che a tutti bisogna dare qualcosa, ma in fondo ci sono persone che meritano di più e non gli viene dato nulla. Ci sono persone che dimostrano di più, e non gli viene dato ciò che si meritano. Che questo sia un premio oppure una punizione. A questo punto, provate a immaginare di aver dato 100 e gli viene restituito 50, sarebbe corretto?

Il punto è che il sistema, qualsiasi sistema dovrebbe essere basato sulla meritocrazia, e non sulla presunzione di merito. Ma al di là di questo, l’esperienza insegna e ora fottiamocene.

Se un ciccione obeso e pure pedofilo ha voglia di mangiarsi tre polli, faglieli pure mangiare, ma intanto augurati che uno degli ossicini gli vada di traverso e che possa morire soffocato. Almeno così il povero ed affamato bambino africano che non ha mai fatto male ad una mosca, possa mangiare almeno uno o due polli rimanenti.

P.s. Ora la Russia se non sbaglio è uno fascio unico. Da un estremo all’altro…

 

Editors - Smokers Outside The Hospital Doors

 

By IrisCatter
At: 16:49
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giovedì, 17 settembre 2009

Tartaruga

Ultimamente non sono una persona credibile, lo so. Una settimana fa’ mi laureavo. Tu mi hai regalato un braccialetto di platino con un grazioso pendaglio a forma di tartaruga. Oggi dopo la pioggia ero fuori dal reparto di psichiatria e guardavo la tartarughina nel laghetto artificiale sola insieme agli altri pesci. Capita che i pazienti abbandonino qui esseri viventi: pesci, tartarughe, parenti, amici; rientra tutto nella normalità. Quella sera ti sei sentito così misero quando mi è arrivato il braccialetto regalatomi da un amico, un braccialetto di Tiffany.

Quella sera ti sei sentito misero, io ti ho ripetuto che non lo eri affatto. Non amo le cose pacchiane e vistose come sai, ho apprezzato molto di più il biglietto che mi hai scritto. Il “Ti amo” finale. Indipendentemente da tutto ho bisogno di te, sono felice con te. Non sono credibile nel dire queste cose, lo so. Ma per ogni piccola cosa che fai, ti devo tantissimo, ed è vero.

Prendo le mie sbandate, credo che sia normale. Non sono mai stata costante, ho gusti troppo mutevoli e cangianti, e la maggior parte delle volte ho bisogno di crearmi problemi da sola. Ma tu sei la mia costante.

È vero quello che si dice in giro, anche se non mi crederai: la felicità, non lascia cicatrici. Non vuol dire che se non ho mai pianto, urlato, fatto a pezzi la mia vita per te, ciò significhi che non hai senso per me. In realtà non ce n’è mai stato il bisogno. Tu non mi lasci cicatrici perché mi lasci carezze.

In ogni cosa, in ogni respiro, in ogni dettaglio. È per questo che oggi, dopo la lezione di danza, sono passata da te. È per questo che scrivo queste cose che tu non leggerai. Avevo necessità di una carezza, di un bacio e sento la necessità di esternare pensieri e sensazioni. Sto imparando molto, e molto mi devi ancora insegnare.

Grazie.

 

Gustav Klimt – Il Bacio

By IrisCatter
At: 23:32
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mercoledì, 16 settembre 2009

working class...

Il sistema sanitario nazionale mi sta sfruttando. Non un soldo, ma in compenso mi alzo alle 6 per tornare a casa alle 9 di sera. Lavoro, ti raccontano che è dura, ma non pensi così tanto.

In tutto ciò penso ad un sacco di cose. Cose belle e cose meno belle.

Mi perdo in questo turbinio di pensieri, la chiamano impulsività cognitiva. Dormo poco la notte, ho troppe cose da fare, e troppe cose a cui badare. Persone da visitare, perfetti sconosciuti ricoverati in psichiatria ai quali devo fare colloqui diagnostici; e persone che mi conoscono da quando sono nata che soffrono.

In tutto ciò ci sono i soliti problemi che si accumulano, ed il solito pensiero di sottofondo: “ti odio, per me sei morto”. E anche se mi perseguiti, non ne voglio più sapere davvero di te. Sono cambiata, mi piacciono cose diverse e ora il mio treno ha cambiato rotta. Lascio ad altre cagne il compito di pisciare su un albero obeso, con un principio – già ben avviato- di calvizia, stitico di slanci passionali e dall’uccello piccolo.

Lui vuole andare a convivere, lui vuole creare qualcosa, lui vuole avere una vita con me. Ed io? Io non so nemmeno cosa farò domani, cosa succederà tra un’ora. In più c’è quella persona che giocherella con i miei pensieri, anche stamattina è venuto a bussare alla porta dei miei sogni. So che farò una minchiata, lo so. È nella mia indole fottermi da sola, andare a cercare le cose più corrotte ed infatuarmi di queste. Che sia un depresso cronico fedifrago con un disturbo narcisismo covert, uno stronzo  o un tossico che si è bruciato il cervello con il crack, il discorso non cambia mai. Stesso copione, attori differenti.

Stringi i denti, hai un articolo da scrivere, una pubblicazione imminente ed un convegno a luglio a Berlino. In compenso ora vedremo che sarà anche della mia vita sentimentale, quanto tempo mi servirà per finire giù in un baratro emotivo dettato da una insana curiosità da sanare. È orribile soffrire di infatuazioni transitorie a carico di fanciulli che sai benissimo essere non indicati, mentre l’unica persona che davvero meriterebbe tutti i tuoi pensieri, con cui dividi il letto è ormai diventato scontato. Sono solo una stronza.

By IrisCatter
At: 17:02
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